Missa brevis K 116

Messa K 116

Musica: ?
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Andante in C, Allegro moderato in C.
Organico: S, A, T, B, Violino I e II, Viola, Bassi e organo.
Tonalità: Kyrie in fa maggiore.

Fonti: il manoscritto, che Wyzewa e De Saint-Foix considerano autografo, era a Berlino ma non ha data.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 116.

Le fonti

Questo Kyrie (che non ha data sull’autografo) faceva parte, secondo Teodor de Wyzewa e Georges de Saint-Foix “di una Messa che Mozart ha interrotto nel bel mezzo del Credo”, e della quale André “dovette possedere il manoscritto”. Oggi sono noti solo il Kyrie, il Gloria e un frammento del Credo.
La musica, come si ricava dall’ultima edizione del catalogo Köchel, è scritta da Leopold Mozart e da mano sconosciuta. Il titolo è laconico: “Missa brevis” e nient’altro. Il Kyrie si trova nella Biblioteca di Berlino, invece il Gloria e il frammento del Credo erano un tempo in California, ma non se ne sa più nulla.

Il catalogo Köchel

K 116 KOECHEL
Köchel, Missa brevis K 116

Di Leopold Mozart?

La K 116, essendo scritta parzialmente da Leopold, è stata attribuita a lui. Nissen a suo tempo sosteneva l’avesse composta Wolfgang. Per questo cancellò quello che stava nel manoscritto sovrascrivendoci “di Mozart e di sua mano”. Nelle certificazioni Nissen non è affidabile, e qui ha manomesso addirittura il documento.

Nello stile di Martini

Secondo i musicologi francesi Wyzewa e De Saint-Foix “con la sua scrittura e lo stile di canto”, il Kyrie K 116 è direttamente collegato alla Messa breve in do K 115 per 4 voci e organo, “composta nel 1770 a Bologna sotto la direzione di P. Martini”, ma non è certo che questa musica, oltre ad essere incompiuta, abbia a che fare con Padre Martini e neppure con Mozart.

Teodor de Wyzewa, Georges de Saint-Foix, Missa brevis K 116 (WSF 107)

Il ruolo degli strumenti

L’orchestra della K 116 ha un ruolo piuttosto “indefinito”. I due francesi sostengono che “segue il canto riempiendo ogni tanto gli intervalli con qualche diminuzione”. Loro ci vedono “i progressi compiuti da Mozart nel trattare il canto stesso che è in continuo contrappunto, come era tipico a Bologna, ma già più semplice e allo stesso tempo più sicuro”.

Sulla via di ritorno per Salisburgo

I musicologi Wyzewa e De Saint-Foix concludono, senza prove documentali, che dato “il carattere vocale e la gamma espressiva molto più accentuati” era probabile che Mozart figlio avesse composto il pezzo “sulla via di ritorno verso Salisburgo, influenzato dalle lezioni di Padre Martini”.
I due francesi non sapevano che quella messa non era di Wolfgang . The complete Mozart di Zaslaw non cita infatti né la K 115 e neanche la K 116 come opere sue.

L’insegnamento di Padre Martini

In mancanza di meglio, la composizione fu attribuita dai musicologi del secolo scorso senz’altro a Leopold Mozart.
La prova che Wolfgang abbia scritto il pezzo non c’è, mancano la firma, la data, e la musica è stilisticamente distante dalle composizioni del periodo italiano. E neppure è provato l’insegnamento di Padre Martini, perché non c’è nessun riscontro documentale. Che sia di Leopold è ricavato solo dal fatto che a copiare la musica è stato lui, oltre a uno sconosciuto.

Influssi viennesi

Wyzewa e De Saint-Foix danno per sicuro che il Kyrie K 116, “di squisita grazia”, dia l’impressione d’essere un’unica frase “infinitamente tenera e raccolta” che si sviluppa “attraverso modulazioni di una dolcezza e di un fascino poetico già molto caratteristici dell’anima di Mozart”. Oggi di quella messa non ne parla più nessuno perché è spuria. Allora se ne lodava la strumentazione che, secondo Wyzewa e De Saint-Foix, presentava “un contrappunto nello strumentale equivalente a quello delle voci”. Mozart dava alla sua orchestra delle figure “di una verve e di un’eleganza notevole”, con un curioso ritorno “a quei grandi contrasti dei violini, che la sua visita a Vienna gli aveva insegnato”.

