K 207, Concerto per violino in sib

Mozart, K 207, concerto per violino

Musica: il nome dell’autore del concerto K 207 è stato aggiunto sul manoscritto insieme alla data del 14 aprile 1775, ma la scrittura è manomessa, e perciò firma, luogo e data sono dubbi.
Luogo: Salisburgo?
Data: sul manoscritto si trovano più date che si contraddicono tra loro.

Movimenti: [Allegro moderato] in C, [Adagio] in 3/4, Presto in 2/4;
Organico: oboe I e II, corno I e II in sib, violino principale, violino I e II, viola, violoncello e basso;
Tonalità: Allegro in sib, Adagio in mib, Presto in sib.

Fonti: il manoscritto parzialmente autografo è alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia. La segnatura è Mus. ms. autogr. W. A. ​​Mozart 207. 211. 216. 218.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere al Concerto K 207.

Lo stato delle fonti

I concerti rimasti sono 5: gli autografi di K 207, K 211, K 216, K 218 (primo movimento) sono alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia, mentre il K 219 è a Washington.

Descrizione dell’autografo

La partitura autografa, che NMA chiama fonte A, è alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia, proveniente dalla Biblioteca Statale Prussiana di Berlino. Il K 207 sta in una raccolta assieme ai concerti per violino K 211, K 216 e K 218. La rilegatura è in cartone marmorizzato giallo marrone di 23,5 x 17,5 cm di larghezza con angoli e dorsi in cuoio; l’interno delle copertine è decorato in oro con un motivo floreale. Su tre etichette in pelle con goffratura dorata si legge: “MOZART / violino / concerti / K. V. / 207. 211 / 216. 218 Autografo”.
Sulla copertina anteriore, nell’angolo in alto a sinistra, c’è l’etichetta bordata di rosso “Mozart / Aut. K 207. / 211. 216. 218”, e vicino l’altra iscrizione di mano di Leopold Mozart: “5 / Concerti / per il / Violino / Il 1:mo in B. Il 2:do in D./ Il 3:zo in G. Il 4.to in D / Il 5:to in A”. Nella raccolta attualmente i concerti sono solo 4, perché il quinto è finito a Washington.
Georg Nikolaus Nissen ha aggiunto, ma siamo già in pieno Ottocento: “5ta classe / delle piccole / opere / di Mozart”.
Sopra l’etichetta si legge “1. 2. 3. 4. 5. Concerti, / Quartetti, / Quintetti. / Secondo il catalogo”.
Nissen sul bordo inferiore, in inchiostro nero brillante, certifica che “è tutto di mano di Mozart”, il che è falso perché a metterci “mano” sono state almeno tre persone.

La prima fonte manoscritta

Il manoscritto del K 207 consta di 38 fogli con 76 pagine, di circa 22 x 16,5 cm, ognuna con un sistema di 10 pentagrammi. La numerazione è di Leopold Mozart con inchiostro marrone: da 1 a 10, in seguito cancellata e sostituita dall’attuale foliazione a matita. La carta è da viaggio, il che è una particolarità per dei concerti che non hanno viaggiato e che in teoria non avevano problemi di dazi da pagare alla dogana. Varrebbe la pena di indagare anche su questo.
Sui fogli da 1r a 16r è contenuto il primo movimento (Allegro moderato), da 16v a 23r il secondo (Adagio) e da 23v a 38v il terzo (Presto). Il primo sistema ha il titolo che parrebbe autografo in inchiostro nero marrone: “Concerto à violino solo”, mentre in alto a destra è stato aggiunto in seguito “di Amadeo Wolfgango Mozart / à Salisburgo il 14 di Aprile 1775”. Il “14” è stato sovrascritto da ciò che sembra un “13”, mentre le ultime due cifre dell’anno erano forse “73”, poi son diventate “75”, poi ancora “80” per tornare infine a “75”. Franz Gleissner, studioso e catalogatore, ha scritto sul margine destro sotto il nome dell’autore: “1775”, e vicino Georg Nikolaus Nissen ha aggiunto “di sua mano”; Gleissner con inchiostro marrone ha riportato sul margine destro “249” che è il numero del suo catalogo delle opere di Mozart. Nel mezzo del decimo sistema c’è il timbro della biblioteca che aveva un tempo gli originali “Ex / Bibl. Regia / Berolin.” Il numero “76” sul margine inferiore è invece il numero di catalogo dell’editore André.

In che anno?

Come si vede nella prima pagina dell’autografo, le date scritte sul K 207 sono state corrette almeno tre volte. Il concerto potrebbe esser stato composto nel “1780”, “1775” o “1773”.

Pur facendo parte dello stesso gruppo di 5 concerti presumibilmente del 1775, si ipotizza che il K 207 appartenga a un periodo precedente. Plath dà per certo sia del 1773, immaginando che quest’ultima data fosse scritta in origine sulla prima pagina. Qualcuno l’avrebbe ricorretta al 1780 e infine al 1775.
Lo slittamento del K 207 al 1773 comporta una corrispondente modifica nella numerazione del catalogo Köchel.

K 207: in che giorno?

Nessuna di quelle date è probabilmente attendibile. Se non si è sicuri sull’anno, a maggior ragione i dubbi riguardano il giorno. Non si capisce come faccia Plath a sostenere che questo concerto è del 14 aprile 1773. Anche il giorno è stato sovrascritto e cambiato. Da principio non era il “14” aprile, ma presumibilmente il “13”.

La grafia

Neppure le grafie dei “piano” e dei “forte” ci aiutano, come invece vorrebbe Plath, a datare indietro di due anni un pezzo solo in base alle abitudini di scrittura di Mozart. Prima di tutto bisogna assicurarsi che i manoscritti siano davvero di mano di Mozart. E poi, la grafia personale non cambia radicalmente nel giro di due anni. Secondo i periti, si modifica nel giro di cinque, sei anni e anche più. Se poi ci si chiede chi ha alterato le date, si resta basiti a sapere, almeno secondo NMA, che sono stati Leopold Mozart o forse Wolfgang, o magari tutti e due. L’edizione critica ipotizza che abbiano manomesso i numeri dell’anno “per presentare composizioni più vecchie come fossero appena scritte”, e questo la dice lunga sull’affidabilità di quel che certificano padre e figlio sui loro manoscritti. Se avessero fatto davvero così sarebbero degli imbroglioni, e tutto quello che si legge sugli autografi di Mozart padre e figlio perderebbe con ciò ogni valore.

Fonti alterate

Per NMA è certo che Leopold e Wolfgang abbiano manipolato i manoscritti dei 5 concerti uniformandoli alla data comune del “1775”. Si tratterebbe ora di capire il perché.
La faccenda si complica per il concerto K 207 perché a scrivere musica, dinamiche, eccetera non c’è solo Wolfgang, ma ancora una volta il padre e addirittura una mano sconosciuta che si premura di indicare pure quando attaccano i tutti e le sezioni del Solo.

L’anonimo

Un anonimo cancella premurosamente certe note raschiandole, per riscriverci sopra, e mette lui le indicazioni di Tempo: Allegro iniziale e Presto finale. L’ha fatto anche per il primo e secondo movimento del concerto K 211 il quale sta nella stessa raccolta. Che Mozart abbia inteso davvero scegliere quegli stacchi di tempo, è tutto da verificare.

Una bella copia

Il K 207 si presenta ben scritto, come bella copia ricontrollata dal padre e risistemata da un incognito aiuto.
Nell’ultimo Movimento del concerto K 207, come ci segnala Agostino Taboga riprendendo quanto scritto da Daniel Heartz, c’è un rimando alla Sinfonia Hob.I.59 di Joseph Haydn, la quale a sua volta presenta problemi di autenticità. Essa è per metà copia di una Sinfonia precedente, che è servita pure da modello per un’altra sinfonia di Michael Haydn, e probabilmente anche per questo concerto di Mozart. Vedi https://www.facebook.com/ago3519/posts/1201042280104392?tn=K-R

Stranezze del concerto K 207

L’indicazione “Allegro moderato” è di anonimo; c’è un segno di chiave cancellato; certe specifiche dei tempo non sono di Mozart; non sono tipici della sua scrittura neppure i segnali “S:” o “So.” per precisare l’ingresso del “Solo”, e “tut” per le sezioni del “Tutti”.
Altre aggiunte, correzioni e stranezze si notano ancora nell’Adagio e nel terzo Movimento Presto. Quest’ultimo ha la singolarità di richiedere lo staccato alla fine dei trilli alle misure 106 e 112, caso più unico che raro nella produzione del Salisburghese.

Trillo nel Presto del K 207 con staccati sui sedicesimi

Uno strano Rondò

NMA suggerisce che il Rondò per violino e orchestra K 269, che è alla Biblioteca di Berlino, sia stato pensato per sostituire il Presto finale del K 207. Strano, perché questo terzo movimento della K 207 sembrerebbe invece ben riuscito.

