Laßt uns mit geschlungenen Händen

Inno di Mozart che Mozart non ha scritto

per soli, coro maschile e orchestra K 623a (Catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623a
Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623a

Catalogo Saint-Foix

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Catalogo Wyzewa, Saint-Foix, WSF 580

Cantata K 623a

in fa maggiore per due voci (TT) e basso.

  1. Laßt uns mit geschlungenen Händen  Allegro in fa maggiore;

Il coro Laßt uns mit geschlungenen Händen associato da
Köchel alla Cantata K 623 (al numero 6) è SPURIO perché manca nell’autografo.

Un inno di Mozart che non è di Mozart, in do maggiore con un bemolle in chiave
#stranezzedellamusicologia

La Cantata massonica K 623 non può finire in FA maggiore, essendo una cantata in DO maggiore. Inizia in do maggiore e logicamente finisce in do. Mozart sull’autografo ha riscritto infatti il coro d’apertura e ci ha aggiunto la parola FINE.

Köchel volle per forza di cose aggiungerci un altro coro, il K 623a, che NON fa parte di questa Cantata. Mozart abbiamo detto infatti la sua cantata massonica l’aveva finita lì.

Per concludere con un coro una composizione in do maggiore, occorre che il coro sia in DO maggiore. Ma questo purtroppo non era il caso.

Soluzioni

E se non è in do maggiore, come si fa? Beh. Nulla di più semplice. Non serve trasportarlo. Macché. Basta considerarlo in do, come si vede nella foto qui sotto (catalogo di Poggi Vallora), nonostante il bemolle in chiave e il fatto che inizi con accordo di FA e così finisca.

Il coro della K 623a oltre tutto non è di Mozart, ma di un suo fratello di loggia. Non è di Mozart anche perché l’autografo mozartiano della K 623 quel pezzo non lo riporta e le copie proprio lo snobbano.

Equivoci

E qui l’equivoco curioso. Gli austriaci, quando dovettero scegliere il proprio inno nazionale, vollero una musica di Mozart, e manco a farlo apposta, fidandosi del geologo Köchel, la scelta cadde su questo coro. che fu votato con entusiasmo. Si cambiò il testo, per adattarlo ai versi patriottici. Tutti soddisfatti. Poi ci si accorse che la musica non era di Mozart, ma ormai era troppo tardi.

Catalogo di Poggi e Vallora, coro della K.623a considerato in DO maggiore anziché FA . Questa musica è divenuta in seguito l'inno austriaco di Mozart
Catalogo di Poggi e Vallora, coro della K.623a considerato in DO maggiore anziché FA

Altre sviste

Il testo NON è di Schikaneder, come viene erroneamente riportato qui sopra da Poggi-Vallora, e da molti altri.

Segnaliamo che l’edizione critica NMA per la Cantata K 623 riporta tra l’altro in modo errato la voce del catalogo personale di Mozart.


L’inno passepartout

Il coro è usato con la cantata K 623 dai massoni nel mondo intero che solennizzano perciò i loro incontri, forse inconsapevolmente, con l’inno d’Austria.


Di Mozart e delle sue Opere parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018. Per la Cantata vedi anche Mozart il Flauto magico.

Partitura

Qui sotto la partitura dell’edizione Breitkopf, nella quale è incluso il coro K 623a attribuito arbitrariamente a Mozart

L’esame di Bologna

Antifona Quaerite primum regnum Dei

Antifona Quaerite a cappella per soprano, contralto, tenore, basso K 86 (catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle opere di Mozart, K 86, Antifona: Quaerite primum regnum Dei
Köchel, catalogo delle opere di Mozart, K 86, Antifona: Quaerite primum regnum Dei

Catalogo Saint-Foix

Catalogo Wyzewa Saint-Foix, WSF-100, Antifona: Quaerite primum regnum Dei
Catalogo Wyzewa Saint-Foix, WSF-100, Antifona: Quaerite primum regnum Dei

Antifona Quaerite K 86

Quaerite primum regnum Dei
Antifona in re minore per quattro voci a cappella
soprano, contralto, tenore, basso
Compito d’esame copiato a Bologna il 9 ottobre 1770

L’Antifona è SPURIA perché in realtà è di Padre Martini, che ha passato il compito d’esame a Mozart.