Agiografia di primo Novecento

Hermann Abert, autore di una diffusa biografia su Mozart, lavora di fantasia e osserva i fatti con gli occhi di un agiografo. Sostiene anch’egli che la K 116 è stata scritta da Mozart sotto l’influsso di Padre Martini, e con “intermezzi orchestrali in stile napoletano”, che il giovane aveva da poco assimilato nel primo viaggio in Italia.

Scritta a Vienna

Per Cliff Eisen, invece, è Leopold Mozart ad aver composto la Missa brevis K 116 a Vienna nel 1768, cioè prima che lui e il figlio venissero in Italia, prima che Wolfgang prendesse a Bologna le presunte lezioni da Padre Martini, e prima che, affacciandosi sul Golfo, imparasse lo stile della musica di Napoli.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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Missa brevis K 140

Messa pastorale K 140

Musica: ? Manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Adagio in C, Andante in 3/4; Gloria: Allegro in C; Credo: Allegro in 3/4, Poco adagio in C tagliato, Allegro in C tagliato, Andante in 3/4, Allegro in C tagliato, Adagio in 3/4, Allegro in C tagliato; Sanctus: Andante in 3/4, Allegro in 3/4, poi C tagliato; Benedictus: Andante in 3/4; Agnus Dei: Adagio in C tagliato, Allegro, poi Adagio in 3/8.
Organico: S, A, T, B, Violino I e II, Viola, Bassi e organo.
Tonalità: Kyrie in sol maggiore; Gloria in sol maggiore; Credo: Allegro in sol maggiore, Poco adagio in do maggiore, Allegro in sol maggiore, Andante in do maggiore, Allegro in sol maggiore, Adagio in re minore, Allegro in sol maggiore; Sanctus in sol maggiore; Benedictus in do maggiore; Agnus Dei in sol maggiore.

Fonti: ci sono solo delle copie, la più antica senza firma dell’autore, ma con correzioni di Mozart padre e figlio.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 140.

Lo stato delle fonti

L’autografo, se mai ci fu, non è stato mai trovato. Rimangono solo delle copie, anonime, attribuite a Mozart o a Franz Xaver Süßmayr.

La Missa brevis K 140 ha un carattere particolare tra le messe che erano state attribuite a Mozart per via dello stile, che si discosta da quello delle altre pagine del Salisburghese. Mozart non ha mai scritto altre messe di questo genere, che è quello pastorale. La parte dell’Ordinario è cantabile, con prevalenza di una melodia che i musicologi, in tempi diversi, hanno definito non mozartiana. In nessun’altra composizione di Mozart si ritrova qualcosa che somigli alla K 140. NMA ipotizza possa trattarsi di un esercizio di scuola.

Opera d’imitazione

Mozart, ammesso che la K 140 sia sua, avrebbe imitato il modo di scrivere di qualcun altro, come aveva forse fatto nell’altra Missa brevis K 65. I criteri stilistici ci dicono che la K 140 non è sua, e l’unico spiraglio per attribuirgliela è pensare si tratti di un esperimento che il giovane ha fatto per impadronirsi dello stile di qualche Maestro. Visto però che l’autografo è perduto, quest’ipotesi è pura speculazione.

Spuria

I musicologi, specie in passato, preferirono definire la K 140 spuria, o al limite dubbia. Mozart possedeva copia di questa messa, che non aveva però scritto lui, e questa fu comprata da Johann Anton André quando la vedova gli vendette i manoscritti del marito a inizi Ottocento. Per l’editore di Offenbach la messa era autentica, e infatti la inserì tra le “Authentische Abschriften” (copie autentiche) nel catalogo del 1833, aggiungendo in nota che “la messa l’ho ricevuta in copia; a giudicare dalla composizione, sembra appartenere ai primi anni del 1770. Il numero delle pagine mi sembra sia di mano di Mozart”.

