aveva studiato effettivamente musica con Padre Martini

Giuseppe Sarti (1729-1802), il quale a differenza di Mozart aveva studiato effettivamente musica con Padre Martini, era stato Maestro di Cappella a Milano e insegnante di Luigi Cherubini, fu ricevuto a Vienna da Giuseppe II coi massimi onori nel 1784 proprio quando incontrò Mozart di sfuggita (non se ne ricordò) e divenne in seguito direttore dell’Opera a Pietroburgo. […] Caterina II lo insignì di un titolo nobiliare e gli fu accordata a termine di molti successi una generosa pensione. Se ne rimase tranquillo in Russia a godersi una posizione di tutto rispetto, che faceva di lui un campione della musica neoclassica. Il classicismo viennese non era stato infatti ancora inventato. (vedi Mozart, la caduta degli dei, parte II)

Oratorio russo di Sarti

 

Il confine tra realtà e finzione

Il confine tra realtà e invenzione è molto labile nelle lettere di papà Mozart. Si ha modo di costatarlo nella rilettura dell’episodio del Miserere dell’Allegri a Roma, dell’esame di Accademico filarmonico a Bologna, e dello Speron d’oro, onorificenza della quale fu insignito il figlio, che sono tutt’altra cosa di quel che appare nel resoconto di Leopold.

IBS: Luca Bianchini, Anna Trombetta, “Mozart la caduta degli dei, Parte prima” https://www.ibs.it/mozart-caduta-degli-dei-libro-luca-bianchini-anna-trombetta/e/9788892602755 “Mozart la caduta degli dei, Parte seconda” https://www.ibs.it/mozart-caduta-degli-dei-parte-libro-luca-bianchini-anna-trombetta/e/9788892653399

 

conferenza su Musica e razza

Conferenza sul mito della razza nella musica per le celebrazioni della giornata della memoria

Disponibili le slides in formato pdf della conferenza tenuta martedì 30 gennaio 2018 nella prestigiosa sede di Villa Quadrio a Sondrio i musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta hanno parlato di Mozart e di come i nazisti abbiano trasformato il compositore in una icona nazista alla pari di Wagner.

Celebrazioni per il giorno della memoria 

Chi volesse leggere anche i commenti e i contenuti dell’intervento sulla musica e la razza, può chiedere il testo agli autori che saranno lieti di inviarne una copia.

Bianchini Trombetta #MozartLaCadutaDegliDei
Parte prima https://www.ibs.it/mozart-caduta-degli-dei-libro-luca-bianchini-anna-trombetta/e/9788892602755
Parte seconda https://www.ibs.it/mozart-caduta-degli-dei-parte-libro-luca-bianchini-anna-trombetta/e/9788892653399 
#razzismo

verità scomode

Mozart la caduta degli dei (20 gennaio 2018)

“Si tratta di un’opera molto interessante e di gradevolissima lettura. Sono soltanto un modesto appassionato non un esperto di musica ma, per quanto mi riguarda, consiglio senza riserve la lettura di questi libri. Le tesi esposte sono state considerate eterodosse ma a me sono apparse, per lo più, piuttosto convincenti. In Rete ho trovato molti giudizi sommari su quest’opera e sui suoi autori ma di regola si trattava di pareri viscerali, spesso ingiuriosi ed espressi da persone che neppure avevano letto i libri. La stessa visceralità di dette reazioni mi fa credere che, in realtà, gli autori abbiano toccato qualche nervo scoperto e messo in luce delle verità che qualcuno evidentemente considera scomode. Un merito indiscutibile di questo lavoro è avere posto una giusta enfasi su quanto siano stati, a torto, dimenticati o trascurati, autori tardo barocchi o neoclassici, soprattutto italiani, di valore assoluto, parzialmente a motivo di una “scotomizzazione” indotta, talora artatamente, per via della sistematica e non sempre motivata esaltazione di altri autori soprattutto di area tedesca. Per questa ragione gli autori sono stati accusati di “nazionalismo viscerale” ma a me è sembrato che le loro argomentazioni siano state di regola: equilibrate, razionali e soprattutto pacate e non siano andate oltre la legittima rivendicazione di un patrimonio che ci appartiene in quanto appassionati di musica prima ancora che come italiani. A questo proposito va sottolineato che, secondo gli autori, il “dio caduto” del titolo non è certamente Mozart musicista ma eventualmente l’ingiustificata apoteosi che ne è stata fatta, spesso per mera convenienza, e che forse, rendendolo intoccabile, non ha reso neppure giustizia all’autentica dimensione umana dell’artista.”
D.D.

