Gente tanto sciocca

SPROLOQUI di critici nazionalisti

Alfred Einstein pensa che Pergolesi sia un musicista “malaticcio zoppo negroide napoletano”. Dei mozartiani non è il primo a disprezzare Napoli. Nel suo libro biografico Einstein cita Mozart dopo aver scritto che egli “fin da principio giudicò gli uomini con particolare acutezza” e non solo, abituato com’era ad osservare “da dietro le scene”.

“Il re è stato rozzamente educato alla napoletana”[1]

Einstein ci tiene a sottolinearlo, senza aggiungere chiarimenti, sicchè il lettore è convinto che il pensiero di Wolfgang “artista non di questa terra” (secondo lui) sia solo irriverente, mica razzista.

Einstein scrive laconicamente che il re di Napoli è “un burattino”, e a (s)proprosito di Napoli cita Leopold Mozart: Vorrei “che il popolo non fosse così empio”, “certa gente non s’immagina nemmeno lontanamente di essere tanto sciocca”. E non se l’immagina neppure la musicologia tedesca.

[1] “Sotto il Regno di Ferdinando furono portati a compimento alcuni progetti iniziati dal padre, come gli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano, la fabbricazione delle Porcellane di Capodimonte e la Reggia di Caserta capolavoro di Luigi Vanvitelli. Ferdinando fece costruire il teatro dell’opera buffa che prese il suo nome (quello dell’opera seria ebbe il nome del padre). Istituì il centro di selezione equina di Serre, fondò la manifattura di San Leucio per la produzione della seta. Il primato di Napoli fu l’industria tessile con macchinari all’avanguardia per l’epoca. Il borgo attorno alla sede di produzione, dava lavoro a migliaia di persone. Un sito che oggi è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Nel 1778 trasferì nel Palazzo Reale di Napoli la fabbrica di arazzi napoletani, apprezzati in tutto il mondo per la loro qualità. Sul finire del settecento fece erigere nella zona di Ponte Nuovo a San Lorenzo, il Teatro San Ferdinando ………..”(http://www.vesuviolive.it/…/73895-ferdinando-iv-re-nasone-…/).

Del viaggio a Napoli e dei contenuti razzisti abbiamo scritto in dettaglio nel libro Mozart la caduta degli dei

Lo “scribacchino”

SPROLOQUI di critici nazionalisti

Alfred Einstein, che aveva definito Pergolesi “negroide zoppo malaticcio napoletano“, se la piglia anche con l’eccelso Petrosellini, che lui definisce lo “scribacchino” di Paisiello.

“Le barbier de Séville avrebbe potuto contraddistinguersi dalle solite Opere buffe; ma tale originale venne invece indebolito e rovinato da Giuseppe Petrosellini, lo scribacchino di Paisiello” (Einstein, Mozart)

Ora si sa che il Barbiere di Siviglia musicato da Paisiello nel 1782 alla corte della zarina Caterina II non è di Petrosellini ma di anonimo poeta e che Petrosellini, checché ne dica Einstein, era abilissimo librettista, autore celebrato di opere di Anfossi, Cimarosa, Salieri le quali avevano fatto il giro d’Europa. Petrosellini godeva di enorme prestigio presso tutti gli ambienti letterari. Seppe distinguersi infatti da Goldoni per uno stile straordinariamente personale. Altro che “scribacchino”. Ma lui era poeta arcade e purtroppo l’Arcadia i musicologi tedeschi non sanno neppure cosa sia.
Nel Ritorno di don Calandrino di Cimarosa del 1778 sullo splendido libretto di Petrosellini si potranno apprezzare pagine che potrebbero appartenere a Così fan tutte del 1790 solo scritte 12 anni prima (questo Einstein non lo dice, noi sì in Mozart la caduta degli dei).