La musica, erroneamente riportata dal
Catalogo Köchel, NON è di Mozart. Si tratta di una truffa, testimoniata dal Gaspari. La versione di Mozart era scorretta, e non avrebbe superato l’esame di filarmonico accademico. E perciò Padre Martini passò a Wolfgang la partitura corretta che invece rispetta le regole del contrappunto.

Mozart sapeva che la versione, riportata da Köchel, non è la sua eppure la firmò a suo nome, come si vede qui sotto

Antifona Quaerite primum regnum Dei, Autografo di Mozart con la falsa attribuzione mp
Antifona Quaerite primum regnum Dei, versione di Martini attribuita falsamente a Mozart
K 86 Antifona Quaerite-primum regnum Dei: copiato da Mozart e segnato mp
K 86 Antifona Quaerite-primum regnum Dei. Versione copiata da Mozart e segnata mp

Questa è una truffa bella e buona. Della fattispecie s’occupava allora come oggi il codice penale, se solo se ne fossero accorti.


Anche Leopold sapeva che quell’Antifona non era farina del sacco di suo figlio, eppure falsificò l’altra copia che è conservata ora a Salisburgo, attribuì la musica di Martini a Wolfgang mp (manu propria, di propria mano) e sbagliò pure la data.

Un mazzo di due di picche

Carta 2 di picche

Le conseguenze notevoli sono, tra l’altro, che l’Antifona mozartiana che è lodata per la sapienza contrappuntistica non è di Mozart ma di Martini, che l’annotazione mp (manu propria, di propria mano per certificare sin dal medioevo l’autenticità dei pezzi) non ha valore nel caso dei Mozart, che tutti i pezzi coevi attribuiti a Mozart che rispettano in qualche modo lo stile del contrappunto antico sono falsi (ad esempio il K 44, esaltato perché espressione dell’abilità compositiva raggiunta dal ragazzo), che le datazioni non sono per nulla credibili, che Wolfgang non è il miracolo che si dice, e che il catalogo Köchel è inaffidabile.

I manoscritti

L’eleborato di Padre Martini (a Bologna) riporta il titolo falso Del Sig. Cav. Gio. Amadeo Wolfgango Mozart fatta per l’ingresso nella Accademia de Filarmonici. Da qui la lunga serie di pubblicazioni falsamente attribuite a Mozart. Il fatto ancora più grave è però questo. Di questo lavoro di Padre Martini attribuito falsamente a Mozart esistono due copie scritte da Wolfgang Amadeus Mozart, la prima conservata a Bologna, l’altra a Salisburgo. Entrambe sono firmate da Mozart come se le avesse fatte lui.

Le due copie a Bologna e a Salisburgo

Quella di Bologna è di AMADEO Wolfgango Mozart mp. Ma è un falso. Quella di Salisburgo è un capolavoro di falsità! Perché il titolo l’ha messo
il padre Leopold: dal Sgr. Cavaliere Wolfgango Amadeo Mozart di Salisburgo, con sopra la certificazione di Nissen: autografo di Mozart. Scritto nella Sala dell’accademia filarmonica di Bologna le 10 d’Ottobre 1770.

Significato di mp

Le firme di Wolfgang Amadeus Mozart sugli autografi valgono come il due di picche per le attribuzioni. La sigla mp (manu propria, usata spesso per attestare l’autenticità del manoscritto) significa nel caso specifico che la musica è un falso. Anche il Requiem riporta ad esempio la data 1792 (l’anno dopo che Mozart è morto) e la firma mp!

Quello che certifica Leopold Mozart vale quindi zero. Le date sui manoscritti sono inattendibili. L’appropriazione indebita è pratica consolidata di casa Mozart. Di certo l’esame di Wolfgang non è valido e il suo titolo di Cavaliere filarmonico vale come il due di picche.