Altre copie manoscritte

NMA elenca altre fonti. Una è la copia manoscritta definita “B” di proprietà privata (in possesso di Dorothy Henkel). Sul frontespizio è scritto in alto al centro “Comp. Aprile 1775”, e sul margine inferiore destro a inchiostro nero “queste parti provengono dal lascito Mozart, / che Hofr. André ha acquisito. / (Koechel 207) H. Hkl [Heinrich Henkel]”. A sinistra sta scritto che “queste parti orchestrali / appartenevano a W.A. Mozart, / e sono state rilevate da Joh. André / (Il Maestro di mio Padre) / KHkl.” A metà del terzo sistema si legge il titolo: “Concerto in si maggiore. / à / Violino Principale. / 2 violini. / 2 oboe. / 2 Corni. / Viola. / e / Basso. / Del Sig.re Wolfg: Amadeo Mozart. / Comp. Aprile 1775.”
Plath dubita dell’attendibilità di quel che sta scritto su queste parti, e soprattutto del riferimento al lascito di Mozart.



Le puntate monografiche dedicate a Mozart la caduta degli dei Parte prima, Mozart la caduta degli dei – Parte seconda, Mozart Il flauto magico, trasmesse da Radio Vaticana, riguardano le opere che Wolfgang Amadeus Mozart ha scritto dalla sua infanzia sino al Requiem, comprese tutte le prime composizioni, ad esempio il Quaderno londinese o la sinfonia K 16. A quelle musiche sono dedicati interi capitoli, che fanno capire cosa e come Mozart realmente scrivesse negli anni della K 21.


Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 21, “Va dal furor portata”

Mozart, K 21, la prima Aria mai scritta

Musica: ?
Testo: di Pietro Metastasio, tratto dall’Ezio (II, 4).
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: [Allegro] in C.
Organico: tenore, oboe I e II, fagotto I e II, corno I e II in do, violino I e II, viola, violoncello e basso.
Tonalità: in do maggiore.

Fonti: manca l’originale.
C’è una copia alla Bibliothèque nationale de France a Parigi con la segnatura: Rés. Vma. ms. 499. Sono 8 fogli, ossia quattro fogli doppi messi uno nell’altro con 14 pagine scritte. Il formato della carta è orizzontale a 10 pentagrammi per pagina.
Un’altra copia è alla Biblioteca statale di Monaco di Baviera con la segnatura Mus. ms. 1278.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere all’Aria K 21. Un generico accenno all’Ezio di Metastasio, dal quale è tratta l’Aria, sta nella lettera di Leopold Mozart da Londra a Johann Lorenz Hagenauer a Salisburgo del 19 marzo 1765 (BD I, 96) il cui originale è però perduto.

Copiata dal padre

La K 21 è la prima Aria mai scritta da Mozart, in senso letterale. Non ha composto una sola nota del pezzo, non l’ha firmato, non v’ha fatto neppure delle correzioni o qualche aggiunta. Nulla.
Gli è stata attribuita, non si sa come, anche se il padre l’ha solo copiata. Il manoscritto autografo infatti non c’è.
Nei cataloghi ufficiali la musica figura tra quelle che Wolfgang avrebbe scritto quando la sua famiglia risiedeva a Londra tra l’aprile del 1764 e il luglio del 1765.

Il testo

In nessuna lettera si parla esplicitamente dell’Aria per tenore “Va dal furor portata”. S’accenna invece all’Ezio di Metastasio, dal quale è stata presa. L’8 febbraio 1765 Leopold da Londra informò l’amico Johann Lorenz Hagenauer di Salisburgo che “5 o 6 opere si mettono in scena, la prima era l’Ezio, la seconda Berenice, entrambe dei pasticci di diversi maestri. Il 3o c’è stato l’Adriano in Siria appena composto dal signor Bach. So che verrà suonato un Demofoonte composto di recente da Vento, e poi ancora alcuni pasticci” (BD I, 65).

K 21 - libretto - Va dal furor portata - Leopold Mozart
Libretto dell’Ezio di Pietro Metastasio, Atto II scena 4. Questo è il testo dell’Aria K 21.

Per chi l’ha scritta?

In verità, non si conoscono né il committente della K 21 né l’occasione in cui fu eseguita.

Ciprandi

Alcuni ipotizzano che Mozart l’abbia dedicata al tenore Ercole Ciprandi, che interpretò il ruolo di Massimo nel pasticcio intitolato Ezio dato al King’s Theatre in Haymarket il 24 novembre 1764. Ora, riguardo a Ciprandi, è impossibile che abbia inserito nell’Ezio un’Aria sostitutiva, se no Leopold l’avrebbe gridato ai quattro venti.

Cremonini

C’è chi ritiene che l’Aria K 21 “Va dal furor portata” sia stata eseguita in uno dei due concerti organizzati da Leopold il 21 febbraio e il 13 maggio 1765 a Londra, essendoci in programma “musica vocale e strumentale”.
Però, nel concerto del 13 l’unico cantante che partecipò fu “il Sig. Cremonini”, e non si sa nulla dei pezzi eseguiti.

Manzuoli

Che Mozart l’abbia composta per il castrato Giovanni Manzuoli è frutto di fervida fantasia. Già si sa già poco o nulla delle lezioni presunte di Mozart con lui.

Nannerl

Altri citano Nannerl, che nelle memorie racconta di suo fratello a Londra, che cantò delle Arie “con la più grande sensibilità”. Non dice però se fossero composizioni sue, e non ne specifica i titoli.

Leopold

Questa K 21 è musica copiata da Leopold, e per conoscere chi egli sia, e valutare l’attendibilità di quel che scrive, rimandiamo a Mozart La caduta degli dei, Parte prima.

Prove documentali

Esistono due copie della partitura della K 21 “Va dal furor portata”, tutte e due di mano di Leopold Mozart, una sta a Parigi alla Biblioteca nazionale di Francia, l’altra nella Biblioteca di Stato di Monaco di Baviera. Sono quelle le uniche prove documentali. Nulla è di Wolfgang.
Entrambe le copie non coincidono tra di loro, e sono corrette e ricorrette da Leopold che le ha prese da un abbozzo, o da un’Aria scritta da qualcun altro. Quella di Parigi sembra essere più antica, visto che è la più semplice.

Le fasi di copiatura

Leopold ha realizzato la prima versione, ora a Parigi, risistemandola forse da degli appunti, poi l’ha cambiata, modificata, e ricorretta. Non soddisfatto l’ha risistemata per l’ennesima volta nella versione ora a Monaco di Baviera. Non si conosce l’autore reale della musica, che assomiglia più ai pezzi scritti da Leopold che a quelli del figlio. Di sicuro Leopold non l’ha solo risistemata, ma l’ha ricreata, e l’operazione non avvenne “a Londra”. Perciò l’attribuzione che Leopold fa a suo figlio Wolfgang è falsa.

Quel che dicono le filigrane

La carta della fonte di Parigi, quella presumibilmente più antica, ha la filigrana che è stata prodotta solo dal settembre del 1765, quando i Mozart se n’erano già andati via da Londra. Quella di Monaco è successiva, realizzata da maggio del 1766 in poi, un anno dopo la data che sta sul manoscritto.
I Mozart erano partiti nel luglio del 1765 per raggiungere l’Olanda. Quando erano in Inghilterra, la carta della K 21 non l’avevano ancora fabbricata.

Il primo titolo è falso

Sulla prima pagina della versione parigina una mano sconosciuta ha scritto al centro del foglio: “Aria del Sigr Wolfg Mozart 1765 / va dal furor Portata”, mentre Leopold ha segnato su una pagina successiva il titolo “Aria: va dal furor portata di Wolfgango Mozart. 1765 / à Londra”. Il che è falso, perché la musica è scritta, ricreata, variata da Leopold successivamente quando la famiglia era forse in Olanda.

L’attribuzione a Leopold è incerta

Sul manoscritto che invece sta a Monaco, Otto Jahn ha aggiunto in prima pagina: “Titoli e testo sono di sicuro di Leopold Mozart, probabilmente anche tutta la partitura”. I problemi di attribuzione riguardano quindi anche la parte di Leopold. Non è certo l’abbia scritta lui. Ma quante persone hanno composto la K 21?

Un bel mistero

Nella parte del Basso alla Bibliothèque nationale de France, c’è un recitativo di otto battute e una sezione di un’Aria in do maggiore che non hanno nulla a che fare con la K 21. Altro bel mistero.

Modificata forse in Olanda

Leopold, quando la famiglia se n’era ormai andata da Londra, raggruppò gli oboi in un unico sistema. NMA elenca parecchi altri aggiustamenti. Dalle cancellature si ricava che l’Aria, nell’abbozzo originale che servì da modello, era scritta per soprano. Leopold sostituì la chiave di soprano con quella di tenore.
Una versione per soprano non l’avrebbero potuta inserire nell’Ezio dato all’Haymarket Theatre il 24 novembre 1764, primo perché l’Aria è del 1765, e poi perché era destinata al personaggio di Massimo che è tenore.

