Mozart, lettera del 26 gennaio 1770

Lettera di Leopold Mozart da Milano
(BD I, 157)

Di seguito è riportata in caratteri blu la lettera del 26 gennaio 1770, inviata da Leopold Mozart da Milano alla moglie a Salisburgo. L’abbiamo tradotta dall’originale pubblicato in Wilhelm A. Bauer e Otto Erich Deutsch, Mozart Briefe und Aufzeichnungen.

Tra parentesi quadre sono le parti aggiunte, le quali comprendono i titoli dei paragrafi, e alcune spiegazioni dei termini o delle parole; in coda alla lettera ci sono i nostri eventuali commenti e gli interventi dei lettori; il testo originale in italiano è evidenziato in giallo; invece in rosso è la lettera con i tagli e i cambiamenti come è stata pubblicata nella biografia di Mozart del 1828 attribuita a Nissen.

Luca Bianchini, Anna Trombetta


[LEOPOLD MOZART A SUA MOGLIE A SALISBURGO]

Milano, 26 gennaio 1770
Ho ricevuto puntualmente dal signor Troger la tua lettera del 12. A mezzogiorno del 23 siamo arrivati a Milano, il 24 è arrivata la tua lettera e, contemporaneamente, anche la tua prima lettera che, su mia richiesta, il signor Anton von
Gummer ha fatto cercare alla posta di Bolzano e mi ha spedito [Le due lettere della moglie sono perdute].

Ti lamenti di non aver ricevuto lettere mie da 3 settimane, mentre io ti ho scritto sia da Verona, che da Mantova. La prima da Verona dovresti averla ricevuta, perché l’ho affidata alla posta il 7 gennaio. La seconda non può ancora essere a Salisburgo, perché l’ho data in posta a Mantova solo il 15 [BD I, 152, 155].

Il 10 siamo partiti da Verona a mezzogiorno e siamo giunti a Mantova di sera; questo credo di avertelo già scritto. Avrei voluto che tu avessi visto il luogo dove s’è tenuta l’Accademia: per la precisione il cosiddetto Theatrino della Accademia Philarmonica.

In vita mia non ne ho mai visto nulla di più bello di questo genere; e poiché spero che tu conserverai accuratamente tutte le lettere, a suo tempo te lo descriverò. Non è un teatro, ma una sala con dei palchi, che è costruita come un teatro d’opera; laddove dovrebbe esserci la scena vi è il piano rialzato per la musica, dietro il quale c’è ancora una galleria costruita a palchi per il pubblico.

Non saprei descrivere a parole la moltitudine di persone, le acclamazioni, gli applausi, gli schiamazzi e i Bravo ripetuti uno dietro l’altro, insomma, l’entusiasmo e l’ammirazione generale mostrati dagli ascoltatori. Non dubito che nel frattempo siano giunte a Salisburgo un po’ di notizie sia da Roveredo [Rovereto] che da Verona e Mantova [a provare la recensione da Rovereto c’è solo questa lettera di Leopold].

Riferisci alle Loro Eccellenze il conte e la contessa von Arco, portando loro i miei saluti, che in casa del conte Eugenio Arco [“Eugenio Arcoischen hause”] a Mantova siamo stati ricevuti con grande cortesia e amabilità. Per contro, non abbiamo avuto la fortuna di ricevere udienza presso il signor principe von Taxis. Te ho già scritto da Mantova, che lei aveva premura di scrivere delle lettere.

La mattina seguente vi siamo ritornati, ma erano entrambi in chiesa: ci siamo recati in chiesa anche noi; e dopo che sono partiti verso casa, abbiamo seguito la carrozza a circa 50 passi di distanza, e così siamo arrivati a casa loro quando il cocchiere stava svoltando in cortile con la carrozza. Ma anche se ci siamo fatti subito annunciare, ci han detto che il Principe al momento aveva impegni urgenti e non poteva riceverci, che dovevamo quindi tornare un’altra volta.

