Accademico filarmonico, un titolo una garanzia

Tantum ergo K 142 per soprano, coro e orchestra

Musica: ? L’autografo del K 142 è sconosciuto.
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Andante in 3/4, poi in C.
Organico: Canto, Alto, Tenore, Basso e parti strumentali: Violino I, II, Viola., Clarini I e II in sib, Violone e organo.
Tonalità: sib.

Fonti: solo delle copie tarde, la più antica delle quali risale agli ultimi anni del Settecento.

Lettere: nessun riferimento nelle lettere dei Mozart.

Lo stato delle fonti del K 142

Una copia delle voci del Tantum ergo sta nell’archivio dell’ex abbazia benedettina di Neumarkt-St. Veit in Baviera, appartenuta in precedenza all’arcidiocesi di Salisburgo. Non ha firma ed è tarda, scritta negli ultimi anni del 1700 o agli inizi dell’Ottocento. C’è una parte per ciascuna voce: Canto, Alto, Tenore, Basso e per ciascuno degli strumenti.
La musica è scritta tutta dalla stessa mano che ha copiato la Litania K 109 (74e) attribuita Mozart conservata a Neumarkt-St. Veit e nell’archivio della collegiata di Laufen in Baviera. In totale fanno 20 fogli grandi circa 32,0 per 21,0 cm e non rifilati. I pentagrammi variano da 7 a 11 per pagina. La carta è di qualità mediocre, piuttosto sottile e di colore grigio chiaro.

La parte del violone, che probabilmente fungeva da copertina, riporta a sinistra “del Sig. Cavaliere / Amadeo Wolfgango Mozart: / academico Filarmonico / di / Bologna e Verona”.

Ci sono altre e successive copie prodotte in luoghi e tempi diversi, che NMA elenca tra le fonti, e che indicano Mozart accademico di Bologna e Verona come autore del Tantum Ergo K 142.

Il catalogo Köchel

Tantum Ergo K 142 non è di Mozart (spurio)
Il Tantum Ergo K 142

Non è di Mozart perché è brutto

Aloys Fuchs, Ludwig von Köchel e Gustav Nottebohm avevano stabilito che il K 142 è autentico e l’avevano incluso perciò nella vecchia edizione critica AMA. Theodor de Wyzewa dubitavano invece fosse di Mozart. Dei due Tantum ergo mozartiani sopravvissuti alla furia dei secoli, questo K 142 era sostanzialmente “insignificante”, come è scritto nella NMA. S’accettava invece l’attribuzione a Mozart del K 197, l’altro Tantum ergo, perché è più bello.

Pare invece che il K 142 sia di Mozart

Per Abert il Tantum ergo K 142 mostra “tutti i tratti stilistici dei mottetti di questo periodo” e non c’è motivo, dice lui, per unirsi a Jahn nel negare l’attribuzione a Mozart. Per provare che è autentico, Abert sottolinea quei fraseggi tipici e preferiti dal Maestro, ad esempio la sequenza do# re sol fa# su “veneremur cernui”. L’analisi stilistica funziona in questo modo!

Sarà suo?

Alfred Einstein confinò i due lavori K 142 e K 197 tra le opere dubbie al 186d e 186e, vista la situazione sfavorevole degli autografi, che in entrambi i casi mancano. I due pezzi provenivano per di più dalla stessa fonte di trasmissione, e quindi se è vero uno è vero anche l’altro, o viceversa se è spurio il primo lo sarà presumibilmente anche il secondo.

I manoscritti lo confermano?

Fu Robert Münster a scoprire in Baviera nell’ex monastero benedettino di San Veit vicino a Neumarkt, che un tempo era parte dell’Arcidiocesi di Salisburgo, le copie del Tantum ergo della fine del Settecento. Una è del Tantum ergo K 142 e l’altra del K 197, che finirono entrambi in appendice nel catalogo ufficiale delle opere di Mozart rispettivamente ai numeri 186d e 186e. C’era scritto a chiare lettere il nome dell’autore Signor Cavaliere Amadeo Wolfgango Mozart “academico Filarmonico di Bologna e Verona”. Quindi non si poteva dubitare.

L’analisi stilistica dava ulteriore conferma

Non sussistevano criteri stilistici che remassero contro l’autenticità del K 197, e anche il K 142, che era collegato ad esso, doveva essere per forza autentico. Gli studi successivi ad Abert, ribadirono che il K 197 e il K 142 erano di Mozart “quasi” di sicuro, il che, nell’universo mozartiano, ove tutto anche il sole ruota intorno al genio di Salisburgo, vale come attribuzione “ormai attestata” per controbattere la quale si ha solo “l’onere della prova”.

Di sicuro è di Mozart

Scrive NMA che il K 142 “può anche essere considerato autentico perché
condivide la stessa trasmissione del K 197″ e aggiunge che il nuovo stato delle cose “assicura l’autenticità del K 142 e del K 197 con così alto grado di probabilità che la loro inclusione nel volume attuale della NMA sembra giustificato”. Il giovane Mozart avrebbe scritto le due stesure del Tantum ergo a Salisburgo. Per questo si sarebbero trovate le copie recanti il nome suo con i riferimenti preziosi al cavalierato bolognese e veronese. Più di così!

Mozart ha copiato!

Tutto sembrava risolto. Sul K 142 c’era scritto che era del filarmonico Mozart. Si viveva felici allora, sicuri che la gente che ascoltava il Tantum ergo stesse godendo d’un capolavoro genuino, composto da Mozart ad appena sedici o diciassette anni. Tutto crollò, quando a Robert Münster capitò di scoprire nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco una serie di Tantum ergo scritti da Johann Zach negli anni che precedettero il 1773, data in cui Mozart avrebbe proprio scritto il suo. Zach morì nel 1773, avendo superato da un po’ la settantina. Egli era direttore della musica di corte a Magonza, e aveva composto lui il Tantum ergo di Mozart, ma non proprio uguale. I Mozart, padre e figlio insieme (se teniamo conto dello stato degli altri manoscritti giovanili), l’avevano probabilmente copiato e cambiato un po’ quanto basta per non farsi scoprire. Allora come oggi il plagio era considerato un furto.

K 142
Plagiato e opportunamente modificato

Il K 142 è in pratica identico al Tantum ergo di Johann Zach che nella raccolta di musiche bavaresi occupa la tredicesima posizione. Queste parti copiate presumibilmente dai Mozart, contraddicono l’intestazione del manoscritto di St. Veit.
Non sarebbe stata la prima volta che Mozart plagiava. L’aveva già fatto a Bologna per guadagnarsi il titolo di cavaliere filarmonico. Come abbia acquisito il titolo a Verona lo spieghiamo invece nel libro Mozart la costruzione di un genio.

Conclusioni

La storia del plagio del Tantum ergo è assai utile per capire come vengono fatte le attribuzioni mozartiane cosiddette scientifiche, delle quali s’accontenta e si gloria oggi l’Accademia.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
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italianOpera
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Mitologia musicale

Bach e Mozart, due miti a confronto

nel luglio del 1750 Bach giaceva sul letto di morte. Le condizioni di salute erano peggiorate nel corso dell’ultima settimana, e la febbre per una probabile infezione lo divorava. Le operazioni agli occhi, subite in precedenza dal medico ciarlatano John Taylor, che aveva tentato di risolvergli i problemi di miopia, l’avevano reso cieco. Non era in condizione quindi di vedere più nulla intorno a lui, ma solo di avvertire la presenza di conoscenti amici e religiosi che lo attorniavano nelle sue ultime ore a leggere i passi della Bibbia, o pregare per la sua anima. Un Pastore protestante gli sarà stato vicino per prepararlo al grande passo, e il confessore Christoph Wolle avrà ascoltato probabilmente le sue ultime volontà.