Sviste

Non essendoci rimasto più nulla, non c’è modo di distinguere le parti scritte da Leopold da quelle del pezzo originale. L’unica “certezza” è che la K 21 forse è di mano del padre.
Le due copie manoscritte di Leopold sono molto diverse. Qui sotto, nella versione di Monaco che dovrebbe esser la più corretta, Leopold si dimentica di scrivere la parte del cantante.

Metodologia “scientifica”

NMA, l’edizione critica delle opere di Mozart, fornisce entrambe le versioni del lavoro. Secondo NMA la copia di Parigi, rispetto a quella di Monaco di Baviera, è “fortemente corretta”. NMA ammette la possibilità che la prima sia “più vicina alla concezione originale di Wolfgang”. Ma per fare una simile affermazione dov’è la copia di Wolfgang? Come fa NMA a esser sicura che sia mai esistita? Quali sono le evidenze?
NMA qui non segue un metodo scientifico, e s’appoggia a suggestioni paranormali.
Secondo NMA Wolfgang avrebbe abbozzato un’Aria, Leopold l’avrebbe riscritta ex novo e risistemata nella versione che sta oggi a Parigi, cambiando pure la chiave, e poi l’avrebbe ampliata e ricorretta ulteriormente in quella bavarese. D’accordo, ma Wolfgang cosa c’entra con tutto questo?

Meno falsa, o più originale?

NMA scommette sul fatto che la fonte di Parigi sia “più originale” di quella di Monaco, quando di originale non c’è proprio nulla, né in una e neppure nell’altra.

Con qualche errore

Leopold non è riuscito a correggere proprio tutto. Verso la fine dell’Aria ha scritto per ben due volte “la tolgi a me”, invece di “la togli a me”.

Altre mancanze

Nessuna delle due fonti include un’indicazione di Tempo, il che è molto strano visto che Leopold, in quel senso, era più preciso del figlio. La seconda parte dell’Aria pare debba essere eseguita in un Tempo più rallentato, ma anche qui manca l’indicazione.

Non è quell’imbroglio che si dice…

Nel catalogo delle opere di Wolfgang, stilato da Leopold nel 1768 per dimostrare che il figlio non era “quell’imbroglio” che l’impresario Affligio e i cantanti dell’opera La Finta semplice andavano dicendo a Vienna, sono segnate “15 arie italiane composte in parte a Londra e in parte a L’Aia”. Che l’Aria K 21 appartenga a questo gruppo di 15 pezzi è un’altra ipotesi. Visto che si tratta di musica del padre, se il K 21 fosse davvero una delle 15 Arie italiane elencate da Leopold, allora anche tutto il suo catalogo sarebbe un grande imbroglio come lo è stato La finta semplice.

Senior

Daniel Barrington provò a Londra le abilità di Mozart, e sull’esito di quell’esperimento poco scientifico abbiamo scritto in Mozart La caduta degli dei Parte prima. Egli chiese a Wolfgang di improvvisare vari tipi di Arie sulla parola “Affetto” e un’altra di sdegno sulla parola “perfido”. E questo basterebbe a Stefan Kunze per dire la K 21 è proprio di Mozart. Certo, ma quale Mozart? Junior o Senior? O nessuno dei due?

Lavorando di fantasia

Amedeo Poggi ed Edgar Vallora (Mozart Signori, il catalogo è questo) sostengono esattamente il contrario di quel che documentano le fonti, e cioè:

1) che la K 21 “Va dal furor portata” è la prima Aria scritta da Mozart “per impadronirsi del formulario espressivo dell’opera italiana”, quando invece l’ha copiata il padre e non esiste autografo di Mozart;

2) che “doveva essere inserita” in un’opera che allora trionfava al King’s Theatre di Londra, ma lì il personaggio era tenore, e l’opera solo un pasticcio;

3) che “fu dedicata al tenore Ciprandi”, quando in origine la K 21 dovette esser per soprano, e sul manoscritto non compare nessuna dedica;

4) che Mozart “avrebbe voluto affidare la sua composizione al celebre castrato Manzuoli” dal quale avrebbe preso lezioni di canto, quando questa affermazione data per certa non è suffragata da uno straccio di prova;

5) che il pezzo “quasi certamente” (che in scienza non significa nulla) faceva parte delle 15 Arie italiane “composte da Mozart a Londra”, il che è pura speculazione, e metterebbe in dubbio tutto il catalogo di Leopold. Il padre lo scrisse nel 1768 per salvare se stesso e il figlio dall’accusa d’esser dei truffatori. Poggi e Vallora fanno passare la lista di Leopold per un lavoro ragionato di catalogazione “nel quale per qualche anno annotò le opere del figlio”, quando invece fu solo una pezza fatta al momento per salvare la faccia davanti all’imperatore.

Invenzioni a due voci

Paumgartner si inventa che la K 21 ricorda certe improvvisazioni descritte da Barrington a Londra, e lamenta che Mozart sia troppo “angoloso”. Nella K 21 secondo lui “non si ritrova praticamente nulla … dei primissimi pezzi di Mozart”. Per forza: non è sua!
Alfred Einstein lamenta che Mozart abbia sbagliato interpretazione e si sia ridotto a scrivere un’Aria di bravura come questa K 21, che è “troppo convenzionale” e “troppo elaborata”. Ma s’è accorto il biografo che la musica per l’Aria di Massimo non l’ha scritta Wolfgang ma l’ha copiata Leopold, e che la colpa del padre non dovrebbe mai ricadere sui figli?



Le puntate monografiche dedicate a Mozart la caduta degli dei Parte prima, Mozart la caduta degli dei – Parte seconda, Mozart Il flauto magico, trasmesse da Radio Vaticana, riguardano le opere che Wolfgang Amadeus Mozart ha scritto dalla sua infanzia sino al Requiem, comprese tutte le prime composizioni, ad esempio il Quaderno londinese o la sinfonia K 16. A quelle musiche sono dedicati interi capitoli, che fanno capire cosa e come Mozart realmente scrivesse negli anni della K 21.


Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

Un’opera massonica?

Il flauto magico di Mozart a Radio Vaticana

Radio Vaticana ha trasmesso 24 puntate della sua trasmissione L’Arpeggio di Luigi Picardi dedicate al libro Mozart La caduta degli dei, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Mozart Il flauto magico. Nell’intervista s’affronta anche la questione se questa sia o no un’opera massonica.
Insieme all’ultimo nato Mozart La costruzione di un genio, questi successi editoriali rappresentano le uniche alternative esistenti al mondo alle agiografie che gli storici hanno scritto sinora su Mozart. Bianchini e Trombetta hanno insomma diviso il mondo musicale e rivoluzionato il modo di intendere la musica di Mozart. Cremona musica, fiera numero uno al mondo per gli strumenti musicali, ha presentato di recente i libri. I testi risultano i più recensiti e tra i più venduti nella relativa categoria di Amazon e IBS.

Un lavoro scrupoloso

Gli autori hanno compiuto un lavoro scrupoloso sulle fonti. La scuola di Alto perfezionamento musicale di Siena ha adottato Mozart la caduta degli dei nei corsi di storia della musica. I volumi su Mozart sono ormai divenuti un classico della letteratura mozartiana. Sono considerati unici al mondo per la visione indipendente degli autori, che alcuni già paragonano a Copernico e Galileo Galilei.

La rivoluzione copernicana in musica

«[…] Leggendo certi commenti mi sembrano come i censori di Galileo Galilei, processato dall’Inquisizione perché il grande scienziato asseriva giustamente, stante le prove scientifiche inoppugnabili, che è la terra a ruotare intorno al sole e non viceversa, come sosteneva la teoria tolemaica… “eppur si muove”».

Valentino B.

Galileo Galilei

Come Galileo Galilei sostenne che è la Terra a girare intorno al sole, e non viceversa, così Bianchini e Trombetta hanno dimostrato che non è il mondo musicale a girare intorno a Mozart. È Mozart a girare attorno ad esso, insieme ad altri stimatissimi autori. Il Salisburghese non è quel sole centrale, immutabile e indiscusso, come sempre è stato per duecento anni. I professori Bianchini e Trombetta hanno una visione diversa, non più nazionalista e dogmatica. La definirei universale e libera.

La prima puntata sul Flauto magico

Nella prima puntata dedicata al Flauto magico trasmessa da Radio Vaticana i due studiosi hanno parlato del contesto storico e geografico che ha visto nascere l’Opera. Hanno spiegato anche il significato dei simboli. Come mostrano nel video, Il flauto magico non è un’opera massonica, come comunemente si pensa, ma illuminata. Bianchini e Trombetta si concentrano quindi sulle parti del Singspiel che sono definite massoniche e dimostrano, con tanto d’esempi, che questa visione è ottocentesca e superata. Ai tempi di Mozart il lavoro era fruito come fosse una fiaba, alla pari di molte altre opere del teatro di Schikaneder.