Di Mozart, delle sue Opere e dell’Antifona Quaerite K 86 parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

Eine Kleine Freimaurer-Kantate

Una piccola Cantata massonica

per soli, coro maschile e orchestra K 623 (Catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, K 623, Piccola Cantata Massonica
Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623 Edizioni, Autografo

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623

Catalogo Saint-Foix

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Catalogo Wyzewa, Saint-Foix, WSF 580

Cantata K 623

in do maggiore per tre voci (TTB), 1 flauto, 2 oboi, 2 corni, 2 violini, viola, basso.

  1. Laut verkünde unsre Freude – coro (TTB) – Allegro in do maggiore;
  2. Zum ersten Male, edle Brüder – Recitativo (T);
  3. Dieser Gottheit Allmacht ruhet – Aria (T) – Andante in sol maggiore;
  4. Wohlan, ihr Brüder – Recitativo (T);
  5. Lange sollen diese Mauern – Duetto (TB) – Andante in fa maggiore;
  6. Laut verkünde unsre Freude (TTB) – Allegro in do maggiore;

Il coro Laßt uns mit geschlungenen Händen associato da
Köchel a questa Cantata (al numero 6) è SPURIO perché manca nell’autografo.

Il testo NON è di Schikaneder, come viene spesso erroneamente riportato.

L’edizione critica NMA riporta in modo errato la voce del catalogo personale di Mozart.

Di Mozart e delle sue Opere parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018. Per la Cantata vedi anche Mozart il Flauto magico.

Partitura

Qui sotto la partitura dell’edizione Breitkopf

Offertorium sub expositio venerabili

Ut cervus per juga

Offertorio K 177 (Catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Offertorio K 177
Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, K 177 - autografi e edizioni
Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, K 177

Offertorio K 177

in re maggiore per quattro voci (SATB), 2 corni, 2 violini, viola, basso e organo.

SPURIO

Conventur sedentes – recitativo per soprano in re maggiore
Ut cervus per juga – duetto – Un poco Allegro in re maggiore
Benedicite, sacerdotes Domini – recitativo per basso in sol maggiore
Benedicite, angeli Domini – coro – Andantino in re maggiore

L’opera è SPURIA perché manca l’autografo. L’attribuzione a Leopold Mozart è pure inventata. Chissà perchè una volta scoperto che non è di Wolfgang l’hanno dovuto assegnare al padre. Il coro finale è identico all’Offertorio Benedicite K 342, che è quindi a sua volta SPURIO

Di Mozart e delle sue Opere parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018. Per l’Offertorium Sub expositio venerabili vedi Mozart la caduta degli dei alla pagina 297, 296.

Partitura

Qui sotto la partitura dell’edizione Breitkopf che attribuisce l’Oratorio senz’altro a Mozart!

Offertorium pro Festo Sancti Benedicti

Scande Coeli limina, anima sanctissima.

Offertorio K 34 (Catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Offertorio K 34
Köchel, catalogo delle Opere di Mozart

Offertorio WSF 44 (Catalogo Wyzewa / SaintFoix)

Catalogo Wyzewa Saint-Foix
Catalogo Wyzewa Saint-Foix

Offertorio K 34

in do maggiore per soprano, coro (SATB), 2 trombe, timpani, 2 violini, basso e organo.

I. Aria per soprano, Andante in do maggiore.
II. Coro, Cara o pignora, per coro (SATB), Allegro in do maggiore.

L’opera è SPURIA perché manca l’autografo. L’attribuzione a Mozart è infatti tarda, ed è ricavata da una copia delle parti del primo Ottocento conservata a Salisburgo. Una mano sconosciuta ha incollato sulla copertina (chissà quando) l’etichetta con scritto che è del Signore Wolfgango Mozart.

Sarebbe stato eseguito a Seeon in Baviera il 21 marzo 1767, ma il luogo è desunto da un’altra copia della partitura. Questa è ancora più tarda, addirittura di metà Ottocento! La data 21 marzo è proposta da Wyzewa / Saint-Foix, i quali suppongono che l’Oratorium debba essere stato scritto per forza di cose per la festa di San Benedetto, che cade appunto il 21 marzo. Solo che i Mozart il 21 marzo non risulta fossero a Seon in Baviera!

