K 62 Marcia in re maggiore

Marcia per orchestra K 62

Musica: manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Maestoso in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 clarini in re; timpani, violini I e II, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Maestoso in re maggiore.

Fonti: l’autografo della K 62 è sconosciuto.

Lettere: riferimento a questa Marcia è nella lettera da Bologna inviata da Mozart alla sorella il 4 agosto 1770.

Lo stato delle fonti della Marcia K 62

L’autografo manca. C’è solo una copia della K 62 nel primo Atto della partitura non autografa del Mitridate K 87 che si trova alla Biblioteca di Lisbona con la segnatura 45/III/22.

Catalogo Köchel, Marcia K 62

Ipotesi ad hoc

Poichè mancherebbe la Marcia d’apertura alla Serenata K 100, i musicologi della NMA, edizione critica delle opere di Mozart, profittando del fatto che è nella stessa tonalità della K 62, hanno attaccato insieme i due pezzi come fossero un’unica composizione.

Per giustificare questa dubbia operazione escogitano un’ipotesi ad hoc. Citano una lettera che Mozart ha scritto da Bologna alla sorella Nannerl il 4 agosto 1770, nella quale egli scrive i temi iniziali di tre pezzi musicali forse suoi, che chiama Cassazioni. L’ultimo coincide con l’inizio della K 62, mentre gli altri si riferirebbero alla K 63 e alla K 99. Potrebbero essere anche musiche del padre, o scritte da lui insieme a Leopold, o su temi di altri. Il riferimento nella lettera è infatti molto generico e apre il campo solo a speculazioni, non ad attribuzioni certe.

Se si legge il testo della lettera, Mozart parla di tre pezzi diversi, ma non dice nulla della K 100. Si limita a scrivere: «Ecco che ho soddisfatto il tuo desiderio. Mi pare difficile che ve ne sia una mia, perché chi oserebbe spacciare per propria una composizione scritta dal figlio del maestro di cappella, la cui madre e sorella sono presenti?».

In queste poche righe (BD I, 202) Mozart non dice di chi sia la musica della K 62, e in più promuove il padre a Maestro di cappella (“der Sohn des Capellmeisters”), carica che Leopold non aveva.

Gli esperti

Da questo passo NMA deduce che la Marcia K 62 va considerata il movimento d’apertura della K 100. Ora, anche la K 100 presenta dei problemi perché è parzialmente autografa. In pratica si tratta di una bella copia del figlio presa chissà da dove e rimaneggiata dal padre.

Non si capisce neppure su che basi Amedeo Poggi e Edgar Vallora (Mozart Signori il catalogo è questo) datino la Marcia K 62 al 1769! Come fanno a dirlo se manca l’autografo?

Che ci vuole a scrivere i timpani?

Per rafforzare l’ipotesi che la K 62 e la K 100 stanno assieme, NMA scrive che anche Einstein è d’accordo che i due lavori vadano uniti. La K 62 ha però i timpani di troppo, e poi è una Marcia non autografa che si ritrova solo nella copia di Lisbona del Mitridate. Non è in quella della prima esecuzione di Milano!

Per i timpani non c’è problema, perché è pronta subito un’altra ipotesi ad hoc. I timpani, secondo NMA, i musicisti o i copisti li scrivevano seduta stante. Possono starci oppure no, tanto è lo stesso. Che ci vuole a scrivere quattro note da aggiungere a una Marcia? E questo basta per ignorare la questione.

E se invece fosse un Divertimento?

Qualcuno, ad esempio Köchel, ipotizza che la K 62 potrebbe essere uno dei 6 Divertimenti à 4 che Leopold Mozart ha elencato nel catalogo dei lavori del figlio. Quello che aveva scritto nel 1768 per difendersi dalle accuse d’esser lui o qualcun altro il vero autore delle musiche di Wolfgang.

Una rielaborazione?

La fonte di Lisbona, quella con il Mitridate che contiene la Marcia K 62, è scritta da un copista e non è un autografo di Mozart. Si tratta di una copia che potrebbe non rispecchiare perfettamente la musica di Wolfgang. A ogni esecuzione di opera potevano esserci aggiunte, parti tolte o adattate.

La partitura della K 62, secondo NMA, sarebbe stata rielaborata da Mozart per il Mitridate. Così almeno ipotizza Plath, il quale suggerisce che i timpani non li ha scritti Mozart. E allora il resto? Come fa ad essere sicuro che sia suo? La K 62 che c’è rimasta, nel Mitridate di Lisbona, non è un pezzo in versione originale, ma in forma rivisitata.

Busto di Mitridate

Padre e figlio collaborano

La K 100 sembra vuota senza la Marcia iniziale. Per ricreare in laboratorio il pezzo completo, e non è la prima volta che succede con la musica di Mozart, la nuova nata Cassazione K 100 inizia con una Marcia presa in prestito da un altro brano, copiato e risistemato da chissà chi. Tutto il resto della K 100 è invece scritto almeno a due mani da Leopold e da Wolfgang.

Più autentica di così!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

A proposito del Flauto magico di Mozart

Goethe, Mozart e Mayr illuminati di Baviera

C’eravamo già occupati circa vent’anni fa del Flauto magico in Goethe, Mozart e Mayr Fratelli illuminati della Archè, con prefazione di Alberto Basso. Il volume apriva la collana Lumina sugli illuminati di Baviera, e fu seguito dal libro di René Le Forestier intitolato Les illuminés de Bavière.

Conferenza di Poschiavo

in occasione della conferenza di presentazione del volume a Poschiavo nel 2002, JOHN STEWART ALLITT, studioso di Mayr, maestro di Donizetti, scrisse agli autori un messaggio da leggere al principio dell’incontro.

«Il lavoro di Luca Bianchini e Anna Trombetta è importante perché aiuta a rivelare un lato poco conosciuto dell’Illuminismo e lo sviluppo del Risorgimento Italiano dalla fine del Settecento all’inizio dell’Ottocento […] »

(John Stewart Allitt, 2002)

Il libro fu presentato nella Sala delle Sibille del palazzo del Podestà di Poschiavo nel 2002. Quella sala è speciale e si trova nell’odierno Hotel Albrici, elegantissima risorsa nel centro cittadino.

Percorrendo l’unica ampia scalinata dall’ingresso al primo piano, si accede a una stanza riservata, tutta rivestita di legno, con un tavolo, 8 sedie e alle pareti i ritratti di 12 Sibille. Sono lavori di tema antireligioso e significato presumibilmente satanico. In uno ad esempio c’è la croce sormontata da un serpente, che potrebbe essere il simbolo del trionfo dell’Anticristo. Ogni immagine rappresenta un episodio biblico, ma c’è in essa sempre qualcosa di strano. Davanti all’annunciazione sta ad esempio la sibilla Delphica che ha una corazza a proteggerle il freddo ventre, e il suo dito è informe. Alla scena di Maria e il Bambin Gesù in braccio che si guardano negli occhi, corrisponde un’altra sibilla con un agnello in grembo che assomiglia a un lupo e ha lo sguardo rivolto in direzione opposta.

Flauto magico di Mozart, Sibilla a Poschiavo
Una delle Sibille del palazzo del Podestà

Lì, in quella che in Poschiavo e in Valtellina si chiama stua (stanza tutta rivestita in legno con un camino a scaldarla), pensiamo si tenessero le riunioni segrete degli illuminati di Baviera poco prima che essi fossero scoperti nel 1784 e cominciassero ad essere perseguitati, arrestati e condannati.

Libri proibiti

In quello stesso palazzo poschiavino, dove s’è tenuta la conferenza di presentazione, dovette trovarsi la tipografia clandestina di proprietà di Tommaso Maria De Bassus, mecenate di Mayr, e illuminato anche lui di Baviera. I musicologi Bianchini e Trombetta hanno ricostruito la storia dei libri proibiti che si pubblicavano lì con data fasulla e senza indicazione spesso dell’autore, o con nomi del tutto inventati. La setta degli illuminati era infatti eversiva e la polizia aveva l’ordine d’arrestare chi, come loro, in qualsiasi modo attentasse all’ordine costituito e alla religione.

libro proibito del De Bassus
Libri proibiti della Tipografia di De Bassus

Flauto magico, conferenza a Sondrio

De Bassus aveva il nome in codice di Annibale, perché aveva per compito quello di portare il messaggio illuminato attraverso le Alpi. Un po’ come aveva fatto il condottiero cartaginese con i suoi elefanti. Il nobiluomo possedeva un castello a Sandersdorf e fu proprio lì che la polizia scoprì i documenti compromettenti che porteranno alla luce le trame eversive degli illuminati. E quello fu solo l’inizio della loro rovina.

De Bassus fu costretto a giustificarsi innanzi a un tribunale e scrisse una difesa dei franchi muratori, ossia degli illuminati. Dovette spiegare come si conciliava la sua posizione pubblica di garante della legge col fatto d’essere il braccio destro di Weishaupt fondatore degli illuminati di Baviera. Dalla sede di Poschiavo il Barone si spostava a Venezia per commerciare i libri anticlericali, uno intitolato Cosa è il papa, e quel fatto fu un grosso guaio per lui. Tuttavia venne blandamente redarguito e poté mantenere i suoi incarichi istituzionali quasi come se nulla fosse stato. Della cosa abbiamo parlato nella conferenza di presentazione a Sondrio, nella prestigiosa sede di Villa Quadrio.

«Il volume lo definisco complesso per chi l’ha scritto e intrigante per chi legge. Complesso perché nello scriverlo sono richieste competenze complesse in quanto si tratta di un’opera che si colloca in un periodo della storia d’Europa ricco di scenari che velocemente si alternano. Lo trovo intrigante perché gli autori non solo registrano dati storici ma offrono nuove interpretazioni rispetto al passato»

(Adriano Stiglitz, marzo 2002)

De Bassus a Poschiavo e von Born a Vienna

Il barone aveva contatti eccellenti a Vienna ed era in stretto rapporto con lo scienziato Ignaz von Born, nome in codice Furio Camillo, che è il maestro Venerabile di Mozart.

ritratto di De Bassus, illuminato di Baviera, raccontato in Mozart Goethe e Mayr fratelli illuminati
Il Barone De Bassus, quadro nel palazzo del Podestà a Poschiavo

De Bassus è stato il primo a stampare il Werther di Goethe in traduzione italiana. Egli era fratello massone di Goethe, e il poeta tedesco è un illuminato come lui. Il suo nome in codice è infatti Abaris. Nel libro Bianchini e Trombetta esaminano i rapporti di questo triumvirato, De Bassus (Annibale), Goethe (Abaris), Von Born (Furio Camillo) Venerabile di Mozart, collocando questi illustri protagonisti nel contesto storico e geografico del tempo.

