“Mozart la caduta degli dei” su Facebook

Mozart la caduta degli dei su Facebook

A.T.
Ti segnalo VIVAMENTE questo libro, in due parti, di Bianchini e Trombetta. Ho imparato più leggendo questo testo che da un mezzo secolo di frequentazione di trattati e monografie inutili.
Io lo metterei come testo obbligatorio nelle Scuole di Musica,s’esse ancora esistessero in questo disgraziato Paese!

P.S.
Sul Requiem di Mozart trovo assai convincente la tesi di Buscaroli. Mozart lo scrisse controvoglia, sapendo che sarebbe apparso sotto altro nome, e dunque lo cosparse di banalità. Il ricalco della prima parte da Michael Haydn, il contrappunto scolastico del Kyrie (soggetto strausato, vedasi Haendel), il ridicolo trombone del Tuba mirum, criticato anche da Alfred Einstein…..

A.T.
Ti ripeto: lèggi il Bianchini-Trombetta. Se fossimo stati vicini te ne avrei fatto omaggio

P.S.
Conosco – attraverso recensioni – quel testo, che poi son due. Mi son ripromesso di comperarli appena avrò ripreso un po’ di fiato.

A.C.
Ho notato che su Amazon questo libro ha molte recensioni negative.

A.T.
Perche’ rovescia troppi altarini. Capirai! Je tocchi a Mozart, A LE SARTE!!!!!!!!! E’ come tocca’ ar Che pe le comuniste!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Recensione dei volumi “Mozart la caduta degli dei” sul sito del comitato nazionale di Pietro Metastasio

Un articolo del dottor Mario Valente presidente del comitato nazionale per le celebrazioni di Metastasio, riguardante i due volumi di Mozart la caduta degli dei. La recensione è pubblicata sul sito dedicato a Pietro Metastasio, poeta dell’Unità culturale europea. 

Il Quadernetto di Nannerl (II)

Quaderni di studio mozartiani (ne abbiamo parlato in dettaglio in Mozart la caduta degli dei)
 
Altro problema del quadernetto di Nannerl, oltre la questione dell’attribuzione di qualche pezzo (senza ragione alcuna) al fratello, è la successione delle composizioni che non seguono la cronologia ordinata che uno si aspetterebbe. Ad esempio a p.20 c’è il K.5a del 1764, a p.24 il K.8 del 21 novembre 1763 e a p.56, quasi a fine quaderno, c’è il K.1d scritto il 16 dicembre 1761. Com’è possibile? Quante manomissioni deve aver subito questo quaderno? A metà è inserito pure un tema scritto da Leopold, seguito da dodici variazioni tutte in grafie diverse.

Il Quadernetto di Nannerl

Quaderni di studio mozartiani (ne abbiamo parlato in dettaglio in Mozart la caduta degli dei)

Soltanto il quadernetto della sorella Nannerl testimonia i primi studi di Mozart, ma contiene solo Minuetti e piccoli esercizi. In origine comprendeva quarantotto pagine pentagrammate. Fu regalato a Nannerl per l’onomastico o per l’ottavo compleanno nel 1759. Secondo alcuni, sarebbe servito a Nannerl e a Wolfgang per esercitarsi. Negli anni successivi fu compilato da Leopold e da tre copisti anonimi! Tutti credono che Wolfgang vi abbia scritto quattro pezzettini, ma la faccenda non è così semplice. Non si tratta di un normale quaderno. È un assemblaggio di fogli, fatto in tempi diversi. Alcuni sono strappati e quelli mancanti sono stati descritti da Georg Nissen ma la sua testimonianza è più che dubbia. In origine il quadernetto doveva forse contenere 64 brevi composizioni di vari autori; 52 sono sopravvissute nelle 36 pagine rimaste. Le musiche sono per la maggior parte sconosciute, ad eccezione di quattro brani di Wagenseil, Carl Philipp Emanuel Bach, Johann Nikolaus Tischer e Johan Joachim Agrell. Furono inserite da mani diverse: la maggior parte da Leopold, 24 da anonimi, 19 sono attribuite d’ufficio a Wolfgang, nessuna a Nannerl, che pure studiava con il fratello, ed era la destinataria del quaderno.

Ad esempio il Minuetto K.32 in fa maggiore è scritto da anonimo; non ha nessuna intestazione, ma è attribuito a Wolfgang. In una nota si dice che è stato studiato da Mozart a 4 anni, ma questo non vuol dire che lo abbia anche composto

Il Quaderno di esercizi del 1762

I quaderni di esercizi (li abbiamo descritti in dettaglio in Mozart la caduta degli dei)

1) Quaderno di Mozart del 1762

ha 135 pezzi manoscritti, che, sin dall’inizio, si pensò fossero stati composti dal bimbo prodigio. Si scoprì poi che non erano né di Wolfgang, né di Nannerl, e neppure del padre, che li avrebbe copiati secondo un ordine di tonalità che prende spunto dalle Invenzioni di Bach.