Confusione

Nel catalogo di Poggi e Vallora è scritto che Leopold si occupava dell’istruzione del figlio. La notizia è riportata da precedenti biografie mozartiane. A proposito di scuola, l’autore dell’Offertorium, chiunque esso sia, non dovette certo brillare in latino. Il testo all’inizio del brano è del coro che chiama l’anima di San Benedetto, e il compositore l’affida al Soprano. La seconda parte è la risposta del Santo che è cantata invece dal coro. Immaginiamo la faccia dei padri benedettini, che al contrario il latino lo masticavano bene.

Di Mozart e delle sue Opere parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018. Per l’Offertorium Scande Coeli limina vedi Mozart la caduta degli dei alle pagine 295, 296.

Partitura

Qui sotto la partitura dell’edizione Breitkopf che attribuisce l’Oratorio senz’altro a Mozart!

Giacomo Casanova predicatore a Venezia

Casanova fresco di laurea

Giacomo Casanova terminati i suoi studi a Padova rientrò a Venezia, con o senza la laurea. Fresco di studi, aveva deciso di darsi alla pazza gioia. Scelse dapprincipio la carriera ecclesiastica, che gli consentiva l’ingresso nel gran mondo. Ricevette la tonsura e gli ordini minori, trascorrendo il suo tempo diviso tra i doveri ecclesiali, come predicatore a Venezia, e le distrazioni profane.

«Di mattino una messetta, dopo il desinare una bassetta e la notte una donnetta»
(Casanova)

Scena del film del 1947 su Giacomo Casanova, che a Venezia fu anche predicatore
Scena del film del 1947 su Casanova

Finito di pronunciare i sermoni alla chiesa di San Moisé, come racconta nelle Memorie, Casanova sedeva volentieri al tavolo da gioco. O partecipava alle riunioni tra intellettuali in casa del curato di San Samuele. Il tempo restante lo trascorreva in compagnia di Giulietta Cavamacchi, la cortigiana. Altrimenti s’intratteneva con Nanette, Marton, o Lucia, che, stando almeno a quel che dice, furono le sue prime conquiste.


Egli abitava nella bella casa di San Samuele, che sua madre, malgrado fosse stato assente, aveva mantenuto a Venezia. Lì la vecchia Marzia, sua nonna, l’ammirava e perdonava ogni suo eccesso.

Il senatore Malipiero, e la nobildonna Manzoni, sua amica fedele e chiaroveggente, intanto lo proteggevano, considerandolo un po’ come un bambino.


Giacomo Casanova seguì dei corsi di fisica al Collegio della Salute. Nel contempo egli preparava dei retorici sermoni, per declamarli nella chiesa del Santissimo sacramento. Sarebbe certo diventato un predicatore illustre a Venezia, se un giorno non si fosse ingarbugliato e confuso nel bel mezzo della declamazione. Si segnò la data dell’episodio increscioso, che per lui fu evidentemente significativo. Era il 19 marzo 1741.

Francisco de Zurbarán, San Girolamo, 1626, Museo de Bellas Artes a Siviglia
Francisco de Zurbarán, San Girolamo che predica, 1626

Il novello predicatore si dimenticò quel che avrebbe dovuto dire a memoria. Per l’eccessiva sicurezza, Casanova non aveva studiato il testo, che aveva concordato puntigliosamente con il prete. Si distrasse invece tutta la settimana, preso com’era dalle sue avventure. E così fece una brutta figura. La gente se ne andò via borbottando tutta indignata. Giacomo volle rinunciare, da allora in poi, al sogno di divenire, un giorno, un grande oratore.


Quando morì la nonna, Zanetta decise finalmente di sbarazzarsi della casa di Venezia. Per Casanova quello fu un problema.

Egli si vide costretto a trasferirsi nel Collegio di San Cipriano sull’isola di Murano, e fu poi imprigionato al Forte di Sant’Andrea. Gli si presentò infine l’occasione d’andarsene da Venezia, per tentar fortuna altrove, visto che lì, malgrado la giovane età, s’era fatto fama di scapestrato.