“Con il loro volume Goethe, Mozart e Mayr fratelli illuminati Luca Bianchini e Anna Trombetta hanno dimostrato di non essere soltanto dei musicologi rigorosi e appassionati, ma anche degli storici. […] Ci troviamo insomma di fronte ad un lavoro che apre pagine inedite e sconosciute dell’arte e della storia a cavallo tra Settecento e Ottocento

Giancarlo Grillo,
Goethe, Mozart e Mayr, La Provincia di Sondrio, aprile 2002

Rapporti con le logge illuminate di Napoli

Oltre ai contatti con i massoni illuminati di Milano e di Pavia, De Bassus ebbe rapporti stretti con i liberi muratori di Napoli. Da recenti studi storici, ci si è accorti che ebbe indirettamente anche a che fare con la Rivoluzione del 1799.

De Bassus conobbe molti dei personaggi che animano le lettere di Leopold Mozart, che infatti, oltre ai finanziamenti dell’Arcivescovo di Salisburgo, ha potuto contare su una fitta rete di appoggi massonici già ai tempi dei viaggi in Europa e in Italia.

«La partitura [del Verter di Mayr] è stata scoperta da due giovani musicologi […] laureati alla scuola di paleografia e filologia musicale di Cremona. La loro ricerca, partendo dall’associazione di due nomi sommi, Goethe e Mozart, si è estesa agli Illuminati di Baviera e alla Massoneria. Sappiamo che i due grandi furono legati a quei sodalizi, ma è una novità che Mozart, notoriamente fratello massone, abbia avuto rapporti con gli Illuminati: una nuova conoscenza per noi, ben dimostrata dai due studiosi»

Quirino Principe
IL SOLE 24 ORE, domenica 21 aprile 2002

La nuova edizione del libro, completamente riveduta e corretta

A distanza di circa venti anni da quelle ricerche su Mozart e Il flauto magico e gli illuminati di Baviera, i musicologi Bianchini e Trombetta hanno ripreso il testo e l’hanno riveduto nel suo complesso. L’idea di fondo è mantenuta, ma approfondita ulteriormente. I due ricercatori hanno aggiornato il libro alla luce delle recenti scoperte, e inserito molte parti inedite, concentrandosi più su Mozart, sulla sua opera, e sul fatto che non è un lavoro massonico, bensì illuminato.

Questo nuovo volume aggiorna radicalmente gli studi e tiene conto di tutte le novità pubblicate nel frattempo sulla Zauberflöte mozartiana. Ogni artista è legato ai suoi tempi e ai luoghi della sua vita. Nella Vienna di Leopoldo II si percepiva nettamente nel 1791, anno del Flauto magico, d’essere controllati dalla polizia. La monarchia era allarmata per i burrascosi eventi rivoluzionari di Parigi e temeva qualche insurrezione. Le logge massoniche vennero tenute d’occhio. A luglio del 1791 avevano avvelenato l’illuminato di Baviera Ignaz von Born, amico di Mozart, e lo stesso compositore temette di fare la sua fine e morì quell’anno.

Flauto magico, sotto il velo dell’apparenza

A proposito del Flauto magico il regista Walter Felsenstein diceva che sotto la maschera della favola, Mozart rese una testimonianza assai rivoluzionaria e pericolosa. Goethe, illuminato di Baviera pure lui, osservò che quel Singspiel è pieno di inverosimiglianze e facezie, che non tutti sono in grado di apprezzare nella giusta maniera.

il velo di Maya e il Flauto magico di Mozart

Bianchini e Trombetta hanno ricercato questa “giusta maniera” goethiana, tenendosi vicini all’ambiente culturale dei protagonisti. La chiave di lettura più oggettiva del Flauto magico deve rifarsi agli avvenimenti coevi, quelli che i creatori del libretto e della musica vivevano nel 1791 quando l’opera fu rappresentata. E di quelli parla il libro, rivelando particolari inediti e situazioni insospettate.


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immagine della copertina del libro Mozart Il flauto magico

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Damisch e i legami con il passato nazista

Damisch fondatore del Festival di Salisburgo

Uno degli esempi più clamorosi della continuità con il passato nazista fu quello del direttore della Wiener Mozart Gemeinde, Heinrich Damisch, uno dei fondatori del Festival Mozart di Salisburgo.

Nel 1938 l’antisemita Damisch pubblicò l’articolo “Die Verjudung des österreiches Musiklebens” (“La giudeizzazione della vita musicale austriaca”). Lo scrisse tre mesi prima dell’Anschluss nel mensile apertamente razzista Der Weltkampf.

Damisch scrive sul Weltkampf, qui in immagine
Der Weltkampf , mensile della propaganda nazista

L’atteggiamento di Damisch, autore dell’articolo, non lascia spazio a dubbi quando scrive che “Arnold Schoenberg, piccolo commerciante ebreo d’orientamento marxista scoprì la vocazione del distruttore della musica”. Lo stesso vale quando afferma che Gustav Mahler “fu chiamato a Vienna per dirigere l’opera di corte secondo quel che gli ordinava la famiglia Rothschild”.

Damisch sostiene che “la più forte delle umiliazioni che la mente ariana abbia dovuto subire dopo la prima guerra mondiale fu l’imbastardimento della musica con le diverse forme del jazz e i suoi ritmi negri e con gli strumenti nasali che tanto piacciono ai giudei”. E conclude le sue farneticazioni osservando che “per forza la musica degli ebrei è tornata a vivere in mezzo ai ritmi dei negri”.

Damisch scrive sul Weltkampf, l'articolo sulla Giudeizzazione in musica, qui in immagine
Prima pagina dell’articolo antisemita di Heinrich Damisch

Ideatore del Festival e complottista

Damisch era un vero e proprio complottista, terrorizzato dall’avanzata delle avanguardie degenerate, dal jazz e dalla musica degli ebrei.

Sebbene fosse stato rimosso dai ruoli pubblici, Heinrich Damisch continuò a scrivere recensioni anche nel dopoguerra, e lavorò con incarichi onorifici per la Stiftung Mozarteum di Salisburgo.

Damisch, una medaglia al merito

Ancor più indicative furono la medaglia d’oro che la Mozartstadt Salzburg gli riconobbe nel 1956, e quella per i servizi resi alla Repubblica austriaca che gli fu consegnata l’anno successivo.

Ed è scandaloso che Damisch, autore di un testo scurrile e antisemita come quello sulla giudeizzazione della musica, sia stato descritto quando aveva ricevuto le medaglie “come uno dei più distinti campioni delle idee culturali austriache”.

Un colpo di spugna sul passato nazista

Sulla WIKI di Salisburgo, che lo ripulisce dalla grave responsabilità d’aver condiviso le idee razziali, si legge:

“Si potrebbe considerare Heinrich Damisch una persona non grata, accostandola a Wilhelm Furtwängler, Herbert von Karajan, Clemens Krauss e Karl Böhm. Come questi ultimi quattro anche Heinrich Damisch è stato un pioniere instancabile per ciò che ha reso Salisburgo famosa nel mondo: Mozart e il suo festival”.

D’un sol colpo, in nome di Mozart, si dimenticano gli errori catastrofici del passato e tutti sono riabilitati come se nulla fosse.

Responsabilità pesanti

Damisch, scrive Carla Shapreau, aveva segnalato la presenza di musicisti ebrei o indesiderati al partito, collaborando con Helmut Wobisch a identificare i giudei nelle famigerate liste AKM, che servivano a interrompere le carriere, e mandare alcuni dei musicisti nei campi di concentramento o alle camere a gas.

Una toponomastica imbarazzante

Il fatto che una strada di un quartiere di Salisburgo porti il nome di Damisch, per onorarne la memoria dal 1963, è uno scandalo che grida vendetta al cielo.

La città di Salisburgo ignorò allora le proteste di un nutrito gruppo di ebrei. Se un senso di giustizia è ancora vivo, quella strada andrebbe rinominata magari cambiandone il nome da Heinrich-Damisch-Straße in Helene-Taussig-Straße. Che ne pensate?

Un’artista espulsa da Salisburgo

Helene Taussig, Figurale Ausdrucksstudie (1920)

Helene Taussig, pittrice e proprietaria di una villa ad Anif vicino a Salisburgo, fu espulsa dalla città nel 1940 perché ebrea. Deportata nel ghetto di Izbica nell’aprile del 1942, fu uccisa poco dopo il suo arrivo.


Fonti

Per approfondimenti su Heinrich Damisch e la nascita del Festival di Salisburgo

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Altri libri su Mozart

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)


Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 75 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 75

Musica: ? (manca l’autografo della K 75);
Luogo: ? (manca l’indicazione);
Data: ? (manca anche la data);

Movimenti: Allegro in 3/4; Minuetto e Trio in 3/4; Andantino in 2/4; Allegro in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Minuetto in fa maggiore; Trio in sib maggiore; Andantino in sib maggiore; Allegro in fa maggiore.

Fonti: Una copia della copia presunta è nell’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna con segnatura XIII.28280/5 (H.26638)

Lettere: non ci son0 riferimenti espliciti a questa sinfonia K 75 nelle lettere di Mozart.

Lo stato del manoscritto della K 75

La partitura autografa di mano di Wolfgang non c’è. Dovette esistere, dicono, una copia della partitura fatta da Otto Jahn e non più rintracciabile. Si tratta comunque della copia della copia. Ludwig Ritter von Köchel l’aveva infatti ricopiata “dalla partitura di Jahn del 1861”. Questa versione, creata quasi un secolo dopo la sinfonia K 75, è ora all’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna.

La K 75 sta in un manoscritto composito di 36 pagine (l’ultima è vuota) di formato verticale con 12 pentagrammi a pagina. Questa fonte contiene numerose correzioni successive fatte a inchiostro e a matita, ed è di epoca tarda. Il grado di attendibilità è scarso.

Criticità dell’edizione critica

In mancanza di meglio la copia della copia è stata usata come fonte primaria della AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart!

Da lì la K 75 è passata tale e quale alla NMA (la nuova edizione critica).

Musica a più mani

Non c’è autografo eppure il catalogo Koechel, assegnando il numero K 75 alla copia della copia di questa sinfonia, pretende che Mozart l’abbia scritta a Salisburgo tra il marzo e l’agosto del 1771. La data è stata “scientificamente” attestata, in forza della fede, dai maggiori biografi di Mozart, Abert incluso.

Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore

Problemi d’attribuzione

La sinfonia K 75 dovette essere poco nota già ai tempi, visto che presumibilmente fu fatta solo una copia delle parti strumentali. Come la sinfonia K 81, la sinfonia K 95, la sinfonia K 97, la sinfonia K 98 e la sinfonia K 112, anche questa presenta notevolissimi problemi di attribuzione.

Un Minuetto fuori posto

Oltre a mancare l’autografo, il Minuetto è atipico per Mozart e anche per suo padre, che di quel genere pare non ne abbia mai composti. Nell’ordine dei movimenti sta in seconda posizione, invece che in terza come dovrebbe. E anche questa è una stranezza della quale occorre tener conto. Il Minuetto e il Trio sembrano ripresi addirittura da altri autori, cosa che unita alla situazione precaria delle fonti spinge a dire che la K 75 non è di Wolfgang.

Un Rondò che non è Rondò

L’Allegro iniziale riprende lo stile di Johann Christian Bach e in certi tratti pure di Vivaldi, con sezioni in fugato e altre omofoniche. Il Minuetto è in stile francese. L’Andantino si distingue per il carattere italianeggiante, ma sembra quasi un pezzo ottocentesco se non addirittura operistico, mentre l’ultimo Allegro, di fattura ancora ottocentesca, procede ritmato secondo il gusto tedesco, italiano, e francese, a seconda dei commentatori, che non si mettono d’accordo. Non si tratta comunque di un rondò come erroneamente spiega Koechel, e come altri scrivono. Piuttosto è una forma binaria, quasi si trattasse di una sonata rudimentale ammodernata.

Cosa ne dicono Wyzewa e De Saint-Foix

Il manoscritto di questa sinfonia è andato perduto e nessun documento dà la data della sua composizione, ma per Wyzewa e De Saint-Foix “la musica ha somiglianze così vivide con la Sinfonia K 74 e l’altra sinfonia K 110” da poter dire che “è stata scritta nel luglio 1771”. Essi sostengono, senza prove, che, “senza dubbio, la K 75 deve essere collocata tra queste due sinfonie (K 74 e K 110)”.

“È certo”, secondo i due musicologi francesi, che la K 75 è stata composta a Salisburgo poiché “s’avverte l’influenza tedesca”.

Musica da ballo tirolese?

Con lo stesso metodo “scientifico” uno potrebbe dimostrare di tutto, e con egual grado di esattezza di Wyzewa e De Saint-Foix. Si potrebbe dire, ad esempio, che la sinfonia K 75 contiene “senza dubbio” tratti della musica da ballo tirolese che s’ascoltava ai tempi di Jahn e che quindi dev’esser stata composta circa tra il 1760 e la metà del 1800, magari da qualche epigono che amava ancora lo stile antico.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 112, K 75, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – de Saint-Foix WSF 112, K 75, sinfonia in fa maggiore

Influenze italiane e tedesche

Wyzewa e De Saint-Foix sono convinti che la K 75 offra l’esempio perfetto di quella “transizione diretta tra le sinfonia italiane di Mozart degli anni 1770-71 e la prima sinfonia di Salisburgo del luglio 1771”. Il problema è che la data non è certa per nessuna di queste sinfonie citate. Al massimo è cosa soggettivamente probabile, e da dati probabili per di più soggettivi non verrà mai una certezza.

Giudice ultimo è l’orecchio

Secondo i due studiosi “le due influenze italiane e tedesche sono mescolate, o piuttosto giustapposte”, ma il giudizio dettato dal loro orecchio è del tutto soggettivo e loro invece lo fanno passare per dato scientifico. Già ai tempi degli antichi greci s’ammoniva che l’orecchio è corruttibile, che la percezione è diversa a seconda degli individui, e che non val troppo la pena di farvi affidamento. Basare datazioni e attribuzioni sull’udito è quanto di meno obiettivo e meno scientifico si possa immaginare.

La sinfonia potrebbe appartenere quindi al periodo dei viaggi in Italia, e Mozart potrebbe aver fatto un riferimento troppo generico alla K 75 nelle lettere del 1770 e del 1771. Oppure potrebbe essere di Leopold e trovarsi nell’identico stato di altri pezzi, composti da chissà chi e copiati in bella da Wolfgang e da Leopold.

Poggi, Vallora e Casaglia

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) assicurano che la sinfonia K 75 nasce nel “raccoglimento” di Salisburgo. E Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) presenta la K 75 come “scritta a Salisburgo nell’aprile-giugno 1771”, ma non dice nulla della stato delle fonti.


Conclusioni sulla K 75

La situazione precaria della sinfonia K 75 non appare per nulla problematica nella letteratura mozartiana. Anzi, tutti la vendono per buona, e dicono pure dove Mozart l’avrebbe scritta, quando e per chi. Il catalogo Köchel, nonostante manchi qualsiasi riferimento autografo per attribuirla, datarla e localizzarla, l’ha certificata e posta ufficialmente tra i pezzi autentici scritti tra il 1769 e il 1779, così che i posteri possano goderne come di un autentico Mozart, magari studiandone gli effetti sull’intelligenza.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 112 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 112

Musica: ? manca la firma autografa della K 112, la musica è probabilmente di Leopold Mozart e di Wolfgang;
Luogo: Milano? (l’indicazione non è autografa ma di Leopold Mozart);
Data: 2 novembre 1771? (la data non è autografa ma è stata aggiunta successivamente da Leopold Mozart);

Movimenti: Allegro in 3/4; Andante in 2/4; Minuetto e Trio in 3/4; Rondò Molto Allegro in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, 2 fagotti, violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Andante in sib maggiore (solo archi); Minuetto in fa maggiore; Trio in fa maggiore (solo archi); Rondò Molto Allegro in fa maggiore.

Fonti: l’autografo della K 112 è una bella copia scritta da Leopold Mozart e da Wolfgang. Il manoscritto sta alla Pierpont Morgan Library New York con la segnatura The Dannie and Nettie Heineman Collection: Heineman.MS.153.

Lettere: nessun riferimento a questa sinfonia nelle lettere di Mozart.

Lo stato del manoscritto K 112

La partitura originale è una bella copia parzialmente autografa. Si tratta nel complesso di 16 fogli numerati a matita sino al numero 15 con 29 pagine scritte e le ultime 2 vuote, delle dimensioni circa di 29,5 x 23 cm. La carta è di color bianco. L’inchiostro varia da marrone a marrone scuro.

Musica a più mani

Già a partire dalla prima pagina, sono intervenute a scrivere più persone. Nell’angolo in alto a sinistra Georg Nikolaus Nissen con un inchiostro marrone scuro ha messo il numero “11.” e sul lato destro in inchiostro marrone “e / di sua mano”, per indicare che la musica è tutta scritta da Mozart, ma non è vero, e questo la dice lunga sull’attendibilità delle certificazioni di Nissen. Sul margine superiore destro Franz Gleissner ha invece aggiunto il numero “50.” che è quello del suo catalogo.

Al centro del primo sistema sta il titolo “Sinfonia” e sul margine in alto a destra ci sono il nome dell’autore e la data, entrambe di mano di Leopold Mozart: “del Sig:re Cavaliere Amadeo / Wolfgango Mozart / à Milano 2 di novembre / 1771″.

Il minuetto, ma non il trio, è di mano di Leopold Mozart.

L’organico

L’indicazione del primo movimento “Allegro” era in origine “Molto Allegro”, poi cancellato. La disposizione degli strumenti prevede “2 / Corni / in f fa ut”, oboe, Violini, Viole, Basso”.

Il Minuetto non è di Wolfgang

L’indicazione di Andante non è di Mozart, e potrebbe essere del padre. Gli strumenti sono ridotti qui a “Violini, Viole, Bassi”.
Il minuetto è invece scritto tutto da Leopold Mozart, mentre il trio come gli altri movimenti da Wolfgang con interventi del padre. Il minuetto potrebbe essere una composizione separata. Secondo NMA il ritmo sincopato dei violini II nella prima parte del brano è del tutto atipico per Wolfgang , ma la cosa sarebbe inusuale anche per Leopold. Potrebbe quindi essere opera di un terzo musicista.

Essendo incerto il minuetto, che risulta un corpo estraneo, non è sicura nemmeno l’attribuzione a Wolfgang degli altri pezzi della K 112.
Dopo il minuetto, l’ultimo movimento riprende l’organico del prim0 Allegro.

Commento di Wyzewa e De Saint-Foix

I due musicologi francesi Wyzewa e De Saint-Foix raccontano che Mozart scrisse la sinfonia K 112 a Milano il 2 novembre 1771, probabilmente per un incontro con il Conte Firmian. I Mozart l’avrebbero fatta eseguire contemporaneamente alla Ouverture dell’Ascanio K 111 (alla quale fu aggiunto il presto finale K 120).

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 125, K 112, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix, K 112, sinfonia in fa maggiore

Secondo loro c’è una profonda differenza tra questa sinfonia italiana e le opere salisburghesi del periodo precedente. Ancora una volta le ripetizioni sono quasi costanti, “i due violini emergono dal resto dell’orchestra, gli strumenti a fiato, molto impegnati, si limitano al raddoppio”. I temi sono nettamente separati e ciascuno è accompagnato dal ritornello. L’aspetto brillante e semplice dei pezzi e la loro espressione, che i due francesi definiscono “più graziosa che profonda”, ci mostrerebbero un Mozart riconquistato dal gusto italiano “che lo aveva sedotto” l’anno precedente. L’influenza italiana – per Wyzewa e De Saint-Foix avrebbe spinto il cuore di Mozart ad allontanarsi “da quel gusto appassionato per il contrappunto” che era nato in lui a Bologna sotto l’azione di Padre Martini.

La notizia è dubbia, poiché non ci sono prove della frequentazione della scuola di Martini a Bologna, e le musiche portate a testimonianza di ciò sono per lo più spurie. Vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

L’influsso italiano nella K 112

Se è vero che quest’influsso italiano “domina di nuovo e pienamente Mozart”, il modo in cui viene “subito – osservano Wyzewa e De Saint-Foix – non è più quello del 1770”. Dicono che ora il giovane musicista non si concentra più sulla musica d’opera, ma si rivolge piuttosto ai lavori strumentali dei maestri italiani.