Sul letto di morte

Raccontano i biografi, che Bach sul letto di morte avrebbe trovato il tempo di dettare il corale “Vor deinen Thron tret ich hiermit”. La scena si sarebbe ripetuta con Mozart, stavolta alle prese con un pezzo di dimensioni assai maggiori, che avrebbe dettato pure lui al fedele Süßmayr, o, come si vede nel film Amadeus, al rivale e nemico Salieri.

Difficile crederlo

Si potrebbe pensare che Requiem e corale stiano su un piano diverso di complessità. Dettare un corale è cosa improbabile, ma fattibile, a differenza di Mozart e del suo Requiem. Mozart poveretto non poteva alzarsi, e s’era gonfiato tanto da dover restare immobile, e dolorante. L’ultima sua premura sarebbe stata quella di scrivere voci e orchestra, senza aver avuto il tempo di metter giù degli schizzi preparatori. Ognuno è disposto a credere che avesse tutto già chiaro in mente, ma l’impresa è impossibile. Il Requiem è una composizione troppo complessa, specie per chi non ne ha ancora scritto uno.

Firmato di mia mano

La firma “di propria mano 1792” posta in cima al Requiem di Mozart fuga ogni dubbio residuo, e ci convince che si tratta di un mito. Ma nel caso di un Corale, che è di dimensioni ridotte, il fatto parrebbe essere successo per davvero.

“di me W.A. Mozart, manu propria (firmato di mia mano)”

La dipartita degli eroi

Il testo del corale bachiano “Vor deinen Thron tret ich hiermit” prega Dio, chiede perdono e implora pietà per il peccatore. Ma anche questo piccolo corale luterano, tanto quanto il Requiem cattolico, presenta gli stessi problemi. I compositori tedeschi pare che debbano andarsene da questo mondo così come sono venuti, ossia da eroi, e che le loro imprese vadano suggellate da un prodigio dell’ultima ora

Un corale misterioso

La stesura del corale bachiano è avvolta infatti nel mistero, e non si tratta affatto di un pezzo semplice; è una delle più complesse architetture che implicano l’uso contemporaneo di artifici contrappuntistici. Non è una cosa che si improvvisa così su due piedi se non si è perfettamente lucidi, e padroni delle tecniche compositive.

L’anonimo

Come nel caso di Mozart, anche per Bach il copista rimane rigorosamente anonimo. Il frammento, che molti considerano dettato nota per nota da Bach mentre stava morendo, è lungo solo 25 battute che si interrompono di colpo. Allo stesso modo il Requiem finisce all’improvviso e fiumi e fiumi di inchiostro si sono dedicati a descrivere l’attimo in cui Mozart posò la penna.

Riveduto e corretto

Il corale bachiano fu pubblicato postumo nel 1751 insieme all’Arte della fuga, ma con il testo cambiato (BWV 668a) e in forma di partitura piuttosto che su due pentagrammi per tastiera com’era nel manoscritto originale. La cosa strana è che, rispetto alla prima versione, quella edita presenta dei miglioramenti, come se qualcuno avesse voluto correggere il Sommo.

In una nota alla prima edizione dell’Arte della fuga, Carl Philipp Emanuel Bach testimoniò che fu il padre in punto di morte ad aver dettato estemporaneamente a un anonimo amico questo suo corale. E che bisogno c’era allora di cambiarlo, quando lo si stampò, se si volevano rispettare le ultime volontà del Maestro? Il pezzo suonava bene già così com’era.

Il miracolo si ripete

Si ripeté quindi il miracolo del Requiem mozartiano, che è dettato in punto di morte nella più precaria delle condizioni, non è finito, eppure venne pubblicato in versione riveduta e corretta. Come in Mozart, così in Bach non si sa nulla dell’anonimo trascrittore. C’è pure il problema, nell’uno e nell’altro caso, di verificare le testimonianze. Constanze Mozart non è attendibile per le molte ragioni che abbiamo evidenziato in Mozart La costruzione di un genio. Quando Mozart muore, Constanze non era presente; il figlio di Bach neppure, quando morì il padre. Carl Philipp Emanuel non era lì a Lipsia e quindi come fa a testimoniare, e come si fa a credergli?

Come per il Requiem, anche nel caso di Bach ci fu una pletora di studiosi disposti a prestar fede a fatti inventati, e così, oltre al mito della morte di Mozart, ecco venire alla luce quello di Bach. Nella seconda edizione dell’Arte della fuga del 1752 il teorico Friedrich Wilhelm Marpurg scrisse che Bach aveva dettato il corale lì per lì sul suo letto di morte, e una bugia ripetuta vale più di mille verità.

La ricostruzione dei fatti

La biografia di Johann Nikolaus Forkel del 1802 si basava in larga parte sulle informazioni date da C.P.E Bach e quindi il miracolo del corale fu dato per scontato. Forkel addirittura identificò l’anonimo “amanuense” cui Bach avrebbe dettato il corale, tale J.C. Altnikol, e la data del miracolo avvenuto qualche giorno prima del decesso.

Come per il Requiem non valsero le proteste ragionevoli di chi subodorò l’imbroglio. Il fatto che le parti di Mozart sembrino piuttosto copiate che venute giù di getto dalla mente di un moribondo, non scalfì il mito di una virgola. E lo stesso successe per Bach.

Un’improvvisazione durata 35 anni

Per il corale si accorsero che quello dettato dal musicista nelle ultime ore di vita in realtà non era stato composto nelle ore precedenti il decesso, bensì nel 1715! Non si trattava quindi di un’improvvisazione estemporanea, come s’era creduto sino ad allora, ma c’erano voluti 35 anni per preparalo! Il corale mitico è in pratica “l’espansione” di un altro corale (BWV 641) dell’OrgelBüchlein che Bach aveva messo per iscritto da giovane.

Presunto ritratto di Bach del 1715

Le gesta degli eroi

La vita di Bach (dio), quella di Mozart (divino fanciullo) o di Beethoven (il Titano) furono equiparate alle imprese di semidei. Dopo la delusione per la scoperta di fatti imbarazzanti, seguì quindi il lavorio degli esegeti per spiegare al pubblico come stavano le cose, e tranquillizzarlo. Nel caso del Requiem di Mozart, si disse che non aveva scritto lui tutta la composizione ma l’aveva comunque descritta, e in modo assai preciso, a colui il quale non lo mollava mai un istante al suo capezzale, e che seppe ricostruirla poi al momento opportuno. Per Bach invece ci si inventò che il Maestro s’era ricordato nei suoi ultimi istanti di un pezzo del 1715, e l’aveva variato ricamandoci sopra dei meravigliosi ornamenti. Cantandolo lì per lì, cieco e delirante per la febbre sul letto di morte, lo avrebbe dettato anche lui nota per nota a un misterioso ammiratore. Se la menzogna aveva funzionato per uno, a maggior ragione funzionerà per l’altro.

Conclusioni

L’importante, per la musicologia “scientifica”, è poter contare sempre sul fatto che c’è qualcuno che se la beve.



Bibliografia di riferimento

David Yearsley,
Bach and the Meanings of Counterpoint
Editore: Cambridge University Press

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
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www.italianopera.it

Mottetto K 165 Exsultate, jubilate

Mottetto per soprano e orchestra K 165

Musica: l’autografo è alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: “Exsultate” Allegro in C, “Tu virginum corona” Andante in 3/4, Allegro in 2/4.
Organico: come è scritto sull’autografo: “Violini [2 sistemi], Viole, oboi [ciascuno sul proprio sistema], Corni in fa ut, soprano, Bassi”.
Tonalità: Allegro in fa maggiore, Andante in la maggiore, Allegro in fa maggiore.

Fonti: autografo alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia.

Lettere: c’è un generico riferimento a un mottetto nel poscritto di Wolfgang alla sorella, allegato alla lettera che Leopold Mozart ha scritto da Milano a sua moglie il 16 gennaio 1773.

