K 62 Marcia in re maggiore

Marcia per orchestra K 62

Musica: manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Maestoso in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 clarini in re; timpani, violini I e II, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Maestoso in re maggiore.

Fonti: l’autografo della K 62 è sconosciuto.

Lettere: riferimento a questa Marcia è nella lettera da Bologna inviata da Mozart alla sorella il 4 agosto 1770.

Lo stato delle fonti della Marcia K 62

L’autografo manca. C’è solo una copia della K 62 nel primo Atto della partitura non autografa del Mitridate K 87 che si trova alla Biblioteca di Lisbona con la segnatura 45/III/22.

Catalogo Köchel, Marcia K 62

Ipotesi ad hoc

Poichè mancherebbe la Marcia d’apertura alla Serenata K 100, i musicologi della NMA, edizione critica delle opere di Mozart, profittando del fatto che è nella stessa tonalità della K 62, hanno attaccato insieme i due pezzi come fossero un’unica composizione.

Per giustificare questa dubbia operazione escogitano un’ipotesi ad hoc. Citano una lettera che Mozart ha scritto da Bologna alla sorella Nannerl il 4 agosto 1770, nella quale egli scrive i temi iniziali di tre pezzi musicali forse suoi, che chiama Cassazioni. L’ultimo coincide con l’inizio della K 62, mentre gli altri si riferirebbero alla K 63 e alla K 99. Potrebbero essere anche musiche del padre, o scritte da lui insieme a Leopold, o su temi di altri. Il riferimento nella lettera è infatti molto generico e apre il campo solo a speculazioni, non ad attribuzioni certe.

Se si legge il testo della lettera, Mozart parla di tre pezzi diversi, ma non dice nulla della K 100. Si limita a scrivere: «Ecco che ho soddisfatto il tuo desiderio. Mi pare difficile che ve ne sia una mia, perché chi oserebbe spacciare per propria una composizione scritta dal figlio del maestro di cappella, la cui madre e sorella sono presenti?».

In queste poche righe (BD I, 202) Mozart non dice di chi sia la musica della K 62, e in più promuove il padre a Maestro di cappella (“der Sohn des Capellmeisters”), carica che Leopold non aveva.

Gli esperti

Da questo passo NMA deduce che la Marcia K 62 va considerata il movimento d’apertura della K 100. Ora, anche la K 100 presenta dei problemi perché è parzialmente autografa. In pratica si tratta di una bella copia del figlio presa chissà da dove e rimaneggiata dal padre.

Non si capisce neppure su che basi Amedeo Poggi e Edgar Vallora (Mozart Signori il catalogo è questo) datino la Marcia K 62 al 1769! Come fanno a dirlo se manca l’autografo?

Che ci vuole a scrivere i timpani?

Per rafforzare l’ipotesi che la K 62 e la K 100 stanno assieme, NMA scrive che anche Einstein è d’accordo che i due lavori vadano uniti. La K 62 ha però i timpani di troppo, e poi è una Marcia non autografa che si ritrova solo nella copia di Lisbona del Mitridate. Non è in quella della prima esecuzione di Milano!

Per i timpani non c’è problema, perché è pronta subito un’altra ipotesi ad hoc. I timpani, secondo NMA, i musicisti o i copisti li scrivevano seduta stante. Possono starci oppure no, tanto è lo stesso. Che ci vuole a scrivere quattro note da aggiungere a una Marcia? E questo basta per ignorare la questione.

E se invece fosse un Divertimento?

Qualcuno, ad esempio Köchel, ipotizza che la K 62 potrebbe essere uno dei 6 Divertimenti à 4 che Leopold Mozart ha elencato nel catalogo dei lavori del figlio. Quello che aveva scritto nel 1768 per difendersi dalle accuse d’esser lui o qualcun altro il vero autore delle musiche di Wolfgang.

Una rielaborazione?

La fonte di Lisbona, quella con il Mitridate che contiene la Marcia K 62, è scritta da un copista e non è un autografo di Mozart. Si tratta di una copia che potrebbe non rispecchiare perfettamente la musica di Wolfgang. A ogni esecuzione di opera potevano esserci aggiunte, parti tolte o adattate.

La partitura della K 62, secondo NMA, sarebbe stata rielaborata da Mozart per il Mitridate. Così almeno ipotizza Plath, il quale suggerisce che i timpani non li ha scritti Mozart. E allora il resto? Come fa ad essere sicuro che sia suo? La K 62 che c’è rimasta, nel Mitridate di Lisbona, non è un pezzo in versione originale, ma in forma rivisitata.

Busto di Mitridate

Padre e figlio collaborano

La K 100 sembra vuota senza la Marcia iniziale. Per ricreare in laboratorio il pezzo completo, e non è la prima volta che succede con la musica di Mozart, la nuova nata Cassazione K 100 inizia con una Marcia presa in prestito da un altro brano, copiato e risistemato da chissà chi. Tutto il resto della K 100 è invece scritto almeno a due mani da Leopold e da Wolfgang.

Più autentica di così!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 75 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 75

Musica: ? (manca l’autografo della K 75);
Luogo: ? (manca l’indicazione);
Data: ? (manca anche la data);

Movimenti: Allegro in 3/4; Minuetto e Trio in 3/4; Andantino in 2/4; Allegro in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Minuetto in fa maggiore; Trio in sib maggiore; Andantino in sib maggiore; Allegro in fa maggiore.

Fonti: Una copia della copia presunta è nell’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna con segnatura XIII.28280/5 (H.26638)

Lettere: non ci son0 riferimenti espliciti a questa sinfonia K 75 nelle lettere di Mozart.

Lo stato del manoscritto della K 75

La partitura autografa di mano di Wolfgang non c’è. Dovette esistere, dicono, una copia della partitura fatta da Otto Jahn e non più rintracciabile. Si tratta comunque della copia della copia. Ludwig Ritter von Köchel l’aveva infatti ricopiata “dalla partitura di Jahn del 1861”. Questa versione, creata quasi un secolo dopo la sinfonia K 75, è ora all’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna.

La K 75 sta in un manoscritto composito di 36 pagine (l’ultima è vuota) di formato verticale con 12 pentagrammi a pagina. Questa fonte contiene numerose correzioni successive fatte a inchiostro e a matita, ed è di epoca tarda. Il grado di attendibilità è scarso.

Criticità dell’edizione critica

In mancanza di meglio la copia della copia è stata usata come fonte primaria della AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart!

Da lì la K 75 è passata tale e quale alla NMA (la nuova edizione critica).

Musica a più mani

Non c’è autografo eppure il catalogo Koechel, assegnando il numero K 75 alla copia della copia di questa sinfonia, pretende che Mozart l’abbia scritta a Salisburgo tra il marzo e l’agosto del 1771. La data è stata “scientificamente” attestata, in forza della fede, dai maggiori biografi di Mozart, Abert incluso.

Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore

Problemi d’attribuzione

La sinfonia K 75 dovette essere poco nota già ai tempi, visto che presumibilmente fu fatta solo una copia delle parti strumentali. Come la sinfonia K 81, la sinfonia K 95, la sinfonia K 97, la sinfonia K 98 e la sinfonia K 112, anche questa presenta notevolissimi problemi di attribuzione.

Un Minuetto fuori posto

Oltre a mancare l’autografo, il Minuetto è atipico per Mozart e anche per suo padre, che di quel genere pare non ne abbia mai composti. Nell’ordine dei movimenti sta in seconda posizione, invece che in terza come dovrebbe. E anche questa è una stranezza della quale occorre tener conto. Il Minuetto e il Trio sembrano ripresi addirittura da altri autori, cosa che unita alla situazione precaria delle fonti spinge a dire che la K 75 non è di Wolfgang.

Un Rondò che non è Rondò

L’Allegro iniziale riprende lo stile di Johann Christian Bach e in certi tratti pure di Vivaldi, con sezioni in fugato e altre omofoniche. Il Minuetto è in stile francese. L’Andantino si distingue per il carattere italianeggiante, ma sembra quasi un pezzo ottocentesco se non addirittura operistico, mentre l’ultimo Allegro, di fattura ancora ottocentesca, procede ritmato secondo il gusto tedesco, italiano, e francese, a seconda dei commentatori, che non si mettono d’accordo. Non si tratta comunque di un rondò come erroneamente spiega Koechel, e come altri scrivono. Piuttosto è una forma binaria, quasi si trattasse di una sonata rudimentale ammodernata.

Cosa ne dicono Wyzewa e De Saint-Foix

Il manoscritto di questa sinfonia è andato perduto e nessun documento dà la data della sua composizione, ma per Wyzewa e De Saint-Foix “la musica ha somiglianze così vivide con la Sinfonia K 74 e l’altra sinfonia K 110” da poter dire che “è stata scritta nel luglio 1771”. Essi sostengono, senza prove, che, “senza dubbio, la K 75 deve essere collocata tra queste due sinfonie (K 74 e K 110)”.

“È certo”, secondo i due musicologi francesi, che la K 75 è stata composta a Salisburgo poiché “s’avverte l’influenza tedesca”.

Musica da ballo tirolese?

Con lo stesso metodo “scientifico” uno potrebbe dimostrare di tutto, e con egual grado di esattezza di Wyzewa e De Saint-Foix. Si potrebbe dire, ad esempio, che la sinfonia K 75 contiene “senza dubbio” tratti della musica da ballo tirolese che s’ascoltava ai tempi di Jahn e che quindi dev’esser stata composta circa tra il 1760 e la metà del 1800, magari da qualche epigono che amava ancora lo stile antico.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 112, K 75, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – de Saint-Foix WSF 112, K 75, sinfonia in fa maggiore

Influenze italiane e tedesche

Wyzewa e De Saint-Foix sono convinti che la K 75 offra l’esempio perfetto di quella “transizione diretta tra le sinfonia italiane di Mozart degli anni 1770-71 e la prima sinfonia di Salisburgo del luglio 1771”. Il problema è che la data non è certa per nessuna di queste sinfonie citate. Al massimo è cosa soggettivamente probabile, e da dati probabili per di più soggettivi non verrà mai una certezza.

Giudice ultimo è l’orecchio

Secondo i due studiosi “le due influenze italiane e tedesche sono mescolate, o piuttosto giustapposte”, ma il giudizio dettato dal loro orecchio è del tutto soggettivo e loro invece lo fanno passare per dato scientifico. Già ai tempi degli antichi greci s’ammoniva che l’orecchio è corruttibile, che la percezione è diversa a seconda degli individui, e che non val troppo la pena di farvi affidamento. Basare datazioni e attribuzioni sull’udito è quanto di meno obiettivo e meno scientifico si possa immaginare.

La sinfonia potrebbe appartenere quindi al periodo dei viaggi in Italia, e Mozart potrebbe aver fatto un riferimento troppo generico alla K 75 nelle lettere del 1770 e del 1771. Oppure potrebbe essere di Leopold e trovarsi nell’identico stato di altri pezzi, composti da chissà chi e copiati in bella da Wolfgang e da Leopold.

Poggi, Vallora e Casaglia

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) assicurano che la sinfonia K 75 nasce nel “raccoglimento” di Salisburgo. E Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) presenta la K 75 come “scritta a Salisburgo nell’aprile-giugno 1771”, ma non dice nulla della stato delle fonti.


