Cyberbullismo all’università?

CYBERBULLISMO all’Università?

La rivista scientifica ufficiale del Dipartimento di Musicologia dell’Università degli Studi di Pavia “Philomusica” ha pubblicato una recensione dei nostri libri Mozart la caduta degli dei Parte prima e Parte seconda a firma di Michele Girardi. Poichè Girardi fa riferimento esplicito a un blog, che a nostro avviso ci diffama, abbiamo scritto una lettera ai Magnifici Rettori delle Università di Pavia e di Ca’ Foscari a Venezia, al direttore di Philomusica ecc. Qui sotto linkiamo la lettera, che ha per oggetto “Cyberbullismo all’Università”

http://www.contromozartlacadutadeglidei.it/

Non ci hanno risposto, né ci hanno concesso diritto di replica.

Abbiamo perciò proposto formale denuncia querela alla Procura della Repubblica nei confronti del Direttore responsabile della rivista Philomusica, Daniele Sabaino, il suo Comitato scientifico nelle persone di Maria Caraci Vela, Marco Mangani, Angela Romagnoli, Federica Rovelli, Rodobaldo Tibaldi e Pietro Zappalà, e l’Advisory Board nelle persone di Margaret Butler, Michele Calella, Linda Cummins, Pascal Decroupet, Emanuele Senici e Philippe Vendrix e del prof. Michele Girardi, nonché degli utenti Facebook Carlo Vitali e Alessandro Cammarano affinché vengano perseguiti penalmente poiché responsabili dei reati di diffamazione e per ogni altro reato che sarà ravvisato dai fatti.

Mozart la caduta degli dei parte seconda su Radio Vaticana, nuovo ciclo di puntate

Mozart la caduta degli dei parte seconda su Radio Vaticana
 
Nuovo ciclo di trasmissioni su Mozart la caduta degli dei Parte seconda su Radio Vaticana da giovedì 27 settembre 2018 #Mozart #RadioVaticana #MozartLaCadutaDegliDei
 
Da giovedì prossimo comincia il nuovo ciclo di trasmissioni su Mozart condotte da Luigi Picardi nel programma musicale L’Arpeggio di Radio Vaticana.
 
Luca Bianchini e Anna Trombetta erano stati già ospiti della trasmissione gli anni passati, nelle undici puntate dedicate al volume primo. Quest’anno risponderanno alle domande del Maestro Luigi Picardi nel corso del programma musicale L’Arpeggio. Argomento degli incontri, trasmessi ogni giovedì e sabato su Radio Vaticana, è il secondo volume: Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini e Anna Trombetta. Gli autori proporranno insieme ai commenti gli ascolti dei più celebri lavori mozartiani !
 
Vi aspettiamo giovedì 27 per la prima puntata su Radio Vaticana

Il meraviglioso mondo della musicologia

Il meraviglioso mondo della #musicologia

 
La musicologia tedesca riscoprì Mozart come mai nessuno aveva fatto prima, prendendo spunto addirittura da un quadro, e catalogando il foglio dipinto come una sua composizione. È il ritratto di Wolfgang ai tempi del primo viaggio in Italia. Il fanciullo è seduto al cembalo e sul leggio sta in bella mostra uno spartito, ma non è detto che le note siano le sue. Mozart però stava lì nei paraggi e la musica somigliava a una Sonata. Tanto bastò ad attribuirgli la composizione. I Mozart erano passati per Verona. Se fossero vissuti più tardi, e qualcuno li avesse ritratti a Bayreuth, la musicologia tedesca avrebbe potuto attribuire a Wolfgang, al posto della Sonata, un pezzo del Parsifal.
 