Lo stato delle fonti

L’autografo che è a Cracovia si trovava in precedenza alla Biblioteca di Stato prussiana di Berlino. Sul primo foglio c’è il titolo: “Motetto Composto in Milano nel Giannai0 1773. Sigr: Cavaliere Amadeo Wolfgango Mozart Accademico di Bologna e di Verona”.
Sono 21 fogli in formato orizzontale per un totale di 41 pagine e 10 pentagrammi per pagina.

Una copia dello spartito del 1860 circa è in possesso dell’ex Biblioteca di Stato prussiana di Berlino con segnatura Mus. ms. 15 113. Proviene dal fondo di Otto Jahn. Ci sono 22 pagine in formato verticale 33 x 26 cm. con rigatura di 15 pentagrammi. A pagina 1 c’è il titolo: “Mottetto composto da A.W. Mozart. Giannaio 1773”. Otto Jahn ha aggiunto “In Milano”. La musica è copiata dall’autografo che è a Cracovia.

Il catalogo Köchel

Catalogo Köchel, Mottetto K 165

I Mozart a Milano

L’unico accenno a un mottetto è scritto nella lettera del 16 gennaio 1773. Wolfgang scrive da Milano alla sorella giocando con le parole: “Ho per il primo homo dovuto mottetto fare che domani presso Teatinern prodotto sarà. Statemi bene io vi prego. Addio. addio” (BD I 279).
Wolfgang intendeva parlare probabilmente del castrato Venanzio Rauzzini, che impersonò il ruolo di Cecilio nel Lucio Silla K 135. Il mottetto K 165, se è quello a cui Wolfgang fa riferimento nella lettera, fu forse eseguito nel convento dell’ordine dei Teatini il 17 gennaio 1773.

Un’intestazione dubbia

Di che mottetto si tratti non si sa. Che sia il K 165 è solo un’ipotesi. Nell’autografo c’è il nome di Mozart ma la grafia è dubbia, e non sembra la sua. Pure il titolo con data e luogo sembrano non suoi ma aggiunti in un secondo momento a destra del foglio.

K 165. Si nota il titolo Motetto e a destra il luogo, la data e “di propria mano”

Che la musica sia stata composta a Milano, l’ha stabilito chi ritiene autentica l’intestazione del manoscritto riportata nell’immagine qui sopra.

Mani diverse

Nell’ultima parte del pezzo manca una parte essenziale e qualcuno l’ha aggiunta. Si nota la mano e la tinta differenti che riempiono un vuoto di otto misure.

Alcune battute sono incomplete e qualcuno le ha integrate.

Le indicazioni di Tempo sono state tralasciate e anche l’Allegro iniziale è stato aggiunto qui in rosso da mano ignota.

“Allegro aggiunto” da mano estranea

L’edizione critica NMA non segnala affatto che a scriverlo non è Mozart.

Titoli, numeri del basso ed altre stranezze

Mancano le indicazioni di Tempo e anche il titolo “Recitativo” mentre la numerica del basso è aggiunta successivamente con altro inchiostro. Che sia un organo ad accompagnare non è altrimenti specificato, essendoci all’inizio solo l’indicazione dei “Bassi”.

Una bella copia

Si tratta comunque non di fogli di lavoro, ma di una bella copia. Mozart ha inserito anche i custos (le indicazioni precauzionali della prima nota che segue) in un modo davvero singolare. Ogni tanto li mette e ogni tanto li tralascia, secondo un criterio casuale. In un manoscritto sul quale un autore sta componendo della musica, di solito non c’è ragione di segnare i custos. Tutto è troppo ordinato per essere stato composto il 16 gennaio a Milano. Questo manoscritto non è certo la prima stesura, e dell’originale da cui fu tratto non si sa più nulla.

Custos posti tra la pagina di sinistra e quella di destra e quasi mai nelle voltate.

NMA corregge

Ci sono alcuni errori che NMA, l’edizione critica delle opere di Mozart, ha corretto. Ad esempio qui si vede a sinistra l’originale della sezione “Tu virginum corona” e a destra come l’interpreta NMA.

Padre e figlio collaborano?

La K 165 potrebbe essere di Mozart, o del padre, o una creazione nata dalla collaborazione tra padre e figlio messa poi in bella, come capita spesso per i lavori mozartiani di quel tempo. Non c’è modo di capire attraverso lo stile se non sia forse di qualche altro autore. I Movimenti sono eterogenei, soprattutto l’Allelujia finale rispetto al resto. Mozart nel corso della sua carriera ha scritto solo quattro mottetti. I primi due sono dubbi: “God is our refuge” K 20 è presumibilmente copiato chissà da dove, e il K 143 “Ergo interest” impropriamente definito mottetto è con tutta probabilità spurio.

Rimane questo K 165 messo in bella, che ha più un carattere operistico che da chiesa, e molto più in là nel tempo c’è solo l’Ave verum corpus K 618. Tra gli ultimi due mottetti, dal 1773 al 1791, erano trascorsi ben 18 anni!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
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Mozart a Radio Vaticana

Le prime dieci puntate

Mozart a Radio Vaticana, interviste di Luigi Picardi ai musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta nel corso della trasmissione L’Arpeggio
a proposito del libro Mozart la caduta degli dei

Mozart a Radio Vaticana è la serie di 24 puntate andate in onda da agosto a settembre del 2016, del 2018 e replicate nel 2019


Prima puntata

Introduzione.
La nascita del mito di Mozart

Seconda puntata
I Quartetti

Terza puntata
I Duetti e i Quintetti

Quarta puntata
L’Impresario teatrale e Le Nozze di Figaro

Quinta puntata
Il Divertimento K 522

Sesta puntata
Così fan tutte K 588

Settima puntata
Il Flauto magico K 620, il libretto

Ottava puntata
Il Flauto magico K 620, la musica

Nona puntata
Il Requiem K 626

Decima puntata
I pezzi contraffatti


Articoli

Mozart a Radio Vaticana

Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
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Pagine: 146, Brossura
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Salvate il concerto Mozart

Concerto per violino e orchestra K 268

articolo sul concerto K 268
di Luca Bianchini e Anna Trombetta

Musica: manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro moderato in C tagliato, Un poco adagio in 3/4, Rondò: Allegretto in 2/4
Organico: flauto, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni in mib, violino principale, violini I e II, viola, violoncello e contrabbasso.
Tonalità: Allegro moderato in mib, Un poco adagio in sib, Rondò: Allegretto in 2/4 in mib .

Fonti: L’autografo del concerto per violino K 268 è sconosciuto.
Lettere: Il K 268 non è citato in nessuna lettera.

La storia travagliata del Concerto K 268

Il Concerto n.6 in mi bemolle K.268 ha avuto una storia travagliata per il solo fatto d’essere brutto. Alcuni lo dicono vero, altri fasullo, taluni autentico ma solo in parte. Non ci sarebbero particolari ragioni per distinguerlo dagli altri Concerti per violino che Mozart ha scritto, ma nonostante questo la musica del K 268 è finita tra i pezzi spuri del catalogo K6. Nessuno lo vuole!

A chi l’appioppiamo?

Ad ascoltarlo, ci si accorge che contiene parecchie inesattezze e ingenuità musicali. Proprio per questa ragione non lo si volle considerare di Mozart, e così gli “esperti” cercarono qualcuno cui attribuirne la paternità. C’è chi disse l’avesse composto Johann Friedrich Eck, anche se non c’è uno straccio di evidenza a provarlo. Nonostante tutti gli sforzi, non s’è trovato un Concerto di costui simile al K 268, perché sono tutti più belli! E allora, che fare?

Il dramma del K 268

La storia del K.268 è drammatica. Se la musica è di Mozart, com’è possibile che il sesto concerto per violino e orchestra K 268 sia così diverso dai primi cinque. Gli altri concerti per violino allora chi li ha scritti?