La data è falsa, la dedica del padre pure. Tra gli autori individuati di recente ci sono Johann Friedrich Grafe, Conrade Hurlesusche, Georg Philipp Telemann, Johann Adolf Hasse …

I pezzi qui sono ancora attribuiti a Mozart e al padre di Mozart, ad esempio qui se si scarica lo spartito parziale http://imslp.org/…/Notebook_for_Wolfgang_(Mozart%2C_Leopold).

Sono invece pezzi fatti passare per musiche di Mozart padre e figlio, e servirono a qualcuno per dimostrare la formazione tedesca di Mozart, che nulla doveva agli italiani.

Wolfgang Plath scrisse nella prefazione all’edizione NMA che la dedica di Leopold Mozart datata 31 ottobre 1762 “turned out to be a crude forgery”, quindi è una truffa. Le musiche sono copiate da una raccolta del 1750, sei anni prima che Wolfgang nascesse. Non sono quindi del 1762 e provengono dalla Germania centrale. Non hanno quindi alcuna relazione con Mozart padre e figlio.

Inserto culturale del giornale La Provincia

L’ORDINE

IL VIAGGIO DEI MUSICOLOGI BIANCHINI E TROMBETTA A ROMA IN CITTÀ DEL VATICANO RIPERCORRE I LUOGHI VISITATI DAI MOZART NELLA CITTÀ ETERNA NEL LONTANO 1770.

Abbiamo raccontato le nostre impressioni entrando in Radio Vaticana paragonandole di volta in volta a quelle registrate nell’epistolario da Mozart padre e figlio.
Per raggiungere la sede di Radio Vaticana camminiamo sotto le arcate delle antiche mura leonine, fatte erigere a metà del IX secolo da papa Leone IV. Lì da qualche parte si nasconde il Passetto, ossia quel cunicolo segreto che collega Castel Sant’Angelo ai Palazzi Vaticani. Piazza Pia ci accoglie allora con la fragranza dei suoi pini marittimi che la adornano di caratteristiche chiome a ombrello. Situata tra il Vaticano, Castel Sant’Angelo e il maestoso ponte Vittorio Emanuele II che attraversa il Tevere, permette di godere da qui una vista mozzafiato. Al numero 3 della piazza sta l’ingresso di un altro elegante edificio in marmo e mattoni rossi, sede della prestigiosa emittente radiofonica cattolica dello stato di Città del Vaticano. Un’iscrizione ci ricorda all’ingresso che per quella via si va in una zona extraterritoriale. Stiamo per entrare. Di lontano si scorge ancora la cupola di San Pietro.

A Wolfgang Amadeus Mozart quella chiesa sembrò “di una bellezza regolare”, così come tante altre cose a Roma apparvero per lui solo “regolari”. Abituato a viaggiare in carrozza, pare che il musicista non amasse sbirciare fuori dal finestrino per ammirare l’ambiente circostante; né gli balzarono agli occhi le bellezze particolari di Castel Sant’Angelo, di quella piazza, e della stretta via che dovette percorrere a piedi insieme al padre per giungere al colonnato di San Pietro. Non ne fecero parola nelle loro lettere. La scenografica via della Conciliazione era ancora là da venire.
A noi quella vista non pare solo “regolare”, anzi, restiamo estasiati innanzi alla meraviglia architettonica del Bernini che invita i pellegrini ad avvicinarsi per un abbraccio di benvenuto prima di varcare la soglia della Basilica. L’emozione per quei luoghi di fede millenari si mischia nell’animo con la trepidazione che ci cattura prima d’oltrepassare la porta scorrevole di Radio Vaticana. Entriamo.

Mozart padre e figlio non rimasero particolarmente colpiti neppure dallavita che animava quei luoghi sacri della capitale. Poiché ogni cardinale si recava alle funzioni di San Pietro “con un corteggio di tre o quattro carrozze”, ciascuna piena di cappellani, segretari e camerieri, e poiché costoro “occupavano la maggior parte dello spazio”, i due confessarono di rallegrarsi all’idea di dover passare “tra tutti questi signori superbi”. Annotarono con attenzione “i codazzi dei servitori”, le guardie svizzere alle quali fecero credere “d’essere Wolfgang un principe tedesco e Leopold un suo domestico”. Almeno così il padre appuntò in una lettera, che non descrive nessuno di quei luoghi, men che meno il papa, benedicente i Mozart e i molti fedeli.