Il volto, la voce tremante del valletto e le parole smozzicate mi hanno subito fatto capire che il signor Principe non aveva proprio voglia di vederci. Il cielo mi guardi dall’infastidire qualcuno nel bel mezzo dei suoi affari: soprattutto se per farlo devo percorrere una strada bella lunga o pagare una carrozza a nolo.

Per fortuna né io né lui abbiamo perso nulla per il fatto di non esserci visti da vicino (perché da lontano ci siamo visti quando eravamo all’opera), al contrario io ho risparmiato io il denaro per recarmi colà, e Sua Eccellenza. il signor Principe il timore, che di certo aveva, di essere obbligato a restituirci qualche piccola cortesia in cambio degli onori che lui ha ricevuto alla corte di Salisburgo e da parte della nobiltà salisburghese.

Ti scrivo queste cose solo per conoscenza, e anche se la cosa non mi rincresce, non vorrei che qualcuno a Salisburgo pensasse che io abbia mancato alle buone maniere, trascurando di fare visita di cortesia al Principe.

Ti allego un’altra poesia che arriva da una dama, la Signora Sartoretti, della quale siamo stati ospiti a Mantova. L’indomani è venuto il valletto che ci ha portato, dentro un bel vaso, un meraviglioso mazzo di fiori avvolto in nastri rossi, e in mezzo ai nastri c’era una moneta da 4 ducati e sopra la poesia di cui ti invio la copia.

Ti posso assicurare che ho incontrato ovunque gente amabilissima e che dappertutto ci siamo imbattuti in persone che ci sono state vicine fino all’ultimo prima della partenza e hanno fatto ogni sforzo per renderci piacevole la permanenza.

Così è successo per esempio a casa del conte Spaur a Insprugg [Innsbruck]; e lo stesso vale per il barone Pizzini, il conte Lodron, Cristani, Cosmi eccetera in Roveredo [Rovereto], il Conte Carlo Emilij, Marchese Carlotti, comte Justi, casa Luggiatti, e in particolare il signor Locatelli a Verona.

Poi a Mantova, la casa del conte Arco [Arcoische Hauß] e in particolare un certo Signor Bettinelli che si è messo a nostra completa disposizione insieme con suo fratello e la moglie del fratello. La moglie è stata premurosissima con il Wolfgangl. come può esserlo una madre, e ci siamo lasciati con le lacrime agli occhi.

Qui accludo la gazzetta di Mantova, che abbiamo ricevuto solo qui, a Milano. Troverai anche la locandina stampata del concerto dell’Accademia. Devi però sapere che né questa accademia di Mantova, né quella di Verona sono state a pagamento; erano a ingresso libero.

A Verona era ammessa solo la nobiltà, che l’aveva sovvenzionata. A Mantova invece c’erano la nobiltà, i militari e i cittadini di riguardo, visto che era sovvenzionata da Sua Maestà l’Imperatrice.

Capirai dunque facilmente che in Italia non diventeremo ricchi, e potremo ritenerci fortunati se riusciamo a recuperare anche solo le spese del viaggio. Cosa che peraltro m’è sempre riuscito di fare: e puoi star sicura che, pur essendo solo in 2, si tratta di spese non piccole: perché il viaggio ci è già costato circa 70 ducati.

Saranno anche passate 6 settimane (alla data in cui scrivo) da quando abbiamo lasciato Salisburgo, e anche se viviamo à pasto, e per giunta, anzi per lo più, sovente non pranziamo a casa, tuttavia la cena, la stanza, la legna eccetera sono così costosi che in nessuna locanda, dove si voglia alloggiare da 9 a 11 giorni, si riesce a pagare meno di 6 ducati.

Ringrazio Dio di avervi lasciato a casa. Innanzi tutto non avreste sopportato questo freddo. In secondo luogo, ci sarebbe costato un’enormità e non avremmo avuto la libertà di alloggio che abbiamo adesso: visto che ora abitiamo nel chiostro degli agostiniani di S. Marco; non che vi abbiamo molta libertà, no! Ma ci troviamo comodi, sicuri e vicini a Sua Eccellenza il conte Firmian.

