K 143 Recitativo e aria per soprano

“Ergo interest, an quis”, “quaere superna”;
Recitativo e aria per soprano, 2 violini, viola e basso K 143

Musica: ? (C’è una copia del K 143 fatta da Mozart presumibilmente dopo il 1772).
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Recitativo in C; Aria in 3/4.
Organico: [2 violini, viola, basso].
Tonalità: sol maggiore.

Fonti: L’autografo è alla Biblioteca del Congresso di Washington., segnatura ML96.M97.
Lettere: Nelle lettere del 3 febbraio 1770, e del 4 agosto 1770 si parla genericamente di mottetti.

Lo stato del manoscritto K 143

L’autografo del recitativo e aria per soprano e archi K 143 (WSF 1/79), alla Biblioteca del Congresso di Washington, è costituito da 4 fogli in formato orizzontale 22.7: 29.7 cm, con 10 pentagrammi a pagina: la carta è granulosa e la filigrana non è non riconoscibile. Le pagine scritte sono 7 e non sono numerate. L’inchiostro è marrone nerastro. Nella prima pagina in alto a sinistra è probabilmente l’editore André ad aver scritto in inchiostro nero “N.2”, mentre è forse stato Stadler a aggiungerci il titolo “Aria per un soprano” in inchiostro marrone. In alto a destra a matita qualcuno ha scritto gli strumenti, “2 volini, viola, Basso e Soprano”. Nel bel mezzo c’è come al solito Nissen, secondo marito di Constanze Mozart, che certifica la grafia: “di Mozart e di sua mano”. Sul lato destro l’editore André ha aggiunto la data approssimata 177- e sopra con inchiostro tendente al rosso c’è “239”, che è il numero di catalogo di Gleissner. In basso a sinistra la sigla B&H sta per Breitkopf & Härtel, che hanno visionato il K 123 “il 2 Novembre 1799”. Sulla destra in basso c’è il numero “/ 77 /” del catalogo André. Sul margine sinistro, scritta in verticale, c’è l’annotazione più recente con il numero “Köchel 143”.

Alle battute 3/4, 18/19, 23/24, 32/33, 42/43, 52/53, 62/63, 70/71, 79/80, 87/88, 96/97 prima o dopo la stanghetta di battuta, sono i numeri da 2 a 12, aggiunti forse in seguito dall’incisore e indicano l’inizio di un nuovo sistema di pentagrammi.

Una bella copia

Tutti hanno scritto qualcosa tranne Mozart che, a parte la musica, non ha messo nè nome, né data, né firma. Wolfgang, secondo NMA, ha segnato alcune crocettine sopra la parte di violino a intervalli abbastanza regolari di battute, che erano serviti probabilmente in fase di copiatura, da parti separate, per non perdere il segno. Compaiono infatti alle battute 8/9, 23/24, 28/29 , 38/39, 47/48, 57/58, 66/67, 75/76, 83/84, 91/92, 100/101 .

K 143, crocetta in alto a destra nella parte del violino I

K 143. Alcune criticità

Non ci sono copie e stampe antiche. L’AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart, ha fatto affidamento solo su questo manoscritto. L’autore del libretto è sconosciuto.
Nella musica, Mozart non ha segnato quasi nulla, manca anche il tempo, lo stacco, e il nome degli strumenti. Il testo latino, seppur breve, è scorretto laddove Mozart al posto di “terrena” scrive “terena”, per 5 volte consecutive.
A battuta 25 dell’Aria Mozart mette due fa# ai secondi violini e l’edizione critica lo corregge, dicendo che Mozart ha sbagliato! Come? C’è chi insiste nel dire che Mozart anticipa la cosiddetta “seconda Scuola di Vienna”, ed è alla costante ricerca di soluzioni dissonanti. Qui, per coerenza, si dovrebbe far eseguire il pezzo così come l’ha scritto l’autore. Perché tutti lo cambiano?