Sentono, da un capo all’altro della K 112, una preoccupazione per l’effetto “sinfonico” che fa assomigliare i vari pezzi alle pagine di Salisburgo del 1771 piuttosto che alle sinfonie scritte in passato a Milano e a Roma. “L’invenzione delle idee e il loro sviluppo, la distribuzione del ruolo degli strumenti, l’uso stesso dei fiati, per quanto mediocri, indicano non solo notevoli progressi nell’esperienza del giovane, ma una preoccupazione molto più marcata per il linguaggio proprio della musica orchestrale”.

Mozart insoddisfatto

A differenza del passato, Mozart qui non è più soddisfatto – suppongono Wyzewa e De Saint-Foix – di una sezione di sviluppo ridotta, e perciò la amplia. Anche le ripetizioni sono più varie. Questo spirito sinfonico, che i due musicologi non riescono bene a definire, ha nel suo genere “una perfezione musicale” che non consentirebbe di classificare la sinfonia K 112 accanto alle opere giovanili del 1770.

Nonostante queste premesse, Wyzewa e De Saint-Foix notano nella K 112 continue ripetizioni di frasi. Il ruolo dei bassi, che pure avevano tentato d’emanciparsi nelle precedenti sinfonie, lo vedono subordinato. Evidente è “la relativa insignificanza delle parti degli strumenti a fiato”. Tutti questi segni proverebbero il ritorno di Mozart allo stile italiano e questi tratti sono evidenti – secondo i due francesi – sin dalle prime note.

K 112: caratteri della melodia e della forma

L’idea melodica è più ampia e curata. Il primo movimento ad esempio contiene due temi, ciascuno dei quali è seguito da un lungo ritornello. Dalla ripetizione dopo il secondo tema Mozart trarrà il suo sviluppo, seguendo un procedimento “tutto italiano” che riutilizzerà in altre opere dello stesso periodo.
Questo sviluppo, molto breve, che inizia con delle imitazioni, sarebbe, per i due francesi, l’ultimo ricordo dei due anni trascorsi a studiare il contrappunto. Ma Mozart avrà studiato contrappunto in Italia? Chi glielo ha insegnato? Mancano le prove.

Due misure fan la differenza

L’amabile Andante, scritto solo per gli archi, ha per Wyzewa e De Saint-Foix “l’aspetto di una cavatina operistica, con un unico tema su cui poggia ancora lo sviluppo”. Nella piccola ripresa l’aggiunta di due nuove misure pare notevolissima ai due studiosi.

K 112 - errore del copista
K 112 – errore del copista che anticipa la seconda battuta alla prima. Anche qui due misure fanno la differenza!

Uno stile contraddittorio

Per quanto riguarda il minuetto, essi non si pongono affatto il problema che a scriverlo non è Wolfgang ma qualcun altro, forse il padre. Il che mette in crisi tutto l’edificio della loro analisi, perché Mozart avrebbe firmato una sinfonia non di persona, e non tutta sua. Lui e suo padre avrebbero dichiarato il falso. La musica del minuetto, infatti, è assai distante dallo stile di Wolfgang e pure di Leopold. Chi l’avrà scritta? L’autografo di tutta la sinfonia è semplicemente una bella copia e i fogli di lavoro sono spariti. La K 112 è quindi dubbia nella sua totalità, altro che solo il Minuetto!

Eppure Wyzewa e De Saint-Foix sottolineano “la riapparizione del minuetto anche in questa sinfonia italiana”, facendo finta sia di Wolfgang. “Da notare – aggiungono – anche il ritmo sincopato della prima parte del minuetto”. Non si rendono conto che quello è proprio uno dei segnali che avrebbe dovuto metterli in guardia sul fatto che la sinfonia K 112 è probabilmente spuria.

Una molteplicità di stili

Per quanto riguarda invece il finale, esso è un piccolo rondò in cui Mozart, “quasi improvvisando”, torna “alla vecchia forma della musica di Christian Bach!” Così dicono almeno Wyzewa e De Saint-Foix.
La sinfonia è quindi pure eterogenea.

Catalogo Köchel, K 112, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 112, sinfonia in fa maggiore. Si noti come il catalogo ufficiale dia il Trio come autografo, quando invece è di Leopold

Un minuetto viennese tutto italiano

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che “quasi certamente” per la serata del 22 novembre 1771, nel palazzo del conte Firmian, Mozart scrisse questa sinfonia K 112 “italiana nel colorito”, “viennese” nella forma, per la divisione in quattro parti con il minuetto, ma non si capisce cosa vogliano dire. Tenendo conto che Torrefranca aveva descritto sinfonie italiane divise in quel modo, minuetto incluso molto prima delle viennesi, la K 112 dovrebbe essere a rigore tutta italiana. Per chiarire le idee ai lettori, citano Wyzewa e De Saint-Foix che sosterrebbero la non classificabilità della sinfonia, poi Abert che la definisce fondamentalmente tedesca, e infine Mila che la dice italianissima. Chi avrà ragione? Misteri della musicologia!

Omissioni

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) presenta la K 112 come “scritta a Milano il 2 novembre del 1771”, ma non dice nulla del minuetto copiato dal padre.

Conclusioni sulla K 112

Se si immagina la possibilità che Mozart abbia consentito che qualcuno infilasse un minuetto non suo nel cuore della sinfonia K 112, crolla la credibilità sua, del padre che ha certificato la cosa e del catalogo Köchel che l’ha ufficializzata. Chi darebbe più fiducia a un compositore che non firma una sinfonia, delega altri a farlo e non è capace di copiarla in autonomia tutta in bella?

La sinfonia K 112 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95, della sinfonia K 97 e della sinfonia K 98. Tutte e quattro sono dubbie, o perché manca la firma, o perché ha firmato il padre a nome del figlio, o perché, pur essendo tutte in bella copia, hanno qualcosa che non va nei movimenti. Nel caso della K 112 il fatto che padre e figlio abbiano copiato in bella alternandosi, sembra dimostrare piuttosto un lavoro in collaborazione su materiale preesistente.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 98 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 98

Musica: ? (l’autografo della K 98 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C; Andante in 2/4; Menuetto e Trio in 3/4; Presto in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, 2 violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Andante in sib maggiore; Menuetto in fa maggiore, Trio in fa maggiore; Presto in fa maggiore.

Fonti: copia tarda delle parti, prese da Aloys Fuchs.

Catalogo KöchelK 98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel 6, ex K 98 ora in appedice C 11.04, sinfonia in fa maggiore

Lettere: nessun riferimento, a parte un generico accenno a delle sinfonie nella lettera di Wolfgang del 25 aprile 1770 da Roma, e un altro, ancora più vago, nella lettera di Leopold del 23 o 24 novembre 1771 da Milano.

Lo stato del manoscritto K 98

A Vienna qualcuno, forse Franz Lorenz, compilò un catalogo sistematico delle opere di Mozart, inserendo la K 98 tra i pezzi italiani del 1771. Mozart l’avrebbe scritta a Milano nel novembre di quell’anno. Ludwig Ritter von Köchel considerò quella sinfonia come fosse autentica, senza preoccuparsi del fatto che non fosse sopravvissuto l’originale. Lui conosceva solo un arrangiamento della sinfonia K 98 per due pianoforti. La incluse perciò nella prima edizione del catalogo Köchel come opera autentica e certificata.

Cosa ne dicono i francesi

Wyzewa e De Saint-Foix presero per vera la K 98, ritenendo però che Mozart l’avesse solo abbozzata. Essi non conoscevano la data esatta di questa composizione, il cui manoscritto è perduto. Dicono che in effetti la musica della K 98 “testimonia infallibilmente la mano e lo spirito di Mozart”, e lo affermano senza esitazione. La data di composizione è tuttavia “piuttosto difficile da stabilire con esattezza”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 125, K 98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 125, K 98, sinfonia in fa maggiore

La K 98 assomiglia ai lavori italiani

I due musicologi trovano che la K 98 abbia delle peculiarità assolutamente simili a quelle della Ouverture dell’Ascanio, e specialmente della sinfonia di Milano K 112. Anche la K 112 è in fa maggiore è attribuita oggi a Wolfgang, ma con molti dubbi.

La K 98, Mozart l’avrebbe scritta a Milano nel 1771, ma manca l’autografo. Wyzewa e De Saint-Foix notano anche qui , come nella K 112, “la ripetizione continua della frasi, la mediocrità del ruolo dei bassi e la limitazione del movimento degli oboi a piccoli ritornelli, le lunghe cadenze dopo i soggetti, gli accompagnamenti continui dei secondi violini sotto il canto del primo, senza considerare il caso frequente in cui i due violini vanno all’unisono”, tutto questo e altri dettagli indicherebbero ancora – dicono i due – probabilmente un’origine italiana.

Opere strumentali “sicuramente” milanesi

In una serie di punti appare loro una sorprendente somiglianza tra questa sinfonia e le tre grandi opere strumentali “composte sicuramente a Milano durante l’autunno di 1771 “. Per quei pezzi “sicuri” loro intendono l’Ouverture dell’Ascanio, la sinfonia K 112 e il concerto K 113. “Lo sviluppo del primo movimento della K 98 è assolutamente come in quello della sinfonia K 112”, mentre “le riprese, nei tre movimenti principali, sono variate in maniera appena percettibile”, come avverrebbe nella sinfonia K 112 e nel concerto K 113.

Il minuetto “presenta un ritmo sincopato simile a quello del minuetto della sinfonia K 112”, e gli strumenti a fiato sarebbero “più occupati a suonare che altrove, come è il caso del minuetto della K 112”. Infine le pause e le cadenze della K 98 “richiamano analoghi arresti nelle altre tre suddette opere dello stesso periodo”. Per non parlare di un aspetto generale “che non possiamo definire”, ma che cattura l’ascoltatore sin dall’inizio, “e rende manifesta la parentela della sinfonia K 98 con le opere che abbiamo citato”.

Somiglia, ma non troppo

Sin qui Wyzewa e De Saint-Foix sembrano più che convinti che la K 98 sia di Mozart. “Ma con ciò, – continuano – bisogna ammettere che la K 98 presenta due peculiarità che non si trovano nelle opere che abbiamo detto e che sembrano rivelare più direttamente l’influenza tedesca di Joseph Haydn”.

Ad esempio il finale presto, con il suo ritmo continuo di terzine, “evoca irresistibilmente il ricordo di diversi finali di Joseph Haydn”, tra cui uno che conclude una sinfonia in do (la numero 41), che deve essere stata scritta precisamente nel 1770 o nel 1771″.