Abbiamo 3 grandi stanze per gli ospiti. Nella prima accendiamo il fuoco, mangiamo e riceviamo le visite, nella seconda dormo io e ci sta il baule, nella terza camera dorme il Wolfgang e ci sono altri piccoli bagagli eccetera. Dormiamo su 4 buoni materassi ciascuno, e ogni notte il letto è riscaldato; così che il Wolfgang è sempre felice di andarsene a dormire.

A nostra disposizione abbiamo uno dei frati, frater Alphonso, e ci troviamo benone. Ma non posso dirti quanto ci fermeremo qui. Sua Eccellenza il signor Conte ha il catarro e darebbe volentieri un’Accademia a casa sua, invitando il duca di Modena; io non ho potuto ancora consegnare le altre lettere, perché prima devo vederlo.

Penso comunque che l’Accademia si debba tenere martedì o mercoledì prossimo, perché Sua Eccellenza sta un po’ meglio. Ti ho scritto che al Wolfgang si sono arrossati il viso e le mani per via del freddo e del fuoco. È tutto passato.

A Mantova la Madame Sartoretti gli ha dato un unguento da strofinare di sera sulle mani e in 3 giorni è migliorato: ora ha di nuovo l’aspetto come prima. Per il resto siamo stati, ringraziando Dio, sempre in salute, e il cambiamento d’aria ha procurato al Wolfgang solo un raffreddore, che gli è passato ormai da un bel po’.

Difficilmente vedremo esibirsi a Firenze il signor Meissner, non solo perché il nostro soggiorno qui sarà abbastanza lungo, ma anche perché, dato che Torino è così vicino, vi faremo senz’altro un salto. Ci fermeremo un po’anche a Parma e a Bologna, e arriveremo probabilmente a Firenze solo per l’inizio della Quaresima.

Per quanto riguarda il cavallo, lo puoi vendere se vuoi o giocartelo o perfino regalarlo, voglio che lasci la stalla di Sua Grazia il Principe. La vecchia sella eccetera è in scuderia, lo stalliere di corte deve sapere dove è. Se si può vendere il cavallo insieme alla nuova sella e alla briglia, forse si potrebbe spuntare un prezzo migliore.

Puoi mettere in vendita anche la mia carrozza. Non diventa migliore di certo: e non vi faremo mai più viaggi così lunghi. Vendila al miglior prezzo che puoi, ha fatto il suo dovere. Le cinghie in cuoio sono ancora buone. In origine mi è costata solo 23 ducati. Parla con delle persone che se ne intendono. Per me va tutto bene: ma prima di metterla in vendita, bisogna pulirla. Tutte le lettere che mi scriverai in futuro indirizzale a Mr. Troger, così come hai fatto l’ultima volta.

I miei saluti a tutti gli amici e alle amiche, dentro e fuori casa. Sono il tuo vecchio sincero

L Mzt

Vi baciamo tutte e due 1000 volte.

[Nissen (163, 166)]

(Leopold Mozart, lettera n.65, a sua moglie)

Milano, 26 gennaio 1770
Il 16 ha avuto luogo a Mantova il solito concerto settimanale nella sala dell’Accademia filarmonica, dove siamo stati invitati. Avrei voluto che tu avessi visto il Theatrino di questa Accademia. In vita mia non ne ho mai visto nulla di più bello di questo genere.

Non è un teatro, ma una sala con dei palchi, che è costruita come un teatro d’opera. Laddove dovrebbe esserci la scena vi è il piano rialzato per la musica, dietro il quale c’è ancora una galleria costruita a palchi per il pubblico.

Non saprei descrivere a parole la moltitudine di persone, le acclamazioni, gli applausi, gli schiamazzi e i Bravo ripetuti, insomma, l’entusiasmo e l’ammirazione generale mostrati dagli ascoltatori.

In casa del conte Eugenio Arco a Mantova siamo stati ricevuti con grande cortesia e amabilità. Per contro, non abbiamo avuto la fortuna di ricevere udienza presso il signor principe von Taxis.