Dopo essere stati annunciati, ci viene incontro il Maestro Luigi Picardi, musicista e musicologo che si occupa di trasmissioni e interviste. Ci ha conosciuto per via del nostro libro “Mozart la caduta degli dei” che ha appena letto. Gli è evidentemente piaciuto, se per questo ci ha invitato a registrare una trasmissione su Mozart alla Radio Vaticana. Parlare di musica, di storia e del viaggio del Salisburghese nella Città eterna è molto intrigante. Dopo che Picardi s’è intrattenuto affabilmente con noi, saliamo ai piani superiori.

Roma parve ai Mozart una città, come Napoli, “fatta per i dormiglioni”.
A noi sembra invece l’esatto opposto. All’interno del palazzo di Radio Vaticana, osserviamo gli ampi, lunghi corridoi deserti sui quali si affacciano i molti uffici, ove ognuno è occupato a svolgere alacremente il proprio dovere. Ogni stanza è contraddistinta dal nome di una lingua diversa: lituano, serbo, rumeno… perché è da qui che la parola del Papa si diffonde nel mondo. Sono circa 250 le persone che lavorano stabilmente in Radio per far giungere ovunque i messaggi di pace e i conforti della fede. Ogni cosa si trova al giusto posto. Tutto rimane avvolto in un silenzio religioso, coerente con lo spirito del luogo. Si percepisce ovunque il lavoro continuo. Talvolta incrociamo religiosi o persone laiche provenienti da altri Paesi, dall’Asia, dall’Africa. Sembra che l’umanità sia qui rappresentata da un crogiolo di razze accomunate dal fatto d’essere tutti figli di Dio.

Leopold commentò in una lettera da Vienna che la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti non era poi così male, almeno in quell’anno 1773, osservando che ciascuno dei religiosi avrebbe ricevuto 300 fiorini l’anno. Secondo lui i giovani sacerdoti si sarebbero potuti permettere “una bella camera e una domestica scrupolosa a proprio servizio”, e ciò sarebbe bastato. Non poteva certo immaginare che i Gesuiti, tornati in auge dall’Ottocento, avrebbero saputo organizzare un’emittente radio così ben fatta, sino a renderla uno dei più potenti e importanti organi d’informazione del terzo millennio.

Percorrendo scale e corridoi raggiungiamo infine la sala di registrazione. Il nostro è come un viaggio in Paradiso di dantesca memoria, con il Maestro Picardi, la nostra Beatrice, a farci da guida. Avremmo altrimenti perso la strada. Emozionati, un po’ tremanti in attesa di quella registrazione per un’emittente mondiale, entriamo in una stanza insonorizzata e tecnologica. Tra una battuta e l’altra scarichiamo la tensione accomodandoci a un tavolo sopra il quale pende minaccioso un microfono.

Il giovane Mozart trascrisse il Miserere dell’Allegri a memoria, proprio a Roma. Qui a due passi aveva visitato la Cappella Sistina e, secondo i biografi, vi aveva ascoltato la celebre composizione a due cori, mettendola miracolosamente su carta nonostante la proibizione del Papa. Non c’era nulla di vero nella storiella raccontata da Leopold Mozart per farsi bello con l’Arcivescovo di Salisburgo. Era un’invenzione passata per vera, come pure l’altra della minaccia di scomunica papale, o quella del cavalierato dello Speron d’oro.

Cominciata l’intervista, incalzati dal Maestro Luigi Picardi, subito chiariamo l’aneddoto e altre inesattezze che si ripetono nei libri di storia della musica. Mozart mai trascrisse a memoria quel pezzo, né rischiò la scomunica. L’esecuzione avvenne poi nella Cappella Paolina e non in Sistina, come erroneamente riferirono i tedeschi. Agli ascoltatori di Radio Vaticana importerà sapere che Leopold ha falsificato la firma di un cardinale, che ha barato sull’esame di Bologna, che ha intestato al figlio pezzi non suoi, sfruttandolo per realizzare le proprie ambizioni. L’intervista procede passando in rassegna i falsi miti, il nazionalismo alla base del cosiddetto classicismo viennese che ha distrutto la musica di molti autori, le aberrazioni del nazismo che ha esaltato Mozart perché ariano, e che torna purtroppo a informare le più recenti pubblicazioni musicologiche. Snoccioliamo tutto con esempi musicali, cercando di mantenere l’ordine dato alla nostra biografia di Mozart. Quando la registrazione finisce, Picardi sembra soddisfatto. Il tempo è volato e ci sono ancora molti temi da trattare. Il Maestro ci invita a tornare il giorno dopo per continuare la chiacchierata. Così si è ripetuto per cinque giorni di fila. Di quel passo abbiamo registrato non una ma ben undici puntate di un’ora, che Radio Vaticana trasmette dalla fatidica data dell’11 settembre ogni domenica alle 14.20 nella rubrica “L’Arpeggio”.