Allo stesso modo, Mozart nel suo minuetto “riprende tutta la prima parte dopo la seconda, mentre non farà più riprese nel trio, seguendo uno schema usato da lui ancora nelle sinfonie di Salisburgo del 1771”, mentre i minuetti, che Wyzewa e De Saint-Foix ritengono milanesi, mostrano una ripresa solo parziale della prima parte.

E quindi?

Da ciò i due musicologi francesi concludono che questa sinfonia K 98 era stata probabilmente già concepita a Salisburgo, verso il luglio o l’agosto del 1771. Nell’estate di quell’anno i lavori di Joseph Haydn avrebbero influenzato il giovane Mozart, che, giunto a Milano, “s’affrettò a mettere insieme il lavoro così abbozzato prima della sua partenza”. Dopo la K 98 Mozart avrebbe composto, secondo loro, la sinfonia K 112 e con uno spirito già italiano abbastanza libero dall’influenza di Joseph Haydn.

Riassumendo

“È sicuro dire” (frase che in un lavoro che pretende d’essere scientifico conviene non pronunciare mai) la K 98 “può essere stata scritta solo a Milano e nell’autunno del 1771”! Non sappiamo donde traggano queste loro certezze, visto che l’autografo non esiste. Eppure ne sanno tracciare addirittura la storia, descrivendo le fasi di gestazione, e la genesi successiva. Il lavoro “era rimasto forse incompiuto e semplicemente notato nelle sue linee principali”. L’assenza del manoscritto non consente di sapere “se tutto lo sviluppo è di mano di Mozart”. La base è quindi mozartiana, la stesura definitiva non si sa!

Joseph o Michael?

L’Andante in particolare è nello stile di barcarola “con un ritmo molto aggraziato, abbastanza specifico per Mozart. Da solo sarebbe sufficiente a giustificare l’attribuzione a Wolfgang di una sinfonia i cui molti dettagli però fanno pensare a Joseph Haydn e a Michel Haydn”.

Il minuetto risentirebbe direttamente dell’influsso di Joseph Haydn. Per quanto riguarda il finale, che è una tarantella “continuata indefinitamente dai due violini a volte con silenzi improvvisi, … Mozart intende espressamente imitare il maestro di Esterhaz, dal quale, inoltre, il ragazzo deve aver preso in prestito anche questo utilizzo di piccole variazioni”.

Una sinfonia appena abbozzata

Wyzewa e De Saint-Foix aggiungono che, in questo finale, “è così sensibile la sproporzione tra l’importanza del ruolo dei violini e l’insignificanza delle altre parti, da esser fortemente tentati di credere che Mozart abbia lasciato questo finale appena abbozzato (con la parte dei violini solo scritta, come per lo schizzo del balletto inserito nell’Ascanio, dopo di che ha preferito comporre, con lo stesso tono, un’altra sinfonia (la K 112), più puramente italiana”.

La K 98 non è bella e perciò non è di Mozart

Già Hermann Abert dubitò che la sinfonia fosse mozartiana, pensando fosse insolita per Mozart, senza tutti qui giri di parole che fanno Wyzewa e De Saint-Foix. Da lì in poi la sinfonia K 98 fu attribuita a Joseph Haydn, a suo fratello Michael Haydn, o all’immancabile Leopold Mozart. Ognuno ha detto la sua, convinto che alla sinfonia K 98, che infatti non è quasi mai eseguita, manchi qualcosa, che non sia tutta di Mozart, che sia venuta per certi versi piuttosto male. Mozart l’avrebbe abbozzata solo relativamente alle parti belle, qualcun altro, forse il padre, deve averla rovinata. Povero Leopold, tutti se la prendono alla fine con lui.

E se invece fosse di Wolfgang perché è proprio brutta? In fondo era solo un ragazzo. Magari l’ha scritta senza l’aiuto del padre.

Fanalino di coda

L’AMA (Alte Mozart-Ausgabe) numera le sinfonie di Mozart da 1 a 41, cioè l’ultima sinfonia che Mozart avrebbe scritto nel 1788. Vedi però al proposito Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019. Le sinfonie che non sono incluse tra la 1 e la 41 compresa la K 98, furono pubblicate nei supplementi della AMA dalla 42 alla 56. La sinfonia K. 98 occupa quindi il fanalino di coda alla cinquantaseiesima posizione, relegata nell’ultimo catalogo tra i pezzi dubbi K6 Anh. C 11.04

Catalogo Köchel, K.98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 98, sinfonia in fa maggiore

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile 1770: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”. Da queste righe è impossibile stabilire di che sinfonia Mozart stia parlando. Stava finendo di comporre una sinfonia o di copiarla in bella? Eppure c’è qualcuno che da questo passo ricava l’informazione che la K 98 sia di Mozart e che quindi risalga al 1770. La situazione incertissima è analoga quella della sinfonia K 95 in re maggiore e alla sinfonia K 97 in re maggiore.

Milanese?

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) la numerano come sinfonia 48! e la presentano sinteticamente come fosse scritta a Milano nel 1771, avvisando sotto che è dubbia, ma che gli autori che la considerano mozartiana pensano che Wolfgang l’abbia solo abbozzata, e che qualcuno gliela abbia finita. Riportano l’ipotesi di Della Croce che sia un pezzo con tante ingenuità e che questo accrediterebbe l’idea che non sia di Mozart. Mozart è un dio e quindi può scrivere solo cose divine!

Così almeno sostengono i teologi della musica, che finiscono però col somigliare ai peggiori stregoni e chiromanti. Se si immagina la possibilità che Mozart abbia consentito che qualcuno gli finisse la sinfonia K 98, crolla definitivamente la credibilità sua e del catalogo Koechel.

Mistero della fede

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) la dà come “dubbia scritta a Milano nel 1771”, ma come al solito non fa riferimento ad alcuna fonte. Se però è dubbia, come fa a dire che è scritta a Milano, e specificare persino l’anno?
Mistero mozartiano ….

Conclusioni sulla K 98

La sinfonia K 98 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95 e della sinfonia K 97. Tutte e tre non hanno autografo per poter dire chi le abbia scritte, o il luogo e la data in cui furono finite. Non si capisce da dove venga tanta sicurezza nello stabilire occasioni particolari per la loro esecuzione, né chi abbia commissionato i pezzi.

Nel caso della K 98 c’è chi ipotizza che l’abbozzo fosse di Wolfgang, ossia la parte meglio riuscita, e il resto del padre. Un’ipotesi ad hoc che prova, ulteriormente, come la ricerca mozartiana s’aggrappi sempre più spesso al principio dell’autorità aristotelica. La cosa è vera perché l’ho detto io, e io l’ho detta perché il popolo lo vuole. Lo scienziato è guidato non dalla ricerca della verità, ma da puro spirito opportunista.

Le lettere di Mozart padre e figlio, non dicono nulla se non genericamente di sinfonie, forse composte, o semplicemente copiate. Nel caso della K 98 c’è chi ipotizza che l’abbozzo fosse di Wolfgang, ossia la parte meglio riuscita, e il resto del padre. Un’ipotesi ad hoc che prova, ulteriormente, come la ricerca mozartiana si basi sempre più spesso sul principio dell’autorità aristotelica. La cosa è vera perché l’ho detto io, e io l’ho detta perché il mercato lo vuole. Lo scienziato è guidato non dalla ricerca della verità, ma da puro spirito opportunista.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 97 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 97

Musica: ? (l’autografo della K 97 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C; Andante in 2/4; Menuetto e Trio in 3/4; Presto in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 clarini in re, timpani, 2 violini, viola, violoncello e basso (soltanto gli archi nell’Andante).
Tonalità: Allegro in re maggiore; Andante in sol maggiore; Menuetto in re maggiore, Trio in sol maggiore; Presto in re maggiore.

Fonti: La copia tarda di Otto Jahn oggi è scomparsa. Esiste invece una copia di quella partitura (di Ludwig Ritter von Köchel “tratta dalla partitura di Jahn del 1861”) all’archivio della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna, con la segnatura XIII28280/5 (H26638).
Lettere: nessun riferimento, a parte uno molto generico nella lettera inviata da Wolfgang da Roma il 25 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 97

La sinfonia in re K 97 non c’è giunta in autografo e la copia della partitura di proprietà di Otto Jahn è scomparsa. Ne rimane solo la copia. Si tratta di manoscritto di 40 pagine con le ultime 2 vuote, di formato verticale e con 12 pentagrammi a pagina. I fogli contengono molte correzioni che sono state apposte successivamente con inchiostro e a matita. L’edizione critica NMA si basa sulla vecchia AMA (la precedente edizione delle opere di Mozart).

Catalogo Köchel, K.97, sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 97, sinfonia in re maggiore

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile 1770: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”. Da queste righe è impossibile stabilire di che sinfonia Mozart stia parlando. Stava finendo di comporre una sinfonia o di copiarla in bella? Eppure c’è qualcuno che da questo passo ricava l’informazione che la K 97 sia di Mozart. La situazione incertissima è analoga quella della sinfonia K 95 in re maggiore.

Somiglianze beethoveniane della K 97

La sinfonia K 97 è eterogenea e, analogamente alla sinfonia K 95, per alcuni ha un minuetto aggiunto, che infatti ha poco a che vedere con il resto. Singolare che la K 97 abbia un tema nel Presto finale che torna nel primo movimento della settima sinfonia di Beethoven. Dal momento che Beethoven non conosceva la K 97, perché non circolarono manoscritti della sinfonia almeno sino al 1881, uno potrebbe pensare a qualche modello al quale avrebbero attinto sia Beethoven che il compositore della sinfonia in re maggiore K 97. Che sia un modello tutto italiano?

Il vero autore della sinfonia K 97 sarà stato presumibilmente Leopold (visto lo stile che ogni tanto riaffiora), Wolfgang e Leopold, o qualche altro Maestro intorno al 1770 o forse anche prima. Lo stile è italiano tranne che nel minuetto, pezzo che possiede tutt’altro carattere.

Una sinfonia romana?