Conclusioni sulla K 75

La situazione precaria della sinfonia K 75 non appare per nulla problematica nella letteratura mozartiana. Anzi, tutti la vendono per buona, e dicono pure dove Mozart l’avrebbe scritta, quando e per chi. Il catalogo Köchel, nonostante manchi qualsiasi riferimento autografo per attribuirla, datarla e localizzarla, l’ha certificata e posta ufficialmente tra i pezzi autentici scritti tra il 1769 e il 1779, così che i posteri possano goderne come di un autentico Mozart, magari studiandone gli effetti sull’intelligenza.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 112 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 112

Musica: ? manca la firma autografa della K 112, la musica è probabilmente di Leopold Mozart e di Wolfgang;
Luogo: Milano? (l’indicazione non è autografa ma di Leopold Mozart);
Data: 2 novembre 1771? (la data non è autografa ma è stata aggiunta successivamente da Leopold Mozart);

Movimenti: Allegro in 3/4; Andante in 2/4; Minuetto e Trio in 3/4; Rondò Molto Allegro in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, 2 fagotti, violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Andante in sib maggiore (solo archi); Minuetto in fa maggiore; Trio in fa maggiore (solo archi); Rondò Molto Allegro in fa maggiore.

Fonti: l’autografo della K 112 è una bella copia scritta da Leopold Mozart e da Wolfgang. Il manoscritto sta alla Pierpont Morgan Library New York con la segnatura The Dannie and Nettie Heineman Collection: Heineman.MS.153.

Lettere: nessun riferimento a questa sinfonia nelle lettere di Mozart.

Lo stato del manoscritto K 112

La partitura originale è una bella copia parzialmente autografa. Si tratta nel complesso di 16 fogli numerati a matita sino al numero 15 con 29 pagine scritte e le ultime 2 vuote, delle dimensioni circa di 29,5 x 23 cm. La carta è di color bianco. L’inchiostro varia da marrone a marrone scuro.

Musica a più mani

Già a partire dalla prima pagina, sono intervenute a scrivere più persone. Nell’angolo in alto a sinistra Georg Nikolaus Nissen con un inchiostro marrone scuro ha messo il numero “11.” e sul lato destro in inchiostro marrone “e / di sua mano”, per indicare che la musica è tutta scritta da Mozart, ma non è vero, e questo la dice lunga sull’attendibilità delle certificazioni di Nissen. Sul margine superiore destro Franz Gleissner ha invece aggiunto il numero “50.” che è quello del suo catalogo.

Al centro del primo sistema sta il titolo “Sinfonia” e sul margine in alto a destra ci sono il nome dell’autore e la data, entrambe di mano di Leopold Mozart: “del Sig:re Cavaliere Amadeo / Wolfgango Mozart / à Milano 2 di novembre / 1771″.

Il minuetto, ma non il trio, è di mano di Leopold Mozart.

L’organico

L’indicazione del primo movimento “Allegro” era in origine “Molto Allegro”, poi cancellato. La disposizione degli strumenti prevede “2 / Corni / in f fa ut”, oboe, Violini, Viole, Basso”.

Il Minuetto non è di Wolfgang

L’indicazione di Andante non è di Mozart, e potrebbe essere del padre. Gli strumenti sono ridotti qui a “Violini, Viole, Bassi”.
Il minuetto è invece scritto tutto da Leopold Mozart, mentre il trio come gli altri movimenti da Wolfgang con interventi del padre. Il minuetto potrebbe essere una composizione separata. Secondo NMA il ritmo sincopato dei violini II nella prima parte del brano è del tutto atipico per Wolfgang , ma la cosa sarebbe inusuale anche per Leopold. Potrebbe quindi essere opera di un terzo musicista.

Essendo incerto il minuetto, che risulta un corpo estraneo, non è sicura nemmeno l’attribuzione a Wolfgang degli altri pezzi della K 112.
Dopo il minuetto, l’ultimo movimento riprende l’organico del prim0 Allegro.

Commento di Wyzewa e De Saint-Foix

I due musicologi francesi Wyzewa e De Saint-Foix raccontano che Mozart scrisse la sinfonia K 112 a Milano il 2 novembre 1771, probabilmente per un incontro con il Conte Firmian. I Mozart l’avrebbero fatta eseguire contemporaneamente alla Ouverture dell’Ascanio K 111 (alla quale fu aggiunto il presto finale K 120).

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 125, K 112, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix, K 112, sinfonia in fa maggiore

Secondo loro c’è una profonda differenza tra questa sinfonia italiana e le opere salisburghesi del periodo precedente. Ancora una volta le ripetizioni sono quasi costanti, “i due violini emergono dal resto dell’orchestra, gli strumenti a fiato, molto impegnati, si limitano al raddoppio”. I temi sono nettamente separati e ciascuno è accompagnato dal ritornello. L’aspetto brillante e semplice dei pezzi e la loro espressione, che i due francesi definiscono “più graziosa che profonda”, ci mostrerebbero un Mozart riconquistato dal gusto italiano “che lo aveva sedotto” l’anno precedente. L’influenza italiana – per Wyzewa e De Saint-Foix avrebbe spinto il cuore di Mozart ad allontanarsi “da quel gusto appassionato per il contrappunto” che era nato in lui a Bologna sotto l’azione di Padre Martini.

La notizia è dubbia, poiché non ci sono prove della frequentazione della scuola di Martini a Bologna, e le musiche portate a testimonianza di ciò sono per lo più spurie. Vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

L’influsso italiano nella K 112

Se è vero che quest’influsso italiano “domina di nuovo e pienamente Mozart”, il modo in cui viene “subito – osservano Wyzewa e De Saint-Foix – non è più quello del 1770”. Dicono che ora il giovane musicista non si concentra più sulla musica d’opera, ma si rivolge piuttosto ai lavori strumentali dei maestri italiani.

Sentono, da un capo all’altro della K 112, una preoccupazione per l’effetto “sinfonico” che fa assomigliare i vari pezzi alle pagine di Salisburgo del 1771 piuttosto che alle sinfonie scritte in passato a Milano e a Roma. “L’invenzione delle idee e il loro sviluppo, la distribuzione del ruolo degli strumenti, l’uso stesso dei fiati, per quanto mediocri, indicano non solo notevoli progressi nell’esperienza del giovane, ma una preoccupazione molto più marcata per il linguaggio proprio della musica orchestrale”.

Mozart insoddisfatto

A differenza del passato, Mozart qui non è più soddisfatto – suppongono Wyzewa e De Saint-Foix – di una sezione di sviluppo ridotta, e perciò la amplia. Anche le ripetizioni sono più varie. Questo spirito sinfonico, che i due musicologi non riescono bene a definire, ha nel suo genere “una perfezione musicale” che non consentirebbe di classificare la sinfonia K 112 accanto alle opere giovanili del 1770.

Nonostante queste premesse, Wyzewa e De Saint-Foix notano nella K 112 continue ripetizioni di frasi. Il ruolo dei bassi, che pure avevano tentato d’emanciparsi nelle precedenti sinfonie, lo vedono subordinato. Evidente è “la relativa insignificanza delle parti degli strumenti a fiato”. Tutti questi segni proverebbero il ritorno di Mozart allo stile italiano e questi tratti sono evidenti – secondo i due francesi – sin dalle prime note.

K 112: caratteri della melodia e della forma

L’idea melodica è più ampia e curata. Il primo movimento ad esempio contiene due temi, ciascuno dei quali è seguito da un lungo ritornello. Dalla ripetizione dopo il secondo tema Mozart trarrà il suo sviluppo, seguendo un procedimento “tutto italiano” che riutilizzerà in altre opere dello stesso periodo.
Questo sviluppo, molto breve, che inizia con delle imitazioni, sarebbe, per i due francesi, l’ultimo ricordo dei due anni trascorsi a studiare il contrappunto. Ma Mozart avrà studiato contrappunto in Italia? Chi glielo ha insegnato? Mancano le prove.

Due misure fan la differenza

L’amabile Andante, scritto solo per gli archi, ha per Wyzewa e De Saint-Foix “l’aspetto di una cavatina operistica, con un unico tema su cui poggia ancora lo sviluppo”. Nella piccola ripresa l’aggiunta di due nuove misure pare notevolissima ai due studiosi.

K 112 - errore del copista
K 112 – errore del copista che anticipa la seconda battuta alla prima. Anche qui due misure fanno la differenza!

Uno stile contraddittorio

Per quanto riguarda il minuetto, essi non si pongono affatto il problema che a scriverlo non è Wolfgang ma qualcun altro, forse il padre. Il che mette in crisi tutto l’edificio della loro analisi, perché Mozart avrebbe firmato una sinfonia non di persona, e non tutta sua. Lui e suo padre avrebbero dichiarato il falso. La musica del minuetto, infatti, è assai distante dallo stile di Wolfgang e pure di Leopold. Chi l’avrà scritta? L’autografo di tutta la sinfonia è semplicemente una bella copia e i fogli di lavoro sono spariti. La K 112 è quindi dubbia nella sua totalità, altro che solo il Minuetto!

Eppure Wyzewa e De Saint-Foix sottolineano “la riapparizione del minuetto anche in questa sinfonia italiana”, facendo finta sia di Wolfgang. “Da notare – aggiungono – anche il ritmo sincopato della prima parte del minuetto”. Non si rendono conto che quello è proprio uno dei segnali che avrebbe dovuto metterli in guardia sul fatto che la sinfonia K 112 è probabilmente spuria.

Una molteplicità di stili

Per quanto riguarda invece il finale, esso è un piccolo rondò in cui Mozart, “quasi improvvisando”, torna “alla vecchia forma della musica di Christian Bach!” Così dicono almeno Wyzewa e De Saint-Foix.
La sinfonia è quindi pure eterogenea.

Catalogo Köchel, K 112, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 112, sinfonia in fa maggiore. Si noti come il catalogo ufficiale dia il Trio come autografo, quando invece è di Leopold

Un minuetto viennese tutto italiano

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che “quasi certamente” per la serata del 22 novembre 1771, nel palazzo del conte Firmian, Mozart scrisse questa sinfonia K 112 “italiana nel colorito”, “viennese” nella forma, per la divisione in quattro parti con il minuetto, ma non si capisce cosa vogliano dire. Tenendo conto che Torrefranca aveva descritto sinfonie italiane divise in quel modo, minuetto incluso molto prima delle viennesi, la K 112 dovrebbe essere a rigore tutta italiana. Per chiarire le idee ai lettori, citano Wyzewa e De Saint-Foix che sosterrebbero la non classificabilità della sinfonia, poi Abert che la definisce fondamentalmente tedesca, e infine Mila che la dice italianissima. Chi avrà ragione? Misteri della musicologia!

Omissioni

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) presenta la K 112 come “scritta a Milano il 2 novembre del 1771”, ma non dice nulla del minuetto copiato dal padre.

Conclusioni sulla K 112

Se si immagina la possibilità che Mozart abbia consentito che qualcuno infilasse un minuetto non suo nel cuore della sinfonia K 112, crolla la credibilità sua, del padre che ha certificato la cosa e del catalogo Köchel che l’ha ufficializzata. Chi darebbe più fiducia a un compositore che non firma una sinfonia, delega altri a farlo e non è capace di copiarla in autonomia tutta in bella?

La sinfonia K 112 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95, della sinfonia K 97 e della sinfonia K 98. Tutte e quattro sono dubbie, o perché manca la firma, o perché ha firmato il padre a nome del figlio, o perché, pur essendo tutte in bella copia, hanno qualcosa che non va nei movimenti. Nel caso della K 112 il fatto che padre e figlio abbiano copiato in bella alternandosi, sembra dimostrare piuttosto un lavoro in collaborazione su materiale preesistente.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 98 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 98

Musica: ? (l’autografo della K 98 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C; Andante in 2/4; Menuetto e Trio in 3/4; Presto in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, 2 violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Andante in sib maggiore; Menuetto in fa maggiore, Trio in fa maggiore; Presto in fa maggiore.