K 143 errore a battuta 49 edizione a stampa
K 143 correzione a battuta 49 dell’edizione a stampa

K 143 errore a battuta 49, manoscritto
K 143: battuta 49, come si vede nella bella copia di Mozart

L’errore del copista

Mozart copia in bella e dimentica di scrivere le note del canto! Non sta certo componendo! Nella battuta 49, per concludere la frase, mancano almeno una nota, due pause e il testo cantato “sunt” che nell’originale, dal quale Mozart deve aver copiato, erano probabilmente analoghi a quelli di battuta 98 (qui sotto a sinistra). Le edizioni moderne, infatti, pescano da battuta 98 e completano la battuta 49 del soprano lasciata in bianco da Mozart, come si vede nella terza immagine qui di seguito.

battuta 98 della versione a stampa
K 143 battuta 98 della versione a stampa

Mozart s'è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143 Mozart s’è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143
Risultato finale, ottenuto ricostruendo la battuta che Mozart ha dimenticato di copiare

A battuta 94 la frase originale terminava con un sol che Wolfgang ha successivamente cancellato, allungando la frase cantata.

K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K143 battuta 94 della versione a stampa
K 143 battuta 94 della versione a stampa

L’autografo del K 143

Il recitativo e aria “Ergo interest, an quis”, “Quaere superna” K 143 è scritto in stile italiano. I contorni melodici non hanno i caratteri della musica di Mozart. L’autenticità del pezzo non può essere provata per quella strada. Non c’è riuscito chi l’ha fatto in base all’analisi stilistica. Si finisce a prestar fede al giudizio dell’orecchio.
Non ci sono neppure prove esterne, che possano farci dire che è di Wolfgang. Leopold Mozart, nella lettera inviata da Milano il 3 febbraio 1770, parla di 2 mottetti latini di Wolfgang scritti per due castrati, e Wolfgang afferma nel poscritto alla lettera del padre del 4 agosto 1770, inviata da Bologna, che lui, oltre alle arie, ha “anche scritto un Mottetto”. Ma non dice affatto come s’intitola, non dà suggerimenti circa la musica. La bozza di quel mottetto è certamente andata perduta.
L’autografo del K 143 non rivela nulla dell’autore reale. Questa unica fonte è una bella copia, redatta forse tra il 1772-1774, come pare dallo studio della grafia. Potrebbe benissimo riprodurre un’opera di un altro compositore, come capita ad esempio per il minuetto K 122.

Ipotesi ad hoc

Questo brano “non è affascinante dal punto di vista compositivo”, e a
Hellmut Federhofer sembra impossibile che Mozart se lo sia copiato per studio. Egli presume sia autentico perché è insignificante! Il suo ragionamento “scientifico” pretende di entrare nella testa di Mozart e sindacarne i gusti.
Probabilmente a Mozart il pezzo piaceva, se l’ha scritto. Federhofer insiste invece a dire, che se Mozart l’avesse copiato per studio, avrebbe scelto di meglio. Questo escluderebbe, secondo lui, che il pezzo l’abbia composto qualcun altro! L’ipotesi ad hoc di Federhofer contraddice quelle altre solite ipotesi ad hoc, cioé che il pezzo è brutto e quindi non può essere di Mozart. La cosa varrà ad esempio per il concerto per violino e orchestra K 268, come abbiamo visto in dettaglio nei nostri libri Mozart La caduta degli dei.

Questioni di autenticità

Nessuno ha mai sollevato dubbi circa l’autenticità del K 143, e questo basta alla NMA per includerlo tra i pezzi autentici.
Ci aveva già pensato Köchel a inserirlo tra le opere “certe”, e la sua decisione è confermata nell’ultimo aggiornamento del catalogo. Lui lo data al 1772, ma da quello che ipotizza potrebbe essere anche del 1779. Insomma nessuno ne sa nulla, e il riferimento, in nota, è sempre quello della lettera di Leopold del 1770, quella nella quale si parla solo di generici mottetti.

Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria

Gli commissionano 2 mottetti ma riesce a finirne solo 1

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che il K 143 è stato composto a febbraio del 1770, e precisano pure il luogo dove fu eseguito: a Milano, cioè nel palazzo del governatore Firmian. Danno per certo che sia uno dei due mottetti dei quali parla Leopold nella lettera del 3 febbraio 1770, anche se riportano la lettera del 4 agosto 1770, in cui Mozart, facendo un po’ il sunto della sua produzione, dice d’aver scritto in tutto un solo mottetto. Ora si sa per certo che:

  1. quel Recitativo e Aria hanno carattere operistico;
  2. i pezzi non sono firmati, non hanno data né luogo, e sono una bella copia;
  3. l’originale è perduto;
  4. la musica è databile circa a dopo il 1772.