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che si tratta di una sinfonia scritta a Roma nel 1770. Da dove traggano tale sicurezza non sappiamo, visto che manca l’intestazione, e non ci sono né la firma, né la data, e neppure il luogo.
Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) la dà come scritta a Roma nel 1770, ma non fa riferimento ad alcuna fonte. E come potrebbe?
Nessuno può pretendere di stabilire con certezza chi ne sia l’autore, e addirittura il luogo preciso dove fu concepita.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix esaminano in particolare il minuetto “che non riprende la prima parte dopo la seconda, esattamente come nelle sinfonie del periodo viennese”. “La seconda parte è molto più lunga della prima; e abbiamo visto che lo stesso Mozart, in una delle sue lettere, sottolinea questa peculiarità come distintivo dei minuetti italiani”. Gli strumenti a fiato, e in particolare i corni “lavorano qui un po’ più liberamente rispetto al resto della sinfonia”. Nel trio, invece, tacciono e la frase “in realtà è tutta tedesca”. Viene esposta dal primo violino, accompagnato in ottavi dal secondo.

“Questa sinfonia e quella che precede [la sinfonia K 95 anch’essa dubbia] sono, tra le sinfonie attribuite a Mozart durante il suo primo soggiorno in Italia, le uniche che contengano un minuetto”. Il che – azzardano i due musicologi francesi – sembra indicare che Mozart le abbia destinate alle Accademie, mentre le altre erano scritte per fare da Ouverture nei teatri, “dove gli italiani ascoltavano volentieri nuove sinfonie prima dello spettacolo”. A noi sembra piuttosto che i minuetti delle sinfonie K 95 e K 97 siano fuori stile, e che non occorra trovare ipotesi ad hoc per giustificare l’eccezione. L’evidenza è che non abbiano nulla a che fare con gli altri movimenti della K 95 e della K 97, e che siano stati aggiunti più tardi, quando qualcuno ha voluto adattare le sinfonie ai nuovi gusti.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 77, K 97, sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 77, K 97, sinfonia in re maggiore

Conclusioni sulla K 97

La sinfonia K 97 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95. Entrambe sono in re ed entrambe hanno un minuetto che pare aggiunto alla struttura come un corpo estraneo in un genere di musica nello stile di Leopold Mozart. Tutte e due le sinfonie non hanno autografo per poter stabilire chi le abbia scritte, o il luogo e la data in cui furono finite. Non si sa di occasioni particolari per la loro esecuzione, né chi le abbia commissionate. In aiuto non vengono neppure le lettere dei Mozart, che parlano solo genericamente di sinfonie. Non si comprende quindi come facciano i biografi ad assicurare i lettori che le sinfonie cosiddette gemelle, K 95 e K 97, siano proprio di Mozart. L’unica cosa certa è che sono dubbie.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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K 95 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 95

Musica: ? (l’autografo della K 95 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C tagliato; Andante in 3/4; Menuetto e Trio in 3/4; Allegro in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 flauti (nell’andante), 2 clarini in re, 2 violini, viola, violoncello, basso.
Tonalità: Allegro in re maggiore; Andante in sol maggiore; Menuetto in re maggiore, Trio in re minore; Allegro in re maggiore.

Fonti: c’è solo la copia tarda di Köchel presa dalla partitura di Otto Jahn del 1861. Ora è nella biblioteca degli Amici della Musica di Vienna con la segnatura XIII.28280/4 (H26637).
Lettere: nessun riferimento. Ce n’è uno molto generico nella lettera inviata da Wolfgang alla sorella a Salisburgo datata Roma, 25 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 95

La sinfonia in re KV 95 non c’è giunta in autografo. Dovette esistere forse una copia della partitura di proprietà di Otto Jahn, oggi scomparsa.
L’unica copia della copia è quella di Köchel. La K 95 si trova in manoscritto assieme alle sinfonie K 96, K 134 e K 161. Sono 36 pagine in formato verticale con 12 pentagrammi a facciata; l’ultima pagina è lasciata in bianco. Ci sono numerose correzioni successive a inchiostro e matita.

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”

Catalogo Köchel, K 95, sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 95, sinfonia in re maggiore

Somiglianze tematiche nella K 95

La sinfonia K 95 appartiene a quei pezzi che furono ricavati dalle parti strumentali in possesso un tempo degli editori Breitkopf & Härtel e che ora sono perdute. NMA, la nuova edizione critica delle opere di Mozart, è certa che il K 95 sia la sinfonia della quale parla Wolfgang nella lettera del 25 aprile 1770 e che avrebbe completato lo stesso giorno, ma non ci sono evidenze per affermarlo.
Wyzewa e De Saint-Foix notano la somiglianza tra l’Andante e il minuetto della Sonata KV 9.

Manca l’autografo

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) suppongono, ma “quasi con certezza”, che le sinfonie di cui parla Wolfgang nella lettera del 25 aprile, siano la K 97 e la K 95. In mancanza di autografi, e con la copia della copia della seconda metà dell’Ottocento, la situazione è invece incertissima. Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) dice laconicamente che la sinfonia K 95 è stata scritta a Roma nel 1770. Avvisa che forse il minuetto è stato aggiunto più tardi, e che quello è dubbio. Perchè, invece il resto com’è?

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix datano la sinfonia, chissà perché, alcuni mesi prima, tra gennaio e marzo del 1770. Si diffondono a parlare del minuetto e del trio, che per altri sono stati aggiunti in seguito. Lo si nota dal carattere completamente staccato della musica. In particolare il trio in re minore “offre una serie di inversioni e imitazioni”, che attestano più lavoro rispetto ai precedenti brani della sinfonia; “e sebbene gli oboi intervengano in questo trio solo a intervalli molto rarefatti, ciascuno dei loro ritorni aggiunge al pezzo un colore e un’espressione originali; perché è vero che i modi minori hanno inevitabilmente l’effetto, nel lavoro di Mozart, di eccitare e rinforzare la fantasia poetica”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 78, K 95, sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF 78, K 95, sinfonia in re maggiore

Conclusioni sulla K 95

La sinfonia K 95 è eterogenea e ha probabilmente un minuetto aggiunto, che ha carattere tutto diverso, come si nota subito all’ascolto. L’autografo è perso e l’unica testimonianza che l’attribuisce a Mozart è una nota di Köchel a una copia di una copia dell’Ottocento. Troppo poco.
I riferimenti nelle lettere dei Mozart sono in pratica inesistenti, mancano le indicazioni del luogo e la data di composizione. Per ragioni stilistiche alcuni la situano a metà degli anni 1760. La sinfonia K 95 potrebbe essere quindi di Leopold, di Leopold e di Wolfgang o addirittura di un altro autore. Se volessimo ragionare per stili, la musica della K 95, tranne il Minuetto e trio, è tipica di Leopold.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

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K 143 Recitativo e aria per soprano

“Ergo interest, an quis”, “quaere superna”;
Recitativo e aria per soprano, 2 violini, viola e basso K 143

Musica: ? (C’è una copia del K 143 fatta da Mozart presumibilmente dopo il 1772).
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Recitativo in C; Aria in 3/4.
Organico: [2 violini, viola, basso].
Tonalità: sol maggiore.

Fonti: L’autografo è alla Biblioteca del Congresso di Washington., segnatura ML96.M97.
Lettere: Nelle lettere del 3 febbraio 1770, e del 4 agosto 1770 si parla genericamente di mottetti.

Lo stato del manoscritto K 143

L’autografo del recitativo e aria per soprano e archi K 143 (WSF 1/79), alla Biblioteca del Congresso di Washington, è costituito da 4 fogli in formato orizzontale 22.7: 29.7 cm, con 10 pentagrammi a pagina: la carta è granulosa e la filigrana non è non riconoscibile. Le pagine scritte sono 7 e non sono numerate. L’inchiostro è marrone nerastro. Nella prima pagina in alto a sinistra è probabilmente l’editore André ad aver scritto in inchiostro nero “N.2”, mentre è forse stato Stadler a aggiungerci il titolo “Aria per un soprano” in inchiostro marrone. In alto a destra a matita qualcuno ha scritto gli strumenti, “2 volini, viola, Basso e Soprano”. Nel bel mezzo c’è come al solito Nissen, secondo marito di Constanze Mozart, che certifica la grafia: “di Mozart e di sua mano”. Sul lato destro l’editore André ha aggiunto la data approssimata 177- e sopra con inchiostro tendente al rosso c’è “239”, che è il numero di catalogo di Gleissner. In basso a sinistra la sigla B&H sta per Breitkopf & Härtel, che hanno visionato il K 123 “il 2 Novembre 1799”. Sulla destra in basso c’è il numero “/ 77 /” del catalogo André. Sul margine sinistro, scritta in verticale, c’è l’annotazione più recente con il numero “Köchel 143”.

Alle battute 3/4, 18/19, 23/24, 32/33, 42/43, 52/53, 62/63, 70/71, 79/80, 87/88, 96/97 prima o dopo la stanghetta di battuta, sono i numeri da 2 a 12, aggiunti forse in seguito dall’incisore e indicano l’inizio di un nuovo sistema di pentagrammi.

Una bella copia

Tutti hanno scritto qualcosa tranne Mozart che, a parte la musica, non ha messo nè nome, né data, né firma. Wolfgang, secondo NMA, ha segnato alcune crocettine sopra la parte di violino a intervalli abbastanza regolari di battute, che erano serviti probabilmente in fase di copiatura, da parti separate, per non perdere il segno. Compaiono infatti alle battute 8/9, 23/24, 28/29 , 38/39, 47/48, 57/58, 66/67, 75/76, 83/84, 91/92, 100/101 .

K 143, crocetta in alto a destra nella parte del violino I

K 143. Alcune criticità

Non ci sono copie e stampe antiche. L’AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart, ha fatto affidamento solo su questo manoscritto. L’autore del libretto è sconosciuto.
Nella musica, Mozart non ha segnato quasi nulla, manca anche il tempo, lo stacco, e il nome degli strumenti. Il testo latino, seppur breve, è scorretto laddove Mozart al posto di “terrena” scrive “terena”, per 5 volte consecutive.
A battuta 25 dell’Aria Mozart mette due fa# ai secondi violini e l’edizione critica lo corregge, dicendo che Mozart ha sbagliato! Come? C’è chi insiste nel dire che Mozart anticipa la cosiddetta “seconda Scuola di Vienna”, ed è alla costante ricerca di soluzioni dissonanti. Qui, per coerenza, si dovrebbe far eseguire il pezzo così come l’ha scritto l’autore. Perché tutti lo cambiano?