Fonti: copia tarda delle parti, prese da Aloys Fuchs.

Catalogo KöchelK 98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel 6, ex K 98 ora in appedice C 11.04, sinfonia in fa maggiore

Lettere: nessun riferimento, a parte un generico accenno a delle sinfonie nella lettera di Wolfgang del 25 aprile 1770 da Roma, e un altro, ancora più vago, nella lettera di Leopold del 23 o 24 novembre 1771 da Milano.

Lo stato del manoscritto K 98

A Vienna qualcuno, forse Franz Lorenz, compilò un catalogo sistematico delle opere di Mozart, inserendo la K 98 tra i pezzi italiani del 1771. Mozart l’avrebbe scritta a Milano nel novembre di quell’anno. Ludwig Ritter von Köchel considerò quella sinfonia come fosse autentica, senza preoccuparsi del fatto che non fosse sopravvissuto l’originale. Lui conosceva solo un arrangiamento della sinfonia K 98 per due pianoforti. La incluse perciò nella prima edizione del catalogo Köchel come opera autentica e certificata.

Cosa ne dicono i francesi

Wyzewa e De Saint-Foix presero per vera la K 98, ritenendo però che Mozart l’avesse solo abbozzata. Essi non conoscevano la data esatta di questa composizione, il cui manoscritto è perduto. Dicono che in effetti la musica della K 98 “testimonia infallibilmente la mano e lo spirito di Mozart”, e lo affermano senza esitazione. La data di composizione è tuttavia “piuttosto difficile da stabilire con esattezza”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 125, K 98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 125, K 98, sinfonia in fa maggiore

La K 98 assomiglia ai lavori italiani

I due musicologi trovano che la K 98 abbia delle peculiarità assolutamente simili a quelle della Ouverture dell’Ascanio, e specialmente della sinfonia di Milano K 112. Anche la K 112 è in fa maggiore è attribuita oggi a Wolfgang, ma con molti dubbi.

La K 98, Mozart l’avrebbe scritta a Milano nel 1771, ma manca l’autografo. Wyzewa e De Saint-Foix notano anche qui , come nella K 112, “la ripetizione continua della frasi, la mediocrità del ruolo dei bassi e la limitazione del movimento degli oboi a piccoli ritornelli, le lunghe cadenze dopo i soggetti, gli accompagnamenti continui dei secondi violini sotto il canto del primo, senza considerare il caso frequente in cui i due violini vanno all’unisono”, tutto questo e altri dettagli indicherebbero ancora – dicono i due – probabilmente un’origine italiana.

Opere strumentali “sicuramente” milanesi

In una serie di punti appare loro una sorprendente somiglianza tra questa sinfonia e le tre grandi opere strumentali “composte sicuramente a Milano durante l’autunno di 1771 “. Per quei pezzi “sicuri” loro intendono l’Ouverture dell’Ascanio, la sinfonia K 112 e il concerto K 113. “Lo sviluppo del primo movimento della K 98 è assolutamente come in quello della sinfonia K 112”, mentre “le riprese, nei tre movimenti principali, sono variate in maniera appena percettibile”, come avverrebbe nella sinfonia K 112 e nel concerto K 113.

Il minuetto “presenta un ritmo sincopato simile a quello del minuetto della sinfonia K 112”, e gli strumenti a fiato sarebbero “più occupati a suonare che altrove, come è il caso del minuetto della K 112”. Infine le pause e le cadenze della K 98 “richiamano analoghi arresti nelle altre tre suddette opere dello stesso periodo”. Per non parlare di un aspetto generale “che non possiamo definire”, ma che cattura l’ascoltatore sin dall’inizio, “e rende manifesta la parentela della sinfonia K 98 con le opere che abbiamo citato”.

Somiglia, ma non troppo

Sin qui Wyzewa e De Saint-Foix sembrano più che convinti che la K 98 sia di Mozart. “Ma con ciò, – continuano – bisogna ammettere che la K 98 presenta due peculiarità che non si trovano nelle opere che abbiamo detto e che sembrano rivelare più direttamente l’influenza tedesca di Joseph Haydn”.

Ad esempio il finale presto, con il suo ritmo continuo di terzine, “evoca irresistibilmente il ricordo di diversi finali di Joseph Haydn”, tra cui uno che conclude una sinfonia in do (la numero 41), che deve essere stata scritta precisamente nel 1770 o nel 1771″.

Allo stesso modo, Mozart nel suo minuetto “riprende tutta la prima parte dopo la seconda, mentre non farà più riprese nel trio, seguendo uno schema usato da lui ancora nelle sinfonie di Salisburgo del 1771”, mentre i minuetti, che Wyzewa e De Saint-Foix ritengono milanesi, mostrano una ripresa solo parziale della prima parte.

E quindi?

Da ciò i due musicologi francesi concludono che questa sinfonia K 98 era stata probabilmente già concepita a Salisburgo, verso il luglio o l’agosto del 1771. Nell’estate di quell’anno i lavori di Joseph Haydn avrebbero influenzato il giovane Mozart, che, giunto a Milano, “s’affrettò a mettere insieme il lavoro così abbozzato prima della sua partenza”. Dopo la K 98 Mozart avrebbe composto, secondo loro, la sinfonia K 112 e con uno spirito già italiano abbastanza libero dall’influenza di Joseph Haydn.

Riassumendo

“È sicuro dire” (frase che in un lavoro che pretende d’essere scientifico conviene non pronunciare mai) la K 98 “può essere stata scritta solo a Milano e nell’autunno del 1771”! Non sappiamo donde traggano queste loro certezze, visto che l’autografo non esiste. Eppure ne sanno tracciare addirittura la storia, descrivendo le fasi di gestazione, e la genesi successiva. Il lavoro “era rimasto forse incompiuto e semplicemente notato nelle sue linee principali”. L’assenza del manoscritto non consente di sapere “se tutto lo sviluppo è di mano di Mozart”. La base è quindi mozartiana, la stesura definitiva non si sa!

Joseph o Michael?

L’Andante in particolare è nello stile di barcarola “con un ritmo molto aggraziato, abbastanza specifico per Mozart. Da solo sarebbe sufficiente a giustificare l’attribuzione a Wolfgang di una sinfonia i cui molti dettagli però fanno pensare a Joseph Haydn e a Michel Haydn”.

Il minuetto risentirebbe direttamente dell’influsso di Joseph Haydn. Per quanto riguarda il finale, che è una tarantella “continuata indefinitamente dai due violini a volte con silenzi improvvisi, … Mozart intende espressamente imitare il maestro di Esterhaz, dal quale, inoltre, il ragazzo deve aver preso in prestito anche questo utilizzo di piccole variazioni”.

Una sinfonia appena abbozzata

Wyzewa e De Saint-Foix aggiungono che, in questo finale, “è così sensibile la sproporzione tra l’importanza del ruolo dei violini e l’insignificanza delle altre parti, da esser fortemente tentati di credere che Mozart abbia lasciato questo finale appena abbozzato (con la parte dei violini solo scritta, come per lo schizzo del balletto inserito nell’Ascanio, dopo di che ha preferito comporre, con lo stesso tono, un’altra sinfonia (la K 112), più puramente italiana”.

La K 98 non è bella e perciò non è di Mozart

Già Hermann Abert dubitò che la sinfonia fosse mozartiana, pensando fosse insolita per Mozart, senza tutti qui giri di parole che fanno Wyzewa e De Saint-Foix. Da lì in poi la sinfonia K 98 fu attribuita a Joseph Haydn, a suo fratello Michael Haydn, o all’immancabile Leopold Mozart. Ognuno ha detto la sua, convinto che alla sinfonia K 98, che infatti non è quasi mai eseguita, manchi qualcosa, che non sia tutta di Mozart, che sia venuta per certi versi piuttosto male. Mozart l’avrebbe abbozzata solo relativamente alle parti belle, qualcun altro, forse il padre, deve averla rovinata. Povero Leopold, tutti se la prendono alla fine con lui.

E se invece fosse di Wolfgang perché è proprio brutta? In fondo era solo un ragazzo. Magari l’ha scritta senza l’aiuto del padre.

Fanalino di coda

L’AMA (Alte Mozart-Ausgabe) numera le sinfonie di Mozart da 1 a 41, cioè l’ultima sinfonia che Mozart avrebbe scritto nel 1788. Vedi però al proposito Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019. Le sinfonie che non sono incluse tra la 1 e la 41 compresa la K 98, furono pubblicate nei supplementi della AMA dalla 42 alla 56. La sinfonia K. 98 occupa quindi il fanalino di coda alla cinquantaseiesima posizione, relegata nell’ultimo catalogo tra i pezzi dubbi K6 Anh. C 11.04

Catalogo Köchel, K.98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 98, sinfonia in fa maggiore

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile 1770: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”. Da queste righe è impossibile stabilire di che sinfonia Mozart stia parlando. Stava finendo di comporre una sinfonia o di copiarla in bella? Eppure c’è qualcuno che da questo passo ricava l’informazione che la K 98 sia di Mozart e che quindi risalga al 1770. La situazione incertissima è analoga quella della sinfonia K 95 in re maggiore e alla sinfonia K 97 in re maggiore.

Milanese?

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) la numerano come sinfonia 48! e la presentano sinteticamente come fosse scritta a Milano nel 1771, avvisando sotto che è dubbia, ma che gli autori che la considerano mozartiana pensano che Wolfgang l’abbia solo abbozzata, e che qualcuno gliela abbia finita. Riportano l’ipotesi di Della Croce che sia un pezzo con tante ingenuità e che questo accrediterebbe l’idea che non sia di Mozart. Mozart è un dio e quindi può scrivere solo cose divine!

Così almeno sostengono i teologi della musica, che finiscono però col somigliare ai peggiori stregoni e chiromanti. Se si immagina la possibilità che Mozart abbia consentito che qualcuno gli finisse la sinfonia K 98, crolla definitivamente la credibilità sua e del catalogo Koechel.

Mistero della fede

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) la dà come “dubbia scritta a Milano nel 1771”, ma come al solito non fa riferimento ad alcuna fonte. Se però è dubbia, come fa a dire che è scritta a Milano, e specificare persino l’anno?
Mistero mozartiano ….

Conclusioni sulla K 98

La sinfonia K 98 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95 e della sinfonia K 97. Tutte e tre non hanno autografo per poter dire chi le abbia scritte, o il luogo e la data in cui furono finite. Non si capisce da dove venga tanta sicurezza nello stabilire occasioni particolari per la loro esecuzione, né chi abbia commissionato i pezzi.

Nel caso della K 98 c’è chi ipotizza che l’abbozzo fosse di Wolfgang, ossia la parte meglio riuscita, e il resto del padre. Un’ipotesi ad hoc che prova, ulteriormente, come la ricerca mozartiana s’aggrappi sempre più spesso al principio dell’autorità aristotelica. La cosa è vera perché l’ho detto io, e io l’ho detta perché il popolo lo vuole. Lo scienziato è guidato non dalla ricerca della verità, ma da puro spirito opportunista.

Le lettere di Mozart padre e figlio, non dicono nulla se non genericamente di sinfonie, forse composte, o semplicemente copiate. Nel caso della K 98 c’è chi ipotizza che l’abbozzo fosse di Wolfgang, ossia la parte meglio riuscita, e il resto del padre. Un’ipotesi ad hoc che prova, ulteriormente, come la ricerca mozartiana si basi sempre più spesso sul principio dell’autorità aristotelica. La cosa è vera perché l’ho detto io, e io l’ho detta perché il mercato lo vuole. Lo scienziato è guidato non dalla ricerca della verità, ma da puro spirito opportunista.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 97 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 97

Musica: ? (l’autografo della K 97 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C; Andante in 2/4; Menuetto e Trio in 3/4; Presto in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 clarini in re, timpani, 2 violini, viola, violoncello e basso (soltanto gli archi nell’Andante).
Tonalità: Allegro in re maggiore; Andante in sol maggiore; Menuetto in re maggiore, Trio in sol maggiore; Presto in re maggiore.