La seconda puntata sul Flauto magico

Nella seconda puntata trasmessa a Radio Vaticana, dedicata al Flauto magico di Mozart, Luigi Picardi continua a intervistare i due musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta. Il pubblico ha modo di ascoltare numerosi esempi, concentrandosi stavolta sulla musica. Sono proposti brani di Singspiel contemporanei al Flauto magico di Mozart, per constatare l’affinità dei temi e dei trattamenti. Si affronta anche la questione della paternità della musica, che i commentatori del tempo attribuirono anche alla fantasia creativa di Schikaneder. Alcuni la riferivano alla bravura della compagnia teatrale, che vantava compositori in grado di orchestrare, inventare e improvvisare. Caratteristica dei Singspiel di quel teatro era l’eterogeneità dei pezzi, pescati spesso dal repertorio delle canzoni popolari, se non addirittura alle musiche religiose.

Breve video sul Flauto magico

italianOpera ha registrato un breve video con immagini che riassume e illustra la prima parte dell’intervista. Qui ci sono in sottofondo filmati storici su Cagliostro, fondatore della massoneria egizia, e su Mozart.

Il flauto magico è un’opera massonica?

Al video precedente ne ha fatto seguito un altro. Gli esempi musicali sono accompagnati stavolta da immagini descrittive per dare un’idea del contesto storico del Flauto magico. I musicologi Bianchini e Trombetta continuano a descrivere i simboli che oggi si definiscono “muratori”, ma che ai tempi di Mozart erano comuni in opere e fiabe musicali che nessuno s’è mai sognato di definire massoniche.


Mozart Il Flauto magico

Degli argomenti che sono oggetto delle interviste esclusive su Radio vaticana, si parla nel libro Mozart il Flauto magico e non solo. Il volume è la nuova edizione completamente riveduta e corretta di Mozart Goethe e Mayr fratelli illuminati della Archè, uscita nel 2001 con prefazione di Alberto Basso. Ne mantiene la struttura, ma ne aggiorna i contenuti, aggiungendo molte novità.

Un libro che consiglio a tutti di leggere, e che non può mancare nella biblioteca personale di chi s’interessa di Mozart e ama il Flauto magico.

«La ricerca, partendo dall’associazione di due nomi sommi, Goethe e Mozart, si è estesa agli Illuminati di Baviera e alla Massoneria. Sappiamo che i due grandi furono legati a quei sodalizi, ma è una novità che Mozart, notoriamente fratello massone, abbia avuto rapporti con gli Illuminati: una nuova conoscenza per noi, ben dimostrata dai due studiosi»

Quirino Principe
IL SOLE 24 ORE,
recensione alla prima edizione Goethe Mozart e Mayr Fratelli illuminati della Archè.

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

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Mondadori Mozart La Caduta Degli Dei

L’imbroglio della Missa brevis K 115

Messa K 115

Musica: ?
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Adagio in C, Allegro in C tagliato; Gloria: Allegro in C; Credo in C; Sanctus in C.
Organico: S, A, T, B, e organo.
Tonalità: Kyrie in do maggiore; Gloria in do maggiore; Credo in do maggiore; Sanctus in do maggiore.

Fonti: manca l’originale, c’è solo una copia.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 115.

L’influsso di Padre Martini

A Radio Vaticana, nel corso di numerose puntate monografiche dedicate a Mozart la caduta degli dei Parte prima, Mozart la caduta degli dei – Parte seconda, Mozart Il flauto magico abbiamo descritto alcune delle opere più significative di Mozart, nel genere da camera, in quello sinfonico, teatrale e sacro. Qui approfondiamo alcuni temi, riguardanti la produzione sacra e quello che hanno raccontato i musicologi nel corso degli ultimi due secoli. Numerosi sono stati gli errori nell’attribuire al Salisburghese lavori che non ha mai composto.

Scrive l’Abert che alcune messe incompiute erano nate sotto “l’evidente” influsso di padre Martini. I manoscritti, osservava Abert, risalivano al periodo compreso tra il 1770 e il 1772. “Il nuovo mondo”, come l’aveva definito il musicologo tedesco, si schiudeva allora a Mozart. Riflesso di quella scoperta sarebbe la Messa in do maggiore K.115 interrotta alla nona misura del Sanctus.

Lontana dallo stile napoletano

Gli studi più recenti, scrive Abert nella biografia che ancora utilizzato nelle Università e Scuole d’alta formazione, datano “giustamente” l’autografo alla tarda estate del 1770. “Qui tutto ricorda l’antica musica sacra italiana, così tenacemente difesa da padre Martini”. Abert vede ben chiaro l’accompagnamento affidato solo all’organo, e l’onnipresenza del contrappunto rigoroso. La particolarità del lavoro sarebbe lo stile, che in nessun’altra messa di Mozart si manterrebbe “così distante da quello napoletano di allora”.

La K 115 preannuncia il Requiem

Nella biografia di Mozart, Abert si sofferma sull’“Et incarnatus est” che con le sue misteriose ed audaci armonie “quasi preannuncia il Requiem”, pezzo che in quanto a autenticità ha pure i suoi problemi. E ancora “il fertile tema della fuga finale del Credo, “condotta del resto con grande abilità”, ricorda al biografo “le vecchie fughe al tempo degli studi salisburghesi”. Di quali fughe si tratti Abert non precisa, anche se di fughe propriamente dette Mozart ne ha scritte poche. Rileva piuttosto che non si può che “rimpiangere” il fatto che che Mozart sia dovuto rientrare in Salisburgo, e che non sia diventato “l’alleato stabile di padre Martini e del suo stile sacro”, allora disprezzato perché fuori moda, “ma in realtà pieno di carattere”.

La storia infinita

La storia del K.115 comincia nel 1856 quando Jahn, annota l’esistenza di una Messa per 4 voci soliste e organo completa sino al Sanctus, del quale si conservavano però solo 9 misure. Il pezzo doveva risalire secondo lui agli anni 1770.

Arrangiata e falsificata


Nell’Ottocento Köchel s’accorse che un “autografo” della K 115 era nelle mani dell’editore André. Egli lo attribuì senz’altro all’anno 1771 e lo catalogò al numero K 115. A fine Ottocento gli editori Breitkopf & Härtel inserirono la Messa K 115 nella Serie dell’Opera omnia del Salisburghese, e poi la pubblicarono in partitura separata. La Messa fu arrangiata, completata, falsificata nelle successive edizioni.

Catalogo Koechel, Messa K 115 di Mozart
Catalogo Koechel, Messa K 115 di Mozart

Le certezze della scienza

Nessuno fu d’accordo su nulla, ma ognuno fu certo di tutto. Chi la piazzò al 1770, chi prima, chi dopo al 1773 e oltre. Théodore de Wyzewa e Georges de Saint-Foix ipotizzarono fosse stata scritta da Mozart proprio durante il soggiorno a Bologna del 1770. Schiedermair la collocò invece a Vienna nel 1773, mentre Alfred Einstein ci vide una musica coeva alla Messa della Trinità K 167 composta nel giugno del 1773 a Salisburgo. Per Einstein la K 115 rappresentava quel che lui definì il “frutto immediato” degli studi di Wolfgang con Haydn. Ci vide anche dei richiami a Eberlin e Adlgasser. Per questo nel catalogo che curò nel 1936 la spostò nei pezzi scritti da Mozart all’inizio dell’estate 1773.

Ipotesi ad hoc

Non tornandogli documentalmente i conti, Einstein sostenne che Mozart aveva smesso di scrivere la K 115 per colpa dell’arcivescovo, il quale, ignorantissimo di capolavori musicali, richiedeva musiche più brevi per l’ufficio della cattedrale di Salisburgo, infischiandosene dei tesori che Mozart gli sfornava.

Semplicemente copiata

Gli estensori dell’ultima edizione del catalogo Koechel, la sesta, mantennero le note di Einstein, aggiungendo stavolta che la Messa K 115 poteva pur essere di un compositore sconosciuto. Una semplice copia! Le certezze, estratte dal cilindro della musicologia scientifica, scomparvero da dove eran venute: nel nulla.

Che sia del padre?

Negli anni Sessanta la casa editrice Fox di New York stampò una riduzione per pianoforte di una Messa in do maggiore di Leopold Mozart elencata da Seiffert nel Catalogo delle sue opere. E successivamente lo studioso Pfannhauser mostrò le numerose somiglianze tra questa Messa in do di Leopold e la K.115 di Wolfgang. Alcuni passaggi erano proprio identici. La Messa K.115 non sarebbe quindi una composizione di Wolfgang ma semplicemente un estratto che Leopold ha ricavato dalla sua Messa in do che risale a prima del 1764.

A lezione a 4 anni?