Quello che è scritto nella voce del catalogo di Poggi e Vallora non è supportato pertanto da alcuna prova. C’è da dubitare persino dell’autore, che molto probabilmente non è Mozart.

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) dà per certo che sia “un mottetto latino” e che è stato scritto a Milano tra l’1 febbraio e il 5 febbraio 1770. Anche ammesso che la lettera di Leopold parli proprio di questo K 143, come è possibile retrodatare la composizione? Mozart stava scrivendo un mottetto (generico) nella lettera del 3 febbraio e entro l’agosto pare ne abbia finito uno solo. Nei primi giorni di febbraio il mottetto non era ancora pronto.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix esprimono idee originali riguardo al mottetto K 143, da loro numerato al WSF I/79. L’origine di questa aria religiosa, dicono, “ci viene rivelata da un passaggio di una lettera di Leopold Mozart”. I due musicologi la citano espressamente. Leopold scrive da Milano a sua moglie il 3 febbraio 1770, ma non dice esattamente di che pezzi di musica stia parlando. “Wolfgang non può scriverti oggi, perché sta componendo due mottetti latini per due castrati, uno dei quali ha quindici anni e l’altro sedici. Questi giovani lo hanno pregato di farlo; e poiché sono i suoi compagni e cantano molto bene, non poteva rifiutare”. D’altra parte, Mozart di quei mottetti riuscì a finirne uno solo. Da Bologna, il 4 agosto successivo, Wolfgang scriverà infatti a sua sorella che ha composto in Italia “cinque o sei brani, oltre a un mottetto”. Wyzewa e De Saint-Foix , forse presenti a quella scena, assicurano che il mottetto a cui Mozart fa riferimento è “evidentemente” l’Offertorio K 117.

Un mottetto di troppo

Anche il K 143, pur essendo solo un’aria, solletica la curiosità dei due musicologi francesi. Si tratta di un pezzettino, ma chi può negare, secondo loro, che facesse parte di un’opera di più ampio respiro. “Potremmo considerarlo un piccolo mottetto isolato”, così dicono, e il K 143 deve essre “sicuramente” il secondo di quei “due mottetti” menzionati dal padre! E com’è possibile? Il fatto che Mozart ne abbia composto alla fin fine uno solo, com’ebbe a riconoscere nella lettera successiva, dovrebbe inficiarne il ragionamento. Per loro è invece “indiscutibile” (parola che non ha nulla di scientifico) che questo numero sia stato composto contemporaneamente all’aria intercalata del motetto K 117, e che quindi risale come il mottetto K 114 al primo soggiorno a Milano! L’ipotesi è affascinante, ma si regge sul nulla.

Trascendentale?

Questo pezzo di chiesa, che secondo Federhofer non ha nulla di trascendentale, anzi è ben poca cosa e per nulla mozartiana, per Wyzewa e De Saint-Foix è al contrario quanto di più mozartiano possa esistere. Si tratterebbe di “una piccola opera”, molto simile a quelle che il bambino comporrà nel marzo del 1770 “per dimostrare di essere capace di scrivere una”. Ma non aveva già scritto la Finta semplice?

Assomiglia a un pezzo spurio

Il pezzo non indica l’organico che comunque si limita agli archi, eppure per Wyzewa e De Saint-Foix la strumentazione così generica ricorda “quella della sinfonia milanese K 95”, il cui manoscritto è perduto, della quale però non si può essere certi né della data di composizione, né del luogo, né dell’autore.

A lezione da Padre Martini

L’aria deve esser piaciuta ai due musicologi, ma il recitativo proprio no. La musica, osservano, “non attesta il minimo sforzo di espressione religiosa”. Al fanciullo “le lezioni di padre Martini non hanno ancora fruttato la possibilità di un uso propriamente religioso del genio italiano”. Wolfgang “si è limitato a improvvisare un piccolo recitativo secco operistico, di quelli più insignificanti al mondo” che finisce nella solita cadenza. Di quello che gli ha insegnato Martini, Wolfgang evidentemente non aveva trattenuto nulla, anche perché a ripetizione da Martini ci andrà, forse, qualche mese più tardi!