Il primo musicista ad essere autonomo

Un musicista davvero autonomo

 
François-Joseph Gossec (1734-1829), se volessimo cercare un musicista davvero autonomo, fu il primo a svincolarsi dal servizio alla nobiltà. Egli fondò un’orchestra indipendente, e visse dei proventi della sua musica quasi vent’anni prima che Mozart si licenziasse dal servizio arcivescovile. Wolfgang tuttavia non fu mai libero, restando a Vienna sempre soggetto all’aristocrazia, vincolato all’orbita della corte asburgica, sotto Giuseppe II e poi con Leopoldo II.
#MozartLaCadutaDegliDei

Fa pensare a Mozart, ma solo qua elà

Razzismo in musica
(pensiero della sera)
 
Infine, l’accostamento con Pergolesi riguardò quasi esclusivamente Mozart, il quale tanto ammirava Pergolesi da non averlo mai citato nelle lettere, non l’ha fatto né lui, né il padre Leopold.
 
Dopo che Mozart fu definito il Raffaello della musica, i nazionalisti sminuirono la portata di Pergolesi, per sottrargli definitivamente quell’epiteto. Abert, ad esempio, descrisse l’Opera seria di quest’ultimo, sostenendo vi mancasse l’ossatura drammatica e che solo qua e là “egli facesse pensare a Mozart”!
 
Alfred Einstein descrisse Pergolesi come uno zoppo negro malaticcio napoletano, per mostrare in termini razzisti la superiorità del contrappunto bianco-germanico.

Se lo conosci lo eviti

#BassoContinuo
Se lo conosci lo eviti
 
I trattati musicali italiani sul basso continuo sono irrilevanti per conoscere la prassi della musica strumentale da camera, perché riguardano principalmente quella vocale.
 
Nella prefazione alle Nuove musiche (1602) Giulio Caccini parla della monodia accompagnata, della nascita del nuovo stile e della tecnica vocale.
Nel trattato di Agostino Agazzari Del sonare sopra il basso con tutti stromenti et uso loro nel conserto (1607) si distinguono gli strumenti fondamentali e ornamentali per accompagnare la musica vocale ove “le consonanze e tutta l’armonia sono soggette e sottoposte alle parole, e non per il contrario” e c’è un esplicito riferimento a Palestrina e quindi alla musica sacra. Così Francesco Gasparini nell’Armonico prattico al cimbalo (1729) solo di sfuggita ricorda Arcangelo Corelli e le composizioni da chiesa.
 
In Italia la musica profana da camera nel XVII e XVIII secolo non dovrebbe essere accompagnata da uno strumento armonico, perché si preferiva lo strumento ad arco a quello a tastiera. In ogni caso la parte bassa non era realizzata insieme dai due strumenti (violoncello e cembalo).
 
Luca Bianchini

Senza cembalo

Senza Cembalo

Senza Cembalo
#BassoContinuo #Partimenti
 
Georg Muffat nell’Armonico Tributo dà istruzioni dettagliate per la realizzazione pratica dei concerti grossi, dicendo che “possono essere eseguiti con tre soli strumenti, per esempio due violini e un violoncello o una viola da gamba per il continuo,… oppure da quattro o cinque strumenti… Nei quali, avendo più gran numero di Musici” potranno essere aggiunti “ancora il violino primo e secondo come anche il violone o cembalo” raddoppiando le parti scritte. Nelle occasioni celebrative ed encomiastiche l’organico strumentale era molto ampliato.
 
Vivaldi indica raramente i bassi numerati nelle sue composizioni, ma ciò non significa che il basso continuo sia assente. In un concerto manoscritto le cifre sul basso, che suggeriscono stenograficamente gli accordi da realizzare al clavicembalo, compaiono solo nelle ultime cinque battute del finale. In effetti, i musicisti preparati non hanno bisogno dei numeri sopra il basso per sapere cosa suonare.
 
Queste considerazioni però non dimostrano l’obbligatorietà del continuo, perché è altrettanto vero che in numerosi autografi vivaldiani ci sono le indicazioni “senza cembalo”, “senza organi o cembali” e “senza cembali sempre”, non solo per motivi di timbro, ma per una comune prassi esecutiva, ad esempio nel terzo tempo del Concerto La Notte. La linea del basso nei concerti di Vivaldi a volte si sposta più in alto del registro consueto ed è suonato dalla viola. Walter Kolneder ha esaminato il materiale d’orchestra usato da Vivaldi nel Concerto in mi minore per violino RV126. E’ evidente che lo strumento a tastiera si fermava quando il basso era trasportato all’ottava alta … Circa la metà della musica vivaldiana va eseguita senza strumenti di ripieno armonico.
 