Quasi autentica

Aloys Fuchs, che scrisse un catalogo tematico delle opere di Mozart, spiegò invece a metà Ottocento “d’aver messo assieme una partitura da parti separate, usando, se non proprio l’originale, almeno una fonte attendibile”. Quel che dice Fuchs assicura che l’originale non c’era e che le parti erano di provenienza dubbia, non avendole potute confrontare neppure lui con manoscritti precedenti firmati o per lo meno autografi.

Di Süßmayr?

Otto Jahn stabilì, per ragioni stilistiche, che la messa K 140 non poteva essere di Mozart, perché lo stile del pezzo non corrisponde a nessuno delle altre opere del Maestro. Ludwig von Köchel non si curò della cosa, rassicurato del fatto che circolavano alcune copie della K 140 attribuite a Mozart. Aggiunse la Missa brevis nel catalogo ufficiale, specificando però in calce che “alcuni amateur e direttori d’orchestra la pigliano per genuina, mentre Otto Jahn la dice spuria sulla base di ragioni stilistiche”. Quando Köchel s’accorse che una parte della K 140 portava il nome di Süßmayr, cambiò idea, e cancellò il pezzo nella copia di lavoro del catalogo che aveva intenzione di ristampare.

Il catalogo Köchel

K 140 Missa Brevis 
KOECHEL

Correzioni, giunte e tagli

Il catalogo K2 non incluse la Missa brevis K 140, mentre il K3 di Einstein ce la rimise nella sezione delle opere spurie. La scoperta di una copia della K 140 nel monastero di Kremsmünster, senza data e senza firma, e un’altra ad Augusta, alla quale i Mozart padre e figlio pare abbiano aggiunto dei segni, rimise tutto in discussione.
A Kremsmünster ci sono 13 parti della K 140, un tempo di proprietà di Leopold Mozart, che padre e figlio potrebbero aver revisionato. Se le correzioni e le aggiunte sono a più mani, vuol dire che la K 140 non l’ha scritta Wolfgang, anzi è probabile stesse rinnovando con il padre il lavoro di qualcuno per una esecuzione da tenersi, forse, nella cattedrale Salisburgo. Manca la copertina e il nome dell’autore non è segnato.

Portata dall’Italia?

Walter Senn, che curò la presentazione del volume delle opere vocali sacre per la NMA, ipotizzò che questa Missa brevis fosse del 1773, ai tempi del terzo viaggio dei Mozart in Italia.

Qualis pater, talis filius

È sopravvissuta una partitura parziale della K 140 per tre tromboni, di mano di Matthäus Fischer che attribuisce questa messa in sol a Mozart. Intendeva riferirsi a Leopold, a Wolfgang, o a entrambi, come revisori del lavoro di altri? Non dimentichiamo infine le riserve, avanzate da molti, circa lo stile.

Una parodia?

Alcuni sottolineano la curiosa somiglianza delle battute da 9 a 32 del Sanctus alla musica del Balletto Le gelosie del serraglio K Anh. 109 (battute 1-32) che con una messa c’entrano poco. Questa corrispondenza non scioglie i dubbi sull’autenticità della K 140. Anzi. Mozart aveva abbozzato Le gelosie del serraglio, ma neppure quella è sicuro che sia musica sua.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mitologia musicale

Bach e Mozart, due miti a confronto

nel luglio del 1750 Bach giaceva sul letto di morte. Le condizioni di salute erano peggiorate nel corso dell’ultima settimana, e la febbre per una probabile infezione lo divorava. Le operazioni agli occhi, subite in precedenza dal medico ciarlatano John Taylor, che aveva tentato di risolvergli i problemi di miopia, l’avevano reso cieco. Non era in condizione quindi di vedere più nulla intorno a lui, ma solo di avvertire la presenza di conoscenti amici e religiosi che lo attorniavano nelle sue ultime ore a leggere i passi della Bibbia, o pregare per la sua anima. Un Pastore protestante gli sarà stato vicino per prepararlo al grande passo, e il confessore Christoph Wolle avrà ascoltato probabilmente le sue ultime volontà.

Sul letto di morte

Raccontano i biografi, che Bach sul letto di morte avrebbe trovato il tempo di dettare il corale “Vor deinen Thron tret ich hiermit”. La scena si sarebbe ripetuta con Mozart, stavolta alle prese con un pezzo di dimensioni assai maggiori, che avrebbe dettato pure lui al fedele Süßmayr, o, come si vede nel film Amadeus, al rivale e nemico Salieri.

