K 98 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 98

Musica: ? (l’autografo della K 98 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C; Andante in 2/4; Menuetto e Trio in 3/4; Presto in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, 2 violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Andante in sib maggiore; Menuetto in fa maggiore, Trio in fa maggiore; Presto in fa maggiore.

Fonti: copia tarda delle parti, prese da Aloys Fuchs.

Catalogo KöchelK 98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel 6, ex K 98 ora in appedice C 11.04, sinfonia in fa maggiore

Lettere: nessun riferimento, a parte un generico accenno a delle sinfonie nella lettera di Wolfgang del 25 aprile 1770 da Roma, e un altro, ancora più vago, nella lettera di Leopold del 23 o 24 novembre 1771 da Milano.

Lo stato del manoscritto K 98

A Vienna qualcuno, forse Franz Lorenz, compilò un catalogo sistematico delle opere di Mozart, inserendo la K 98 tra i pezzi italiani del 1771. Mozart l’avrebbe scritta a Milano nel novembre di quell’anno. Ludwig Ritter von Köchel considerò quella sinfonia come fosse autentica, senza preoccuparsi del fatto che non fosse sopravvissuto l’originale. Lui conosceva solo un arrangiamento della sinfonia K 98 per due pianoforti. La incluse perciò nella prima edizione del catalogo Köchel come opera autentica e certificata.

Cosa ne dicono i francesi

Wyzewa e De Saint-Foix presero per vera la K 98, ritenendo però che Mozart l’avesse solo abbozzata. Essi non conoscevano la data esatta di questa composizione, il cui manoscritto è perduto. Dicono che in effetti la musica della K 98 “testimonia infallibilmente la mano e lo spirito di Mozart”, e lo affermano senza esitazione. La data di composizione è tuttavia “piuttosto difficile da stabilire con esattezza”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 125, K 98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 125, K 98, sinfonia in fa maggiore

La K 98 assomiglia ai lavori italiani

I due musicologi trovano che la K 98 abbia delle peculiarità assolutamente simili a quelle della Ouverture dell’Ascanio, e specialmente della sinfonia di Milano K 112. Anche la K 112 è in fa maggiore è attribuita oggi a Wolfgang, ma con molti dubbi.

La K 98, Mozart l’avrebbe scritta a Milano nel 1771, ma manca l’autografo. Wyzewa e De Saint-Foix notano anche qui , come nella K 112, “la ripetizione continua della frasi, la mediocrità del ruolo dei bassi e la limitazione del movimento degli oboi a piccoli ritornelli, le lunghe cadenze dopo i soggetti, gli accompagnamenti continui dei secondi violini sotto il canto del primo, senza considerare il caso frequente in cui i due violini vanno all’unisono”, tutto questo e altri dettagli indicherebbero ancora – dicono i due – probabilmente un’origine italiana.

Opere strumentali “sicuramente” milanesi

In una serie di punti appare loro una sorprendente somiglianza tra questa sinfonia e le tre grandi opere strumentali “composte sicuramente a Milano durante l’autunno di 1771 “. Per quei pezzi “sicuri” loro intendono l’Ouverture dell’Ascanio, la sinfonia K 112 e il concerto K 113. “Lo sviluppo del primo movimento della K 98 è assolutamente come in quello della sinfonia K 112”, mentre “le riprese, nei tre movimenti principali, sono variate in maniera appena percettibile”, come avverrebbe nella sinfonia K 112 e nel concerto K 113.

Il minuetto “presenta un ritmo sincopato simile a quello del minuetto della sinfonia K 112”, e gli strumenti a fiato sarebbero “più occupati a suonare che altrove, come è il caso del minuetto della K 112”. Infine le pause e le cadenze della K 98 “richiamano analoghi arresti nelle altre tre suddette opere dello stesso periodo”. Per non parlare di un aspetto generale “che non possiamo definire”, ma che cattura l’ascoltatore sin dall’inizio, “e rende manifesta la parentela della sinfonia K 98 con le opere che abbiamo citato”.