Fonti: La copia tarda di Otto Jahn oggi è scomparsa. Esiste invece una copia di quella partitura (di Ludwig Ritter von Köchel “tratta dalla partitura di Jahn del 1861”) all’archivio della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna, con la segnatura XIII28280/5 (H26638).
Lettere: nessun riferimento, a parte uno molto generico nella lettera inviata da Wolfgang da Roma il 25 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 97

La sinfonia in re K 97 non c’è giunta in autografo e la copia della partitura di proprietà di Otto Jahn è scomparsa. Ne rimane solo la copia. Si tratta di manoscritto di 40 pagine con le ultime 2 vuote, di formato verticale e con 12 pentagrammi a pagina. I fogli contengono molte correzioni che sono state apposte successivamente con inchiostro e a matita. L’edizione critica NMA si basa sulla vecchia AMA (la precedente edizione delle opere di Mozart).

Catalogo Köchel, K.97, sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 97, sinfonia in re maggiore

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile 1770: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”. Da queste righe è impossibile stabilire di che sinfonia Mozart stia parlando. Stava finendo di comporre una sinfonia o di copiarla in bella? Eppure c’è qualcuno che da questo passo ricava l’informazione che la K 97 sia di Mozart. La situazione incertissima è analoga quella della sinfonia K 95 in re maggiore.

Somiglianze beethoveniane della K 97

La sinfonia K 97 è eterogenea e, analogamente alla sinfonia K 95, per alcuni ha un minuetto aggiunto, che infatti ha poco a che vedere con il resto. Singolare che la K 97 abbia un tema nel Presto finale che torna nel primo movimento della settima sinfonia di Beethoven. Dal momento che Beethoven non conosceva la K 97, perché non circolarono manoscritti della sinfonia almeno sino al 1881, uno potrebbe pensare a qualche modello al quale avrebbero attinto sia Beethoven che il compositore della sinfonia in re maggiore K 97. Che sia un modello tutto italiano?

Il vero autore della sinfonia K 97 sarà stato presumibilmente Leopold (visto lo stile che ogni tanto riaffiora), Wolfgang e Leopold, o qualche altro Maestro intorno al 1770 o forse anche prima. Lo stile è italiano tranne che nel minuetto, pezzo che possiede tutt’altro carattere.

Una sinfonia romana?

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che si tratta di una sinfonia scritta a Roma nel 1770. Da dove traggano tale sicurezza non sappiamo, visto che manca l’intestazione, e non ci sono né la firma, né la data, e neppure il luogo.
Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) la dà come scritta a Roma nel 1770, ma non fa riferimento ad alcuna fonte. E come potrebbe?
Nessuno può pretendere di stabilire con certezza chi ne sia l’autore, e addirittura il luogo preciso dove fu concepita.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix esaminano in particolare il minuetto “che non riprende la prima parte dopo la seconda, esattamente come nelle sinfonie del periodo viennese”. “La seconda parte è molto più lunga della prima; e abbiamo visto che lo stesso Mozart, in una delle sue lettere, sottolinea questa peculiarità come distintivo dei minuetti italiani”. Gli strumenti a fiato, e in particolare i corni “lavorano qui un po’ più liberamente rispetto al resto della sinfonia”. Nel trio, invece, tacciono e la frase “in realtà è tutta tedesca”. Viene esposta dal primo violino, accompagnato in ottavi dal secondo.

“Questa sinfonia e quella che precede [la sinfonia K 95 anch’essa dubbia] sono, tra le sinfonie attribuite a Mozart durante il suo primo soggiorno in Italia, le uniche che contengano un minuetto”. Il che – azzardano i due musicologi francesi – sembra indicare che Mozart le abbia destinate alle Accademie, mentre le altre erano scritte per fare da Ouverture nei teatri, “dove gli italiani ascoltavano volentieri nuove sinfonie prima dello spettacolo”. A noi sembra piuttosto che i minuetti delle sinfonie K 95 e K 97 siano fuori stile, e che non occorra trovare ipotesi ad hoc per giustificare l’eccezione. L’evidenza è che non abbiano nulla a che fare con gli altri movimenti della K 95 e della K 97, e che siano stati aggiunti più tardi, quando qualcuno ha voluto adattare le sinfonie ai nuovi gusti.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 77, K 97, sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 77, K 97, sinfonia in re maggiore

Conclusioni sulla K 97

La sinfonia K 97 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95. Entrambe sono in re ed entrambe hanno un minuetto che pare aggiunto alla struttura come un corpo estraneo in un genere di musica nello stile di Leopold Mozart. Tutte e due le sinfonie non hanno autografo per poter stabilire chi le abbia scritte, o il luogo e la data in cui furono finite. Non si sa di occasioni particolari per la loro esecuzione, né chi le abbia commissionate. In aiuto non vengono neppure le lettere dei Mozart, che parlano solo genericamente di sinfonie. Non si comprende quindi come facciano i biografi ad assicurare i lettori che le sinfonie cosiddette gemelle, K 95 e K 97, siano proprio di Mozart. L’unica cosa certa è che sono dubbie.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 95 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 95

Musica: ? (l’autografo della K 95 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C tagliato; Andante in 3/4; Menuetto e Trio in 3/4; Allegro in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 flauti (nell’andante), 2 clarini in re, 2 violini, viola, violoncello, basso.
Tonalità: Allegro in re maggiore; Andante in sol maggiore; Menuetto in re maggiore, Trio in re minore; Allegro in re maggiore.

Fonti: c’è solo la copia tarda di Köchel presa dalla partitura di Otto Jahn del 1861. Ora è nella biblioteca degli Amici della Musica di Vienna con la segnatura XIII.28280/4 (H26637).
Lettere: nessun riferimento. Ce n’è uno molto generico nella lettera inviata da Wolfgang alla sorella a Salisburgo datata Roma, 25 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 95

La sinfonia in re KV 95 non c’è giunta in autografo. Dovette esistere forse una copia della partitura di proprietà di Otto Jahn, oggi scomparsa.
L’unica copia della copia è quella di Köchel. La K 95 si trova in manoscritto assieme alle sinfonie K 96, K 134 e K 161. Sono 36 pagine in formato verticale con 12 pentagrammi a facciata; l’ultima pagina è lasciata in bianco. Ci sono numerose correzioni successive a inchiostro e matita.

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”

Catalogo Köchel, K 95, sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 95, sinfonia in re maggiore

Somiglianze tematiche nella K 95

La sinfonia K 95 appartiene a quei pezzi che furono ricavati dalle parti strumentali in possesso un tempo degli editori Breitkopf & Härtel e che ora sono perdute. NMA, la nuova edizione critica delle opere di Mozart, è certa che il K 95 sia la sinfonia della quale parla Wolfgang nella lettera del 25 aprile 1770 e che avrebbe completato lo stesso giorno, ma non ci sono evidenze per affermarlo.
Wyzewa e De Saint-Foix notano la somiglianza tra l’Andante e il minuetto della Sonata KV 9.

Manca l’autografo

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) suppongono, ma “quasi con certezza”, che le sinfonie di cui parla Wolfgang nella lettera del 25 aprile, siano la K 97 e la K 95. In mancanza di autografi, e con la copia della copia della seconda metà dell’Ottocento, la situazione è invece incertissima. Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) dice laconicamente che la sinfonia K 95 è stata scritta a Roma nel 1770. Avvisa che forse il minuetto è stato aggiunto più tardi, e che quello è dubbio. Perchè, invece il resto com’è?

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix datano la sinfonia, chissà perché, alcuni mesi prima, tra gennaio e marzo del 1770. Si diffondono a parlare del minuetto e del trio, che per altri sono stati aggiunti in seguito. Lo si nota dal carattere completamente staccato della musica. In particolare il trio in re minore “offre una serie di inversioni e imitazioni”, che attestano più lavoro rispetto ai precedenti brani della sinfonia; “e sebbene gli oboi intervengano in questo trio solo a intervalli molto rarefatti, ciascuno dei loro ritorni aggiunge al pezzo un colore e un’espressione originali; perché è vero che i modi minori hanno inevitabilmente l’effetto, nel lavoro di Mozart, di eccitare e rinforzare la fantasia poetica”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 78, K 95, sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF 78, K 95, sinfonia in re maggiore

Conclusioni sulla K 95

La sinfonia K 95 è eterogenea e ha probabilmente un minuetto aggiunto, che ha carattere tutto diverso, come si nota subito all’ascolto. L’autografo è perso e l’unica testimonianza che l’attribuisce a Mozart è una nota di Köchel a una copia di una copia dell’Ottocento. Troppo poco.
I riferimenti nelle lettere dei Mozart sono in pratica inesistenti, mancano le indicazioni del luogo e la data di composizione. Per ragioni stilistiche alcuni la situano a metà degli anni 1760. La sinfonia K 95 potrebbe essere quindi di Leopold, di Leopold e di Wolfgang o addirittura di un altro autore. Se volessimo ragionare per stili, la musica della K 95, tranne il Minuetto e trio, è tipica di Leopold.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 143 Recitativo e aria per soprano

“Ergo interest, an quis”, “quaere superna”;
Recitativo e aria per soprano, 2 violini, viola e basso K 143

Musica: ? (C’è una copia del K 143 fatta da Mozart presumibilmente dopo il 1772).
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Recitativo in C; Aria in 3/4.
Organico: [2 violini, viola, basso].
Tonalità: sol maggiore.

Fonti: L’autografo è alla Biblioteca del Congresso di Washington., segnatura ML96.M97.
Lettere: Nelle lettere del 3 febbraio 1770, e del 4 agosto 1770 si parla genericamente di mottetti.

Lo stato del manoscritto K 143

L’autografo del recitativo e aria per soprano e archi K 143 (WSF 1/79), alla Biblioteca del Congresso di Washington, è costituito da 4 fogli in formato orizzontale 22.7: 29.7 cm, con 10 pentagrammi a pagina: la carta è granulosa e la filigrana non è non riconoscibile. Le pagine scritte sono 7 e non sono numerate. L’inchiostro è marrone nerastro. Nella prima pagina in alto a sinistra è probabilmente l’editore André ad aver scritto in inchiostro nero “N.2”, mentre è forse stato Stadler a aggiungerci il titolo “Aria per un soprano” in inchiostro marrone. In alto a destra a matita qualcuno ha scritto gli strumenti, “2 volini, viola, Basso e Soprano”. Nel bel mezzo c’è come al solito Nissen, secondo marito di Constanze Mozart, che certifica la grafia: “di Mozart e di sua mano”. Sul lato destro l’editore André ha aggiunto la data approssimata 177- e sopra con inchiostro tendente al rosso c’è “239”, che è il numero di catalogo di Gleissner. In basso a sinistra la sigla B&H sta per Breitkopf & Härtel, che hanno visionato il K 123 “il 2 Novembre 1799”. Sulla destra in basso c’è il numero “/ 77 /” del catalogo André. Sul margine sinistro, scritta in verticale, c’è l’annotazione più recente con il numero “Köchel 143”.