K 143 errore a battuta 49 edizione a stampa
K 143 correzione a battuta 49 dell’edizione a stampa

K 143 errore a battuta 49, manoscritto
K 143: battuta 49, come si vede nella bella copia di Mozart

L’errore del copista

Mozart copia in bella e dimentica di scrivere le note del canto! Non sta certo componendo! Nella battuta 49, per concludere la frase, mancano almeno una nota, due pause e il testo cantato “sunt” che nell’originale, dal quale Mozart deve aver copiato, erano probabilmente analoghi a quelli di battuta 98 (qui sotto a sinistra). Le edizioni moderne, infatti, pescano da battuta 98 e completano la battuta 49 del soprano lasciata in bianco da Mozart, come si vede nella terza immagine qui di seguito.

battuta 98 della versione a stampa
K 143 battuta 98 della versione a stampa

Mozart s'è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143 Mozart s’è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143
Risultato finale, ottenuto ricostruendo la battuta che Mozart ha dimenticato di copiare

A battuta 94 la frase originale terminava con un sol che Wolfgang ha successivamente cancellato, allungando la frase cantata.

K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K143 battuta 94 della versione a stampa
K 143 battuta 94 della versione a stampa

L’autografo del K 143

Il recitativo e aria “Ergo interest, an quis”, “Quaere superna” K 143 è scritto in stile italiano. I contorni melodici non hanno i caratteri della musica di Mozart. L’autenticità del pezzo non può essere provata per quella strada. Non c’è riuscito chi l’ha fatto in base all’analisi stilistica. Si finisce a prestar fede al giudizio dell’orecchio.
Non ci sono neppure prove esterne, che possano farci dire che è di Wolfgang. Leopold Mozart, nella lettera inviata da Milano il 3 febbraio 1770, parla di 2 mottetti latini di Wolfgang scritti per due castrati, e Wolfgang afferma nel poscritto alla lettera del padre del 4 agosto 1770, inviata da Bologna, che lui, oltre alle arie, ha “anche scritto un Mottetto”. Ma non dice affatto come s’intitola, non dà suggerimenti circa la musica. La bozza di quel mottetto è certamente andata perduta.
L’autografo del K 143 non rivela nulla dell’autore reale. Questa unica fonte è una bella copia, redatta forse tra il 1772-1774, come pare dallo studio della grafia. Potrebbe benissimo riprodurre un’opera di un altro compositore, come capita ad esempio per il minuetto K 122.

Ipotesi ad hoc

Questo brano “non è affascinante dal punto di vista compositivo”, e a
Hellmut Federhofer sembra impossibile che Mozart se lo sia copiato per studio. Egli presume sia autentico perché è insignificante! Il suo ragionamento “scientifico” pretende di entrare nella testa di Mozart e sindacarne i gusti.
Probabilmente a Mozart il pezzo piaceva, se l’ha scritto. Federhofer insiste invece a dire, che se Mozart l’avesse copiato per studio, avrebbe scelto di meglio. Questo escluderebbe, secondo lui, che il pezzo l’abbia composto qualcun altro! L’ipotesi ad hoc di Federhofer contraddice quelle altre solite ipotesi ad hoc, cioé che il pezzo è brutto e quindi non può essere di Mozart. La cosa varrà ad esempio per il concerto per violino e orchestra K 268, come abbiamo visto in dettaglio nei nostri libri Mozart La caduta degli dei.

Questioni di autenticità

Nessuno ha mai sollevato dubbi circa l’autenticità del K 143, e questo basta alla NMA per includerlo tra i pezzi autentici.
Ci aveva già pensato Köchel a inserirlo tra le opere “certe”, e la sua decisione è confermata nell’ultimo aggiornamento del catalogo. Lui lo data al 1772, ma da quello che ipotizza potrebbe essere anche del 1779. Insomma nessuno ne sa nulla, e il riferimento, in nota, è sempre quello della lettera di Leopold del 1770, quella nella quale si parla solo di generici mottetti.

Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria

Gli commissionano 2 mottetti ma riesce a finirne solo 1

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che il K 143 è stato composto a febbraio del 1770, e precisano pure il luogo dove fu eseguito: a Milano, cioè nel palazzo del governatore Firmian. Danno per certo che sia uno dei due mottetti dei quali parla Leopold nella lettera del 3 febbraio 1770, anche se riportano la lettera del 4 agosto 1770, in cui Mozart, facendo un po’ il sunto della sua produzione, dice d’aver scritto in tutto un solo mottetto. Ora si sa per certo che:

  1. quel Recitativo e Aria hanno carattere operistico;
  2. i pezzi non sono firmati, non hanno data né luogo, e sono una bella copia;
  3. l’originale è perduto;
  4. la musica è databile circa a dopo il 1772.

Quello che è scritto nella voce del catalogo di Poggi e Vallora non è supportato pertanto da alcuna prova. C’è da dubitare persino dell’autore, che molto probabilmente non è Mozart.

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) dà per certo che sia “un mottetto latino” e che è stato scritto a Milano tra l’1 febbraio e il 5 febbraio 1770. Anche ammesso che la lettera di Leopold parli proprio di questo K 143, come è possibile retrodatare la composizione? Mozart stava scrivendo un mottetto (generico) nella lettera del 3 febbraio e entro l’agosto pare ne abbia finito uno solo. Nei primi giorni di febbraio il mottetto non era ancora pronto.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix esprimono idee originali riguardo al mottetto K 143, da loro numerato al WSF I/79. L’origine di questa aria religiosa, dicono, “ci viene rivelata da un passaggio di una lettera di Leopold Mozart”. I due musicologi la citano espressamente. Leopold scrive da Milano a sua moglie il 3 febbraio 1770, ma non dice esattamente di che pezzi di musica stia parlando. “Wolfgang non può scriverti oggi, perché sta componendo due mottetti latini per due castrati, uno dei quali ha quindici anni e l’altro sedici. Questi giovani lo hanno pregato di farlo; e poiché sono i suoi compagni e cantano molto bene, non poteva rifiutare”. D’altra parte, Mozart di quei mottetti riuscì a finirne uno solo. Da Bologna, il 4 agosto successivo, Wolfgang scriverà infatti a sua sorella che ha composto in Italia “cinque o sei brani, oltre a un mottetto”. Wyzewa e De Saint-Foix , forse presenti a quella scena, assicurano che il mottetto a cui Mozart fa riferimento è “evidentemente” l’Offertorio K 117.

Un mottetto di troppo

Anche il K 143, pur essendo solo un’aria, solletica la curiosità dei due musicologi francesi. Si tratta di un pezzettino, ma chi può negare, secondo loro, che facesse parte di un’opera di più ampio respiro. “Potremmo considerarlo un piccolo mottetto isolato”, così dicono, e il K 143 deve essre “sicuramente” il secondo di quei “due mottetti” menzionati dal padre! E com’è possibile? Il fatto che Mozart ne abbia composto alla fin fine uno solo, com’ebbe a riconoscere nella lettera successiva, dovrebbe inficiarne il ragionamento. Per loro è invece “indiscutibile” (parola che non ha nulla di scientifico) che questo numero sia stato composto contemporaneamente all’aria intercalata del motetto K 117, e che quindi risale come il mottetto K 114 al primo soggiorno a Milano! L’ipotesi è affascinante, ma si regge sul nulla.

Trascendentale?

Questo pezzo di chiesa, che secondo Federhofer non ha nulla di trascendentale, anzi è ben poca cosa e per nulla mozartiana, per Wyzewa e De Saint-Foix è al contrario quanto di più mozartiano possa esistere. Si tratterebbe di “una piccola opera”, molto simile a quelle che il bambino comporrà nel marzo del 1770 “per dimostrare di essere capace di scrivere una”. Ma non aveva già scritto la Finta semplice?

Assomiglia a un pezzo spurio

Il pezzo non indica l’organico che comunque si limita agli archi, eppure per Wyzewa e De Saint-Foix la strumentazione così generica ricorda “quella della sinfonia milanese K 95”, il cui manoscritto è perduto, della quale però non si può essere certi né della data di composizione, né del luogo, né dell’autore.

A lezione da Padre Martini

L’aria deve esser piaciuta ai due musicologi, ma il recitativo proprio no. La musica, osservano, “non attesta il minimo sforzo di espressione religiosa”. Al fanciullo “le lezioni di padre Martini non hanno ancora fruttato la possibilità di un uso propriamente religioso del genio italiano”. Wolfgang “si è limitato a improvvisare un piccolo recitativo secco operistico, di quelli più insignificanti al mondo” che finisce nella solita cadenza. Di quello che gli ha insegnato Martini, Wolfgang evidentemente non aveva trattenuto nulla, anche perché a ripetizione da Martini ci andrà, forse, qualche mese più tardi!

Effetti un poco comici

La parte principale dell’aria è “una vera cantilena d’opera”, molto dolce e cantabile, ma “senza alcuna relazione con il significato delle parole”; “è anche un po’ comico vedere come Mozart, la seconda volta che appaiono le stesse parole, usi una modulazione inaspettata e sorprendente, mentre la prima volta lo stesso testo non ha dato luogo a nessun accidente dello stesso tipo”. Le cadenze sono ancora “piuttosto rudimentali” e l’intera aria “è lontana dall’avere una parvenza vocale”. È una melodia strumentale, “altrettanto piacevole da ascoltare quando viene suonata per la prima volta dal violino, così come quando viene intonata dalla voce”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria

Conclusioni

Ma ancora più particolare è che, nonostante manchi quasi tutto per attribuirla a Mozart, ognuno ne parli come di cosa familiare, dando per certo dove fu scritto il K 143, quando, e pure il luogo esatto. Tanta sicurezza ha fatto sì che il recitativo e l’aria fossero inclusi tra i lavori certamente autentici del compositore, e che il pezzo operistico fosse da considerarsi, per ragioni di fede, un mottetto.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

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K 123 Contraddanza in sib maggiore

Contraddanza per due oboi, due corni, due violini, violoncello e basso K 123

Musica: ? (manca il nome dell’autore della K 123)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: ?
Organico: 2 oboi, 2 corni in sib, 2 violini, violoncello, basso.
Tonalità: sib maggiore.

Fonti: La partitura autografa della K 123 (WSF I/87) è alla Staatsbibliothek di Berlino con la segnatura mus.ms.autogr.W. A.​​Mozart.12311.
Lettere: un riferimento probabile è nella lettera inviata da Leopold da Roma alla moglie a Salisburgo del 14 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 123

La contraddanza K 123 è in 2 fogli scritti sulle 4 facciate di 22,2 x 17 cm. e 10 pentagrammi a pagina, ciascuna numerata in epoca moderna a matita nell’angolo esterno superiore. La carta è sottile, liscia, bianca. La copertina è recente in lino verde chiaro con l’interno in pelle verde scuro. La segnatura è in color oro nell’angolo in alto a sinistra: “mus.ms. / autogr. / W.A. / Mozart / 123”. Al centro spicca un rettangolo di cuoio con lettere dorate: “W A. Mozart / Kontretanz / KV 123 (73g)”.