Somiglia, ma non troppo

Sin qui Wyzewa e De Saint-Foix sembrano più che convinti che la K 98 sia di Mozart. “Ma con ciò, – continuano – bisogna ammettere che la K 98 presenta due peculiarità che non si trovano nelle opere che abbiamo detto e che sembrano rivelare più direttamente l’influenza tedesca di Joseph Haydn”.

Ad esempio il finale presto, con il suo ritmo continuo di terzine, “evoca irresistibilmente il ricordo di diversi finali di Joseph Haydn”, tra cui uno che conclude una sinfonia in do (la numero 41), che deve essere stata scritta precisamente nel 1770 o nel 1771″.

Allo stesso modo, Mozart nel suo minuetto “riprende tutta la prima parte dopo la seconda, mentre non farà più riprese nel trio, seguendo uno schema usato da lui ancora nelle sinfonie di Salisburgo del 1771”, mentre i minuetti, che Wyzewa e De Saint-Foix ritengono milanesi, mostrano una ripresa solo parziale della prima parte.

E quindi?

Da ciò i due musicologi francesi concludono che questa sinfonia K 98 era stata probabilmente già concepita a Salisburgo, verso il luglio o l’agosto del 1771. Nell’estate di quell’anno i lavori di Joseph Haydn avrebbero influenzato il giovane Mozart, che, giunto a Milano, “s’affrettò a mettere insieme il lavoro così abbozzato prima della sua partenza”. Dopo la K 98 Mozart avrebbe composto, secondo loro, la sinfonia K 112 e con uno spirito già italiano abbastanza libero dall’influenza di Joseph Haydn.

Riassumendo

“È sicuro dire” (frase che in un lavoro che pretende d’essere scientifico conviene non pronunciare mai) la K 98 “può essere stata scritta solo a Milano e nell’autunno del 1771”! Non sappiamo donde traggano queste loro certezze, visto che l’autografo non esiste. Eppure ne sanno tracciare addirittura la storia, descrivendo le fasi di gestazione, e la genesi successiva. Il lavoro “era rimasto forse incompiuto e semplicemente notato nelle sue linee principali”. L’assenza del manoscritto non consente di sapere “se tutto lo sviluppo è di mano di Mozart”. La base è quindi mozartiana, la stesura definitiva non si sa!

Joseph o Michael?

L’Andante in particolare è nello stile di barcarola “con un ritmo molto aggraziato, abbastanza specifico per Mozart. Da solo sarebbe sufficiente a giustificare l’attribuzione a Wolfgang di una sinfonia i cui molti dettagli però fanno pensare a Joseph Haydn e a Michel Haydn”.

Il minuetto risentirebbe direttamente dell’influsso di Joseph Haydn. Per quanto riguarda il finale, che è una tarantella “continuata indefinitamente dai due violini a volte con silenzi improvvisi, … Mozart intende espressamente imitare il maestro di Esterhaz, dal quale, inoltre, il ragazzo deve aver preso in prestito anche questo utilizzo di piccole variazioni”.

Una sinfonia appena abbozzata

Wyzewa e De Saint-Foix aggiungono che, in questo finale, “è così sensibile la sproporzione tra l’importanza del ruolo dei violini e l’insignificanza delle altre parti, da esser fortemente tentati di credere che Mozart abbia lasciato questo finale appena abbozzato (con la parte dei violini solo scritta, come per lo schizzo del balletto inserito nell’Ascanio, dopo di che ha preferito comporre, con lo stesso tono, un’altra sinfonia (la K 112), più puramente italiana”.

La K 98 non è bella e perciò non è di Mozart

Già Hermann Abert dubitò che la sinfonia fosse mozartiana, pensando fosse insolita per Mozart, senza tutti qui giri di parole che fanno Wyzewa e De Saint-Foix. Da lì in poi la sinfonia K 98 fu attribuita a Joseph Haydn, a suo fratello Michael Haydn, o all’immancabile Leopold Mozart. Ognuno ha detto la sua, convinto che alla sinfonia K 98, che infatti non è quasi mai eseguita, manchi qualcosa, che non sia tutta di Mozart, che sia venuta per certi versi piuttosto male. Mozart l’avrebbe abbozzata solo relativamente alle parti belle, qualcun altro, forse il padre, deve averla rovinata. Povero Leopold, tutti se la prendono alla fine con lui.