Quando ci siamo recati da lui per la seconda volta li abbiamo visti entrare in casa davanti. Ma ci han detto che il Principe al momento aveva impegni urgenti e che dovevamo quindi tornare un’altra volta. Il volto, la voce tremante del valletto e le parole smozzicate mi hanno subito fatto capire che il signor Principe non aveva voglia di vederci.

Il cielo mi guardi dall’infastidire qualcuno nel bel mezzo dei suoi affari: soprattutto se per farlo devo percorrere una strada bella lunga o pagare una carrozza a nolo.

Per fortuna né io né lui abbiamo perso nulla per il fatto di non esserci visti da vicino (perché da lontano ci siamo visti da lontano), al contrario io ho risparmiato io il denaro per recarmi colà, e Sua Eccellenza il signor Principe il timore, che di certo aveva, di essere obbligato a restituirci qualche piccola cortesia in cambio degli onori che lui ha ricevuto alla corte di Salisburgo e da parte della nobiltà salisburghese.

Ti allego un’altra poesia che arriva da una dama, la Signora Sartoretti, della quale siamo stati ospiti a Mantova. L’indomani è venuto il valletto che ci ha portato, dentro un bel vaso, un meraviglioso mazzo di fiori avvolto in nastri rossi, e in mezzo ai nastri c’era una moneta da 4 ducati e sopra la poesia.

Ti posso assicurare che ho incontrato ovunque gente amabilissima e che dappertutto ci siamo imbattuti in persone che ci sono state vicine fino all’ultimo prima della partenza e hanno fatto ogni sforzo per renderci piacevole la permanenza. Così è successo per esempio a casa del conte Spaur a Innsbruck; e lo stesso vale per il barone Pizzini, il conte Lodron, Cristani, Cosmi eccetera a Rovereto, il conte Carlo Emilei, Marchese Carlotti, il conte Justi, casa Luggiatti, e in particolare il signor Locatelli a Verona.

Poi a Mantova, la casa del conte Arco e in particolare un certo Signor Bettinelli che si è messo a nostra completa disposizione insieme con suo fratello e la moglie del fratello. La moglie è stata premurosissima con il Wolfgangerl come può esserlo una madre, e ci siamo lasciati con le lacrime agli occhi. Qui accludo la gazzetta di Mantova.

Devi però sapere che né questa accademia di Mantova, né quella di Verona sono state a pagamento; erano a ingresso libero. A Verona era ammessa solo la nobiltà, che l’aveva sovvenzionata. A Mantova invece c’erano la nobiltà, i militari e i cittadini di riguardo, visto che era sovvenzionata da Sua Maestà l’Imperatrice.

Capirai dunque facilmente che in Italia non diventeremo ricchi, e potremo ritenerci fortunati se riusciamo a recuperare anche solo le spese del viaggio. Cosa che peraltro m’è sempre riuscito di fare. Il viaggio ci è già costato circa 70 ducati. Saranno anche passate 6 settimane (alla data in cui scrivo) da quando abbiamo lasciato Salisburgo, e anche se viviamo à pasto, e per giunta, anzi per lo più, sovente non pranziamo a casa, tuttavia la cena, la stanza, la legna eccetera sono così costosi che in nessuna locanda, dove si voglia alloggiare da 9 a 11 giorni, si riesce a pagare meno di 6 ducati.

Ringrazio Dio di avervi lasciato a casa. Innanzi tutto non avreste sopportato questo freddo. In secondo luogo, ci sarebbe costato un’enormità e non avremmo avuto la libertà di alloggio che abbiamo adesso: visto che ora abitiamo nel chiostro degli agostiniani di S. Marco; non che vi abbiamo molta libertà, no! Ma ci troviamo comodi, sicuri e vicini a Sua Eccellenza il conte Firmian.

Ogni notte il letto è riscaldato; così che il Wolfgang è sempre felice di andarsene a dormire. Abbiamo a nostra disposizione uno dei frati, frater Alphonso.–


Bibliografia

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Per il periodo dal 1781 in poi, la musica da camera e le opere vocali:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

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Mozart, lettera del 26 gennaio 1770
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