Alle battute 3/4, 18/19, 23/24, 32/33, 42/43, 52/53, 62/63, 70/71, 79/80, 87/88, 96/97 prima o dopo la stanghetta di battuta, sono i numeri da 2 a 12, aggiunti forse in seguito dall’incisore e indicano l’inizio di un nuovo sistema di pentagrammi.

Una bella copia

Tutti hanno scritto qualcosa tranne Mozart che, a parte la musica, non ha messo nè nome, né data, né firma. Wolfgang, secondo NMA, ha segnato alcune crocettine sopra la parte di violino a intervalli abbastanza regolari di battute, che erano serviti probabilmente in fase di copiatura, da parti separate, per non perdere il segno. Compaiono infatti alle battute 8/9, 23/24, 28/29 , 38/39, 47/48, 57/58, 66/67, 75/76, 83/84, 91/92, 100/101 .

K 143, crocetta in alto a destra nella parte del violino I

K 143. Alcune criticità

Non ci sono copie e stampe antiche. L’AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart, ha fatto affidamento solo su questo manoscritto. L’autore del libretto è sconosciuto.
Nella musica, Mozart non ha segnato quasi nulla, manca anche il tempo, lo stacco, e il nome degli strumenti. Il testo latino, seppur breve, è scorretto laddove Mozart al posto di “terrena” scrive “terena”, per 5 volte consecutive.
A battuta 25 dell’Aria Mozart mette due fa# ai secondi violini e l’edizione critica lo corregge, dicendo che Mozart ha sbagliato! Come? C’è chi insiste nel dire che Mozart anticipa la cosiddetta “seconda Scuola di Vienna”, ed è alla costante ricerca di soluzioni dissonanti. Qui, per coerenza, si dovrebbe far eseguire il pezzo così come l’ha scritto l’autore. Perché tutti lo cambiano?

K 143 errore a battuta 49 edizione a stampa
K 143 correzione a battuta 49 dell’edizione a stampa

K 143 errore a battuta 49, manoscritto
K 143: battuta 49, come si vede nella bella copia di Mozart

L’errore del copista

Mozart copia in bella e dimentica di scrivere le note del canto! Non sta certo componendo! Nella battuta 49, per concludere la frase, mancano almeno una nota, due pause e il testo cantato “sunt” che nell’originale, dal quale Mozart deve aver copiato, erano probabilmente analoghi a quelli di battuta 98 (qui sotto a sinistra). Le edizioni moderne, infatti, pescano da battuta 98 e completano la battuta 49 del soprano lasciata in bianco da Mozart, come si vede nella terza immagine qui di seguito.

battuta 98 della versione a stampa
K 143 battuta 98 della versione a stampa

Mozart s'è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143 Mozart s’è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143
Risultato finale, ottenuto ricostruendo la battuta che Mozart ha dimenticato di copiare

A battuta 94 la frase originale terminava con un sol che Wolfgang ha successivamente cancellato, allungando la frase cantata.

K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K143 battuta 94 della versione a stampa
K 143 battuta 94 della versione a stampa

L’autografo del K 143

Il recitativo e aria “Ergo interest, an quis”, “Quaere superna” K 143 è scritto in stile italiano. I contorni melodici non hanno i caratteri della musica di Mozart. L’autenticità del pezzo non può essere provata per quella strada. Non c’è riuscito chi l’ha fatto in base all’analisi stilistica. Si finisce a prestar fede al giudizio dell’orecchio.
Non ci sono neppure prove esterne, che possano farci dire che è di Wolfgang. Leopold Mozart, nella lettera inviata da Milano il 3 febbraio 1770, parla di 2 mottetti latini di Wolfgang scritti per due castrati, e Wolfgang afferma nel poscritto alla lettera del padre del 4 agosto 1770, inviata da Bologna, che lui, oltre alle arie, ha “anche scritto un Mottetto”. Ma non dice affatto come s’intitola, non dà suggerimenti circa la musica. La bozza di quel mottetto è certamente andata perduta.
L’autografo del K 143 non rivela nulla dell’autore reale. Questa unica fonte è una bella copia, redatta forse tra il 1772-1774, come pare dallo studio della grafia. Potrebbe benissimo riprodurre un’opera di un altro compositore, come capita ad esempio per il minuetto K 122.

Ipotesi ad hoc

Questo brano “non è affascinante dal punto di vista compositivo”, e a
Hellmut Federhofer sembra impossibile che Mozart se lo sia copiato per studio. Egli presume sia autentico perché è insignificante! Il suo ragionamento “scientifico” pretende di entrare nella testa di Mozart e sindacarne i gusti.
Probabilmente a Mozart il pezzo piaceva, se l’ha scritto. Federhofer insiste invece a dire, che se Mozart l’avesse copiato per studio, avrebbe scelto di meglio. Questo escluderebbe, secondo lui, che il pezzo l’abbia composto qualcun altro! L’ipotesi ad hoc di Federhofer contraddice quelle altre solite ipotesi ad hoc, cioé che il pezzo è brutto e quindi non può essere di Mozart. La cosa varrà ad esempio per il concerto per violino e orchestra K 268, come abbiamo visto in dettaglio nei nostri libri Mozart La caduta degli dei.

Questioni di autenticità

Nessuno ha mai sollevato dubbi circa l’autenticità del K 143, e questo basta alla NMA per includerlo tra i pezzi autentici.
Ci aveva già pensato Köchel a inserirlo tra le opere “certe”, e la sua decisione è confermata nell’ultimo aggiornamento del catalogo. Lui lo data al 1772, ma da quello che ipotizza potrebbe essere anche del 1779. Insomma nessuno ne sa nulla, e il riferimento, in nota, è sempre quello della lettera di Leopold del 1770, quella nella quale si parla solo di generici mottetti.

Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria

Gli commissionano 2 mottetti ma riesce a finirne solo 1

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che il K 143 è stato composto a febbraio del 1770, e precisano pure il luogo dove fu eseguito: a Milano, cioè nel palazzo del governatore Firmian. Danno per certo che sia uno dei due mottetti dei quali parla Leopold nella lettera del 3 febbraio 1770, anche se riportano la lettera del 4 agosto 1770, in cui Mozart, facendo un po’ il sunto della sua produzione, dice d’aver scritto in tutto un solo mottetto. Ora si sa per certo che:

  1. quel Recitativo e Aria hanno carattere operistico;
  2. i pezzi non sono firmati, non hanno data né luogo, e sono una bella copia;
  3. l’originale è perduto;
  4. la musica è databile circa a dopo il 1772.

Quello che è scritto nella voce del catalogo di Poggi e Vallora non è supportato pertanto da alcuna prova. C’è da dubitare persino dell’autore, che molto probabilmente non è Mozart.

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) dà per certo che sia “un mottetto latino” e che è stato scritto a Milano tra l’1 febbraio e il 5 febbraio 1770. Anche ammesso che la lettera di Leopold parli proprio di questo K 143, come è possibile retrodatare la composizione? Mozart stava scrivendo un mottetto (generico) nella lettera del 3 febbraio e entro l’agosto pare ne abbia finito uno solo. Nei primi giorni di febbraio il mottetto non era ancora pronto.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix esprimono idee originali riguardo al mottetto K 143, da loro numerato al WSF I/79. L’origine di questa aria religiosa, dicono, “ci viene rivelata da un passaggio di una lettera di Leopold Mozart”. I due musicologi la citano espressamente. Leopold scrive da Milano a sua moglie il 3 febbraio 1770, ma non dice esattamente di che pezzi di musica stia parlando. “Wolfgang non può scriverti oggi, perché sta componendo due mottetti latini per due castrati, uno dei quali ha quindici anni e l’altro sedici. Questi giovani lo hanno pregato di farlo; e poiché sono i suoi compagni e cantano molto bene, non poteva rifiutare”. D’altra parte, Mozart di quei mottetti riuscì a finirne uno solo. Da Bologna, il 4 agosto successivo, Wolfgang scriverà infatti a sua sorella che ha composto in Italia “cinque o sei brani, oltre a un mottetto”. Wyzewa e De Saint-Foix , forse presenti a quella scena, assicurano che il mottetto a cui Mozart fa riferimento è “evidentemente” l’Offertorio K 117.

Un mottetto di troppo

Anche il K 143, pur essendo solo un’aria, solletica la curiosità dei due musicologi francesi. Si tratta di un pezzettino, ma chi può negare, secondo loro, che facesse parte di un’opera di più ampio respiro. “Potremmo considerarlo un piccolo mottetto isolato”, così dicono, e il K 143 deve essre “sicuramente” il secondo di quei “due mottetti” menzionati dal padre! E com’è possibile? Il fatto che Mozart ne abbia composto alla fin fine uno solo, com’ebbe a riconoscere nella lettera successiva, dovrebbe inficiarne il ragionamento. Per loro è invece “indiscutibile” (parola che non ha nulla di scientifico) che questo numero sia stato composto contemporaneamente all’aria intercalata del motetto K 117, e che quindi risale come il mottetto K 114 al primo soggiorno a Milano! L’ipotesi è affascinante, ma si regge sul nulla.

Trascendentale?

Questo pezzo di chiesa, che secondo Federhofer non ha nulla di trascendentale, anzi è ben poca cosa e per nulla mozartiana, per Wyzewa e De Saint-Foix è al contrario quanto di più mozartiano possa esistere. Si tratterebbe di “una piccola opera”, molto simile a quelle che il bambino comporrà nel marzo del 1770 “per dimostrare di essere capace di scrivere una”. Ma non aveva già scritto la Finta semplice?

Assomiglia a un pezzo spurio

Il pezzo non indica l’organico che comunque si limita agli archi, eppure per Wyzewa e De Saint-Foix la strumentazione così generica ricorda “quella della sinfonia milanese K 95”, il cui manoscritto è perduto, della quale però non si può essere certi né della data di composizione, né del luogo, né dell’autore.

A lezione da Padre Martini

L’aria deve esser piaciuta ai due musicologi, ma il recitativo proprio no. La musica, osservano, “non attesta il minimo sforzo di espressione religiosa”. Al fanciullo “le lezioni di padre Martini non hanno ancora fruttato la possibilità di un uso propriamente religioso del genio italiano”. Wolfgang “si è limitato a improvvisare un piccolo recitativo secco operistico, di quelli più insignificanti al mondo” che finisce nella solita cadenza. Di quello che gli ha insegnato Martini, Wolfgang evidentemente non aveva trattenuto nulla, anche perché a ripetizione da Martini ci andrà, forse, qualche mese più tardi!

Effetti un poco comici

La parte principale dell’aria è “una vera cantilena d’opera”, molto dolce e cantabile, ma “senza alcuna relazione con il significato delle parole”; “è anche un po’ comico vedere come Mozart, la seconda volta che appaiono le stesse parole, usi una modulazione inaspettata e sorprendente, mentre la prima volta lo stesso testo non ha dato luogo a nessun accidente dello stesso tipo”. Le cadenze sono ancora “piuttosto rudimentali” e l’intera aria “è lontana dall’avere una parvenza vocale”. È una melodia strumentale, “altrettanto piacevole da ascoltare quando viene suonata per la prima volta dal violino, così come quando viene intonata dalla voce”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria

Conclusioni

Ma ancora più particolare è che, nonostante manchi quasi tutto per attribuirla a Mozart, ognuno ne parli come di cosa familiare, dando per certo dove fu scritto il K 143, quando, e pure il luogo esatto. Tanta sicurezza ha fatto sì che il recitativo e l’aria fossero inclusi tra i lavori certamente autentici del compositore, e che il pezzo operistico fosse da considerarsi, per ragioni di fede, un mottetto.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 123 Contraddanza in sib maggiore

Contraddanza per due oboi, due corni, due violini, violoncello e basso K 123

Musica: ? (manca il nome dell’autore della K 123)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: ?
Organico: 2 oboi, 2 corni in sib, 2 violini, violoncello, basso.
Tonalità: sib maggiore.