E se invece fosse di Wolfgang perché è proprio brutta? In fondo era solo un ragazzo. Magari l’ha scritta senza l’aiuto del padre.

Fanalino di coda

L’AMA (Alte Mozart-Ausgabe) numera le sinfonie di Mozart da 1 a 41, cioè l’ultima sinfonia che Mozart avrebbe scritto nel 1788. Vedi però al proposito Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019. Le sinfonie che non sono incluse tra la 1 e la 41 compresa la K 98, furono pubblicate nei supplementi della AMA dalla 42 alla 56. La sinfonia K. 98 occupa quindi il fanalino di coda alla cinquantaseiesima posizione, relegata nell’ultimo catalogo tra i pezzi dubbi K6 Anh. C 11.04

Catalogo Köchel, K.98, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 98, sinfonia in fa maggiore

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile 1770: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”. Da queste righe è impossibile stabilire di che sinfonia Mozart stia parlando. Stava finendo di comporre una sinfonia o di copiarla in bella? Eppure c’è qualcuno che da questo passo ricava l’informazione che la K 98 sia di Mozart e che quindi risalga al 1770. La situazione incertissima è analoga quella della sinfonia K 95 in re maggiore e alla sinfonia K 97 in re maggiore.

Milanese?

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) la numerano come sinfonia 48! e la presentano sinteticamente come fosse scritta a Milano nel 1771, avvisando sotto che è dubbia, ma che gli autori che la considerano mozartiana pensano che Wolfgang l’abbia solo abbozzata, e che qualcuno gliela abbia finita. Riportano l’ipotesi di Della Croce che sia un pezzo con tante ingenuità e che questo accrediterebbe l’idea che non sia di Mozart. Mozart è un dio e quindi può scrivere solo cose divine!

Così almeno sostengono i teologi della musica, che finiscono però col somigliare ai peggiori stregoni e chiromanti. Se si immagina la possibilità che Mozart abbia consentito che qualcuno gli finisse la sinfonia K 98, crolla definitivamente la credibilità sua e del catalogo Koechel.

Mistero della fede

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) la dà come “dubbia scritta a Milano nel 1771”, ma come al solito non fa riferimento ad alcuna fonte. Se però è dubbia, come fa a dire che è scritta a Milano, e specificare persino l’anno?
Mistero mozartiano ….

Conclusioni sulla K 98

La sinfonia K 98 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95 e della sinfonia K 97. Tutte e tre non hanno autografo per poter dire chi le abbia scritte, o il luogo e la data in cui furono finite. Non si capisce da dove venga tanta sicurezza nello stabilire occasioni particolari per la loro esecuzione, né chi abbia commissionato i pezzi.

Nel caso della K 98 c’è chi ipotizza che l’abbozzo fosse di Wolfgang, ossia la parte meglio riuscita, e il resto del padre. Un’ipotesi ad hoc che prova, ulteriormente, come la ricerca mozartiana s’aggrappi sempre più spesso al principio dell’autorità aristotelica. La cosa è vera perché l’ho detto io, e io l’ho detta perché il popolo lo vuole. Lo scienziato è guidato non dalla ricerca della verità, ma da puro spirito opportunista.