Sua madre aveva incontrato a Varsavia un giovane e saggio monaco, Bernardino de Bernardis, che ella era riuscito con qualche intrigo a far nominare vescovo di Martorano in Calabria. Il buon uomo,
«vescovo in grazia di Dio e di sua madre» – dice Casanova – si era offerto di proteggere Giacomo e di far la fortuna di sua madre. Offrì al giovane, in cambio del favore, d’essere suo protetto e di divenire a sua volta, come minimo, porporato. Fu per incontrare quel monaco che Casanova si imbarcò, un giorno di luglio del 1743, alla Piazzetta, alla volta della Calabria.

Da quel viaggio cominciano ufficialmente le avventure di Giacomo Casanova, che hanno affascinato da sempre un poco tutti.

(testo di Luca Bianchini, liberamente ispirato a Jacques Casanova, Vénitien; une vie d’aventurier au XVIIIe siècle di Charles Samaran, Parigi, 1914)


Casanova e Mozart

Di Casanova, delle sue Opere, e dei legami con le Nozze e il Don Giovanni di Mozart, parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

La vita di Casanova è suddivisa in più capitoli, che comiciano da Calle della Commedia!

Vita di Giacomo Casanova

Casanova

Giacomo Casanova ebbe una vita straordinariamente ricca, che lo portò da un’avventura all’altra. Egli trascorse un’infanzia agitata, scapestrata, comportandosi da autentico monello.

«Fui un imbecille sino agli otto anni e mezzo», scrisse nelle carte ritrovate a Dux. La nonna materna, Marzia Ferussi, trovò quindi per lui il rimedio più efficace. Infatti, sottopose il nipote alle pratiche della magia popolare.

Il fascino per la Magia

Da lì venne forse la passione precoce di Giacomo Casanova per la cabala, e per l’occultismo. Fatto sta che la situazione da quel momento migliorò notevolmente, almeno secondo lui.

La vita di Giacomo Casanoiva; studio della Teosofia Alchimia Kabbala, qui in una illustrazione tedesca, 1616
Theosofia Alchimia Kabbala, illustrazione tedesca, 1616

Baffo, il poeta libertino, gli fa da tutore

Uno dei suoi primi Maestri, a parte il padre che gli trasmise la passione per la meccanica, fu il poeta Giorgio Baffo. Ce lo immaginiamo destinato a tutto, il Baffo, fuorché a far da precettore a un ragazzino.

Palazzo Bellavite (Venezia), Lapide del poeta Giorgio Baffo
Palazzo Bellavite (Venezia), Lapide del poeta Giorgio Baffo

All’Università

A Padova Casanova cominciò gli studi regolari. A nove anni già divorava gli autori classici, e divenne in breve tempo un eccellente latinista.

Casanova amava ricordare gli anni trascorsi a studiare a Padova. Prima di parlarne nelle Memorie, già ne aveva accennato nella Confutazione della storia del governo veneto d’Amelot de l’Houssaye. Lì aveva raccontato la presunta sua infatuazione per Elisabetta Gozzi, e tutti gli episodi comici che vi seguirono. In quel libro conservò memoria anche del vescovo Rezzonico, che sarà il futuro Papa Clemente XIII.

Nella Confutazione Giacomo s’era soffermato anche sui professori dell’Università di Padova. Il conte Ercole Francesco Dandini si distingueva nell’Ateneo per l’acuta sua scienza giuridica. L’Abate Giacometti vi insegnava filosofia morale. L’Abate Domenico Lazzarini di Macerata, autore della tragedia Ulisse il giovane, s’occupava di letteratura latina. A quell’epoca Casanova aveva solo 11 anni, ma possedeva un talento davvero precoce.

Laureato a 11 anni!

Così precoce, il ragazzo, tanto d’aver conseguito secondo lui la laurea in utroque jure (diritto civile e diritto canonico), della quale si gloriava ogni tanto.

Ma Casanova allora aveva solo 11 anni, e la cosa appare a noi assai improbabile! Impossibile per ora stabilire se Casanova abbia mentito, oppure no. Negli archivi universitari non v’è traccia di lui.

Ma s’era almeno iscritto?