Abbandonato da tutti

Può capitare che le attribuzioni mozartiane siano falsate da pregiudizio. Il K 268 lo conferma. L’editore André lo pubblicò per primo in Offenbach nel 1799 come Concerto per violino e pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart. Sull’Allgemeine Musikalische Zeitung uscì subito un articolo che lo definiva apocrifo, frutto d’impostura, contenendo “le offese più elementari alle regole di composizione”. S’erano accorti che le note procedevano in modo piuttosto sgangherato, e Mozart, per questione di principio, non poteva averlo scritto.

La riscossa

Lo stesso giornale, ritrattò nel gennaio del 1800, stavolta definendo il K 268 autentico. La testata spiegò che Mozart l’aveva scritto 15 anni prima nel 1785 in base alla testimonianza del violinista e compositore Johann Friedrich Eck. Wolfgang a Monaco di Baviera gli aveva presentato il Concerto come opera sua. Quello è un pezzo quindi autenticissimo. Eck l’aveva suonato nella versione che poi André avrebbe pubblicato.

Ignorato da tutti

La vedova Constanze non si pronunciò, ma poiché il Concerto era davvero malfatto preferì non includerlo nella biografia di Nissen del 1828, quella pubblicata due anni dopo la morte di Nissen e che Nissen non avrebbe mai sottoscritto.

Il K 268 manca anche nella biografia di Jahn del 1859. Köchel lo inserì invece in catalogo nel 1862 al numero K 268 tra le opere mozartiane del 1776, dichiarandolo autentico. Apriti cielo!

Catalogo Köchel, il Concerto per violino e orchestra K 268

Le edizioni Breitkopf del 1882 ci ripensarono, confinandolo di nuovo tra i pezzi spuri alla sezione 24. Commentarono all’incirca che questo concerto, almeno nella forma che ci è giunta, non poteva essere di Mozart perché c’erano sezioni obiettivamente sgradevoli. Riconobbero tuttavia che dei punti suonavano bene. E quindi “scientificamente” decisero che le parti brutte le aveva scritte qualcun altro e le poche belle erano certamente di Mozart.

Il genio non può sbagliare

Il genio non sbaglia mai, soprattutto quando è già elevato al rango di semidio. Osservando che le parti decenti erano solo in prima e ultima posizione, Abert, biografo mozartiano, ipotizzò ad hoc che Mozart avesse solo schizzato i movimenti estremi e che l’onnipresente Süssmayr, come fosse un incapace, li avesse completati. Gli diede man forte l’altro biografo George De Saint-Foix che considerò soltanto il tutti orchestrale buono e autentico, visto che si salvava appena questo. Secondo lui Mozart aveva abbozzato il Concerto nel 1784 o al più tardi nel 1785. De Saint-Foix confermava quindi la data che l’Allgemeine Musikalische Zeitung aveva suggerito, ma pensò che l’autore fosse il violinista Eck. Se fosse stato del 1784-1785, perché Mozart non l’avrebbe inserito nel suo catalogo personale?

Parzialmente falso?

Nel 1931 Oldman ci vide delle somiglianze con la Sinfonia concertante K 364 e suggerì che il K 268 fosse stato scritto da Wolfgang a Monaco, oppure a Salisburgo tra il 1779 e il 1781. La fantasia galoppò nel corso degli anni a venire, finché Alfred Einstein non spostò la catalogazione del sesto Concerto nel catalogo K3 al numero K 365b. La musica era di Mozart, non poteva negarlo, ma Wolfgang avrebbe scritto solo gli schizzi del primo movimento, la parte bella, e forse poche misure del rondò. Il movimento centrale davvero insignificante doveva essere “di certo” un falso. E se invece fosse stato il contrario, cioè le parti estreme false e quella centrale autentica?

Altra ipotesi ad hoc

Friedrich Blume negli anni ’50 sostenne l’autenticità integrale del concerto che Mozart avrebbe scritto tra il 1777 e il 1783. Se la musica era penosa, è perché Mozart s’era limitanto a rifinire la parte del violino e dei ritornelli, lasciando incompiute le altre sezioni. Ed ecco sorgere l’altra ipotesi ad hoc. Blume ipotizzò che André avesse affidato l’incarico di completarlo a qualcun altro che evidentemente non era del mestiere. Un vero pasticcione, insomma.
Il catalogo K6, che rispecchia l’avanguardia degli studi mozartiani, recepì questa tesi di Blume e spostò quindi il Concerto nella sezione C dei pezzi spuri con la sigla C 14.04.

Le avventure del concerto K 268

L’avventura del sesto Concerto poteva finire qui? Macché!
Walter Lebermann scrisse nel 1978 che il Concerto l’aveva scritto Eck, rispolverando la vecchia ipotesi, e Robbins Landon fu ancora più preciso. Nel 1988 disse che Mozart non poteva averlo composto prima del 1783, perché nel Finale c’è un passaggio plagiato dalla Sinfonia 77 di Franz Joseph Haydn. Mozart aveva pure copiato!
NMA, la nuova edizione critica delle opere di Mozart, finì per negare persino l’esistenza del K 268!

il K 268 ignorato da NMA

Operazione di recupero

Mossi dalla condizione di abbandono in cui versa ingiustamente il K 268, proponiamo alle Società Mozart la costituzione di un comitato per salvare il Concerto e farlo tornare al legittimo creatore, cioé a Mozart. In alternativa si potrebbero sfrondare 500 pezzi circa dei 626 del catalogo Köchel, che si trovano quasi tutti nello stesso identico stato del K 268. Per coerenza o sono di Mozart tutti o nessuno.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
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K 62 Marcia in re maggiore

Marcia per orchestra K 62

Musica: manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Maestoso in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 clarini in re; timpani, violini I e II, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Maestoso in re maggiore.

Fonti: l’autografo della K 62 è sconosciuto.

Lettere: riferimento a questa Marcia è nella lettera da Bologna inviata da Mozart alla sorella il 4 agosto 1770.

Lo stato delle fonti della Marcia K 62

L’autografo manca. C’è solo una copia della K 62 nel primo Atto della partitura non autografa del Mitridate K 87 che si trova alla Biblioteca di Lisbona con la segnatura 45/III/22.

Catalogo Köchel, Marcia K 62

Ipotesi ad hoc

Poichè mancherebbe la Marcia d’apertura alla Serenata K 100, i musicologi della NMA, edizione critica delle opere di Mozart, profittando del fatto che è nella stessa tonalità della K 62, hanno attaccato insieme i due pezzi come fossero un’unica composizione.

Per giustificare questa dubbia operazione escogitano un’ipotesi ad hoc. Citano una lettera che Mozart ha scritto da Bologna alla sorella Nannerl il 4 agosto 1770, nella quale egli scrive i temi iniziali di tre pezzi musicali forse suoi, che chiama Cassazioni. L’ultimo coincide con l’inizio della K 62, mentre gli altri si riferirebbero alla K 63 e alla K 99. Potrebbero essere anche musiche del padre, o scritte da lui insieme a Leopold, o su temi di altri. Il riferimento nella lettera è infatti molto generico e apre il campo solo a speculazioni, non ad attribuzioni certe.

Se si legge il testo della lettera, Mozart parla di tre pezzi diversi, ma non dice nulla della K 100. Si limita a scrivere: «Ecco che ho soddisfatto il tuo desiderio. Mi pare difficile che ve ne sia una mia, perché chi oserebbe spacciare per propria una composizione scritta dal figlio del maestro di cappella, la cui madre e sorella sono presenti?».

In queste poche righe (BD I, 202) Mozart non dice di chi sia la musica della K 62, e in più promuove il padre a Maestro di cappella (“der Sohn des Capellmeisters”), carica che Leopold non aveva.