Fonti: La partitura autografa della K 123 (WSF I/87) è alla Staatsbibliothek di Berlino con la segnatura mus.ms.autogr.W. A.​​Mozart.12311.
Lettere: un riferimento probabile è nella lettera inviata da Leopold da Roma alla moglie a Salisburgo del 14 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 123

La contraddanza K 123 è in 2 fogli scritti sulle 4 facciate di 22,2 x 17 cm. e 10 pentagrammi a pagina, ciascuna numerata in epoca moderna a matita nell’angolo esterno superiore. La carta è sottile, liscia, bianca. La copertina è recente in lino verde chiaro con l’interno in pelle verde scuro. La segnatura è in color oro nell’angolo in alto a sinistra: “mus.ms. / autogr. / W.A. / Mozart / 123”. Al centro spicca un rettangolo di cuoio con lettere dorate: “W A. Mozart / Kontretanz / KV 123 (73g)”.

Scritta tra il 1771 e il 1773

L’etichetta gialla di Aloys Fuchs recita: “N° 1. [prima c’era scritto “14” che è stato cancellato] / Contra=Tanz / composta per l’orchestra / da / Wolfgang Amad: Mozart”.
In basso si legge invece che “[Wolfgang è] nato / 1756”. A metà pagina è segnato quando fu composta: “nel corso del viaggio in Italia / 1771-1773”, e a destra: “(a Vienna / 1791) / Partitura autografa / 80 battute in partitura”.

Vicino all’etichetta c’è il numero del catalogo Köchel in matita: “K 123 (73g)”.

Catalogo Köchel, K 123, contraddanza in sol maggiore
Catalogo Köchel, K.123, contraddanza in sol maggiore

Un’Antologia

Sul retro della busta che contiene il manoscritto c’è una nota di Rudolf Elvers: “Questo autografo è unito ai seguenti autografi per formare un’antologia che è stata poi nuovamente smembrata nell’aprile 1971: [segue l’elenco dei pezzi con i numeri del catalogo Köchel]. Nell’angolo in basso a sinistra si legge il numero “61”.

Intestazione della K 123

Sul primo foglio dell’autografo in alto al centro c’è il titolo “Contradanza”. La “z” è stata riscritta sopra la “s” di “Contradansa”. Sul foglio 2 alla fine del pezzo ci sono segni aggiunti per scherzo, delle facce o qualcosa che assomiglia al monogramma WM.

Interventi estranei

Qualcuno ha scritto nell’angolo in basso a destra del primo foglio il numero di catalogo “K 123”; a pagina 2 in basso, con inchiostro viola, c’è invece la nota di “Aloys Fuchs membro della cappella della corte imperiale di Vienna”, il quale “ne garantisce l’autenticità”.

Sempre sul primo foglio appaiono i nomi degli strumenti: “2 / Cornu [sic], 2 / oboe, Violino / Imo, Violino / 2do, Basso”.

Testimonianze esterne

Il 14 aprile 1770 Leopold inviò da Roma a Salisburgo una contraddanza corredata da informazioni dettagliate sulla coreografia, la cui descrizione corrisponde, forse, alla K 123. Scrisse che “Wolfgang sta bene e che allega alla lettera una contraddanza. Egli vorrebbe che il sig. Cirillus Hofmann vi ideasse una sua coreografia; e, per l’esattezza, vorrebbe che quando il violino secondo suona da solista, a danzare ci fossero solo 2 persone, e che ogni volta che intervengono tutti gli strumenti la compagnia ballasse al completo. L’effetto migliore si otterrebbe se a danzare fossero 5 coppie: la prima che comincia con il primo solo, poi la seconda con il secondo e così via, perché ci sono complessivamente 5 sezioni solistiche e 5 con il tutti”.

K 123, i dati a disposizione

Da quel che scrive il padre, deduciamo che Wolfgang ha allegato alla lettera del 14 aprile una contraddanza. S’è però dimenticato di dire chi l’ha scritta, se lui, il padre, o qualcun altro.

Dai dati che abbiamo a disposizione ricaviamo comunque che:

  1. il foglio piegato allegato alla lettera, per quanto ne sappiamo, non esiste più;
  2. la contraddanza coincide nella descrizione sommaria alla bella copia
    K 123 oggi conservata alla Biblioteca di Berlino;
  3. la K 123 non riporta il nome dell’autore, né la data, o l’indicazione del luogo dove fu scritta;
  4. l’intenzione di Wolfgang era quella di far trarre da Hofmann di Salisburgo i passi delle coreografie;
  5. Leopold aveva chiaro in mente come si potessero organizzare i cinque interventi delle coppie di danzatori, corrispondenti ai solo dei due violini. Le istruzioni, anche se dice siano di Wolfgang, le scrive significativamente lui;
  6. l’intenzione era di eseguirla a Salisburgo, dove ancora non la conoscevano;
  7. c’era una certa urgenza di spedirla a Salisburgo;
  8. i Mozart non parlano d’esecuzioni avvenute in Italia, e spediscono direttamente l’originale;
  9. le bozze del K 123 sono perdute;
  10. la K 123 è in bella copia databile secondo Fuchs al 1771-1773, un anno dopo che Mozart aveva copiato la musica in Roma;
  11. l’unico ad attribuire specificatamente il K 123 a Mozart è Aloys Fuchs, il quale però non è sempre affidabile (vedi ad esempio la faccenda del Minuetto K 122).

Analogie con il minuetto K 122

Wolfgang aveva copiato il Minuetto K 122 e l’aveva spedito a casa. Fuchs ebbe torto a dire che era suo. In quel caso Wolfgang s’era limitato a copiare in bella il minuetto “Pick” in stile viennese, che è di un altro autore nonostante ancora oggi gli sia attribuito. I Mozart avevano trovato quel minuetto senza trio in Italia ed era loro piaciuto, tanto che Wolfgang lo inviò a casa per riutilizzarlo in futuro a Salisburgo. La stessa cosa dovrebbe esser capitata alla contraddanza K 123.

La copia alla biblioteca di Berlino dice che la K 123 è del 1771

Esiste una copia ottocentesca della partitura di Aloys Fuchs e Aloys Unterreiter alla Biblioteca statale di Berlino con la segnatura: mus.ms.15.357. Sulla prima pagina è scritto: “Danza per l’orchestra composta da W. A. Mozart nel 1771 in Italia. / copiato dall’originale di Mozart da Alois Fuchs 1839″. Nell’ultima pagina c’è l’ulteriore annotazione:”secondo l’originale di Mozart / copiato da Aloys Fuchs 1/6 1839”.
Se la contraddanza K 123 è quella allegata alla lettera di Leopold inviata da Roma il 14 aprile del 1770, evidentemente non può esser stata composta nel 1771 come certifica Fuchs.

“Brillantissima”

Secondo Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) “non è improbabile” che questa contraddanza sia stata eseguita nel luglio del 1770 a Bologna nel corso della “brillantissima accademia” dove s’erano riuniti 150 nobili per onorare Wolfgang. Secondo noi, è ancora più probabile che non l’abbiano eseguita in quell’occasione, visto che il manoscritto era già in viaggio da qualche mese per Salisburgo.
La coreografia suddivisa in cinque assoli danzati alternata ai tutti, pensata da Leopold per i suoi compatrioti, male si adattava a una compagnia di 150 nobili bolognesi.
Se poi si pensa a una effettiva esecuzione, dove sono finite le parti separate dell’orchestra? Chi le ha copiate? Nessuna precisazione al riguardo viene da Leopold, da Wolfgang, o da altri documenti.

Scritta nell’aprile del 1770?

Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart), senza dir nulla della magnifica Accademia di Bologna, afferma che la contraddanza fu composta da Wolfgang a Roma tra l’11 e il 14 aprile del 1770. La musica in teoria potrebbe risalire anche a uno, due, o tre anni prima, e provenire da Bologna, da un paese lì vicino, o da Roma, Napoli, Milano. Uno potrebbe ipotizzare ciò che vuole, e con lo stesso grado d’attendibilità.
A Wolfgang la contraddanza potrebbe esser piaciuta così tanto da volerla spedire a casa per farla ascoltare alla sorella. Difatti, nella lettera successiva, le domandò semplicemente se le era piaciuta: “Spero che riceviste quella contradanza che vi mandai nella prima lettera di Roma, scrivetelomi poi tutto, come vi piacque”. Cosa ne pensasse Nannerl però non lo sappiamo, nè si hanno notizie d’una eventuale esecuzione salisburghese.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix datano il pezzo al 14 aprile 1770. Wolfgang l’avrebbe composto a Roma. Questo lavoroi, dicono, non solo ci mostra quanto Mozart fosse ancora preoccupato per la danza, ma anche come i suoi ricordi musicali di Salisburgo si fossero risvegliati. Il ragazzo avrebbe quindi scritto quella musica per il suo paese, e non per l’Accademia di Bologna come ipotizzano Poggi e Vallora.

Per i due musicologi francesi i piccoli soggetti musicali del K 123 “hanno un aspetto essenzialmente salisburghese, talvolta mescolato alle reminiscenze di Rameau e delle danze francesi”. Ma è un’idea tutta loro. Sostengono, che la musica italiana e l’aria respirata in Italia avrebbero contribuito a suggerire a Mozart soltanto il duetto dei due violini. L’osservazione sta troppo sul vago, e potrebbe dimostrare l’influsso sulla contraddanza di Mozart della musica di ogni paese del mondo, dall’Europa sino alle Americhe dove pure si impiegavano strumenti raddoppiati alla terza come nella K 123. L’orchestra che suona il pezzo in realtà non è una vera e propria orchestra. Si dice così per dare più importanza alla composizione. Il basso infatti tace molto, i due violini vanno frequentemente in parallelo e gli oboi si riducono nei tutti a raddoppiare gli archi in ottava. Gli accordi dei corni marcano ogni tanto il tempo, sicché di contrappuntistico e della gloriosa tradizione italiana c’è poco o nulla. Mancano le viole, ma in compenso resta la piacevolezza ritmica di una musica che s’ascolta volentieri, scritta da chissà chi.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 87, K.123, contraddanza in sol maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF I/87, K 123, contraddanza in sol maggiore

Conclusioni

L’attribuzione della K 123 a Mozart è legata a un filo, perché non c’è firma sul manoscritto e l’autore potrebbe essere Leopold, Wolfgang assieme al padre, Wolfgang da solo in autonomia anche se è difficile immaginarlo conoscendo Leopold, o molto più probabilmente una terza persona.

L’autografo non è che una bella copia e non reca neppure il titolo. Dopo che i Mozart tornarono dal loro primo viaggio in Italia, avranno magari riarrangiato la contraddanza per impiegarla in qualche occasione mondana.

Nonostante manchino gli appigli essenziali per attribuire la K 123 a Mozart, alcuni sono d’accordo che l’abbia scritta lui, ad eccezione di Cliff Eisen e altri, che suggeriscono possa trattarsi di un pezzo di qualche altro autore. Stando così le cose, le musiche che Mozart ha composto in Italia oltre alle opere liriche si riducono davvero al lumicino.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 122 Minuetto per orchestra

Minuetto K 122 in mib maggiore

Musica: ? (c’è una copia fatta da Mozart a Bologna nel marzo del 1770).
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Minuetto in 3/4 senza Trio.
Organico: 2 oboi, 2 corni in mib, violino primo, violino secondo, basso.
Tonalità: mib maggiore.