I documenti relativi a quegli anni si sono persi. Mancano le prove, però, che un giovane veneziano si sia mai registrato tra le matricole, lì a Padova. Le carte anche in quel caso tacciono. Può essere che, come Carlo Goldoni, anche Giacomo Casanova sia stato dispensato dalle formalità ordinarie? Che abbia potuto sostenere gli esami senza frequentare?

(testo di Luca Bianchini, liberamente ispirato a Jacques Casanova, Vénitien; une vie d’aventurier au XVIIIe siècle di Charles Samaran, Parigi, 1914)


Casanova e Mozart

Di Casanova, delle sue Opere, e dei legami con le Nozze e il Don Giovanni di Mozart, parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

La vita di Casanova è suddivisa in più capitoli, che comiciano da Calle della Commedia!

Calle della Commedia

Casanova

Giacomo Casanova nacque a Venezia il 2 aprile 1725, in Calle della Commedia (ora Calle Malipiero), nei pressi della chiesa di San Samuele, dove fu battezzato. Morirà forse il 4 giugno 1798, ma quella data è tutta da dimostrare.

Giacomo Girolamo Casanova nacque a Venezia, in Calle della Commedia (ora Calle Malipiero), qui in foto, nei pressi della chiesa di San Samuele, dove fu anche battezzato
Giacomo Girolamo Casanova nacque a Venezia, in Calle della Commedia

L’atto di battesimo del 5 aprile, estratto del registro dei battesimi della Parrocchia di San Samuele, fu pubblicato nel 1854 dal Mutinelli nelle Memorie storiche degli ultimi 50 anni della Repubblica di Venezia.

Chiesa di San Samuele, Venezia
Chiesa di San Samuele, Venezia

Attore per amore

Suo padre Gaetano Giuseppe aveva lasciato la famiglia a Parma, città natale, per seguire un’attrice, più vecchia di lui ma molto attraente, la quale, per ingentilire il cognome, l’aveva cambiato in Fragoletta. Per amor suo prese anch’egli a fare l’attore, esibendosi sul palcoscenico del teatro San Samuele di Venezia. Essendo però d’umore volubile, lasciata Fragoletta, Gaetano si mise a corteggiare Zanetta figlia del calzolaio Farusi, suo vicino di casa, e se la sposò il 27 febbraio 1724.


«Da quell’unione nacqui nove mesi più tardi» , scrisse Casanova con ostentata sicurezza. Avrebbe dovuto dire tredici mesi dopo, e quello è uno dei primi errori delle sue Memorie, anche se non ebbe particolari conseguenze.


Fratelli e sorelle

Casanova non era figlio unico. Suo fratello Francesco divenne un pittore di scene storiche di battaglie. Giovanni Battista anche lui un pittore e archeologo, fu allievo nientemeno che di Mengs e di Winkelmann. Una condanna per falso, comminata a Roma, non gli impedì d’esser nominato direttore delle Belle Arti a Dresda, ove morì. La sorella Faustina Maddalena, morì molto giovane nel 1736. Maria Maddalena, l’altra sorella di Casanova, sposò Pierre August Maestro di clavicembalo a Dresda. Fu Carlo Angiolini, genero di Maria Maddelena, a ricevere i manoscritti delle Memorie direttamente dalle mani dell’autore, tranne forse un capitolo. Infine, l’ultimo fratello Gaetano Alvise nacque nel 1734 e si fece prete.


Zanetta diviene attrice

Gaetano Casanova s’era fatto commediante per amore di Fragoletta. Per amore di Gaetano, Zanetta a sua volta si fece attrice. Pare che il primo vero debutto avvenne a Londra, dove nel 1726 suo marito l’aveva condotta. L’anno seguente, partorirà lì Francesco, il secondo figliolo. Vivace e intelligente, Zanetta apprese in fretta il suo mestiere, così nuovo per lei. La morte del marito, avvenuta prematuramenbte a Venezia il 18 dicembre 1733, all’età di 36 anni, non la piegò.