I musicologi più blasonati, nonostante le peer review, le tavole rotonde e gli estenuanti comitati di studio, avevano sbagliato persino sugli anni, e non di poco: dal 1773 o giù di lì, erano piombati al 1760, quando Mozart aveva quattro anni. A quell’età Amadé non poteva certo aver preso le lezioni da Padre Martini, come insegnava l’Abert, e come si continua a insegnare oggi nelle scuole di musica italiane. La K 115 non può essere usata come prova delle presunte lezioni impartite a Bologna da padre Martini a Mozart.

Di proprietà di un signore

L’altro duro colpo alla credibilità della cosiddetta musicologia scientifica avvenne nel 1975. Quell’anno si tenne l’asta della Sotheby’s di Londra. Al lotto in vendita stava un altro manoscritto della Messa K.115 di “proprietà di un signore”, che lo rinvenne in un pacco avvolto insieme ad altri documenti d’ufficio in una delle sedi di André ad Offenbach. Dalla grafia, si ipotizzò l’avesse scritto Leopold, e si stabilì anche che la Messa di Leopold non era stata composta per la cattedrale di Salisburgo, ma per la casa arcivescovile molto prima del 1764, osservando quanto fosse simile a una cantata in stile napoletano.

Errare è umano

L’Abert aveva sbagliato quindi sull’autore, sulla data, sul luogo, e anche riguardo allo stile, che aveva definito non napoletano, secondo lui un caso unico tra le opere sacre di Mozart. E dopo di lui avevano preso lucciole per lanterne pure gli altri. E la NMA, nuova edizione critica delle opere di Mozart, dà la K 115 per inesistente.

La mela non cade mai lontano dall’albero

Si dubitò quasi subito anche di Leopold. Talis filius, talis pater. La Messa in do, quindi la K 115, non era affatto un pezzo suo, come i mozartiani s’erano affrettati a stabilire. Il passaggio “Et resurrexit” della Messa in do attribuita prima a Leopold Mozart, corrisponde infatti a due sezioni di una Litania di Holzbauer, eseguita per la prima volta a Vienna nel 1765.

Perseverare è diabolico

Non è neppure certo si tratti di musiche originali di Holzbauer, perché quest’ultimo potrebbe averle copiate dal repertorio popolare settecentesco. L’unica cosa sicura è che la K 115 non è di Mozart, anche se ostinatamente continua ad essergli attribuita.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

Missa brevis K 116

Messa K 116

Musica: ?
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Andante in C, Allegro moderato in C.
Organico: S, A, T, B, Violino I e II, Viola, Bassi e organo.
Tonalità: Kyrie in fa maggiore.

Fonti: il manoscritto, che Wyzewa e De Saint-Foix considerano autografo, era a Berlino ma non ha data.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 116.

Le fonti

Questo Kyrie (che non ha data sull’autografo) faceva parte, secondo Teodor de Wyzewa e Georges de Saint-Foix “di una Messa che Mozart ha interrotto nel bel mezzo del Credo”, e della quale André “dovette possedere il manoscritto”. Oggi sono noti solo il Kyrie, il Gloria e un frammento del Credo.
La musica, come si ricava dall’ultima edizione del catalogo Köchel, è scritta da Leopold Mozart e da mano sconosciuta. Il titolo è laconico: “Missa brevis” e nient’altro. Il Kyrie si trova nella Biblioteca di Berlino, invece il Gloria e il frammento del Credo erano un tempo in California, ma non se ne sa più nulla.

Il catalogo Köchel

K 116 KOECHEL
Köchel, Missa brevis K 116

Di Leopold Mozart?

La K 116, essendo scritta parzialmente da Leopold, è stata attribuita a lui. Nissen a suo tempo sosteneva l’avesse composta Wolfgang. Per questo cancellò quello che stava nel manoscritto sovrascrivendoci “di Mozart e di sua mano”. Nelle certificazioni Nissen non è affidabile, e qui ha manomesso addirittura il documento.

Nello stile di Martini

Secondo i musicologi francesi Wyzewa e De Saint-Foix “con la sua scrittura e lo stile di canto”, il Kyrie K 116 è direttamente collegato alla Messa breve in do K 115 per 4 voci e organo, “composta nel 1770 a Bologna sotto la direzione di P. Martini”, ma non è certo che questa musica, oltre ad essere incompiuta, abbia a che fare con Padre Martini e neppure con Mozart.

Teodor de Wyzewa, Georges de Saint-Foix, Missa brevis K 116 (WSF 107)

Il ruolo degli strumenti

L’orchestra della K 116 ha un ruolo piuttosto “indefinito”. I due francesi sostengono che “segue il canto riempiendo ogni tanto gli intervalli con qualche diminuzione”. Loro ci vedono “i progressi compiuti da Mozart nel trattare il canto stesso che è in continuo contrappunto, come era tipico a Bologna, ma già più semplice e allo stesso tempo più sicuro”.

Sulla via di ritorno per Salisburgo

I musicologi Wyzewa e De Saint-Foix concludono, senza prove documentali, che dato “il carattere vocale e la gamma espressiva molto più accentuati” era probabile che Mozart figlio avesse composto il pezzo “sulla via di ritorno verso Salisburgo, influenzato dalle lezioni di Padre Martini”.
I due francesi non sapevano che quella messa non era di Wolfgang . The complete Mozart di Zaslaw non cita infatti né la K 115 e neanche la K 116 come opere sue.

L’insegnamento di Padre Martini

In mancanza di meglio, la composizione fu attribuita dai musicologi del secolo scorso senz’altro a Leopold Mozart.
La prova che Wolfgang abbia scritto il pezzo non c’è, mancano la firma, la data, e la musica è stilisticamente distante dalle composizioni del periodo italiano. E neppure è provato l’insegnamento di Padre Martini, perché non c’è nessun riscontro documentale. Che sia di Leopold è ricavato solo dal fatto che a copiare la musica è stato lui, oltre a uno sconosciuto.

Influssi viennesi

Wyzewa e De Saint-Foix danno per sicuro che il Kyrie K 116, “di squisita grazia”, dia l’impressione d’essere un’unica frase “infinitamente tenera e raccolta” che si sviluppa “attraverso modulazioni di una dolcezza e di un fascino poetico già molto caratteristici dell’anima di Mozart”. Oggi di quella messa non ne parla più nessuno perché è spuria. Allora se ne lodava la strumentazione che, secondo Wyzewa e De Saint-Foix, presentava “un contrappunto nello strumentale equivalente a quello delle voci”. Mozart dava alla sua orchestra delle figure “di una verve e di un’eleganza notevole”, con un curioso ritorno “a quei grandi contrasti dei violini, che la sua visita a Vienna gli aveva insegnato”.

Agiografia di primo Novecento

Hermann Abert, autore di una diffusa biografia su Mozart, lavora di fantasia e osserva i fatti con gli occhi di un agiografo. Sostiene anch’egli che la K 116 è stata scritta da Mozart sotto l’influsso di Padre Martini, e con “intermezzi orchestrali in stile napoletano”, che il giovane aveva da poco assimilato nel primo viaggio in Italia.

Scritta a Vienna

Per Cliff Eisen, invece, è Leopold Mozart ad aver composto la Missa brevis K 116 a Vienna nel 1768, cioè prima che lui e il figlio venissero in Italia, prima che Wolfgang prendesse a Bologna le presunte lezioni da Padre Martini, e prima che, affacciandosi sul Golfo, imparasse lo stile della musica di Napoli.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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italianOpera
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Missa brevis K 140

Messa pastorale K 140

Musica: ? Manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Adagio in C, Andante in 3/4; Gloria: Allegro in C; Credo: Allegro in 3/4, Poco adagio in C tagliato, Allegro in C tagliato, Andante in 3/4, Allegro in C tagliato, Adagio in 3/4, Allegro in C tagliato; Sanctus: Andante in 3/4, Allegro in 3/4, poi C tagliato; Benedictus: Andante in 3/4; Agnus Dei: Adagio in C tagliato, Allegro, poi Adagio in 3/8.
Organico: S, A, T, B, Violino I e II, Viola, Bassi e organo.
Tonalità: Kyrie in sol maggiore; Gloria in sol maggiore; Credo: Allegro in sol maggiore, Poco adagio in do maggiore, Allegro in sol maggiore, Andante in do maggiore, Allegro in sol maggiore, Adagio in re minore, Allegro in sol maggiore; Sanctus in sol maggiore; Benedictus in do maggiore; Agnus Dei in sol maggiore.

Fonti: ci sono solo delle copie, la più antica senza firma dell’autore, ma con correzioni di Mozart padre e figlio.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 140.

Lo stato delle fonti

L’autografo, se mai ci fu, non è stato mai trovato. Rimangono solo delle copie, anonime, attribuite a Mozart o a Franz Xaver Süßmayr.