Fonti: il manoscritto è alla Biblioteca Nazionale Austriaca a Vienna, con la segnatura mus.Hs.18975 .
Un’altra copia della partitura è alla Biblioteca Statale di Berlino: mus.ms.15357, con il titolo scritto in rosso da Aloys Fuchs: “Composto da Mozart in Italia nell’anno 1771″; di seguito è specificato che il minuetto è stato copiato da Aloys Fuchs a Vienna nel mese di luglio del 1839 direttamente dall’originale di Mozart”.
Lettere: Il minuetto K 122 era forse allegato alla lettera del 27 marzo 1770, spedita da Leopold alla moglie a Salisburgo. Sul retro del foglio Leopold aggiunse delle istruzioni che riguardavano il suo libro della Scuola di violino. La data del 27 marzo 1770 contraddice l’affermazione di Fuchs che il minuetto è del 1771.
Nella lettera di Wolfgang alla sorella del 24 marzo 1770, spedita sempre da Bologna, si parla di un minuetto orchestrale, intendendo probabilmente questo K 122.

L’autografo è una bella copia

La partitura autografa fa parte di un’antologia. Le musiche sono rilegate in pelle marrone con il titolo di “QUATTRO / PARTITURE ORIGINALI / DI / WA MOZART / K 193 K. 194 K. 260 K. 122”. Nella parte inferiore è scritto “1868. IN POSSESSO DI L. R. VON KÖCHEL”.
Ogni pezzo ha un titolo, che per il K 122 recita: “partitura originale / di / WA MOZART / MINUETT / per 2 violini, basso, 2 oboe 2 corni / composto circa nel 1771 in Italia. / N. 122. Köchel, Catalogo di Mozart”.

Catalogo Köchel, K.122, minuetto in mi bemolle
Catalogo Köchel, K.122, Minuetto in mi bemolle

Il K 122 è scritto su due facciate di 20,6 x 16,3 cm e 10 pentagrammi per pagina. Ci sono due segni di piegatura in verticale e una piega orizzontale.
Il foglio manoscritto non ha nome del compositore, non ha data e non ha indicazione di luogo. C’è solo il titolo di “Menuetto” e nell’angolo in alto a destra il numero a matita “73”. Nel verso della carta appare una lunga nota di Leopold Mozart, che riguarda la sua Scuola di violino.

Ballato da Pick

Il minuetto non è autentico, anche se nell’Ottocento le copie lo danno di sicuro composto da Mozart in Italia. Walter Senn dice che questo pezzo è probabilmente il minuetto “Pick” in stile viennese, scritto dai compositori di balletti Florian Deller o Joseph Starzer, che Mozart avrebbe copiato a Bologna tra il 24 e il 28 marzo 1770 (se vale l’ipotesi che sia allegato alla lettera del 27 marzo non si capisce come Mozart abbia potuto scriverlo il 28 marzo).
Si sa all’incirca quando il minuetto è stato messo in bella, ma non quando fu composto, men che meno dove e da chi. E questo giustifica i punti interrogativi che abbiamo posto accanto alle voci “Musica”, “Luogo” e “Data”.

Nella lettera del 27 marzo del 1770 Leopold scrive alla moglie che “Non è stata affatto una cattiva idea quella di inviarci a Bologna il minuetto del ballo da trascrivere per cembalo”. Doveva trattarsi di un pezzo danzato dal ballerino Pick. Mozart non l’ha composto, ma semplicemente copiato, e infatti Leopold dice: “Lui [Wolfgang] allega qui il minuetto che il signor Pick ha danzato in teatro a Milano”.
Della trascrizione per cembalo non è rimasta traccia, e ci si domanda anche, avendo sotto mano la versione orchestrale, che motivo avevano i Mozart di crearne un’altra copia in grafia di Wolfgang per mandarla a Salisburgo, invece di spedire quello ricevuto presumibilmente da Milano?

La musica nel cappello

La musica era probabilmente allegata alla lettera del 27 marzo 1770. NMA non chiarisce questo punto. Vede le pieghe sul foglio in verticale e in orizzontale per farcela entrare nella busta, e quindi deduce che il foglio manoscritto del K 122 sia stato aggiunto a quella lettera. E se Leopold Mozart l’avesse invece piegato solo per metterlo in tasca? O se Wolfgang l’avesse rimpicciolito per nasconderlo nella tesa del cappello, come racconteranno a Roma per il Miserere?

Il minuetto insegna

Da qui si capisce che:
1. Mozart ha ricevuto un minuetto orchestrale da Milano e voleva trascriverlo per cembalo;
2. la trascrizione è andata persa, e non si sa per cosa l’abbia usata;
3. quel minuetto K 122 non era suo altrimenti l’avrebbe già avuto con sé;
4. non se lo ricordava a memoria pur avendolo già ascoltato e quindi la favola del Miserere trascritto a mente è tutta un’invenzione. Se non era capace di memorizzare un minuetto di poche battute, come è possibile che abbia trascritto a memoria una composizione polifonica a due cori?
5. Wolfgang l’ha trascritto per cembalo per suonarlo in Italia come fosse una sua composizione;
6. i Mozart l’hanno rispedito a Salisburgo per farne cosa non si sa, tanto non era firmato;
7. Mozart non era in grado di scrivere un minuetto per i fatti suoi, e doveva ricorrere all’aiuto del padre o della sorella perché gliene procurasse qualcuno, magari “rubato” a Michael Haydn.

Se lo dovette far spedire da Milano? Un semplice minuetto di Teller (Deller) o di Starzer o di qualcun altro, per di più incompleto senza il trio? Quante cose ci insegna il piccolo minuetto K 122!

Mozart non sa chi ha scritto il suo minuetto

Del K 122 “che il signor Pick ha danzato in teatro e che poi tutti hanno ballato nelle feste di Milano” Wolfgang parla nella lettera del 24 marzo alla sorella. Dice che il pezzo “in sé è molto bello” e che “naturalmente viene da Vienna”. Wolfgang si tiene sul generico, perché neppure lui sa chi l’abbia scritto. Propone due alternative: dice che “sicuramente è di Teller [Deller?] o di Starzer” e che “ha molte note” perché è un minuetto pensato per il teatro con un andamento piuttosto lento. Si mette poi a parlare del genere di minuetti che vanno di moda in Italia. Sulla copia di Wolfgang manca però l’indicazione di Tempo.

Misteri insondabili

Il mistero più grande è però un altro, cioè come faccia la musicologia ufficiale ad attribuire il minuetto K 122 ancora a Mozart, anche se lui ha messo nero su bianco che non l’ha composto! Altro mistero è sulla data, perché Köchel e altri lo situano nel 1771, invece che nel marzo del 1770.
Wolfgang non ebbe scrupolo a far suonare i minuetti di Michael Haydn a suo nome, e almeno in un’occasione chiese alla sorella Nannerl se quelli di Haydn fossero minuetti rubati oppure no. Cosa ci facevano i Mozart, padre e figlio, con tutta quella musica ricevuta, spedita, trascritta, riassemblata?

Problemi d’ordine pratico

Se il minuetto K 122 fosse di qualcun altro, come in effetti è, nessuno l’ascolterebbe più, e presumibilmente è questa la ragione per la quale conviene dire che è di Mozart, e tenerlo ben saldo dov’è tra i pezzi autentici del catalogo Köchel. Del resto, cosa gli manca per star lì? Non ha il nome, non ha la data, non ha il luogo, non ha la firma, è ripiegato in due e poi in tre (dal che deducono “certamente” che l’avrebbero spedito), e questo per il mondo “scientifico” è più che sufficiente per dire che è di Mozart.

L’errore del copista

Almeno fosse un manoscritto originale! Mozart aveva copiato il pezzo in bella. A dimostrarlo è il tipico errore del copista. Wolfgang, come si vede qui sotto, sbaglia a scrivere la parte degli oboi mettendoci quella dei violini, cancella le note, e ne riscrive due all’ottava superiore.

K.122, minuetto in mi bemolle, errore del copista
K.122, Minuetto in mi bemolle, errore del copista

Occasioni mondane

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che “non è improbabile” che questo minuetto sia stato composto per la “brillantissima Accademia” di Bologna dove s’erano riuniti ben 150 nobili. Ora a noi sembra quanto mai curioso che Wolfgang abbia proposto a un’Accademia spettacolare come quella un minuetto riciclato e non suo, fatto spedire in fretta e furia da qualcuno che se ne stava forse a Milano.
Certo, tutti quei nobili si saranno sentiti lusingati del fatto di poter ascoltare il minuetto senza trio, pur costretti a interrompere i movimenti di danza a metà. Tanto si sa, che di 150 nobiluomini forse solo una decina se ne intendeva davvero di musica, e di quei dieci forse uno solo, a esagerare, si sarà domandato se il pezzo l’avesse già ascoltato altrove.

Wyzewa e De Saint-Foix

Sono Wyzewa e De Saint-Foix a esprimere i più sinceri apprezzamenti per il minuetto K 122, la cui espressività, dicono, “lo rende una delle composizioni più caratteristiche del periodo italiano”!
Un minuetto di altro autore, copiato, lasciato a metà, è la musica tra le meglio riuscite di Wolfgang in tre anni? E le altre, allora, come saranno?

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 98, K.122, minuetto in mib
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF98, K.122, minuetto in mib

Spiegano che questo minuetto, nella Biblioteca di Vienna, non ha data; ma sullo stesso piccolo foglio di carta c’è la seguente nota, scritta da Leopold Mozart a sua moglie: “Padre Martino (sic) ha chiesto una copia del mio metodo per violino. Pertanto, è necessario chiedere ad Haffner se è abbastanza gentile da portarne uno con sé a Bolzano, e quindi inviarlo a Brinsecchi con la sua prossima spedizione”. I due musicologi traggono da ciò la “conclusione definitiva” che il minuetto sia stato inviato da Mozart a Salisburgo durante il suo soggiorno a Bologna, e verso il mese di settembre, poiché il 6 ottobre Leopold Mozart scrisse a sua moglie che il libro richiesto era appena arrivato. Dal punto di vista logico questo ragionamento fa acqua da tutte le parti, perché il soggiorno a Bologna era avvenuto a marzo, e il libro l’avranno spedito subito dopo aver ricevuto le indicazioni contenute sul retro del foglio del minuetto inviato il 27 di quel mese.
Ancor più del minuetto precedente in re K 94, i due francesi commentano che questo K 122 testimonierebbe nella sua brevità e semplicità un’ispirazione molto sicura e già originale.

Un lavoro minimalista

I due studiosi, dopo aver detto che è un pezzo dei più significativi che abbiano prodotto i Mozart in Italia, notano l’influenza italiana che si manifesta nel carattere brillante delle idee musicali, ma devono riconoscere anche loro che i due violini non fanno che raddoppiarsi alla terza e che l’accompagnamento striminzito lo fa solo il basso. Infatti manca la viola. Il ruolo degli strumenti a fiato è ridotto a pochi accordi, lo stretto necessario per segnare il ritmo. I piccoli passaggi contrappuntistici sarebbero, secondo Wyzewa e De Saint-Foix, la testimonianza che le lezioni di Padre Martini a Wolfgang stavano dando i loro frutti. Ora il minuetto è viennese, l’autore non è Mozart, e il contrappunto, davvero risicato, non dimostra affatto che Padre Martini abbia dato lezioni a Wolfgang. Non rimane nulla di quel che dicono Wyzewa e De Saint-Foix, se non le loro fantasticherie.