Effetti un poco comici

La parte principale dell’aria è “una vera cantilena d’opera”, molto dolce e cantabile, ma “senza alcuna relazione con il significato delle parole”; “è anche un po’ comico vedere come Mozart, la seconda volta che appaiono le stesse parole, usi una modulazione inaspettata e sorprendente, mentre la prima volta lo stesso testo non ha dato luogo a nessun accidente dello stesso tipo”. Le cadenze sono ancora “piuttosto rudimentali” e l’intera aria “è lontana dall’avere una parvenza vocale”. È una melodia strumentale, “altrettanto piacevole da ascoltare quando viene suonata per la prima volta dal violino, così come quando viene intonata dalla voce”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria

Conclusioni

Ma ancora più particolare è che, nonostante manchi quasi tutto per attribuirla a Mozart, ognuno ne parli come di cosa familiare, dando per certo dove fu scritto il K 143, quando, e pure il luogo esatto. Tanta sicurezza ha fatto sì che il recitativo e l’aria fossero inclusi tra i lavori certamente autentici del compositore, e che il pezzo operistico fosse da considerarsi, per ragioni di fede, un mottetto.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 81 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 81 n.44

Musica: manca l’autografo.
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in 4/4; Andante in 2/4; Allegro molto in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 violini, viola e basso.
Tonalità: re maggiore.

Fonti: manca l’autografo. Una copia delle parti del primo Ottocento l’attribuisce a Wolfgang; una copia della partitura del primo Ottocento l’attribuisce a Leopold; anche il catalogo Breitkopf del 1775 attribuisce la sinfonia a Leopold.
Lettere: Il K 81 non compare in nessuna lettera, nonostante qualcuno dica di sì, riferendosi a quella del 25 aprile 1770 inviata da Wolfgang alla sorella. Da Roma parla genericamente di una sinfonia che deve essere finita, non della sinfonia in re K 81.

Manca l’autografo

Il manoscritto autografo della sinfonia K 81 non c’è più. Quindi non è possibile dire con certezza chi l’abbia scritta, dove e se l’abbiano eseguita.

Una copia l’attribuisce a Wolfgang

C’è una copia tarda dell’Ottocento che attribuisce questa sinfonia in re a Mozart. Si tratta di parti orchestrali che provengono dal fondo di Aloys Fuchs, e che ora si trovano nell’archivio degli Amici della Musica di Vienna, con la segnatura: XIII 20026 (Q 18464).
Il titolo è questo: “Sinfonia / à / 2 Violini / Alto Viola / 2 Oboe / 2 Corni in D. / con / Basso. / Del Sig.re Cavaliere Wolfgango Amadeo Mozart. / in Roma 25. aprile 1770″.
Nell’angolo in alto a sinistra della stessa pagina è la nota di Aloys Fuchs: “Dono / di Aloys Fuchs / il 25/9 1843″.

Un’altra copia l’attribuisce a Leopold

Una copia della partitura è alla Staatsbibliothek di Berlino con la segnatura mus.ms. 15.235/12. Sono 21 pagine in formato orizzontale, con 12 pentagrammi a pagina. Questa sinfonia K 81 è unita all’altra sinfonia in re maggiore K 84. Tutte e due, la K 81 e la K 84 sono dette di Leopold Mozart. Sull’etichetta il titolo scritto da Aloys Fuchs recita infatti: “2 / Sinfonie in D# / per l’orchestra composte / da / Leopold Mozart”.
Un’altra mano, tempo dopo, ha corretto, non si sa perché: “composte da W.A. Mozart / Maestro di cappella a Salisburgo”. Oltretutto, se si fa riferimento al viaggio in Italia, Wolfgang non era Maestro di cappella a Salisburgo.

Partitura della K 81 attribuita a Leopold Mozart

La musica della partitura della K.81 attribuita a Leopold nel manoscritto di Berlino è la stessa della copia viennese, in parti separate, attribuita a Wolfgang.