Durante il soggiorno romano ci siamo domandati come abbiamo fatto da Sondrio ad arrivare in Città del Vaticano. Il viaggio in verità era iniziato inconsapevolmente 20 anni or sono, quando abbiamo cominciato a occuparci in modo approfondito di Mozart, delle sue opere, compiendo lavori di ricerca sui manoscritti e sulle fonti d’archivio. La Radio Vaticana che prese le difese degli oppressi, dei perseguitati all’epoca di Hitler, ha voluto diffondere questa nostra denuncia di eccessivo germano-centrismo in musica, che porta a esaltare divinità trinitarie come Haydn, Mozart e Beethoven. Occorre riconoscere il valore e l’importanza di musicisti ingiustamente dimenticati per via delle differenze di religione, razza e stato sociale. Non devono più trovare ospitalità nei libri di musica queste aberrazioni, che impediscono a compositori slavi, italiani, ebrei, cechi, americani, mulatti, vissuti nel Settecento e nell’Ottocento, di emergere come meriterebbero. Attraverso l’emittente vaticana abbiamo cominciato a demolire i falsi miti creati ingiustamente dai fermenti nazionalistici e dagli interessi commerciali.

Luca Bianchini e Anna Trombetta

il Giornale

«Ci definiscono picconatori, lo dice soprattutto chi non ha mai letto i nostri lavori in merito. Siamo pronti al confronto, ma con i documenti alla mano…».

Hanno quasi il sapore della sfida – seppur garbata – le parole della coppia di musicologi lombardi Luca Bianchini e Anna Trombetta, che da poco hanno pubblicato «La caduta degli dei – parte seconda», un altro poderoso saggio di revisione dedicato alla vita e alle opere di Wolfgang Amadeus Mozart. Un lavoro certosino partito vent’anni or sono, con risultati che negli ultimi mesi hanno scatenato il putiferio, perché al centro delle loro indagini c’è proprio uno dei più grandi genii intoccabili della musica classica. Intoccabile, ma non per loro, che ora continuano a documentare l’impopolare tesi: «In questa nuova pubblicazione – anticipano – proseguiamo con il lavoro di approfondimento sulla vita del compositore che presenta non poche ombre e incongruenze».

Una storia da riscrivere, a loro dire. Un mito che proprio tale non sarebbe. «Un simbolo fabbricato a tavolino – ipotizzano – Per capire la sua vicenda, occorre entrare come abbiamo fatto noi nei legami tra musicologia e regimi. Il suo mito, coltivato quando era in vita, ha cominciato a prendere piede nell’Ottocento, fino a poi essere preso in mano e amplificato dal Terzo Reich». Spiegano che il partito nazista (che già si era dato da fare con Wagner), a un certo punto indirizzò le sue attenzioni proprio sul compositore salisburghese, alla ricerca di un altro eroe da esibire. «I nazisti – raccontano – guardarono alle sue origini. Lui aveva il papà ariano e la mamma dinarica». Dunque la maxi-operazione per «oscurare le sue origini austriache» ed esaltare la sua «germanicità». Poi la nascita ed esaltazione del cosiddetto «classicismo viennese, da leggere anche come una sorta di etichetta politica». E ancora, i ritocchi piccoli e grandi ad alcune sue opere – come il «Ratto dal Serraglio». «Così fan Tutte», «Le Nozze di Figaro» -, «ritocchi e contraffazioni con l’obiettivo di rendere nell’Ottocento e agli inizi del Novecento più adatte le sue musiche al gusto dell’epoca». Insomma, un Mozart «sfruttato dalla propaganda e dagli affari – è la tesi – non un genio assoluto come si crede, in vita probabilmente anche sprovveduto e vittima persino della moglie Costanza». Altro che Salieri e dintorni.

Una storia che ricorda quelle di Dan Brown che farà di nuovo e sicuramente sobbalzare dalla sedia non pochi. Del resto già con il primo libro i due studiosi, certamente non accolti a braccia aperte dalla comunità dei colleghi (si sono dovuti auto-produrre ma ora i loro libri sono esposti alla Feltrinelli e sono stati adottati in alcune scuole, ndr), hanno provocato un autentico terremoto.

«Siamo andati a vedere chi aveva educato il piccolo genio, cioè suo padre – affermano – Il vecchio Leopold musicalmente era improvvisato. Scriveva lettere truffaldine ed è stato cacciato dall’università». Dopo ci sarebbe la vicenda del Mozart acclamato «filarmonico a Bologna»; per i critici è «una bufala». Senza contare le numerose false attribuzioni che i due professori avrebbero supportato con 2.500 riferimenti alle fonti a loro disposizione.

E adesso, dopo le luci e le ombre sulle musiche, la radiografia del suo mito, che prima ancora dei Reich, «cominciò a essere coltivato dagli Illuminati, l’ala estrema e rivoluzionaria della massoneria a cui Mozart apparteneva».

articolo di Luca Pavanel sul Giornale di Sallusti