Difficile crederlo

Si potrebbe pensare che Requiem e corale stiano su un piano diverso di complessità. Dettare un corale è cosa improbabile, ma fattibile, a differenza di Mozart e del suo Requiem. Mozart poveretto non poteva alzarsi, e s’era gonfiato tanto da dover restare immobile, e dolorante. L’ultima sua premura sarebbe stata quella di scrivere voci e orchestra, senza aver avuto il tempo di metter giù degli schizzi preparatori. Ognuno è disposto a credere che avesse tutto già chiaro in mente, ma l’impresa è impossibile. Il Requiem è una composizione troppo complessa, specie per chi non ne ha ancora scritto uno.

Firmato di mia mano

La firma “di propria mano 1792” posta in cima al Requiem di Mozart fuga ogni dubbio residuo, e ci convince che si tratta di un mito. Ma nel caso di un Corale, che è di dimensioni ridotte, il fatto parrebbe essere successo per davvero.

“di me W.A. Mozart, manu propria (firmato di mia mano)”

La dipartita degli eroi

Il testo del corale bachiano “Vor deinen Thron tret ich hiermit” prega Dio, chiede perdono e implora pietà per il peccatore. Ma anche questo piccolo corale luterano, tanto quanto il Requiem cattolico, presenta gli stessi problemi. I compositori tedeschi pare che debbano andarsene da questo mondo così come sono venuti, ossia da eroi, e che le loro imprese vadano suggellate da un prodigio dell’ultima ora

Un corale misterioso

La stesura del corale bachiano è avvolta infatti nel mistero, e non si tratta affatto di un pezzo semplice; è una delle più complesse architetture che implicano l’uso contemporaneo di artifici contrappuntistici. Non è una cosa che si improvvisa così su due piedi se non si è perfettamente lucidi, e padroni delle tecniche compositive.

L’anonimo

Come nel caso di Mozart, anche per Bach il copista rimane rigorosamente anonimo. Il frammento, che molti considerano dettato nota per nota da Bach mentre stava morendo, è lungo solo 25 battute che si interrompono di colpo. Allo stesso modo il Requiem finisce all’improvviso e fiumi e fiumi di inchiostro si sono dedicati a descrivere l’attimo in cui Mozart posò la penna.

Riveduto e corretto

Il corale bachiano fu pubblicato postumo nel 1751 insieme all’Arte della fuga, ma con il testo cambiato (BWV 668a) e in forma di partitura piuttosto che su due pentagrammi per tastiera com’era nel manoscritto originale. La cosa strana è che, rispetto alla prima versione, quella edita presenta dei miglioramenti, come se qualcuno avesse voluto correggere il Sommo.

In una nota alla prima edizione dell’Arte della fuga, Carl Philipp Emanuel Bach testimoniò che fu il padre in punto di morte ad aver dettato estemporaneamente a un anonimo amico questo suo corale. E che bisogno c’era allora di cambiarlo, quando lo si stampò, se si volevano rispettare le ultime volontà del Maestro? Il pezzo suonava bene già così com’era.

Il miracolo si ripete

Si ripeté quindi il miracolo del Requiem mozartiano, che è dettato in punto di morte nella più precaria delle condizioni, non è finito, eppure venne pubblicato in versione riveduta e corretta. Come in Mozart, così in Bach non si sa nulla dell’anonimo trascrittore. C’è pure il problema, nell’uno e nell’altro caso, di verificare le testimonianze. Constanze Mozart non è attendibile per le molte ragioni che abbiamo evidenziato in Mozart La costruzione di un genio. Quando Mozart muore, Constanze non era presente; il figlio di Bach neppure, quando morì il padre. Carl Philipp Emanuel non era lì a Lipsia e quindi come fa a testimoniare, e come si fa a credergli?

Come per il Requiem, anche nel caso di Bach ci fu una pletora di studiosi disposti a prestar fede a fatti inventati, e così, oltre al mito della morte di Mozart, ecco venire alla luce quello di Bach. Nella seconda edizione dell’Arte della fuga del 1752 il teorico Friedrich Wilhelm Marpurg scrisse che Bach aveva dettato il corale lì per lì sul suo letto di morte, e una bugia ripetuta vale più di mille verità.