Le lettere di Mozart padre e figlio, non dicono nulla se non genericamente di sinfonie, forse composte, o semplicemente copiate. Nel caso della K 98 c’è chi ipotizza che l’abbozzo fosse di Wolfgang, ossia la parte meglio riuscita, e il resto del padre. Un’ipotesi ad hoc che prova, ulteriormente, come la ricerca mozartiana si basi sempre più spesso sul principio dell’autorità aristotelica. La cosa è vera perché l’ho detto io, e io l’ho detta perché il mercato lo vuole. Lo scienziato è guidato non dalla ricerca della verità, ma da puro spirito opportunista.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
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K 97 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 97

Musica: ? (l’autografo della K 97 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C; Andante in 2/4; Menuetto e Trio in 3/4; Presto in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 clarini in re, timpani, 2 violini, viola, violoncello e basso (soltanto gli archi nell’Andante).
Tonalità: Allegro in re maggiore; Andante in sol maggiore; Menuetto in re maggiore, Trio in sol maggiore; Presto in re maggiore.

Fonti: La copia tarda di Otto Jahn oggi è scomparsa. Esiste invece una copia di quella partitura (di Ludwig Ritter von Köchel “tratta dalla partitura di Jahn del 1861”) all’archivio della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna, con la segnatura XIII28280/5 (H26638).
Lettere: nessun riferimento, a parte uno molto generico nella lettera inviata da Wolfgang da Roma il 25 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 97

La sinfonia in re K 97 non c’è giunta in autografo e la copia della partitura di proprietà di Otto Jahn è scomparsa. Ne rimane solo la copia. Si tratta di manoscritto di 40 pagine con le ultime 2 vuote, di formato verticale e con 12 pentagrammi a pagina. I fogli contengono molte correzioni che sono state apposte successivamente con inchiostro e a matita. L’edizione critica NMA si basa sulla vecchia AMA (la precedente edizione delle opere di Mozart).

Catalogo Köchel, K.97, sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 97, sinfonia in re maggiore

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile 1770: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”. Da queste righe è impossibile stabilire di che sinfonia Mozart stia parlando. Stava finendo di comporre una sinfonia o di copiarla in bella? Eppure c’è qualcuno che da questo passo ricava l’informazione che la K 97 sia di Mozart. La situazione incertissima è analoga quella della sinfonia K 95 in re maggiore.

Somiglianze beethoveniane della K 97

La sinfonia K 97 è eterogenea e, analogamente alla sinfonia K 95, per alcuni ha un minuetto aggiunto, che infatti ha poco a che vedere con il resto. Singolare che la K 97 abbia un tema nel Presto finale che torna nel primo movimento della settima sinfonia di Beethoven. Dal momento che Beethoven non conosceva la K 97, perché non circolarono manoscritti della sinfonia almeno sino al 1881, uno potrebbe pensare a qualche modello al quale avrebbero attinto sia Beethoven che il compositore della sinfonia in re maggiore K 97. Che sia un modello tutto italiano?

Il vero autore della sinfonia K 97 sarà stato presumibilmente Leopold (visto lo stile che ogni tanto riaffiora), Wolfgang e Leopold, o qualche altro Maestro intorno al 1770 o forse anche prima. Lo stile è italiano tranne che nel minuetto, pezzo che possiede tutt’altro carattere.

Una sinfonia romana?

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che si tratta di una sinfonia scritta a Roma nel 1770. Da dove traggano tale sicurezza non sappiamo, visto che manca l’intestazione, e non ci sono né la firma, né la data, e neppure il luogo.
Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) la dà come scritta a Roma nel 1770, ma non fa riferimento ad alcuna fonte. E come potrebbe?
Nessuno può pretendere di stabilire con certezza chi ne sia l’autore, e addirittura il luogo preciso dove fu concepita.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix esaminano in particolare il minuetto “che non riprende la prima parte dopo la seconda, esattamente come nelle sinfonie del periodo viennese”. “La seconda parte è molto più lunga della prima; e abbiamo visto che lo stesso Mozart, in una delle sue lettere, sottolinea questa peculiarità come distintivo dei minuetti italiani”. Gli strumenti a fiato, e in particolare i corni “lavorano qui un po’ più liberamente rispetto al resto della sinfonia”. Nel trio, invece, tacciono e la frase “in realtà è tutta tedesca”. Viene esposta dal primo violino, accompagnato in ottavi dal secondo.