La Missa brevis K 140 ha un carattere particolare tra le messe che erano state attribuite a Mozart per via dello stile, che si discosta da quello delle altre pagine del Salisburghese. Mozart non ha mai scritto altre messe di questo genere, che è quello pastorale. La parte dell’Ordinario è cantabile, con prevalenza di una melodia che i musicologi, in tempi diversi, hanno definito non mozartiana. In nessun’altra composizione di Mozart si ritrova qualcosa che somigli alla K 140. NMA ipotizza possa trattarsi di un esercizio di scuola.

Opera d’imitazione

Mozart, ammesso che la K 140 sia sua, avrebbe imitato il modo di scrivere di qualcun altro, come aveva forse fatto nell’altra Missa brevis K 65. I criteri stilistici ci dicono che la K 140 non è sua, e l’unico spiraglio per attribuirgliela è pensare si tratti di un esperimento che il giovane ha fatto per impadronirsi dello stile di qualche Maestro. Visto però che l’autografo è perduto, quest’ipotesi è pura speculazione.

Spuria

I musicologi, specie in passato, preferirono definire la K 140 spuria, o al limite dubbia. Mozart possedeva copia di questa messa, che non aveva però scritto lui, e questa fu comprata da Johann Anton André quando la vedova gli vendette i manoscritti del marito a inizi Ottocento. Per l’editore di Offenbach la messa era autentica, e infatti la inserì tra le “Authentische Abschriften” (copie autentiche) nel catalogo del 1833, aggiungendo in nota che “la messa l’ho ricevuta in copia; a giudicare dalla composizione, sembra appartenere ai primi anni del 1770. Il numero delle pagine mi sembra sia di mano di Mozart”.

Quasi autentica

Aloys Fuchs, che scrisse un catalogo tematico delle opere di Mozart, spiegò invece a metà Ottocento “d’aver messo assieme una partitura da parti separate, usando, se non proprio l’originale, almeno una fonte attendibile”. Quel che dice Fuchs assicura che l’originale non c’era e che le parti erano di provenienza dubbia, non avendole potute confrontare neppure lui con manoscritti precedenti firmati o per lo meno autografi.

Di Süßmayr?

Otto Jahn stabilì, per ragioni stilistiche, che la messa K 140 non poteva essere di Mozart, perché lo stile del pezzo non corrisponde a nessuno delle altre opere del Maestro. Ludwig von Köchel non si curò della cosa, rassicurato del fatto che circolavano alcune copie della K 140 attribuite a Mozart. Aggiunse la Missa brevis nel catalogo ufficiale, specificando però in calce che “alcuni amateur e direttori d’orchestra la pigliano per genuina, mentre Otto Jahn la dice spuria sulla base di ragioni stilistiche”. Quando Köchel s’accorse che una parte della K 140 portava il nome di Süßmayr, cambiò idea, e cancellò il pezzo nella copia di lavoro del catalogo che aveva intenzione di ristampare.

Il catalogo Köchel

K 140 Missa Brevis 
KOECHEL

Correzioni, giunte e tagli

Il catalogo K2 non incluse la Missa brevis K 140, mentre il K3 di Einstein ce la rimise nella sezione delle opere spurie. La scoperta di una copia della K 140 nel monastero di Kremsmünster, senza data e senza firma, e un’altra ad Augusta, alla quale i Mozart padre e figlio pare abbiano aggiunto dei segni, rimise tutto in discussione.
A Kremsmünster ci sono 13 parti della K 140, un tempo di proprietà di Leopold Mozart, che padre e figlio potrebbero aver revisionato. Se le correzioni e le aggiunte sono a più mani, vuol dire che la K 140 non l’ha scritta Wolfgang, anzi è probabile stesse rinnovando con il padre il lavoro di qualcuno per una esecuzione da tenersi, forse, nella cattedrale Salisburgo. Manca la copertina e il nome dell’autore non è segnato.

Portata dall’Italia?

Walter Senn, che curò la presentazione del volume delle opere vocali sacre per la NMA, ipotizzò che questa Missa brevis fosse del 1773, ai tempi del terzo viaggio dei Mozart in Italia.

Qualis pater, talis filius

È sopravvissuta una partitura parziale della K 140 per tre tromboni, di mano di Matthäus Fischer che attribuisce questa messa in sol a Mozart. Intendeva riferirsi a Leopold, a Wolfgang, o a entrambi, come revisori del lavoro di altri? Non dimentichiamo infine le riserve, avanzate da molti, circa lo stile.

Una parodia?

Alcuni sottolineano la curiosa somiglianza delle battute da 9 a 32 del Sanctus alla musica del Balletto Le gelosie del serraglio K Anh. 109 (battute 1-32) che con una messa c’entrano poco. Questa corrispondenza non scioglie i dubbi sull’autenticità della K 140. Anzi. Mozart aveva abbozzato Le gelosie del serraglio, ma neppure quella è sicuro che sia musica sua.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
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Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
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Pagine: 318, Brossura
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italianOpera
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Accademico filarmonico, un titolo una garanzia

Tantum ergo K 142 per soprano, coro e orchestra

Musica: ? L’autografo del K 142 è sconosciuto.
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Andante in 3/4, poi in C.
Organico: Canto, Alto, Tenore, Basso e parti strumentali: Violino I, II, Viola., Clarini I e II in sib, Violone e organo.
Tonalità: sib.

Fonti: solo delle copie tarde, la più antica delle quali risale agli ultimi anni del Settecento.

Lettere: nessun riferimento nelle lettere dei Mozart.

Lo stato delle fonti del K 142

Una copia delle voci del Tantum ergo sta nell’archivio dell’ex abbazia benedettina di Neumarkt-St. Veit in Baviera, appartenuta in precedenza all’arcidiocesi di Salisburgo. Non ha firma ed è tarda, scritta negli ultimi anni del 1700 o agli inizi dell’Ottocento. C’è una parte per ciascuna voce: Canto, Alto, Tenore, Basso e per ciascuno degli strumenti.
La musica è scritta tutta dalla stessa mano che ha copiato la Litania K 109 (74e) attribuita Mozart conservata a Neumarkt-St. Veit e nell’archivio della collegiata di Laufen in Baviera. In totale fanno 20 fogli grandi circa 32,0 per 21,0 cm e non rifilati. I pentagrammi variano da 7 a 11 per pagina. La carta è di qualità mediocre, piuttosto sottile e di colore grigio chiaro.

La parte del violone, che probabilmente fungeva da copertina, riporta a sinistra “del Sig. Cavaliere / Amadeo Wolfgango Mozart: / academico Filarmonico / di / Bologna e Verona”.

Ci sono altre e successive copie prodotte in luoghi e tempi diversi, che NMA elenca tra le fonti, e che indicano Mozart accademico di Bologna e Verona come autore del Tantum Ergo K 142.

Il catalogo Köchel

Tantum Ergo K 142 non è di Mozart (spurio)
Il Tantum Ergo K 142

Non è di Mozart perché è brutto

Aloys Fuchs, Ludwig von Köchel e Gustav Nottebohm avevano stabilito che il K 142 è autentico e l’avevano incluso perciò nella vecchia edizione critica AMA. Theodor de Wyzewa dubitavano invece fosse di Mozart. Dei due Tantum ergo mozartiani sopravvissuti alla furia dei secoli, questo K 142 era sostanzialmente “insignificante”, come è scritto nella NMA. S’accettava invece l’attribuzione a Mozart del K 197, l’altro Tantum ergo, perché è più bello.

Pare invece che il K 142 sia di Mozart

Per Abert il Tantum ergo K 142 mostra “tutti i tratti stilistici dei mottetti di questo periodo” e non c’è motivo, dice lui, per unirsi a Jahn nel negare l’attribuzione a Mozart. Per provare che è autentico, Abert sottolinea quei fraseggi tipici e preferiti dal Maestro, ad esempio la sequenza do# re sol fa# su “veneremur cernui”. L’analisi stilistica funziona in questo modo!

Sarà suo?

Alfred Einstein confinò i due lavori K 142 e K 197 tra le opere dubbie al 186d e 186e, vista la situazione sfavorevole degli autografi, che in entrambi i casi mancano. I due pezzi provenivano per di più dalla stessa fonte di trasmissione, e quindi se è vero uno è vero anche l’altro, o viceversa se è spurio il primo lo sarà presumibilmente anche il secondo.

I manoscritti lo confermano?

Fu Robert Münster a scoprire in Baviera nell’ex monastero benedettino di San Veit vicino a Neumarkt, che un tempo era parte dell’Arcidiocesi di Salisburgo, le copie del Tantum ergo della fine del Settecento. Una è del Tantum ergo K 142 e l’altra del K 197, che finirono entrambi in appendice nel catalogo ufficiale delle opere di Mozart rispettivamente ai numeri 186d e 186e. C’era scritto a chiare lettere il nome dell’autore Signor Cavaliere Amadeo Wolfgango Mozart “academico Filarmonico di Bologna e Verona”. Quindi non si poteva dubitare.