Gli esperti

Da questo passo NMA deduce che la Marcia K 62 va considerata il movimento d’apertura della K 100. Ora, anche la K 100 presenta dei problemi perché è parzialmente autografa. In pratica si tratta di una bella copia del figlio presa chissà da dove e rimaneggiata dal padre.

Non si capisce neppure su che basi Amedeo Poggi e Edgar Vallora (Mozart Signori il catalogo è questo) datino la Marcia K 62 al 1769! Come fanno a dirlo se manca l’autografo?

Che ci vuole a scrivere i timpani?

Per rafforzare l’ipotesi che la K 62 e la K 100 stanno assieme, NMA scrive che anche Einstein è d’accordo che i due lavori vadano uniti. La K 62 ha però i timpani di troppo, e poi è una Marcia non autografa che si ritrova solo nella copia di Lisbona del Mitridate. Non è in quella della prima esecuzione di Milano!

Per i timpani non c’è problema, perché è pronta subito un’altra ipotesi ad hoc. I timpani, secondo NMA, i musicisti o i copisti li scrivevano seduta stante. Possono starci oppure no, tanto è lo stesso. Che ci vuole a scrivere quattro note da aggiungere a una Marcia? E questo basta per ignorare la questione.

E se invece fosse un Divertimento?

Qualcuno, ad esempio Köchel, ipotizza che la K 62 potrebbe essere uno dei 6 Divertimenti à 4 che Leopold Mozart ha elencato nel catalogo dei lavori del figlio. Quello che aveva scritto nel 1768 per difendersi dalle accuse d’esser lui o qualcun altro il vero autore delle musiche di Wolfgang.

Una rielaborazione?

La fonte di Lisbona, quella con il Mitridate che contiene la Marcia K 62, è scritta da un copista e non è un autografo di Mozart. Si tratta di una copia che potrebbe non rispecchiare perfettamente la musica di Wolfgang. A ogni esecuzione di opera potevano esserci aggiunte, parti tolte o adattate.

La partitura della K 62, secondo NMA, sarebbe stata rielaborata da Mozart per il Mitridate. Così almeno ipotizza Plath, il quale suggerisce che i timpani non li ha scritti Mozart. E allora il resto? Come fa ad essere sicuro che sia suo? La K 62 che c’è rimasta, nel Mitridate di Lisbona, non è un pezzo in versione originale, ma in forma rivisitata.

Busto di Mitridate

Padre e figlio collaborano

La K 100 sembra vuota senza la Marcia iniziale. Per ricreare in laboratorio il pezzo completo, e non è la prima volta che succede con la musica di Mozart, la nuova nata Cassazione K 100 inizia con una Marcia presa in prestito da un altro brano, copiato e risistemato da chissà chi. Tutto il resto della K 100 è invece scritto almeno a due mani da Leopold e da Wolfgang.

Più autentica di così!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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Mozart, Salieri e Puškin

Per una nuova lettura del breve dramma Mozart e Salieri di Aleksandr Sergeevič Puškin 

Lo scrittore e librettista Giuseppe Carpani, inorridito per le malelingue che non stavano a freno, aveva provato a far pubblicare a Vienna una lettera in difesa del Maestro Salieri, accusato d’aver avvelenato Mozart, ma non c’era riuscito. Perciò sempre da Vienna, Carpani aveva inviato la stessa lettera alla Biblioteca Italiana che la pubblicò il 10 agosto 1824 con il titolo “Lettera del Sig. G. Carpani in difesa del M° Salieri calunniato dell’avvelenamento del M° Mozzard”.

La paranoia nei confronti dei rivali

Nella loro Storia dell’Opera, Abbate e Parker scrivono che nel dramma di Puškin “il perfido italiano, un compositore di successo ma in ultima analisi mediocre, uccide l’austriaco perché invidioso del suo genio: la paranoia nei confronti dei rivali a Sud delle Alpi non avrebbe potuto essere più chiara di così”. Concordiamo con il fatto che l’atteggiamento antitaliano fosse una paranoia tutta tedesca, che andava di pari passo con l’altra contro i cechi, i francesi, i russi e i boemi. Abbate e Parker traggono però le loro conclusioni da una lettura troppo frettolosa del dramma di Puškin.

art e Salieri - una presunta rivalità

Puškin in realtà prende in giro, alla fine del suo dramma, le dicerie degli sciocchi. L’omicidio di Mozart è una notizia messa in giro ad arte da gente stolta. Così la vede il poeta russo. Né ci si poteva aspettare qualcosa di diverso da un autore d’ingegno com’era lui.

Una diversa chiave di lettura

Per certi critici della letteratura russa, e anche per noi, non è vero che Puškin considera Mozart un genio e Salieri un incapace privo di talento.

Nella Scena seconda del microdramma di Puškin, intitolato Mozart e Salieri, Wolfgang parlando a Salieri afferma che Beaumarchais è “un genio come te e come me”, e che entrambi sono figli dell’armonia. Puškin considera quindi geni tanto Salieri, quanto Mozart.

In realtà nel suo dramma, Salieri e Mozart rappresentano due mondi poetici opposti l’uno all’altro.

Un artista senza predecessori né seguaci

Mozart rappresenta nell’opera del poeta russo l’artista che non ha predecessori né seguaci, che è senza scuola, cui tutto è donato, al quale gli dei dettano la musica. Salieri invece è uno che è diventato famoso con lo studio, con l’applicazione, con il sacrificio.

Salieri e Michelangelo

Puškin, nel suo lavoro, paragona Salieri a Michelangelo Buonarroti, il quale era stato pure calunniato. Dicevano che il sommo artista avesse ammazzato un giovane per poter scolpire dal vero la sua scultura. Ma non era per nulla vero. Esattamente come nel caso di Salieri.

Salieri paragonato a Michelangelo

Secondo alcuni critici della letteratura russa, Salieri ha fatto benissimo a uccidere Mozart nel microdramma di Puškin, perché Salieri e Mozart sono solo dei simboli. Non c’è un fatto cruento. Quei due non sono personaggi in carne ed ossa.

Per Puškin l’uomo è homo faber e quello che fa è frutto della sua libera scelta. I frutti delle sue azioni sono meritati, non un dono gratuito elargito dagli dei. Puškin preferisce Salieri che s’è fatto da sé a Mozart che non ha dovuto fare nessuno sforzo per comporre la sua musica. In quel periodo romantico imperversava ancora il mito del genio di natura, e Puškin lo rinnega al punto da uccidere il suo personaggio di Mozart.

L’artista vero non può essere per Puškin un dio come si diceva per Mozart. Nel suo lavoro il poeta russo presenta il Salisburghese come un perdigiorno, uno che non si rende conto di quello che scrive. Salieri invece è paragonabile a Prometeo che ruba il fuoco agli dei. Li sfida per creare cose autonome, meritate, e non gratuite.

E se Puškin fosse Mozart e insieme Salieri?

Puškin uccide in Mozart un aspetto della sua poetica che probabilmente non lo soddisfaceva più. I tedeschi hanno interpretato il microdramma nell’unico modo pro domo sua, dicendo che Salieri è un assassino e Mozart un eroe. Ma non si deve dimenticare che Puškin considera geni tanto Salieri, quanto Mozart. L’Italiano infatti si appella a Dio, dichiarandosi grande né più né meno del suo maestro Gluck, il quale pure è un grande.

Il senso del microdramma Mozart e Salieri cambia completamente, a seconda che a leggerlo siano gli adoratori di un dio, chiamato Mozart, o una mente libera come quella di un poeta. La cosa strana è che nessuno in Italia, tranne noi per quel che ci risulta, abbia mai considerato il microdramma in questo modo.

Oltre il senso letterale

Il libro di Puskin l’abbiamo letto più volte. Nessuno ovviamente ha le certezze in tasca, e un’opera si può interpretare in senso letterale, oppure cercando altri piani di lettura. Noi non ci vediamo tutto quell’odio per Salieri. Puškin non conosceva Mozart, né l’aveva mai visto, perché quando è nato lui, Mozart non c’era più. Salieri non lo conosceva personalmente, da quel che ne sappiamo, ma la sua musica l’aveva bene presente.