Conclusioni

I musicologi, con metodo davvero poco obiettivo, fanno a gara per trovare le ipotesi ad hoc più inverosimili. Vogliono attribuire per forza a Mozart un pezzo che non è suo, e che lui ha copiato e poi spedito a casa. A chiedersi il perché di questa cocciutaggine si scoperchierebbero così tanti vasi, da dover rifare daccapo il catalogo Köchel e smentire tutte le invenzioni che si sono raccontate sinora su Mozart e sulle imprese del fanciullo prodigio in Italia.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 81 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 81 n.44

Musica: manca l’autografo.
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in 4/4; Andante in 2/4; Allegro molto in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 violini, viola e basso.
Tonalità: re maggiore.

Fonti: manca l’autografo. Una copia delle parti del primo Ottocento l’attribuisce a Wolfgang; una copia della partitura del primo Ottocento l’attribuisce a Leopold; anche il catalogo Breitkopf del 1775 attribuisce la sinfonia a Leopold.
Lettere: Il K 81 non compare in nessuna lettera, nonostante qualcuno dica di sì, riferendosi a quella del 25 aprile 1770 inviata da Wolfgang alla sorella. Da Roma parla genericamente di una sinfonia che deve essere finita, non della sinfonia in re K 81.

Manca l’autografo

Il manoscritto autografo della sinfonia K 81 non c’è più. Quindi non è possibile dire con certezza chi l’abbia scritta, dove e se l’abbiano eseguita.

Una copia l’attribuisce a Wolfgang

C’è una copia tarda dell’Ottocento che attribuisce questa sinfonia in re a Mozart. Si tratta di parti orchestrali che provengono dal fondo di Aloys Fuchs, e che ora si trovano nell’archivio degli Amici della Musica di Vienna, con la segnatura: XIII 20026 (Q 18464).
Il titolo è questo: “Sinfonia / à / 2 Violini / Alto Viola / 2 Oboe / 2 Corni in D. / con / Basso. / Del Sig.re Cavaliere Wolfgango Amadeo Mozart. / in Roma 25. aprile 1770″.
Nell’angolo in alto a sinistra della stessa pagina è la nota di Aloys Fuchs: “Dono / di Aloys Fuchs / il 25/9 1843″.

Un’altra copia l’attribuisce a Leopold

Una copia della partitura è alla Staatsbibliothek di Berlino con la segnatura mus.ms. 15.235/12. Sono 21 pagine in formato orizzontale, con 12 pentagrammi a pagina. Questa sinfonia K 81 è unita all’altra sinfonia in re maggiore K 84. Tutte e due, la K 81 e la K 84 sono dette di Leopold Mozart. Sull’etichetta il titolo scritto da Aloys Fuchs recita infatti: “2 / Sinfonie in D# / per l’orchestra composte / da / Leopold Mozart”.
Un’altra mano, tempo dopo, ha corretto, non si sa perché: “composte da W.A. Mozart / Maestro di cappella a Salisburgo”. Oltretutto, se si fa riferimento al viaggio in Italia, Wolfgang non era Maestro di cappella a Salisburgo.

Partitura della K 81 attribuita a Leopold Mozart

La musica della partitura della K.81 attribuita a Leopold nel manoscritto di Berlino è la stessa della copia viennese, in parti separate, attribuita a Wolfgang.

Catalogo Breitkopf

Nel catalogo del 1775 dell’editore Breitkopf di Lipsia la sinfonia K 81 è attribuita ancora a Leopold Mozart, come si vede nella prima immagine in alto.

Chi è il vero autore?

Essendo attribuita a Leopold Mozart, e solo in seguito a Wolfgang, è molto probabile che la K 81 sia proprio di Leopold, o, perché no, di qualche altro compositore. La doppia attribuzione può significare infatti anche quello. Manca l’originale da cui qualcuno l’ha tratta, e i tempi e i luoghi dell’operazione ci sono per ora sconosciuti, nonostante il catalogo Köchel l’abbia considerata di Wolfgang.

Catalogo Köchel, K.81, Sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 81, Sinfonia in re maggiore

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix sanno che l’autografo di questa sinfonia è sconosciuto, e che esiste una vecchia copia alla Società viennese degli Amici della Musica con l’etichetta che attribuisce la sinfonia a Wolfgang. Lì la data è Roma, 25 aprile 1770, mentre Wyzewa e De Saint-Foix la spostano al 27 aprile, calcolando non si sa come che Mozart avrebbe finito di scriverla due giorni dopo! Questa etichetta non è però scritta né da Mozart stesso né da suo padre, ed è ovvio secondo loro, che il copista non se la sia inventata ma l’abbia tratta dal manoscritto autografo.

Scienziati senza alcun dubbio

Per i due musicologi francesi questa sinfonia K 81 è “senza dubbio” quella di cui Mozart ha parlato a sua sorella nella lettera romana del 25 aprile 1770: “terminerò una sinfonia … un’altra mia sinfonia è ora dal copista che altri non è se non mio padre”. La sinfonia che il ragazzo stava “terminando” dicono sia questa K 81 in re maggiore; mentre l’altra, che il padre stava copiando, scrivono che è “senza dubbio”, o la K 97 o la K 95, entrambe in re maggiore, propendendo molto più la seconda, in quanto il carattere italiano è più accentuato. L’importante è crederci. La situazione lascia aperti molti dubbi, a differenza delle certezze che guidano questi due studiosi.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 89, K.81, Sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 89, K.81, Sinfonia in re maggiore

Il mito di Mozart

La teoria dominante è quella del mito del genio assoluto. Essendo Wolfgang il prodigio, il novello Apollo, a differenza di Leopold che è considerato sostanzialmente un mediocre, è ovvio che abbia scritto lui le musiche quando era in Italia. Anche se lavorava fianco a fianco con il padre, a Wyzewa e De Saint-Foix pare assurdo che Leopold abbia composto qualcosa di decente. Come potrebbe avergli suggerito le melodie, avergliele armonizzate, se a Wolfgang le composizioni già sgorgavano di getto, senza fatica alcuna, senza bisogno di sedersi neppure al cembalo. Erano già complete nella sua mente, come recitava la lettera falsa al Barone von P. scritta nell’Ottocento. L’aiuto che avrebbe potuto dargli il padre, a parte il fargli da copista, era del tutto superfluo date quelle false premesse. Queste sono però invenzioni romantiche che rimbalzano ancora nel Novecento nelle biografie mozartiane, compresa quella dei due studiosi francesi.

Ipotesi ad hoc

Nel caso di difficoltà insormontabili, come l’attribuzione esplicita della K 81 a Leopold, i musicologi Wyzewa e De Saint-Foix creano ipotesi ad hoc. Leopold Mozart, dicono, avrà probabilmente fatto solo il copista dei lavori del figlio. Avrà ricopiato in bella anche la sinfonia K 81, come ha fatto con tutto il resto, e questo spiegherebbe perché nei cataloghi di Breitkopf del 1775 la sinfonia è considerata un lavoro di Leopold Mozart. L’editore avrà preso per buona la sua grafia. E se a sbagliare fossero stati loro, invece di Breitkopf?

Essi presuppongono che la lettera del 25 aprile 1770 si riferisca proprio a questa sinfonia, e sottovalutano il fatto che manca l’autografo, presumendo che il copista ottocentesco abbia riportato data, luogo e firma dal manoscritto originale. Quante cose scientificamente azzardate! Esiste invece una copia della partitura, riferibile anch’essa a Fuchs, che attribuisce il lavoro a Leopold, oltre al catalogo Breitkopf.

Cosa serve d’altro per fare uscire la K 81 dal catalogo Köchel? Quali criteri scientifici obbligano a lasciarcela? Forse hanno a che vedere con interessi commerciali? Che fine ha fatto la scienza?

Riserve su Leopold

L’analisi stilistica di Wyzewa e De Saint-Foix è, del resto, pura speculazione: “Possiamo aggiungere senza timore – dicono – che, soprattutto, non vi è una nota di questa sinfonia che possa venire dall’invenzione pesante e banale di Leopold Mozart”. Come fanno anche solo a pensarlo?

Errori inspiegabili

Gherardo Casaglia si spinge più in là, parlando di “errore”, perché secondo lui, chi l’ha attribuita a Leopold ha sbagliato. Ma si guarda bene dal dire il perché.

Definitivamente riconsegnata nelle mani di Wolfgang

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) ritengono che questo lavoro appartenga al gruppo di sinfonie italiane scritte “in vivace successione” tutte nel 1770. Scrivono che è stata attribuita a Leopold “prima di essere riconsegnata definitivamente nelle mani di Mozart”. Ora, in scienza non v’è nulla di definitivo, men che meno in una materia come questa se l’autografo non c’è, e se si ignorano tutti i documenti che contraddicono questa idea.

La musicologia finisce così per somigliare alla peggiore metafisica, alla stregoneria di bassa lega, e, cieca di fronte a quel che dicono i manoscritti, pretende di insegnare agli altri a non vedere.

Sigillo d’autenticità

A mo’ di sigillo, Poggi e Vallora riportano il giudizio di Alfred Einstein, cugino del più noto scienziato, il quale ritenne strano che Leopold avesse scritto qualcosa in Italia per far concorrenza a suo figlio. Partendo da questo preconcetto, Einstein attribuì senz’altro la sinfonia a Wolfgang, dimenticandosi di tutto il resto. Secondo lui la sinfonia è riuscita meglio delle altre, e quindi la cosa sarebbe ancora più assurda se fosse del padre. Quanta fiducia riponeva Einstein nella capacità musicali di Leopold! Ma non è Leopold che ha insegnato tutto al figlio?

Accadde l’inimmaginabile

I musicologi non sono disposti anche solo a immaginare che Wolfgang abbia fatto eseguire a nome suo una sinfonia del padre. Il genio non può fare di queste cose.
Se la sinfonia K 81 è di Leopold, come gli indizi fanno supporre, e Wolfgang la stava completando a Roma il 25 aprile 1770, dicendo che è sua, come scrive nella lettera, questo è un gran problema. Mette in discussione la veridicità delle lettere, le attribuzione dei pezzi precedenti, contemporanei e a venire, la credibilità di Wolfgang e di Leopold, che gli ha fatto da spalla.
Mancando il manoscritto autografo, ed essendoci delle copie, una pro Wolfgang e l’altra pro Leopold, e un catalogo ufficiale di Breitkopf a sancire che è del padre, viene da chiedersi, che valore abbiano le attribuzioni di questa sinfonia a Wolfgang.
Ci sono infatti dei musicologi che spingono perché sia levata definitivamente dal catalogo Köchel.

Conclusioni

In una lettera del 1781 Leopold scrisse che Breitkopf non aveva in catalogo che alcune sonate di Wolfgang e che altre cose del figlio non le aveva ancora viste. Il catalogo Breitkopf del 1775 ha quindi tutte le ragioni per dire una volta per tutte che la sinfonia K 81 è di Leopold, il quale, stando ai precedenti, chissà dove l’avrà presa, e chissà quando l’avrà composta. Altro che viaggio in Italia!

Nella K 81 sono tipiche di Leopold le ripetizioni vuote dell’Andante in 2/4. La sua firma appare nell’ultimo Tempo, quello di caccia in 3/8. Lui sì che era appassionato di quel genere leggero di musica descrittiva senza grandi pretese: Nozze contadine con versi, urla e spari, Viaggi in slitta, e, perché no, una sinfonia di caccia. L’avrà forse riciclata per il suo viaggio in Italia?

Stesso problema di attribuzione si ritrova nella sinfonia K 84, che come questa è di Leopold, ma ne parleremo in un prossimo articolo. Tutte e due le sinfonie K 81 e K 84 se ne stanno ancor oggi indisturbate nel catalogo Köchel come fossero autentiche e certificate.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it