L’analisi stilistica dava ulteriore conferma

Non sussistevano criteri stilistici che remassero contro l’autenticità del K 197, e anche il K 142, che era collegato ad esso, doveva essere per forza autentico. Gli studi successivi ad Abert, ribadirono che il K 197 e il K 142 erano di Mozart “quasi” di sicuro, il che, nell’universo mozartiano, ove tutto anche il sole ruota intorno al genio di Salisburgo, vale come attribuzione “ormai attestata” per controbattere la quale si ha solo “l’onere della prova”.

Di sicuro è di Mozart

Scrive NMA che il K 142 “può anche essere considerato autentico perché
condivide la stessa trasmissione del K 197″ e aggiunge che il nuovo stato delle cose “assicura l’autenticità del K 142 e del K 197 con così alto grado di probabilità che la loro inclusione nel volume attuale della NMA sembra giustificato”. Il giovane Mozart avrebbe scritto le due stesure del Tantum ergo a Salisburgo. Per questo si sarebbero trovate le copie recanti il nome suo con i riferimenti preziosi al cavalierato bolognese e veronese. Più di così!

Mozart ha copiato!

Tutto sembrava risolto. Sul K 142 c’era scritto che era del filarmonico Mozart. Si viveva felici allora, sicuri che la gente che ascoltava il Tantum ergo stesse godendo d’un capolavoro genuino, composto da Mozart ad appena sedici o diciassette anni. Tutto crollò, quando a Robert Münster capitò di scoprire nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco una serie di Tantum ergo scritti da Johann Zach negli anni che precedettero il 1773, data in cui Mozart avrebbe proprio scritto il suo. Zach morì nel 1773, avendo superato da un po’ la settantina. Egli era direttore della musica di corte a Magonza, e aveva composto lui il Tantum ergo di Mozart, ma non proprio uguale. I Mozart, padre e figlio insieme (se teniamo conto dello stato degli altri manoscritti giovanili), l’avevano probabilmente copiato e cambiato un po’ quanto basta per non farsi scoprire. Allora come oggi il plagio era considerato un furto.

K 142
Plagiato e opportunamente modificato

Il K 142 è in pratica identico al Tantum ergo di Johann Zach che nella raccolta di musiche bavaresi occupa la tredicesima posizione. Queste parti copiate presumibilmente dai Mozart, contraddicono l’intestazione del manoscritto di St. Veit.
Non sarebbe stata la prima volta che Mozart plagiava. L’aveva già fatto a Bologna per guadagnarsi il titolo di cavaliere filarmonico. Come abbia acquisito il titolo a Verona lo spieghiamo invece nel libro Mozart la costruzione di un genio.

Conclusioni

La storia del plagio del Tantum ergo è assai utile per capire come vengono fatte le attribuzioni mozartiane cosiddette scientifiche, delle quali s’accontenta e si gloria oggi l’Accademia.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
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Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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Mitologia musicale

Bach e Mozart, due miti a confronto

nel luglio del 1750 Bach giaceva sul letto di morte. Le condizioni di salute erano peggiorate nel corso dell’ultima settimana, e la febbre per una probabile infezione lo divorava. Le operazioni agli occhi, subite in precedenza dal medico ciarlatano John Taylor, che aveva tentato di risolvergli i problemi di miopia, l’avevano reso cieco. Non era in condizione quindi di vedere più nulla intorno a lui, ma solo di avvertire la presenza di conoscenti amici e religiosi che lo attorniavano nelle sue ultime ore a leggere i passi della Bibbia, o pregare per la sua anima. Un Pastore protestante gli sarà stato vicino per prepararlo al grande passo, e il confessore Christoph Wolle avrà ascoltato probabilmente le sue ultime volontà.

Sul letto di morte

Raccontano i biografi, che Bach sul letto di morte avrebbe trovato il tempo di dettare il corale “Vor deinen Thron tret ich hiermit”. La scena si sarebbe ripetuta con Mozart, stavolta alle prese con un pezzo di dimensioni assai maggiori, che avrebbe dettato pure lui al fedele Süßmayr, o, come si vede nel film Amadeus, al rivale e nemico Salieri.

Difficile crederlo

Si potrebbe pensare che Requiem e corale stiano su un piano diverso di complessità. Dettare un corale è cosa improbabile, ma fattibile, a differenza di Mozart e del suo Requiem. Mozart poveretto non poteva alzarsi, e s’era gonfiato tanto da dover restare immobile, e dolorante. L’ultima sua premura sarebbe stata quella di scrivere voci e orchestra, senza aver avuto il tempo di metter giù degli schizzi preparatori. Ognuno è disposto a credere che avesse tutto già chiaro in mente, ma l’impresa è impossibile. Il Requiem è una composizione troppo complessa, specie per chi non ne ha ancora scritto uno.

Firmato di mia mano

La firma “di propria mano 1792” posta in cima al Requiem di Mozart fuga ogni dubbio residuo, e ci convince che si tratta di un mito. Ma nel caso di un Corale, che è di dimensioni ridotte, il fatto parrebbe essere successo per davvero.

“di me W.A. Mozart, manu propria (firmato di mia mano)”

La dipartita degli eroi

Il testo del corale bachiano “Vor deinen Thron tret ich hiermit” prega Dio, chiede perdono e implora pietà per il peccatore. Ma anche questo piccolo corale luterano, tanto quanto il Requiem cattolico, presenta gli stessi problemi. I compositori tedeschi pare che debbano andarsene da questo mondo così come sono venuti, ossia da eroi, e che le loro imprese vadano suggellate da un prodigio dell’ultima ora

Un corale misterioso

La stesura del corale bachiano è avvolta infatti nel mistero, e non si tratta affatto di un pezzo semplice; è una delle più complesse architetture che implicano l’uso contemporaneo di artifici contrappuntistici. Non è una cosa che si improvvisa così su due piedi se non si è perfettamente lucidi, e padroni delle tecniche compositive.

L’anonimo

Come nel caso di Mozart, anche per Bach il copista rimane rigorosamente anonimo. Il frammento, che molti considerano dettato nota per nota da Bach mentre stava morendo, è lungo solo 25 battute che si interrompono di colpo. Allo stesso modo il Requiem finisce all’improvviso e fiumi e fiumi di inchiostro si sono dedicati a descrivere l’attimo in cui Mozart posò la penna.

Riveduto e corretto

Il corale bachiano fu pubblicato postumo nel 1751 insieme all’Arte della fuga, ma con il testo cambiato (BWV 668a) e in forma di partitura piuttosto che su due pentagrammi per tastiera com’era nel manoscritto originale. La cosa strana è che, rispetto alla prima versione, quella edita presenta dei miglioramenti, come se qualcuno avesse voluto correggere il Sommo.

In una nota alla prima edizione dell’Arte della fuga, Carl Philipp Emanuel Bach testimoniò che fu il padre in punto di morte ad aver dettato estemporaneamente a un anonimo amico questo suo corale. E che bisogno c’era allora di cambiarlo, quando lo si stampò, se si volevano rispettare le ultime volontà del Maestro? Il pezzo suonava bene già così com’era.

Il miracolo si ripete

Si ripeté quindi il miracolo del Requiem mozartiano, che è dettato in punto di morte nella più precaria delle condizioni, non è finito, eppure venne pubblicato in versione riveduta e corretta. Come in Mozart, così in Bach non si sa nulla dell’anonimo trascrittore. C’è pure il problema, nell’uno e nell’altro caso, di verificare le testimonianze. Constanze Mozart non è attendibile per le molte ragioni che abbiamo evidenziato in Mozart La costruzione di un genio. Quando Mozart muore, Constanze non era presente; il figlio di Bach neppure, quando morì il padre. Carl Philipp Emanuel non era lì a Lipsia e quindi come fa a testimoniare, e come si fa a credergli?

Come per il Requiem, anche nel caso di Bach ci fu una pletora di studiosi disposti a prestar fede a fatti inventati, e così, oltre al mito della morte di Mozart, ecco venire alla luce quello di Bach. Nella seconda edizione dell’Arte della fuga del 1752 il teorico Friedrich Wilhelm Marpurg scrisse che Bach aveva dettato il corale lì per lì sul suo letto di morte, e una bugia ripetuta vale più di mille verità.

La ricostruzione dei fatti

La biografia di Johann Nikolaus Forkel del 1802 si basava in larga parte sulle informazioni date da C.P.E Bach e quindi il miracolo del corale fu dato per scontato. Forkel addirittura identificò l’anonimo “amanuense” cui Bach avrebbe dettato il corale, tale J.C. Altnikol, e la data del miracolo avvenuto qualche giorno prima del decesso.

Come per il Requiem non valsero le proteste ragionevoli di chi subodorò l’imbroglio. Il fatto che le parti di Mozart sembrino piuttosto copiate che venute giù di getto dalla mente di un moribondo, non scalfì il mito di una virgola. E lo stesso successe per Bach.