Un’opera di Salieri sulla gelosia

Nel suo microdramma Puškin parla del Tarare che è un’opera sulla gelosia, e quell’opera è scritta da Salieri. Se Puškin sa fare questi rimandi vuol dire che Salieri l’aveva ben presente come musicista. E se lo conosceva tanto approfonditamente, noi pensiamo lo stimasse.

Egli ricordava perfettamente la storia di Beaumarchais, librettista del Tarare, che fu calunniato e anche lui accusato d’essere un assassino.

Di dominio pubblico in Russia c’era anche quella lettera che Carpani scrisse in difesa di Salieri, che abbiamo citato all’inizio. Alcuni contenuti di quella lettera sono finiti nel microdramma di Puškin, e questa è un’altra delle ragioni per le quali ci convince l’idea che Puškin amasse la musica di Salieri.

La poetica di Puškin

Uno può leggere un lavoro letterario come vuole. Nel caso del poeta russo certa critica l’interpreta esattamente come i mozartiani, un’altra invece ci vede Salieri come un genio. Leggendo il testo, a noi convince questa seconda interpretazione.

Mozart e Salieri di Puškin, qui ritratto

Conosciamo e amiamo le poesie di Puskin. Era una persona molto colta. I suoi versi comunicano gioia di vivere, malinconia, tutte le sfumature dell’animo. Anche solo immaginare Puskin che sostiene un’orribile diceria suona assai strano. Non era così meschino da accanirsi impietosamente contro un calunniato.

Conclusioni

Per questo siamo andati a fondo, abbiamo letto il testo di Mozart e Salieri di Puškin, e poi Carpani, e i saggi di critica letteraria russa. Per approfondire l’argomento e la nuova chiave di lettura, qui solo accennata, ti invitiamo a leggere il capitolo sul microdramma di Puškin nel libro Mozart la caduta degli dei Parte prima.

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755

Immagine di Wolfgang Amadeus Mozart

A proposito del Flauto magico di Mozart

Goethe, Mozart e Mayr illuminati di Baviera

C’eravamo già occupati circa vent’anni fa del Flauto magico in Goethe, Mozart e Mayr Fratelli illuminati della Archè, con prefazione di Alberto Basso. Il volume apriva la collana Lumina sugli illuminati di Baviera, e fu seguito dal libro di René Le Forestier intitolato Les illuminés de Bavière.

Conferenza di Poschiavo

in occasione della conferenza di presentazione del volume a Poschiavo nel 2002, JOHN STEWART ALLITT, studioso di Mayr, maestro di Donizetti, scrisse agli autori un messaggio da leggere al principio dell’incontro.

«Il lavoro di Luca Bianchini e Anna Trombetta è importante perché aiuta a rivelare un lato poco conosciuto dell’Illuminismo e lo sviluppo del Risorgimento Italiano dalla fine del Settecento all’inizio dell’Ottocento […] »

(John Stewart Allitt, 2002)

Il libro fu presentato nella Sala delle Sibille del palazzo del Podestà di Poschiavo nel 2002. Quella sala è speciale e si trova nell’odierno Hotel Albrici, elegantissima risorsa nel centro cittadino.

Percorrendo l’unica ampia scalinata dall’ingresso al primo piano, si accede a una stanza riservata, tutta rivestita di legno, con un tavolo, 8 sedie e alle pareti i ritratti di 12 Sibille. Sono lavori di tema antireligioso e significato presumibilmente satanico. In uno ad esempio c’è la croce sormontata da un serpente, che potrebbe essere il simbolo del trionfo dell’Anticristo. Ogni immagine rappresenta un episodio biblico, ma c’è in essa sempre qualcosa di strano. Davanti all’annunciazione sta ad esempio la sibilla Delphica che ha una corazza a proteggerle il freddo ventre, e il suo dito è informe. Alla scena di Maria e il Bambin Gesù in braccio che si guardano negli occhi, corrisponde un’altra sibilla con un agnello in grembo che assomiglia a un lupo e ha lo sguardo rivolto in direzione opposta.

Flauto magico di Mozart, Sibilla a Poschiavo
Una delle Sibille del palazzo del Podestà

Lì, in quella che in Poschiavo e in Valtellina si chiama stua (stanza tutta rivestita in legno con un camino a scaldarla), pensiamo si tenessero le riunioni segrete degli illuminati di Baviera poco prima che essi fossero scoperti nel 1784 e cominciassero ad essere perseguitati, arrestati e condannati.

Libri proibiti

In quello stesso palazzo poschiavino, dove s’è tenuta la conferenza di presentazione, dovette trovarsi la tipografia clandestina di proprietà di Tommaso Maria De Bassus, mecenate di Mayr, e illuminato anche lui di Baviera. I musicologi Bianchini e Trombetta hanno ricostruito la storia dei libri proibiti che si pubblicavano lì con data fasulla e senza indicazione spesso dell’autore, o con nomi del tutto inventati. La setta degli illuminati era infatti eversiva e la polizia aveva l’ordine d’arrestare chi, come loro, in qualsiasi modo attentasse all’ordine costituito e alla religione.

libro proibito del De Bassus
Libri proibiti della Tipografia di De Bassus

Flauto magico, conferenza a Sondrio

De Bassus aveva il nome in codice di Annibale, perché aveva per compito quello di portare il messaggio illuminato attraverso le Alpi. Un po’ come aveva fatto il condottiero cartaginese con i suoi elefanti. Il nobiluomo possedeva un castello a Sandersdorf e fu proprio lì che la polizia scoprì i documenti compromettenti che porteranno alla luce le trame eversive degli illuminati. E quello fu solo l’inizio della loro rovina.

De Bassus fu costretto a giustificarsi innanzi a un tribunale e scrisse una difesa dei franchi muratori, ossia degli illuminati. Dovette spiegare come si conciliava la sua posizione pubblica di garante della legge col fatto d’essere il braccio destro di Weishaupt fondatore degli illuminati di Baviera. Dalla sede di Poschiavo il Barone si spostava a Venezia per commerciare i libri anticlericali, uno intitolato Cosa è il papa, e quel fatto fu un grosso guaio per lui. Tuttavia venne blandamente redarguito e poté mantenere i suoi incarichi istituzionali quasi come se nulla fosse stato. Della cosa abbiamo parlato nella conferenza di presentazione a Sondrio, nella prestigiosa sede di Villa Quadrio.

«Il volume lo definisco complesso per chi l’ha scritto e intrigante per chi legge. Complesso perché nello scriverlo sono richieste competenze complesse in quanto si tratta di un’opera che si colloca in un periodo della storia d’Europa ricco di scenari che velocemente si alternano. Lo trovo intrigante perché gli autori non solo registrano dati storici ma offrono nuove interpretazioni rispetto al passato»

(Adriano Stiglitz, marzo 2002)

De Bassus a Poschiavo e von Born a Vienna

Il barone aveva contatti eccellenti a Vienna ed era in stretto rapporto con lo scienziato Ignaz von Born, nome in codice Furio Camillo, che è il maestro Venerabile di Mozart.

ritratto di De Bassus, illuminato di Baviera, raccontato in Mozart Goethe e Mayr fratelli illuminati
Il Barone De Bassus, quadro nel palazzo del Podestà a Poschiavo

De Bassus è stato il primo a stampare il Werther di Goethe in traduzione italiana. Egli era fratello massone di Goethe, e il poeta tedesco è un illuminato come lui. Il suo nome in codice è infatti Abaris. Nel libro Bianchini e Trombetta esaminano i rapporti di questo triumvirato, De Bassus (Annibale), Goethe (Abaris), Von Born (Furio Camillo) Venerabile di Mozart, collocando questi illustri protagonisti nel contesto storico e geografico del tempo.