Catalogo Breitkopf

Nel catalogo del 1775 dell’editore Breitkopf di Lipsia la sinfonia K 81 è attribuita ancora a Leopold Mozart, come si vede nella prima immagine in alto.

Chi è il vero autore?

Essendo attribuita a Leopold Mozart, e solo in seguito a Wolfgang, è molto probabile che la K 81 sia proprio di Leopold, o, perché no, di qualche altro compositore. La doppia attribuzione può significare infatti anche quello. Manca l’originale da cui qualcuno l’ha tratta, e i tempi e i luoghi dell’operazione ci sono per ora sconosciuti, nonostante il catalogo Köchel l’abbia considerata di Wolfgang.

Catalogo Köchel, K.81, Sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 81, Sinfonia in re maggiore

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix sanno che l’autografo di questa sinfonia è sconosciuto, e che esiste una vecchia copia alla Società viennese degli Amici della Musica con l’etichetta che attribuisce la sinfonia a Wolfgang. Lì la data è Roma, 25 aprile 1770, mentre Wyzewa e De Saint-Foix la spostano al 27 aprile, calcolando non si sa come che Mozart avrebbe finito di scriverla due giorni dopo! Questa etichetta non è però scritta né da Mozart stesso né da suo padre, ed è ovvio secondo loro, che il copista non se la sia inventata ma l’abbia tratta dal manoscritto autografo.

Scienziati senza alcun dubbio

Per i due musicologi francesi questa sinfonia K 81 è “senza dubbio” quella di cui Mozart ha parlato a sua sorella nella lettera romana del 25 aprile 1770: “terminerò una sinfonia … un’altra mia sinfonia è ora dal copista che altri non è se non mio padre”. La sinfonia che il ragazzo stava “terminando” dicono sia questa K 81 in re maggiore; mentre l’altra, che il padre stava copiando, scrivono che è “senza dubbio”, o la K 97 o la K 95, entrambe in re maggiore, propendendo molto più la seconda, in quanto il carattere italiano è più accentuato. L’importante è crederci. La situazione lascia aperti molti dubbi, a differenza delle certezze che guidano questi due studiosi.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 89, K.81, Sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 89, K.81, Sinfonia in re maggiore

Il mito di Mozart

La teoria dominante è quella del mito del genio assoluto. Essendo Wolfgang il prodigio, il novello Apollo, a differenza di Leopold che è considerato sostanzialmente un mediocre, è ovvio che abbia scritto lui le musiche quando era in Italia. Anche se lavorava fianco a fianco con il padre, a Wyzewa e De Saint-Foix pare assurdo che Leopold abbia composto qualcosa di decente. Come potrebbe avergli suggerito le melodie, avergliele armonizzate, se a Wolfgang le composizioni già sgorgavano di getto, senza fatica alcuna, senza bisogno di sedersi neppure al cembalo. Erano già complete nella sua mente, come recitava la lettera falsa al Barone von P. scritta nell’Ottocento. L’aiuto che avrebbe potuto dargli il padre, a parte il fargli da copista, era del tutto superfluo date quelle false premesse. Queste sono però invenzioni romantiche che rimbalzano ancora nel Novecento nelle biografie mozartiane, compresa quella dei due studiosi francesi.

Ipotesi ad hoc

Nel caso di difficoltà insormontabili, come l’attribuzione esplicita della K 81 a Leopold, i musicologi Wyzewa e De Saint-Foix creano ipotesi ad hoc. Leopold Mozart, dicono, avrà probabilmente fatto solo il copista dei lavori del figlio. Avrà ricopiato in bella anche la sinfonia K 81, come ha fatto con tutto il resto, e questo spiegherebbe perché nei cataloghi di Breitkopf del 1775 la sinfonia è considerata un lavoro di Leopold Mozart. L’editore avrà preso per buona la sua grafia. E se a sbagliare fossero stati loro, invece di Breitkopf?

Essi presuppongono che la lettera del 25 aprile 1770 si riferisca proprio a questa sinfonia, e sottovalutano il fatto che manca l’autografo, presumendo che il copista ottocentesco abbia riportato data, luogo e firma dal manoscritto originale. Quante cose scientificamente azzardate! Esiste invece una copia della partitura, riferibile anch’essa a Fuchs, che attribuisce il lavoro a Leopold, oltre al catalogo Breitkopf.