Un’improvvisazione durata 35 anni

Per il corale si accorsero che quello dettato dal musicista nelle ultime ore di vita in realtà non era stato composto nelle ore precedenti il decesso, bensì nel 1715! Non si trattava quindi di un’improvvisazione estemporanea, come s’era creduto sino ad allora, ma c’erano voluti 35 anni per preparalo! Il corale mitico è in pratica “l’espansione” di un altro corale (BWV 641) dell’OrgelBüchlein che Bach aveva messo per iscritto da giovane.

Presunto ritratto di Bach del 1715

Le gesta degli eroi

La vita di Bach (dio), quella di Mozart (divino fanciullo) o di Beethoven (il Titano) furono equiparate alle imprese di semidei. Dopo la delusione per la scoperta di fatti imbarazzanti, seguì quindi il lavorio degli esegeti per spiegare al pubblico come stavano le cose, e tranquillizzarlo. Nel caso del Requiem di Mozart, si disse che non aveva scritto lui tutta la composizione ma l’aveva comunque descritta, e in modo assai preciso, a colui il quale non lo mollava mai un istante al suo capezzale, e che seppe ricostruirla poi al momento opportuno. Per Bach invece ci si inventò che il Maestro s’era ricordato nei suoi ultimi istanti di un pezzo del 1715, e l’aveva variato ricamandoci sopra dei meravigliosi ornamenti. Cantandolo lì per lì, cieco e delirante per la febbre sul letto di morte, lo avrebbe dettato anche lui nota per nota a un misterioso ammiratore. Se la menzogna aveva funzionato per uno, a maggior ragione funzionerà per l’altro.

Conclusioni

L’importante, per la musicologia “scientifica”, è poter contare sempre sul fatto che c’è qualcuno che se la beve.



Bibliografia di riferimento

David Yearsley,
Bach and the Meanings of Counterpoint
Editore: Cambridge University Press

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
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Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
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Pagine: 318, Brossura
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Mottetto K 165 Exsultate, jubilate

Mottetto per soprano e orchestra K 165

Musica: l’autografo è alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: “Exsultate” Allegro in C, “Tu virginum corona” Andante in 3/4, Allegro in 2/4.
Organico: come è scritto sull’autografo: “Violini [2 sistemi], Viole, oboi [ciascuno sul proprio sistema], Corni in fa ut, soprano, Bassi”.
Tonalità: Allegro in fa maggiore, Andante in la maggiore, Allegro in fa maggiore.

Fonti: autografo alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia.

Lettere: c’è un generico riferimento a un mottetto nel poscritto di Wolfgang alla sorella, allegato alla lettera che Leopold Mozart ha scritto da Milano a sua moglie il 16 gennaio 1773.

Lo stato delle fonti

L’autografo che è a Cracovia si trovava in precedenza alla Biblioteca di Stato prussiana di Berlino. Sul primo foglio c’è il titolo: “Motetto Composto in Milano nel Giannai0 1773. Sigr: Cavaliere Amadeo Wolfgango Mozart Accademico di Bologna e di Verona”.
Sono 21 fogli in formato orizzontale per un totale di 41 pagine e 10 pentagrammi per pagina.

Una copia dello spartito del 1860 circa è in possesso dell’ex Biblioteca di Stato prussiana di Berlino con segnatura Mus. ms. 15 113. Proviene dal fondo di Otto Jahn. Ci sono 22 pagine in formato verticale 33 x 26 cm. con rigatura di 15 pentagrammi. A pagina 1 c’è il titolo: “Mottetto composto da A.W. Mozart. Giannaio 1773”. Otto Jahn ha aggiunto “In Milano”. La musica è copiata dall’autografo che è a Cracovia.

Il catalogo Köchel

Catalogo Köchel, Mottetto K 165

I Mozart a Milano

L’unico accenno a un mottetto è scritto nella lettera del 16 gennaio 1773. Wolfgang scrive da Milano alla sorella giocando con le parole: “Ho per il primo homo dovuto mottetto fare che domani presso Teatinern prodotto sarà. Statemi bene io vi prego. Addio. addio” (BD I 279).
Wolfgang intendeva parlare probabilmente del castrato Venanzio Rauzzini, che impersonò il ruolo di Cecilio nel Lucio Silla K 135. Il mottetto K 165, se è quello a cui Wolfgang fa riferimento nella lettera, fu forse eseguito nel convento dell’ordine dei Teatini il 17 gennaio 1773.

Un’intestazione dubbia

Di che mottetto si tratti non si sa. Che sia il K 165 è solo un’ipotesi. Nell’autografo c’è il nome di Mozart ma la grafia è dubbia, e non sembra la sua. Pure il titolo con data e luogo sembrano non suoi ma aggiunti in un secondo momento a destra del foglio.

K 165. Si nota il titolo Motetto e a destra il luogo, la data e “di propria mano”

Che la musica sia stata composta a Milano, l’ha stabilito chi ritiene autentica l’intestazione del manoscritto riportata nell’immagine qui sopra.

Mani diverse

Nell’ultima parte del pezzo manca una parte essenziale e qualcuno l’ha aggiunta. Si nota la mano e la tinta differenti che riempiono un vuoto di otto misure.

Alcune battute sono incomplete e qualcuno le ha integrate.

Le indicazioni di Tempo sono state tralasciate e anche l’Allegro iniziale è stato aggiunto qui in rosso da mano ignota.

“Allegro aggiunto” da mano estranea

L’edizione critica NMA non segnala affatto che a scriverlo non è Mozart.

Titoli, numeri del basso ed altre stranezze

Mancano le indicazioni di Tempo e anche il titolo “Recitativo” mentre la numerica del basso è aggiunta successivamente con altro inchiostro. Che sia un organo ad accompagnare non è altrimenti specificato, essendoci all’inizio solo l’indicazione dei “Bassi”.

Una bella copia

Si tratta comunque non di fogli di lavoro, ma di una bella copia. Mozart ha inserito anche i custos (le indicazioni precauzionali della prima nota che segue) in un modo davvero singolare. Ogni tanto li mette e ogni tanto li tralascia, secondo un criterio casuale. In un manoscritto sul quale un autore sta componendo della musica, di solito non c’è ragione di segnare i custos. Tutto è troppo ordinato per essere stato composto il 16 gennaio a Milano. Questo manoscritto non è certo la prima stesura, e dell’originale da cui fu tratto non si sa più nulla.

Custos posti tra la pagina di sinistra e quella di destra e quasi mai nelle voltate.

NMA corregge

Ci sono alcuni errori che NMA, l’edizione critica delle opere di Mozart, ha corretto. Ad esempio qui si vede a sinistra l’originale della sezione “Tu virginum corona” e a destra come l’interpreta NMA.

Padre e figlio collaborano?

La K 165 potrebbe essere di Mozart, o del padre, o una creazione nata dalla collaborazione tra padre e figlio messa poi in bella, come capita spesso per i lavori mozartiani di quel tempo. Non c’è modo di capire attraverso lo stile se non sia forse di qualche altro autore. I Movimenti sono eterogenei, soprattutto l’Allelujia finale rispetto al resto. Mozart nel corso della sua carriera ha scritto solo quattro mottetti. I primi due sono dubbi: “God is our refuge” K 20 è presumibilmente copiato chissà da dove, e il K 143 “Ergo interest” impropriamente definito mottetto è con tutta probabilità spurio.

Rimane questo K 165 messo in bella, che ha più un carattere operistico che da chiesa, e molto più in là nel tempo c’è solo l’Ave verum corpus K 618. Tra gli ultimi due mottetti, dal 1773 al 1791, erano trascorsi ben 18 anni!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
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Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
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Pagine: 318, Brossura
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Mozart a Radio Vaticana

Le prime dieci puntate

Mozart a Radio Vaticana, interviste di Luigi Picardi ai musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta nel corso della trasmissione L’Arpeggio
a proposito del libro Mozart la caduta degli dei

Mozart a Radio Vaticana è la serie di 24 puntate andate in onda da agosto a settembre del 2016, del 2018 e replicate nel 2019


Prima puntata

Introduzione.
La nascita del mito di Mozart

Seconda puntata
I Quartetti

Terza puntata
I Duetti e i Quintetti

Quarta puntata
L’Impresario teatrale e Le Nozze di Figaro

Quinta puntata
Il Divertimento K 522

Sesta puntata
Così fan tutte K 588

Settima puntata
Il Flauto magico K 620, il libretto

Ottava puntata
Il Flauto magico K 620, la musica

Nona puntata
Il Requiem K 626

Decima puntata
I pezzi contraffatti

Le puntate su Radio Vaticana dedicate al Flauto magico di Mozart

Puntate sul Flauto magico
audio e video

La satira di Mozart, Tamino suona il Flauto

Articoli

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Luca Bianchini, Anna Trombetta
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