K.268

Esistono anche un sesto e un settimo Concerto per violino di Mozart, il cosiddetto Kolb.
Quello n.6 in mi bemolle K.268 ebbe in particolare storia travagliata per il solo fatto d’essere proprio brutto. Alcuni lo dissero vero, altri fasullo, taluni autentico ma solo in parte. Non ci sarebbero particolari ragioni per distinguerlo dagli altri Concerti per violino e per considerarlo quindi autentico, ma suo malgrado questa musica è finita tra i pezzi non di Mozart del catalogo K6. Contenendo parecchie inesattezze e ingenuità musicali, non si volle considerare di Mozart, anche se si doveva, e perciò si cercò qualcuno cui attribuirne la paternità. C’è chi dice sia di Johann Friedrich Eck (1767-1838), ma non s’è trovato un Concerto di costui simile a quello di Mozart, perché sono tutti più belli. La storia del K.268 mostra come le attribuzioni possano essere falsate da pregiudizio.

 

Modigliani

Si parlava oggi al TG di falsi Modigliani, ma pochi sanno che gli esperti del Mozarteum hanno certificato falsi mozartiani per autentici.

“Dopo che il falsario venne catturato, il processo contro di lui fu tenuto a Milano quasi in segreto nella più piccola della aule di tribunale penale, ‘perché le autorità non volevano pubblicizzare la notizia che gli esperti mondiali di Mozart si erano fatti imbrogliare’.”

Il Quadernetto di Nannerl

Quaderni di studio mozartiani (ne abbiamo parlato in dettaglio in Mozart la caduta degli dei)

Soltanto il quadernetto della sorella Nannerl testimonia i primi studi di Mozart, ma contiene solo Minuetti e piccoli esercizi. In origine comprendeva quarantotto pagine pentagrammate. Fu regalato a Nannerl per l’onomastico o per l’ottavo compleanno nel 1759. Secondo alcuni, sarebbe servito a Nannerl e a Wolfgang per esercitarsi. Negli anni successivi fu compilato da Leopold e da tre copisti anonimi! Tutti credono che Wolfgang vi abbia scritto quattro pezzettini, ma la faccenda non è così semplice. Non si tratta di un normale quaderno. È un assemblaggio di fogli, fatto in tempi diversi. Alcuni sono strappati e quelli mancanti sono stati descritti da Georg Nissen ma la sua testimonianza è più che dubbia. In origine il quadernetto doveva forse contenere 64 brevi composizioni di vari autori; 52 sono sopravvissute nelle 36 pagine rimaste. Le musiche sono per la maggior parte sconosciute, ad eccezione di quattro brani di Wagenseil, Carl Philipp Emanuel Bach, Johann Nikolaus Tischer e Johan Joachim Agrell. Furono inserite da mani diverse: la maggior parte da Leopold, 24 da anonimi, 19 sono attribuite d’ufficio a Wolfgang, nessuna a Nannerl, che pure studiava con il fratello, ed era la destinataria del quaderno.

Ad esempio il Minuetto K.32 in fa maggiore è scritto da anonimo; non ha nessuna intestazione, ma è attribuito a Wolfgang. In una nota si dice che è stato studiato da Mozart a 4 anni, ma questo non vuol dire che lo abbia anche composto

Il Quaderno di esercizi del 1762

I quaderni di esercizi (li abbiamo descritti in dettaglio in Mozart la caduta degli dei)

1) Quaderno di Mozart del 1762

ha 135 pezzi manoscritti, che, sin dall’inizio, si pensò fossero stati composti dal bimbo prodigio. Si scoprì poi che non erano né di Wolfgang, né di Nannerl, e neppure del padre, che li avrebbe copiati secondo un ordine di tonalità che prende spunto dalle Invenzioni di Bach.