Luca Bianchini

Il Basso Immaginario

Il Basso Immaginario

Il Basso Immaginario

Le Sonate a violino solo e violoncello col cimbalo di G.A.Piani pubblicate a Parigi nel 1712 richiedono tre suonatori: violino, violoncello e clavicembalo e le Sonate di Porpora, edite nel 1754 a Vienna, secondo la dedica debbono essere eseguite da violino, violoncello e clavicembalo.

Il raddoppio della linea del continuo è probabilmente caratteristico del luogo ove sono pubblicate le musiche e non deve essere riferito all’ambiente culturale italiano.

Questi motivi valgono anche per le composizioni profane strumentali di organico maggiore: a cinque e più parti. Gli strumentisti che Burney incontra nelle città d’Italia spesso non usano il basso continuo; i musici che vede a Brescia di ritorno dalla Russia hanno un’orchestra formata da due violini, un mandolino, un corno, una tromba e un violoncello.

A Venezia, sopra una chiatta in Canal Grande, egli ascolta una orchestra di violini, flauti, corni, contrabbassi, un timpano e un tenore: “si trattava di una manifestazione di galanteria a spese di un innamorato che offriva una serenata alla sua bella”. I concerti grossi sono eseguiti nel modo della Sonata a tre.

#BassoContinuo #Partimenti #ScuolaNapoletana #ScuolaVeneta#ScuolaItaliana

Luca Bianchini

Per approfondimenti, vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart la caduta degli dei parte seconda (2017) e Mozart la caduta degli dei parte prima (2016)

novità editoriale

Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart il flauto magico, (2018)

Senza accordi

Senza accordi

Anche se talora s’incontra la specificazione “violoncello e cimbalo”, questo non significa necessa­riamente che il basso continuo debba essere realizzato con due esecutori. Può succedere che nelle edizioni il titolo sia “Organo o violoncello” e nelle parti sia scritto “Organo e violoncello”, come ad esempio nelle raccolte di sonate per due violini e basso opera prima di Antonio Vivaldi. Vivaldi nel 1709 aveva fatto pubblicare la sua Opera seconda dall’editore Bortoli in due versioni: Sonate a violino e basso per il cembalo e Sonate a violino e basso per il violoncello. Si esclude quindi la possibilità di eseguirle con tre strumenti. John Walsh ristampa a Londra l’Opera II e la intitola: XII Solos for a violin with a thorough bass for the harpsicord or bass violin.

Queste considerazioni dimostrerebbero la coincidenza dei titoli “violino o/e violone” e la possibilità di suonare le musiche da camera in due modi distinti. La realizzazione degli accordi sopra il basso continuo, eseguita dallo strumento a tastiera, può essere tranquillamente omessa: alcuni la eseguono “per più grande ornamento dell’Armonia”, come ha affermato Georg Muffat, allievo di Corelli, o addirittura la aggiungono “se piace” (Biagio Marini e Antonio Vivaldi) oppure “per cerimonia” (Giuseppe Tartini). La Sonata a tre con gli strumenti concertanti possiede già l’indipendenza delle parti e in Italia esclude l’uso del basso continuo. Il genere domina fino al 1750 e si avvicina gradualmente allo stile galante. I trii senza continuo sono indicati nelle pubblicazioni dal titolo ambiguo “per due violini e basso”, ove per “basso” si intende in primo luogo il violoncello e in secondo ordine lo strumento a tastiera. Gli editori, per ragioni pratiche, offrivano ai dilettanti la possibilità di suonare con la tastiera e stampavano la musica col basso numerato, anche se non era espressamen­te richiesto. Al contrario le parti staccate per cembalo spesso non avevano i numeri, perché le armonie erano improv­visate estemporaneamente.

Luca Bianchini

Per approfondimenti, vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart la caduta degli dei parte seconda (2017) e Mozart la caduta degli dei parte prima (2016)

novità editoriale

Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart il flauto magico, (2018)