Scritta tra il 1771 e il 1773

L’etichetta gialla di Aloys Fuchs recita: “N° 1. [prima c’era scritto “14” che è stato cancellato] / Contra=Tanz / composta per l’orchestra / da / Wolfgang Amad: Mozart”.
In basso si legge invece che “[Wolfgang è] nato / 1756”. A metà pagina è segnato quando fu composta: “nel corso del viaggio in Italia / 1771-1773”, e a destra: “(a Vienna / 1791) / Partitura autografa / 80 battute in partitura”.

Vicino all’etichetta c’è il numero del catalogo Köchel in matita: “K 123 (73g)”.

Catalogo Köchel, K 123, contraddanza in sol maggiore
Catalogo Köchel, K.123, contraddanza in sol maggiore

Un’Antologia

Sul retro della busta che contiene il manoscritto c’è una nota di Rudolf Elvers: “Questo autografo è unito ai seguenti autografi per formare un’antologia che è stata poi nuovamente smembrata nell’aprile 1971: [segue l’elenco dei pezzi con i numeri del catalogo Köchel]. Nell’angolo in basso a sinistra si legge il numero “61”.

Intestazione della K 123

Sul primo foglio dell’autografo in alto al centro c’è il titolo “Contradanza”. La “z” è stata riscritta sopra la “s” di “Contradansa”. Sul foglio 2 alla fine del pezzo ci sono segni aggiunti per scherzo, delle facce o qualcosa che assomiglia al monogramma WM.

Interventi estranei

Qualcuno ha scritto nell’angolo in basso a destra del primo foglio il numero di catalogo “K 123”; a pagina 2 in basso, con inchiostro viola, c’è invece la nota di “Aloys Fuchs membro della cappella della corte imperiale di Vienna”, il quale “ne garantisce l’autenticità”.

Sempre sul primo foglio appaiono i nomi degli strumenti: “2 / Cornu [sic], 2 / oboe, Violino / Imo, Violino / 2do, Basso”.

Testimonianze esterne

Il 14 aprile 1770 Leopold inviò da Roma a Salisburgo una contraddanza corredata da informazioni dettagliate sulla coreografia, la cui descrizione corrisponde, forse, alla K 123. Scrisse che “Wolfgang sta bene e che allega alla lettera una contraddanza. Egli vorrebbe che il sig. Cirillus Hofmann vi ideasse una sua coreografia; e, per l’esattezza, vorrebbe che quando il violino secondo suona da solista, a danzare ci fossero solo 2 persone, e che ogni volta che intervengono tutti gli strumenti la compagnia ballasse al completo. L’effetto migliore si otterrebbe se a danzare fossero 5 coppie: la prima che comincia con il primo solo, poi la seconda con il secondo e così via, perché ci sono complessivamente 5 sezioni solistiche e 5 con il tutti”.

K 123, i dati a disposizione

Da quel che scrive il padre, deduciamo che Wolfgang ha allegato alla lettera del 14 aprile una contraddanza. S’è però dimenticato di dire chi l’ha scritta, se lui, il padre, o qualcun altro.

Dai dati che abbiamo a disposizione ricaviamo comunque che:

  1. il foglio piegato allegato alla lettera, per quanto ne sappiamo, non esiste più;
  2. la contraddanza coincide nella descrizione sommaria alla bella copia
    K 123 oggi conservata alla Biblioteca di Berlino;
  3. la K 123 non riporta il nome dell’autore, né la data, o l’indicazione del luogo dove fu scritta;
  4. l’intenzione di Wolfgang era quella di far trarre da Hofmann di Salisburgo i passi delle coreografie;
  5. Leopold aveva chiaro in mente come si potessero organizzare i cinque interventi delle coppie di danzatori, corrispondenti ai solo dei due violini. Le istruzioni, anche se dice siano di Wolfgang, le scrive significativamente lui;
  6. l’intenzione era di eseguirla a Salisburgo, dove ancora non la conoscevano;
  7. c’era una certa urgenza di spedirla a Salisburgo;
  8. i Mozart non parlano d’esecuzioni avvenute in Italia, e spediscono direttamente l’originale;
  9. le bozze del K 123 sono perdute;
  10. la K 123 è in bella copia databile secondo Fuchs al 1771-1773, un anno dopo che Mozart aveva copiato la musica in Roma;
  11. l’unico ad attribuire specificatamente il K 123 a Mozart è Aloys Fuchs, il quale però non è sempre affidabile (vedi ad esempio la faccenda del Minuetto K 122).

Analogie con il minuetto K 122

Wolfgang aveva copiato il Minuetto K 122 e l’aveva spedito a casa. Fuchs ebbe torto a dire che era suo. In quel caso Wolfgang s’era limitato a copiare in bella il minuetto “Pick” in stile viennese, che è di un altro autore nonostante ancora oggi gli sia attribuito. I Mozart avevano trovato quel minuetto senza trio in Italia ed era loro piaciuto, tanto che Wolfgang lo inviò a casa per riutilizzarlo in futuro a Salisburgo. La stessa cosa dovrebbe esser capitata alla contraddanza K 123.

La copia alla biblioteca di Berlino dice che la K 123 è del 1771

Esiste una copia ottocentesca della partitura di Aloys Fuchs e Aloys Unterreiter alla Biblioteca statale di Berlino con la segnatura: mus.ms.15.357. Sulla prima pagina è scritto: “Danza per l’orchestra composta da W. A. Mozart nel 1771 in Italia. / copiato dall’originale di Mozart da Alois Fuchs 1839″. Nell’ultima pagina c’è l’ulteriore annotazione:”secondo l’originale di Mozart / copiato da Aloys Fuchs 1/6 1839”.
Se la contraddanza K 123 è quella allegata alla lettera di Leopold inviata da Roma il 14 aprile del 1770, evidentemente non può esser stata composta nel 1771 come certifica Fuchs.

“Brillantissima”

Secondo Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) “non è improbabile” che questa contraddanza sia stata eseguita nel luglio del 1770 a Bologna nel corso della “brillantissima accademia” dove s’erano riuniti 150 nobili per onorare Wolfgang. Secondo noi, è ancora più probabile che non l’abbiano eseguita in quell’occasione, visto che il manoscritto era già in viaggio da qualche mese per Salisburgo.
La coreografia suddivisa in cinque assoli danzati alternata ai tutti, pensata da Leopold per i suoi compatrioti, male si adattava a una compagnia di 150 nobili bolognesi.
Se poi si pensa a una effettiva esecuzione, dove sono finite le parti separate dell’orchestra? Chi le ha copiate? Nessuna precisazione al riguardo viene da Leopold, da Wolfgang, o da altri documenti.

Scritta nell’aprile del 1770?

Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart), senza dir nulla della magnifica Accademia di Bologna, afferma che la contraddanza fu composta da Wolfgang a Roma tra l’11 e il 14 aprile del 1770. La musica in teoria potrebbe risalire anche a uno, due, o tre anni prima, e provenire da Bologna, da un paese lì vicino, o da Roma, Napoli, Milano. Uno potrebbe ipotizzare ciò che vuole, e con lo stesso grado d’attendibilità.
A Wolfgang la contraddanza potrebbe esser piaciuta così tanto da volerla spedire a casa per farla ascoltare alla sorella. Difatti, nella lettera successiva, le domandò semplicemente se le era piaciuta: “Spero che riceviste quella contradanza che vi mandai nella prima lettera di Roma, scrivetelomi poi tutto, come vi piacque”. Cosa ne pensasse Nannerl però non lo sappiamo, nè si hanno notizie d’una eventuale esecuzione salisburghese.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix datano il pezzo al 14 aprile 1770. Wolfgang l’avrebbe composto a Roma. Questo lavoroi, dicono, non solo ci mostra quanto Mozart fosse ancora preoccupato per la danza, ma anche come i suoi ricordi musicali di Salisburgo si fossero risvegliati. Il ragazzo avrebbe quindi scritto quella musica per il suo paese, e non per l’Accademia di Bologna come ipotizzano Poggi e Vallora.

Per i due musicologi francesi i piccoli soggetti musicali del K 123 “hanno un aspetto essenzialmente salisburghese, talvolta mescolato alle reminiscenze di Rameau e delle danze francesi”. Ma è un’idea tutta loro. Sostengono, che la musica italiana e l’aria respirata in Italia avrebbero contribuito a suggerire a Mozart soltanto il duetto dei due violini. L’osservazione sta troppo sul vago, e potrebbe dimostrare l’influsso sulla contraddanza di Mozart della musica di ogni paese del mondo, dall’Europa sino alle Americhe dove pure si impiegavano strumenti raddoppiati alla terza come nella K 123. L’orchestra che suona il pezzo in realtà non è una vera e propria orchestra. Si dice così per dare più importanza alla composizione. Il basso infatti tace molto, i due violini vanno frequentemente in parallelo e gli oboi si riducono nei tutti a raddoppiare gli archi in ottava. Gli accordi dei corni marcano ogni tanto il tempo, sicché di contrappuntistico e della gloriosa tradizione italiana c’è poco o nulla. Mancano le viole, ma in compenso resta la piacevolezza ritmica di una musica che s’ascolta volentieri, scritta da chissà chi.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 87, K.123, contraddanza in sol maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF I/87, K 123, contraddanza in sol maggiore

Conclusioni

L’attribuzione della K 123 a Mozart è legata a un filo, perché non c’è firma sul manoscritto e l’autore potrebbe essere Leopold, Wolfgang assieme al padre, Wolfgang da solo in autonomia anche se è difficile immaginarlo conoscendo Leopold, o molto più probabilmente una terza persona.

L’autografo non è che una bella copia e non reca neppure il titolo. Dopo che i Mozart tornarono dal loro primo viaggio in Italia, avranno magari riarrangiato la contraddanza per impiegarla in qualche occasione mondana.

Nonostante manchino gli appigli essenziali per attribuire la K 123 a Mozart, alcuni sono d’accordo che l’abbia scritta lui, ad eccezione di Cliff Eisen e altri, che suggeriscono possa trattarsi di un pezzo di qualche altro autore. Stando così le cose, le musiche che Mozart ha composto in Italia oltre alle opere liriche si riducono davvero al lumicino.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it