“Con il loro volume Goethe, Mozart e Mayr fratelli illuminati Luca Bianchini e Anna Trombetta hanno dimostrato di non essere soltanto dei musicologi rigorosi e appassionati, ma anche degli storici. […] Ci troviamo insomma di fronte ad un lavoro che apre pagine inedite e sconosciute dell’arte e della storia a cavallo tra Settecento e Ottocento

Giancarlo Grillo,
Goethe, Mozart e Mayr, La Provincia di Sondrio, aprile 2002

Rapporti con le logge illuminate di Napoli

Oltre ai contatti con i massoni illuminati di Milano e di Pavia, De Bassus ebbe rapporti stretti con i liberi muratori di Napoli. Da recenti studi storici, ci si è accorti che ebbe indirettamente anche a che fare con la Rivoluzione del 1799.

De Bassus conobbe molti dei personaggi che animano le lettere di Leopold Mozart, che infatti, oltre ai finanziamenti dell’Arcivescovo di Salisburgo, ha potuto contare su una fitta rete di appoggi massonici già ai tempi dei viaggi in Europa e in Italia.

«La partitura [del Verter di Mayr] è stata scoperta da due giovani musicologi […] laureati alla scuola di paleografia e filologia musicale di Cremona. La loro ricerca, partendo dall’associazione di due nomi sommi, Goethe e Mozart, si è estesa agli Illuminati di Baviera e alla Massoneria. Sappiamo che i due grandi furono legati a quei sodalizi, ma è una novità che Mozart, notoriamente fratello massone, abbia avuto rapporti con gli Illuminati: una nuova conoscenza per noi, ben dimostrata dai due studiosi»

Quirino Principe
IL SOLE 24 ORE, domenica 21 aprile 2002

La nuova edizione del libro, completamente riveduta e corretta

A distanza di circa venti anni da quelle ricerche su Mozart e Il flauto magico e gli illuminati di Baviera, i musicologi Bianchini e Trombetta hanno ripreso il testo e l’hanno riveduto nel suo complesso. L’idea di fondo è mantenuta, ma approfondita ulteriormente. I due ricercatori hanno aggiornato il libro alla luce delle recenti scoperte, e inserito molte parti inedite, concentrandosi più su Mozart, sulla sua opera, e sul fatto che non è un lavoro massonico, bensì illuminato.

Questo nuovo volume aggiorna radicalmente gli studi e tiene conto di tutte le novità pubblicate nel frattempo sulla Zauberflöte mozartiana. Ogni artista è legato ai suoi tempi e ai luoghi della sua vita. Nella Vienna di Leopoldo II si percepiva nettamente nel 1791, anno del Flauto magico, d’essere controllati dalla polizia. La monarchia era allarmata per i burrascosi eventi rivoluzionari di Parigi e temeva qualche insurrezione. Le logge massoniche vennero tenute d’occhio. A luglio del 1791 avevano avvelenato l’illuminato di Baviera Ignaz von Born, amico di Mozart, e lo stesso compositore temette di fare la sua fine e morì quell’anno.

Flauto magico, sotto il velo dell’apparenza

A proposito del Flauto magico il regista Walter Felsenstein diceva che sotto la maschera della favola, Mozart rese una testimonianza assai rivoluzionaria e pericolosa. Goethe, illuminato di Baviera pure lui, osservò che quel Singspiel è pieno di inverosimiglianze e facezie, che non tutti sono in grado di apprezzare nella giusta maniera.

il velo di Maya e il Flauto magico di Mozart

Bianchini e Trombetta hanno ricercato questa “giusta maniera” goethiana, tenendosi vicini all’ambiente culturale dei protagonisti. La chiave di lettura più oggettiva del Flauto magico deve rifarsi agli avvenimenti coevi, quelli che i creatori del libretto e della musica vivevano nel 1791 quando l’opera fu rappresentata. E di quelli parla il libro, rivelando particolari inediti e situazioni insospettate.


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immagine della copertina del libro Mozart Il flauto magico

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Damisch e i legami con il passato nazista

Damisch fondatore del Festival di Salisburgo

Uno degli esempi più clamorosi della continuità con il passato nazista fu quello del direttore della Wiener Mozart Gemeinde, Heinrich Damisch, uno dei fondatori del Festival Mozart di Salisburgo.

Nel 1938 l’antisemita Damisch pubblicò l’articolo “Die Verjudung des österreiches Musiklebens” (“La giudeizzazione della vita musicale austriaca”). Lo scrisse tre mesi prima dell’Anschluss nel mensile apertamente razzista Der Weltkampf.

Damisch scrive sul Weltkampf, qui in immagine
Der Weltkampf , mensile della propaganda nazista

L’atteggiamento di Damisch, autore dell’articolo, non lascia spazio a dubbi quando scrive che “Arnold Schoenberg, piccolo commerciante ebreo d’orientamento marxista scoprì la vocazione del distruttore della musica”. Lo stesso vale quando afferma che Gustav Mahler “fu chiamato a Vienna per dirigere l’opera di corte secondo quel che gli ordinava la famiglia Rothschild”.

Damisch sostiene che “la più forte delle umiliazioni che la mente ariana abbia dovuto subire dopo la prima guerra mondiale fu l’imbastardimento della musica con le diverse forme del jazz e i suoi ritmi negri e con gli strumenti nasali che tanto piacciono ai giudei”. E conclude le sue farneticazioni osservando che “per forza la musica degli ebrei è tornata a vivere in mezzo ai ritmi dei negri”.

Damisch scrive sul Weltkampf, l'articolo sulla Giudeizzazione in musica, qui in immagine
Prima pagina dell’articolo antisemita di Heinrich Damisch

Ideatore del Festival e complottista

Damisch era un vero e proprio complottista, terrorizzato dall’avanzata delle avanguardie degenerate, dal jazz e dalla musica degli ebrei.

Sebbene fosse stato rimosso dai ruoli pubblici, Heinrich Damisch continuò a scrivere recensioni anche nel dopoguerra, e lavorò con incarichi onorifici per la Stiftung Mozarteum di Salisburgo.

Damisch, una medaglia al merito

Ancor più indicative furono la medaglia d’oro che la Mozartstadt Salzburg gli riconobbe nel 1956, e quella per i servizi resi alla Repubblica austriaca che gli fu consegnata l’anno successivo.

Ed è scandaloso che Damisch, autore di un testo scurrile e antisemita come quello sulla giudeizzazione della musica, sia stato descritto quando aveva ricevuto le medaglie “come uno dei più distinti campioni delle idee culturali austriache”.

Un colpo di spugna sul passato nazista

Sulla WIKI di Salisburgo, che lo ripulisce dalla grave responsabilità d’aver condiviso le idee razziali, si legge:

“Si potrebbe considerare Heinrich Damisch una persona non grata, accostandola a Wilhelm Furtwängler, Herbert von Karajan, Clemens Krauss e Karl Böhm. Come questi ultimi quattro anche Heinrich Damisch è stato un pioniere instancabile per ciò che ha reso Salisburgo famosa nel mondo: Mozart e il suo festival”.

D’un sol colpo, in nome di Mozart, si dimenticano gli errori catastrofici del passato e tutti sono riabilitati come se nulla fosse.

Responsabilità pesanti

Damisch, scrive Carla Shapreau, aveva segnalato la presenza di musicisti ebrei o indesiderati al partito, collaborando con Helmut Wobisch a identificare i giudei nelle famigerate liste AKM, che servivano a interrompere le carriere, e mandare alcuni dei musicisti nei campi di concentramento o alle camere a gas.

Una toponomastica imbarazzante

Il fatto che una strada di un quartiere di Salisburgo porti il nome di Damisch, per onorarne la memoria dal 1963, è uno scandalo che grida vendetta al cielo.