Cosa serve d’altro per fare uscire la K 81 dal catalogo Köchel? Quali criteri scientifici obbligano a lasciarcela? Forse hanno a che vedere con interessi commerciali? Che fine ha fatto la scienza?

Riserve su Leopold

L’analisi stilistica di Wyzewa e De Saint-Foix è, del resto, pura speculazione: “Possiamo aggiungere senza timore – dicono – che, soprattutto, non vi è una nota di questa sinfonia che possa venire dall’invenzione pesante e banale di Leopold Mozart”. Come fanno anche solo a pensarlo?

Errori inspiegabili

Gherardo Casaglia si spinge più in là, parlando di “errore”, perché secondo lui, chi l’ha attribuita a Leopold ha sbagliato. Ma si guarda bene dal dire il perché.

Definitivamente riconsegnata nelle mani di Wolfgang

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) ritengono che questo lavoro appartenga al gruppo di sinfonie italiane scritte “in vivace successione” tutte nel 1770. Scrivono che è stata attribuita a Leopold “prima di essere riconsegnata definitivamente nelle mani di Mozart”. Ora, in scienza non v’è nulla di definitivo, men che meno in una materia come questa se l’autografo non c’è, e se si ignorano tutti i documenti che contraddicono questa idea.

La musicologia finisce così per somigliare alla peggiore metafisica, alla stregoneria di bassa lega, e, cieca di fronte a quel che dicono i manoscritti, pretende di insegnare agli altri a non vedere.

Sigillo d’autenticità

A mo’ di sigillo, Poggi e Vallora riportano il giudizio di Alfred Einstein, cugino del più noto scienziato, il quale ritenne strano che Leopold avesse scritto qualcosa in Italia per far concorrenza a suo figlio. Partendo da questo preconcetto, Einstein attribuì senz’altro la sinfonia a Wolfgang, dimenticandosi di tutto il resto. Secondo lui la sinfonia è riuscita meglio delle altre, e quindi la cosa sarebbe ancora più assurda se fosse del padre. Quanta fiducia riponeva Einstein nella capacità musicali di Leopold! Ma non è Leopold che ha insegnato tutto al figlio?

Accadde l’inimmaginabile

I musicologi non sono disposti anche solo a immaginare che Wolfgang abbia fatto eseguire a nome suo una sinfonia del padre. Il genio non può fare di queste cose.
Se la sinfonia K 81 è di Leopold, come gli indizi fanno supporre, e Wolfgang la stava completando a Roma il 25 aprile 1770, dicendo che è sua, come scrive nella lettera, questo è un gran problema. Mette in discussione la veridicità delle lettere, le attribuzione dei pezzi precedenti, contemporanei e a venire, la credibilità di Wolfgang e di Leopold, che gli ha fatto da spalla.
Mancando il manoscritto autografo, ed essendoci delle copie, una pro Wolfgang e l’altra pro Leopold, e un catalogo ufficiale di Breitkopf a sancire che è del padre, viene da chiedersi, che valore abbiano le attribuzioni di questa sinfonia a Wolfgang.
Ci sono infatti dei musicologi che spingono perché sia levata definitivamente dal catalogo Köchel.

Conclusioni

In una lettera del 1781 Leopold scrisse che Breitkopf non aveva in catalogo che alcune sonate di Wolfgang e che altre cose del figlio non le aveva ancora viste. Il catalogo Breitkopf del 1775 ha quindi tutte le ragioni per dire una volta per tutte che la sinfonia K 81 è di Leopold, il quale, stando ai precedenti, chissà dove l’avrà presa, e chissà quando l’avrà composta. Altro che viaggio in Italia!

Nella K 81 sono tipiche di Leopold le ripetizioni vuote dell’Andante in 2/4. La sua firma appare nell’ultimo Tempo, quello di caccia in 3/8. Lui sì che era appassionato di quel genere leggero di musica descrittiva senza grandi pretese: Nozze contadine con versi, urla e spari, Viaggi in slitta, e, perché no, una sinfonia di caccia. L’avrà forse riciclata per il suo viaggio in Italia?