La data è falsa, la dedica del padre pure. Tra gli autori individuati di recente ci sono Johann Friedrich Grafe, Conrade Hurlesusche, Georg Philipp Telemann, Johann Adolf Hasse …

I pezzi qui sono ancora attribuiti a Mozart e al padre di Mozart, ad esempio qui se si scarica lo spartito parziale http://imslp.org/…/Notebook_for_Wolfgang_(Mozart%2C_Leopold).

Sono invece pezzi fatti passare per musiche di Mozart padre e figlio, e servirono a qualcuno per dimostrare la formazione tedesca di Mozart, che nulla doveva agli italiani.

Wolfgang Plath scrisse nella prefazione all’edizione NMA che la dedica di Leopold Mozart datata 31 ottobre 1762 “turned out to be a crude forgery”, quindi è una truffa. Le musiche sono copiate da una raccolta del 1750, sei anni prima che Wolfgang nascesse. Non sono quindi del 1762 e provengono dalla Germania centrale. Non hanno quindi alcuna relazione con Mozart padre e figlio.

Risposta alla dottoressa Giuseppina La Face

Gentile Dottoressa Giuseppina LaFace, La ringraziamo per l’attenzione che Lei riserva ai nostri due volumi best seller “Mozart la caduta degli dei” in un articolo per la Sua rubrica Ascoltare la bellezza sul Supplemento culturale del Quotidiano nazionale del 22 luglio 2017. Ci scusiamo con Lei se solo ora possiamo risponderle. Non è un inserto che di solito leggiamo e ne siamo venuti a conoscenza solo di recente. Nella Sua simpatica premessa ci paragona a Don Chisciotte, che “confonde immaginazione e realtà con effetti grotteschi”. Noi saremmo pure ricercatori idealisti, ma a differenza dell’eroe di Cervantes sappiamo distinguere i mulini a vento della musicologia italiana dai giganti della storia. Lei scrive che a nostro “avviso Mozart è stato inventato per oscurare la grande musica italiana coeva, Sarti, Salieri, Lucchesi. Sarebbero costoro gli autori di opere che nella nostra dabbenaggine ammiriamo sotto il nome di Wolfgang Amadé.” Questo concetto non appartiene ai nostri libri: non c’è né nel primo volume e neppure nel secondo. La Sua rubrica si intitola “Il piacere della lettura” e ci saremmo perciò aspettati che prima di commentare Lei li avesse letti con più attenzione.

Abbiamo dedicato largo spazio al contesto storico senza mischiare la pace di Aquisgrana con Hitler come Lei afferma. Nel secondo volume trova risposta anche alla domanda retorica che Lei si pone sui musicologi tedeschi emigrati negli Stati Uniti. Legga per questo aspetto a pagina 7 e seguenti.

Con il cancelliere Metternich mettiamola così: “La parola Italia era per lui solo un’espressione geografica”; verso gli italiani pronunciò pensieri oltraggiosi e pesantemente razzisti: “Il sangue colerà a torrenti. Un popolo per metà barbaro, di un’ignoranza assoluta, di una superstizione senza limiti, ardente e passionale come sono gli africani, un popolo che non sa né leggere né scrivere”. Lasciamo a Lei, se è soddisfatta di quel che dice il cancelliere, ogni ulteriore commento.
Nei due libri “Mozart la caduta degli dei” non “denigriamo Mozart” né “chi lo studia”. Questo lo poteva leggere nella pagina di introduzione al primo volume, in cui esprimiamo il nostro ringraziamento a tutti gli autori che si sono occupati di Mozart. Non denigriamo nessuno, nemmeno chi commenta il libro senza leggerlo.
Chi accusa “Mozart di mendacio”? Quell’aneddoto sui quarti di tono al quale si riferisce è nel capitolo quinto del primo volume. Non l’ha raccontato Mozart ma Schlichtegroll e noi non diciamo che il bambino non sapeva “percepire sul violino i quarti di tono”, come Lei asserisce. Per comodità Sua Le riassumiamo brevemente il contenuto.
L’aneddoto è una semplice storiella divertente, presa sul serio da certa musicologia un po’ credulona. Si parla di Mozart che mentre stava suonando si sarebbe accorto che il suo violino era accordato un quarto di tono più in basso rispetto al violino di un amico di famiglia che aveva ascoltato qualche giorno prima. Quando Leopold andò a controllare riprendendo il violino dell’amico, messo per giorni in un cantuccio, trovò che era effettivamente accordato un quarto di tono sotto. Lo strumento s’era di certo scordato, e ciò nonostante Mozart avrebbe percepito la differenza di quarto di tono per tutte le corde a distanza di giorni.
Viste le Sue competenze di violinista, poiché dice che è semplicissimo “distinguere il quarto di tono” a memoria e a distanza di due, tre, quattro giorni in tutte le corde (come nell’aneddoto che citiamo) la invitiamo insieme ad altri sostenitori di questa teoria a compiere questo semplice esperimento scientifico. Ci faccia sapere come è andata.