La ricostruzione dei fatti

La biografia di Johann Nikolaus Forkel del 1802 si basava in larga parte sulle informazioni date da C.P.E Bach e quindi il miracolo del corale fu dato per scontato. Forkel addirittura identificò l’anonimo “amanuense” cui Bach avrebbe dettato il corale, tale J.C. Altnikol, e la data del miracolo avvenuto qualche giorno prima del decesso.

Come per il Requiem non valsero le proteste ragionevoli di chi subodorò l’imbroglio. Il fatto che le parti di Mozart sembrino piuttosto copiate che venute giù di getto dalla mente di un moribondo, non scalfì il mito di una virgola. E lo stesso successe per Bach.

Un’improvvisazione durata 35 anni

Per il corale si accorsero che quello dettato dal musicista nelle ultime ore di vita in realtà non era stato composto nelle ore precedenti il decesso, bensì nel 1715! Non si trattava quindi di un’improvvisazione estemporanea, come s’era creduto sino ad allora, ma c’erano voluti 35 anni per preparalo! Il corale mitico è in pratica “l’espansione” di un altro corale (BWV 641) dell’OrgelBüchlein che Bach aveva messo per iscritto da giovane.

Presunto ritratto di Bach del 1715

Le gesta degli eroi

La vita di Bach (dio), quella di Mozart (divino fanciullo) o di Beethoven (il Titano) furono equiparate alle imprese di semidei. Dopo la delusione per la scoperta di fatti imbarazzanti, seguì quindi il lavorio degli esegeti per spiegare al pubblico come stavano le cose, e tranquillizzarlo. Nel caso del Requiem di Mozart, si disse che non aveva scritto lui tutta la composizione ma l’aveva comunque descritta, e in modo assai preciso, a colui il quale non lo mollava mai un istante al suo capezzale, e che seppe ricostruirla poi al momento opportuno. Per Bach invece ci si inventò che il Maestro s’era ricordato nei suoi ultimi istanti di un pezzo del 1715, e l’aveva variato ricamandoci sopra dei meravigliosi ornamenti. Cantandolo lì per lì, cieco e delirante per la febbre sul letto di morte, lo avrebbe dettato anche lui nota per nota a un misterioso ammiratore. Se la menzogna aveva funzionato per uno, a maggior ragione funzionerà per l’altro.

Conclusioni

L’importante, per la musicologia “scientifica”, è poter contare sempre sul fatto che c’è qualcuno che se la beve.



Bibliografia di riferimento

David Yearsley,
Bach and the Meanings of Counterpoint
Editore: Cambridge University Press

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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italianOpera
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Mottetto K 165 Exsultate, jubilate

Mottetto per soprano e orchestra K 165

Musica: l’autografo è alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: “Exsultate” Allegro in C, “Tu virginum corona” Andante in 3/4, Allegro in 2/4.
Organico: come è scritto sull’autografo: “Violini [2 sistemi], Viole, oboi [ciascuno sul proprio sistema], Corni in fa ut, soprano, Bassi”.
Tonalità: Allegro in fa maggiore, Andante in la maggiore, Allegro in fa maggiore.

Fonti: autografo alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia.

Lettere: c’è un generico riferimento a un mottetto nel poscritto di Wolfgang alla sorella, allegato alla lettera che Leopold Mozart ha scritto da Milano a sua moglie il 16 gennaio 1773.

Lo stato delle fonti

L’autografo che è a Cracovia si trovava in precedenza alla Biblioteca di Stato prussiana di Berlino. Sul primo foglio c’è il titolo: “Motetto Composto in Milano nel Giannai0 1773. Sigr: Cavaliere Amadeo Wolfgango Mozart Accademico di Bologna e di Verona”.
Sono 21 fogli in formato orizzontale per un totale di 41 pagine e 10 pentagrammi per pagina.

Una copia dello spartito del 1860 circa è in possesso dell’ex Biblioteca di Stato prussiana di Berlino con segnatura Mus. ms. 15 113. Proviene dal fondo di Otto Jahn. Ci sono 22 pagine in formato verticale 33 x 26 cm. con rigatura di 15 pentagrammi. A pagina 1 c’è il titolo: “Mottetto composto da A.W. Mozart. Giannaio 1773”. Otto Jahn ha aggiunto “In Milano”. La musica è copiata dall’autografo che è a Cracovia.