Stesso problema di attribuzione si ritrova nella sinfonia K 84, che come questa è di Leopold, ma ne parleremo in un prossimo articolo. Tutte e due le sinfonie K 81 e K 84 se ne stanno ancor oggi indisturbate nel catalogo Köchel come fossero autentiche e certificate.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 79 “Oh, temerario Arbace!”; “Per quel paterno amplesso”

Recitativo e Aria K 79 per soprano e orchestra

Musica: Il Recitativo e Aria K 79 non sono firmati da Mozart.
Testo: Tratto dall’Artaserse di Metastasio (Atto II Scena XI) [manca la seconda parte dell’Aria, che Mozart non ha musicato].
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Aria: Moderato in 3/4;
Organico: 2 violini [su due sistemi], 2 oboi [su due sistemi], 2 Corni [2 su un sistema, poi cancellato], 2 fagotti [su un sistema], 2 viole [su un sistema], soprano e basso [su due sistemi].
Tonalità: Recitativo [in mib maggiore], Aria in sib maggiore.

Fonti: il manoscritto è alla Biblioteca Statale di Berlino, segnatura: Mus.ms.autogr.W.A.Mozart.79.
Lettere: Il K 79 non compare in nessuna lettera, nonostante qualcuno indichi quella del 4 agosto 1770 da Bologna, perché lì si parla genericamente di Arie e non del K 79.

Una versione parzialmente autografa

Il manoscritto del K 79 non è autografo, come sostiene Cliff Eisen, ma parzialmente autografo, cioé scritto da Wolfgang, Leopold Mozart e altri. Comprende 10 fogli con 17 pagine scritte, e le facciate 9 verso e 10 verso sono lasciate in bianco. La larghezza della pagina è di 31,5 x 23 cm, rifilata sul bordo inferiore.

Per ogni pagina ci stanno 10 pentagrammi, con i fogli numerati a matita nell’angolo in alto a destra da 1 sino a 7. Manca la numerazione da 8 a 10.

La carta è di origine olandese, giallastra, e l’inchiostro varia da marrone scuro a marrone chiaro. Il recitativo, che comincia in mib maggiore è scritto dal foglio 1 recto al 2 verso, mentre l’aria in si bemolle maggiore va dal foglio 3 recto al 9 recto.

Questioni di autenticità

Quel che più conta, è che sul primo foglio manca la firma autografa di Mozart, e non sono segnati nè il luogo e neppure la data di completamento del lavoro. In compenso ci hanno scritto molte mani estranee, ad esempio nell’angolo in alto a sinistra c’è un “N. 9” cancellato, e ricorretto a fianco con il “N. 21”. Al centro qualcuno ha annotato che il pezzo K.79 è “completo”. Di seguito un altro ha scritto e poi cancellato che il pezzo “alla fine sembra essere stato rielaborato”. A destra si legge invece che è “di Mozart e di sua mano”, e quello dovrebbe averlo aggiunto Georg Nikolaus Nissen, secondo marito di Constanze Mozart. Nissen, come al solito, non ha tenuto conto degli interventi e delle correzioni di Leopold. Sul margine destro superiore Anton André ha suggerito la data in inchiostro nero: “176-“. La musica, secondo lui, potrebbe esser stata scritta dal 1760 al 1769!

A testimonianza del passaggio di mano in mano del manoscritto, sul margine destro inferiore Franz Gleissner in inchiostro rosso ha segnato “N° 73”, che corrisponde al numero del suo catalogo; in fondo alla pagina a matita: “24” è invece il numero di catalogo di Anton André; al centro Julius André, organista e compositore, ha precisato: “63”, che è un altro numero di catalogo; mentre a destra una mano sconosciuta ha finalmente scritto a matita “K.79”, ossia il numero di catalogo Köchel, quello che usiamo anche noi.

Catalogo Köchel, K.79, Recitativo e Aria per soprano e orchestra
Catalogo Köchel, K.79, Recitativo e Aria per soprano e orchestra

Mozart copia in bella o compone di getto?