Giovane e molto abile

Goldoni conobbe a Verona questa vedova giovane e molto abile, come lui la definisce, che si chiama Zanetta Casanova. È soprannominata anche la Buranella. Non conosceva una nota di musica, ma aveva buon gusto, l’orecchio educato ai suoni e piaceva al pubblico per l’ottima recitazione. L’Elettore di Sassonia, amante appassionato della Commedia italiana, finì per ingaggiarla nel teatro di Dresda. E lei morì in quella città il 29 novembre 1776, a 67 anni.

(testo di Luca Bianchini, liberamente ispirato a Jacques Casanova, Vénitien; une vie d’aventurier au XVIIIe siècle di Charles Samaran, Parigi, 1914)

Mozart

Di Casanova , delle sue Opere, e dei legami con le Nozze e il Don Giovanni di Mozart, parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

La vita di Casanova è suddivisa in più capitoli. Il successivo è qui!

Casanova e la Musica

Casanova, amava la musica? Certo! E possedeva in quel campo notevole esperienza. Egli nacque da famiglia che di musica se ne intendeva. Ci conviveva, giorno dopo giorno, per guadagnarsi da vivere.

I suoi genitori erano infatti commedianti di professione, e anche per questo il teatro musicale e la danza entusiasmavano Casanova. Il dottor Gozzi, che a Venezia l’ospitava a casa sua, gli insegnò a suonare il violino.


Per due anni circa, dal 1744 al 1746, Casanova si guadagnò da vivere suonando il secondo violino al Teatro San Samuele di Venezia, che apparteneva ai nobili impresari Grimani, divenuti tutori del ragazzo alla morte del padre. Si dice che proprio uno dei Grimani, Michele, fosse lui il vero padre di Casanova.

Casanova e la Musica. Casanova fu sensibile a musica e danza. Qui il quadro di Pietro Longhi, Lezioni di danza
Pietro Longhi, Lezioni di danza

Un veneziano come Casanova non poteva certo ignorare la musica, anima pulsante del tempo. Gli stranieri venivano a frotte in Italia, a Napoli, a Roma e a Venezia a studiare i partimenti, antica arte dell’improvvisazione. Cercavano insomma di appropriarsi dei segreti del mestiere. Ma non era impresa facile, perchè quei segreti erano trasmessi da Maestro ad allievo, ed erano custoditi gelosamente nelle Scuole di musica.


Un sistema perfetto e ben rodato sfornava da noi i migliori artisti d’Europa, a cominciare da Venezia, ove nacque Casanova. Gustata nelle chiese e nei pubblici concerti veneziani, persino le notti erano cullate dal ritmo della musica. Le melodie delle barcarole, con i loro ondeggianti movimenti che imitano il beccheggio delle gondole, penetravano il cuore dei viaggiatori.

Jean-Jacques Rousseau ad esempio ne ammirò la naturalezza e la semplicità. E più tardi, anche Goethe fu commosso nel sentire emergere dal silenzio notturno questa voce lontana. Essa produce nell’ascoltatore un effetto straniante che muove alle lacrime.


Mozart

Di Casanova , delle sue Opere, e dei legami con le Nozze e il Don Giovanni di Mozart, parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

La vita di Casanova è suddivisa in più capitoli. L’indice è qui!

RADIO VATICANA (8)

MOZART LA CADUTA DEGLI DEI
RADIO VATICANA (8)
#MozartLaCadutaDegliDeiARadioVaticana
 
Domenica prossima 16 dicembre 2018, on line la nuova puntata del programma L’Arpeggio di Luigi Picardi su Radio Vaticana dedicata al libro Mozart la Caduta degli dei – Parte seconda. Continueremo a parlare dei QUARTETTI DI MOZART.
 
Per approfondire gli argomenti i due volumi sono già disponibili on-line e presso le migliori librerie http://www.italianopera.org/libri-per-conoscere-mozart/
 
Trasmissione “l’Arpeggio” di Luigi Picardi (In onda tutti i giorni alle ore 23, con replica il giorno successivo alle 5 di mattina)
Per sintonizzarsi su Radio Vaticana Italia:
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Se vi siete persi le altre puntate, quelle precedenti sono ancora disponibili sul canale youtube https://www.youtube.com/user/johsimful/playlists