Il catalogo Köchel

Catalogo Köchel, Mottetto K 165

I Mozart a Milano

L’unico accenno a un mottetto è scritto nella lettera del 16 gennaio 1773. Wolfgang scrive da Milano alla sorella giocando con le parole: “Ho per il primo homo dovuto mottetto fare che domani presso Teatinern prodotto sarà. Statemi bene io vi prego. Addio. addio” (BD I 279).
Wolfgang intendeva parlare probabilmente del castrato Venanzio Rauzzini, che impersonò il ruolo di Cecilio nel Lucio Silla K 135. Il mottetto K 165, se è quello a cui Wolfgang fa riferimento nella lettera, fu forse eseguito nel convento dell’ordine dei Teatini il 17 gennaio 1773.

Un’intestazione dubbia

Di che mottetto si tratti non si sa. Che sia il K 165 è solo un’ipotesi. Nell’autografo c’è il nome di Mozart ma la grafia è dubbia, e non sembra la sua. Pure il titolo con data e luogo sembrano non suoi ma aggiunti in un secondo momento a destra del foglio.

K 165. Si nota il titolo Motetto e a destra il luogo, la data e “di propria mano”

Che la musica sia stata composta a Milano, l’ha stabilito chi ritiene autentica l’intestazione del manoscritto riportata nell’immagine qui sopra.

Mani diverse

Nell’ultima parte del pezzo manca una parte essenziale e qualcuno l’ha aggiunta. Si nota la mano e la tinta differenti che riempiono un vuoto di otto misure.

Alcune battute sono incomplete e qualcuno le ha integrate.

Le indicazioni di Tempo sono state tralasciate e anche l’Allegro iniziale è stato aggiunto qui in rosso da mano ignota.

“Allegro aggiunto” da mano estranea

L’edizione critica NMA non segnala affatto che a scriverlo non è Mozart.

Titoli, numeri del basso ed altre stranezze

Mancano le indicazioni di Tempo e anche il titolo “Recitativo” mentre la numerica del basso è aggiunta successivamente con altro inchiostro. Che sia un organo ad accompagnare non è altrimenti specificato, essendoci all’inizio solo l’indicazione dei “Bassi”.

Una bella copia

Si tratta comunque non di fogli di lavoro, ma di una bella copia. Mozart ha inserito anche i custos (le indicazioni precauzionali della prima nota che segue) in un modo davvero singolare. Ogni tanto li mette e ogni tanto li tralascia, secondo un criterio casuale. In un manoscritto sul quale un autore sta componendo della musica, di solito non c’è ragione di segnare i custos. Tutto è troppo ordinato per essere stato composto il 16 gennaio a Milano. Questo manoscritto non è certo la prima stesura, e dell’originale da cui fu tratto non si sa più nulla.

Custos posti tra la pagina di sinistra e quella di destra e quasi mai nelle voltate.

NMA corregge

Ci sono alcuni errori che NMA, l’edizione critica delle opere di Mozart, ha corretto. Ad esempio qui si vede a sinistra l’originale della sezione “Tu virginum corona” e a destra come l’interpreta NMA.

Padre e figlio collaborano?

La K 165 potrebbe essere di Mozart, o del padre, o una creazione nata dalla collaborazione tra padre e figlio messa poi in bella, come capita spesso per i lavori mozartiani di quel tempo. Non c’è modo di capire attraverso lo stile se non sia forse di qualche altro autore. I Movimenti sono eterogenei, soprattutto l’Allelujia finale rispetto al resto. Mozart nel corso della sua carriera ha scritto solo quattro mottetti. I primi due sono dubbi: “God is our refuge” K 20 è presumibilmente copiato chissà da dove, e il K 143 “Ergo interest” impropriamente definito mottetto è con tutta probabilità spurio.

Rimane questo K 165 messo in bella, che ha più un carattere operistico che da chiesa, e molto più in là nel tempo c’è solo l’Ave verum corpus K 618. Tra gli ultimi due mottetti, dal 1773 al 1791, erano trascorsi ben 18 anni!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
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