La fonte manoscritta di questo Recitativo e Aria K.79 per soprano e orchestra è una bella copia a più mani. Che non sia l’originale, lo conferma il fatto che Mozart sbaglia a scrivere, confonde a volte i pentagrammi ed è costretto a riordinare la partitura. Da pagina 7 la grafia cambia notevolmente (lo si vede nell’immagine in cima a questo articolo), il tratto della penna si fa molto più sottile e chi scrive deve aggiungere battute per correggere quel che ha fatto. Sono i tipici errori d’un copista che ha davanti a sè una brutta copia. Poiché questa non ci è stata tramandata, mancando il nome dell’autore, data e luogo, l’Aria potrebbe essere stata composta da chiunque. Mozart e altri semplicemente l’hanno copiata in bella. Il lavoro è comunque il risultato di un assemblaggio di parti diverse, pieno di rasature e cancellature.

La conoscenza “perfetta” dell’italiano,
e altri problemi

La conoscenza della lingua italiana non doveva essere particolarmente raffinata. Il soprano comincia l’Aria cantando “Ach” alla tedesca, invece di “Ah!” alla Metastasio.;”difendi mi il re” è al posto di “difendimi il mio re”, mentre “d’uin” è cancellato e provvidenzialmente sostituito da “d’un”; “testeso” è rimasto così com’era, forse perchè anche il correttore avrà pensato fosse giusto, e invece no. Avrebbero dovuto scrivere “te stesso” come corregge NMA.

I valori delle note sono spesso corretti, altrimenti la metrica della misura non avrebbe funzionato. Anche certe note sono state sostituite. Andrebbero invece ricostruite come Mozart le ha scritte, e riproposte all’ascolto tali e quali, se fosse vera la teoria che Mozart anticipa la cosiddetta “seconda scuola di Vienna”.

La metrica della misura a volte non funziona per eccesso o mancanza di valori. Ogni tanto si nota l’intervento di una mano estranea, verosimilmente quella di Leopold, che risistema, risolve le abbreviazioni copiate da Wolfgang così com’erano sul libretto, ad esempio “Arb:” in “Arbace”.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix catalogano il Recitativo e Aria K 79 per soprano e orchestra al numero WSF83. Scrivono che Mozart, rispetto agli altri pezzi, non s’è dedicato qui all’espressione dei sentimenti, ma si limita a seguire e accentuare il ritmo delle parole. Nonostante manchi l’indicazione del luogo e la data nel manoscritto, Wyzewa e De Saint-Foix lo collocano a Milano nel 1770, e, come capita frequentemente nel loro libro, precisano addirittura il mese di marzo. Scrivono che il recitativo è semplice, ma che ha figure interessanti di accompagnamento. Quanto all’Aria, che inizia senza introduzione strumentale, osservano che si limita a raddoppiare con gli strumenti il canto, in una struttura semplificata senza il da capo. C’è solo una breve sezione centrale a far da intermezzo patetico e una ripresa un poco variata, che secondo i due musicologi francesi s’incontrerà di nuovo nel Mitridate.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 83, K.79, Recitativo e Aria per soprano e orchestra
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF83, Recitativo e Aria K 79 per soprano e orchestra

Gli errori del copista

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) ritengono che quest’Aria sia scritta per Milano. Lo ipotizzano perché non c’è scritto da nessuna parte il luogo. Sottolineano giustamente che la data esatta è sofferta, perché certi la situano al 1766, cioé quando Mozart era a Londra, altri la riferiscono al soggiorno a Vienna del 1768. Nessuno, compresi i due critici musicali, solleva il dubbio che a scrivere sia stato il padre, o qualcun altro, e che a copiare in bella sia stato Wolfgang, nè si prendeno la briga di analizzare carta, filigrana, testo, varianti, ed errori “del copista”. A studiare il manoscritto si constata invece che Wolfgang stava copiando e che l’operazione è stata per lui piuttosto difficoltosa.

Conclusioni

Se il pezzo fosse del 1770, come dicono in molti compreso Cliff Eisen nell’Enciclopedia Mozart della Cambridge, come si può pensare che Wolfgang, a distanza di pochi mesi, sia stato in grado di comporre in modo autonomo il Mitridate, se non aveva padronanaza della lingua italiana sufficiente ad affrontare un’Aria come questa K.79. Chi gli ha scritto l’Aria K 79 e chi l’Opera?



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it