La città di Salisburgo ignorò allora le proteste di un nutrito gruppo di ebrei. Se un senso di giustizia è ancora vivo, quella strada andrebbe rinominata magari cambiandone il nome da Heinrich-Damisch-Straße in Helene-Taussig-Straße. Che ne pensate?

Un’artista espulsa da Salisburgo

Helene Taussig, Figurale Ausdrucksstudie (1920)

Helene Taussig, pittrice e proprietaria di una villa ad Anif vicino a Salisburgo, fu espulsa dalla città nel 1940 perché ebrea. Deportata nel ghetto di Izbica nell’aprile del 1942, fu uccisa poco dopo il suo arrivo.


Fonti

Per approfondimenti su Heinrich Damisch e la nascita del Festival di Salisburgo

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
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Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Altri libri su Mozart

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)


Sitografia

Mozart Il flauto magico
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K 75 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 75

Musica: ? (manca l’autografo della K 75);
Luogo: ? (manca l’indicazione);
Data: ? (manca anche la data);

Movimenti: Allegro in 3/4; Minuetto e Trio in 3/4; Andantino in 2/4; Allegro in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Minuetto in fa maggiore; Trio in sib maggiore; Andantino in sib maggiore; Allegro in fa maggiore.

Fonti: Una copia della copia presunta è nell’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna con segnatura XIII.28280/5 (H.26638)

Lettere: non ci son0 riferimenti espliciti a questa sinfonia K 75 nelle lettere di Mozart.

Lo stato del manoscritto della K 75

La partitura autografa di mano di Wolfgang non c’è. Dovette esistere, dicono, una copia della partitura fatta da Otto Jahn e non più rintracciabile. Si tratta comunque della copia della copia. Ludwig Ritter von Köchel l’aveva infatti ricopiata “dalla partitura di Jahn del 1861”. Questa versione, creata quasi un secolo dopo la sinfonia K 75, è ora all’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna.

La K 75 sta in un manoscritto composito di 36 pagine (l’ultima è vuota) di formato verticale con 12 pentagrammi a pagina. Questa fonte contiene numerose correzioni successive fatte a inchiostro e a matita, ed è di epoca tarda. Il grado di attendibilità è scarso.

Criticità dell’edizione critica

In mancanza di meglio la copia della copia è stata usata come fonte primaria della AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart!

Da lì la K 75 è passata tale e quale alla NMA (la nuova edizione critica).

Musica a più mani

Non c’è autografo eppure il catalogo Koechel, assegnando il numero K 75 alla copia della copia di questa sinfonia, pretende che Mozart l’abbia scritta a Salisburgo tra il marzo e l’agosto del 1771. La data è stata “scientificamente” attestata, in forza della fede, dai maggiori biografi di Mozart, Abert incluso.

Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore

Problemi d’attribuzione

La sinfonia K 75 dovette essere poco nota già ai tempi, visto che presumibilmente fu fatta solo una copia delle parti strumentali. Come la sinfonia K 81, la sinfonia K 95, la sinfonia K 97, la sinfonia K 98 e la sinfonia K 112, anche questa presenta notevolissimi problemi di attribuzione.

Un Minuetto fuori posto

Oltre a mancare l’autografo, il Minuetto è atipico per Mozart e anche per suo padre, che di quel genere pare non ne abbia mai composti. Nell’ordine dei movimenti sta in seconda posizione, invece che in terza come dovrebbe. E anche questa è una stranezza della quale occorre tener conto. Il Minuetto e il Trio sembrano ripresi addirittura da altri autori, cosa che unita alla situazione precaria delle fonti spinge a dire che la K 75 non è di Wolfgang.

Un Rondò che non è Rondò

L’Allegro iniziale riprende lo stile di Johann Christian Bach e in certi tratti pure di Vivaldi, con sezioni in fugato e altre omofoniche. Il Minuetto è in stile francese. L’Andantino si distingue per il carattere italianeggiante, ma sembra quasi un pezzo ottocentesco se non addirittura operistico, mentre l’ultimo Allegro, di fattura ancora ottocentesca, procede ritmato secondo il gusto tedesco, italiano, e francese, a seconda dei commentatori, che non si mettono d’accordo. Non si tratta comunque di un rondò come erroneamente spiega Koechel, e come altri scrivono. Piuttosto è una forma binaria, quasi si trattasse di una sonata rudimentale ammodernata.

Cosa ne dicono Wyzewa e De Saint-Foix

Il manoscritto di questa sinfonia è andato perduto e nessun documento dà la data della sua composizione, ma per Wyzewa e De Saint-Foix “la musica ha somiglianze così vivide con la Sinfonia K 74 e l’altra sinfonia K 110” da poter dire che “è stata scritta nel luglio 1771”. Essi sostengono, senza prove, che, “senza dubbio, la K 75 deve essere collocata tra queste due sinfonie (K 74 e K 110)”.

“È certo”, secondo i due musicologi francesi, che la K 75 è stata composta a Salisburgo poiché “s’avverte l’influenza tedesca”.

Musica da ballo tirolese?

Con lo stesso metodo “scientifico” uno potrebbe dimostrare di tutto, e con egual grado di esattezza di Wyzewa e De Saint-Foix. Si potrebbe dire, ad esempio, che la sinfonia K 75 contiene “senza dubbio” tratti della musica da ballo tirolese che s’ascoltava ai tempi di Jahn e che quindi dev’esser stata composta circa tra il 1760 e la metà del 1800, magari da qualche epigono che amava ancora lo stile antico.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 112, K 75, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – de Saint-Foix WSF 112, K 75, sinfonia in fa maggiore

Influenze italiane e tedesche

Wyzewa e De Saint-Foix sono convinti che la K 75 offra l’esempio perfetto di quella “transizione diretta tra le sinfonia italiane di Mozart degli anni 1770-71 e la prima sinfonia di Salisburgo del luglio 1771”. Il problema è che la data non è certa per nessuna di queste sinfonie citate. Al massimo è cosa soggettivamente probabile, e da dati probabili per di più soggettivi non verrà mai una certezza.

Giudice ultimo è l’orecchio

Secondo i due studiosi “le due influenze italiane e tedesche sono mescolate, o piuttosto giustapposte”, ma il giudizio dettato dal loro orecchio è del tutto soggettivo e loro invece lo fanno passare per dato scientifico. Già ai tempi degli antichi greci s’ammoniva che l’orecchio è corruttibile, che la percezione è diversa a seconda degli individui, e che non val troppo la pena di farvi affidamento. Basare datazioni e attribuzioni sull’udito è quanto di meno obiettivo e meno scientifico si possa immaginare.

La sinfonia potrebbe appartenere quindi al periodo dei viaggi in Italia, e Mozart potrebbe aver fatto un riferimento troppo generico alla K 75 nelle lettere del 1770 e del 1771. Oppure potrebbe essere di Leopold e trovarsi nell’identico stato di altri pezzi, composti da chissà chi e copiati in bella da Wolfgang e da Leopold.

Poggi, Vallora e Casaglia

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) assicurano che la sinfonia K 75 nasce nel “raccoglimento” di Salisburgo. E Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) presenta la K 75 come “scritta a Salisburgo nell’aprile-giugno 1771”, ma non dice nulla della stato delle fonti.


Conclusioni sulla K 75

La situazione precaria della sinfonia K 75 non appare per nulla problematica nella letteratura mozartiana. Anzi, tutti la vendono per buona, e dicono pure dove Mozart l’avrebbe scritta, quando e per chi. Il catalogo Köchel, nonostante manchi qualsiasi riferimento autografo per attribuirla, datarla e localizzarla, l’ha certificata e posta ufficialmente tra i pezzi autentici scritti tra il 1769 e il 1779, così che i posteri possano goderne come di un autentico Mozart, magari studiandone gli effetti sull’intelligenza.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it