ESPERIMENTO
Prendete un violino, suonatelo per un poco, poi riponetelo in una stanza per alcuni giorni, trascorsi i quali prendete un altro violino, suonatelo, e dite a memoria quale distanza (calcolata in intervalli enarmonici) c’è tra ogni suono prodotto da ciascuna delle corde del violino e quelli prodotti dalle corrispondenti corde dello strumento che avete suonato alcuni giorni prima. “Solo gli stonati” hanno difficoltà a sentirli. Dovete solo sperare, naturalmente, che lo strumento lasciato in balia di movimenti, temperature variabili d’una casa del Settecento non si sia scordato nel frattempo, e che ogni singola corda sia calata di intonazione allo stesso modo come miracolosamente è capitato a Mozart. Se l’esperimento riesce allora avete tutte le ragioni di criticarci e sposare l’aneddoto di Schlichtegroll, viceversa è forse meglio riconsiderare le vostre posizioni.

Per finire. Gentilissima professoressa, cosa c’entra il clavicembalo enarmonico del 1600 “conservato al Museo della Musica di Bologna” con l’aneddoto a cui facciamo riferimento nel libro? Potrà essere utile semmai per esercitarsi a cantare gli intervalli enarmonici in vista dell’esperimento di musicologia scientifica di cui sopra.

Il Suo suggerimento di godersi serenamente la bellezza della musica di Mozart è anche il nostro. Noi in più invitiamo i lettori a godersi la bellezza di tutti gli autori anche quelli italiani.
Commentando il Suo testo su pagina pubblica di facebook Lei dice che l’aggressività è il contrario del dibattito scientifico. Siamo perfettamente d’accordo con Lei. La rimandiamo perciò alle pagine di un appassionato di storia della musica, che ha scritto un sito contro di noi fantasiosamente intitolato “contro Mozart la caduta degli dei @controbianchinitrombetta”. I nostri nomi sono costantemente storpiati e gli insulti sono vari. Questo Suo articolo “Ascoltare la bellezza” è il fiore all’occhiello del sito, e c’è da riconoscere che è l’unica parte scientifica della conversazione. Il Suo pacato scritto stona in un contesto volgare come quello. Non è certo la morigeratezza di comportamento che lei e noi auspichiamo e neppure la serietà di linguaggio “accademico” che lei invoca. Poiché Le dà così fastidio che si utilizzi in ambito musicologico il turpiloquio ci auguriamo che Lei prenda le distanze da questo “appassionato” e che la musicologia italiana ufficiale dimostri di non esser fatta della stessa pasta.
A proposito di quel che Lei scrive sulla pagina fb, l’editore di “Mozart La caduta degli dei” è Youcanprint, quindi sarà pure un editore non tradizionale, ma Lei afferma “ossia tu paghi, il libro viene pubblicato senza peer review gli autori sono contenti, e i lettori bevono le frottole”. Ora non sappiamo chi Le abbia fornito queste informazioni che sono false. Non abbiamo pagato il libro perché non abbiamo sborsato un euro. Abbiamo però regolare contratto editoriale. Il libro inoltre è stato pubblicato dopo un’accurata peer review, e non contiene frottole.

Ma la verità di questi due libri fa così paura?

Le rinnoviamo l’invito a chiamarci per un confronto diretto, per articoli di musicologia, o per ospitarci in una conferenza, visto che Lei le organizza, perché a noi come a Lei piace guardare le persone direttamente negli occhi, e non parlare alle spalle o utilizzare organi di stampa per diffamare.

Luca Bianchini, Anna Trombetta