“Questa sinfonia e quella che precede [la sinfonia K 95 anch’essa dubbia] sono, tra le sinfonie attribuite a Mozart durante il suo primo soggiorno in Italia, le uniche che contengano un minuetto”. Il che – azzardano i due musicologi francesi – sembra indicare che Mozart le abbia destinate alle Accademie, mentre le altre erano scritte per fare da Ouverture nei teatri, “dove gli italiani ascoltavano volentieri nuove sinfonie prima dello spettacolo”. A noi sembra piuttosto che i minuetti delle sinfonie K 95 e K 97 siano fuori stile, e che non occorra trovare ipotesi ad hoc per giustificare l’eccezione. L’evidenza è che non abbiano nulla a che fare con gli altri movimenti della K 95 e della K 97, e che siano stati aggiunti più tardi, quando qualcuno ha voluto adattare le sinfonie ai nuovi gusti.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 77, K 97, sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 77, K 97, sinfonia in re maggiore

Conclusioni sulla K 97

La sinfonia K 97 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95. Entrambe sono in re ed entrambe hanno un minuetto che pare aggiunto alla struttura come un corpo estraneo in un genere di musica nello stile di Leopold Mozart. Tutte e due le sinfonie non hanno autografo per poter stabilire chi le abbia scritte, o il luogo e la data in cui furono finite. Non si sa di occasioni particolari per la loro esecuzione, né chi le abbia commissionate. In aiuto non vengono neppure le lettere dei Mozart, che parlano solo genericamente di sinfonie. Non si comprende quindi come facciano i biografi ad assicurare i lettori che le sinfonie cosiddette gemelle, K 95 e K 97, siano proprio di Mozart. L’unica cosa certa è che sono dubbie.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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K 95 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 95

Musica: ? (l’autografo della K 95 è sconosciuto)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in C tagliato; Andante in 3/4; Menuetto e Trio in 3/4; Allegro in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 flauti (nell’andante), 2 clarini in re, 2 violini, viola, violoncello, basso.
Tonalità: Allegro in re maggiore; Andante in sol maggiore; Menuetto in re maggiore, Trio in re minore; Allegro in re maggiore.

Fonti: c’è solo la copia tarda di Köchel presa dalla partitura di Otto Jahn del 1861. Ora è nella biblioteca degli Amici della Musica di Vienna con la segnatura XIII.28280/4 (H26637).
Lettere: nessun riferimento. Ce n’è uno molto generico nella lettera inviata da Wolfgang alla sorella a Salisburgo datata Roma, 25 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 95

La sinfonia in re KV 95 non c’è giunta in autografo. Dovette esistere forse una copia della partitura di proprietà di Otto Jahn, oggi scomparsa.
L’unica copia della copia è quella di Köchel. La K 95 si trova in manoscritto assieme alle sinfonie K 96, K 134 e K 161. Sono 36 pagine in formato verticale con 12 pentagrammi a facciata; l’ultima pagina è lasciata in bianco. Ci sono numerose correzioni successive a inchiostro e matita.

Riferimenti esterni

Mozart scrisse in modo sgrammaticato alla sorella il 25 aprile: “finirò una sinfonia mia, che cominciai. … una sinfonia e dal copista (il quale è il mio padre) perche noi non la vogliamo dar via per copiarla, altrimente egli sarebbe rubata”

Catalogo Köchel, K 95, sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 95, sinfonia in re maggiore

Somiglianze tematiche nella K 95

La sinfonia K 95 appartiene a quei pezzi che furono ricavati dalle parti strumentali in possesso un tempo degli editori Breitkopf & Härtel e che ora sono perdute. NMA, la nuova edizione critica delle opere di Mozart, è certa che il K 95 sia la sinfonia della quale parla Wolfgang nella lettera del 25 aprile 1770 e che avrebbe completato lo stesso giorno, ma non ci sono evidenze per affermarlo.
Wyzewa e De Saint-Foix notano la somiglianza tra l’Andante e il minuetto della Sonata KV 9.

Manca l’autografo

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) suppongono, ma “quasi con certezza”, che le sinfonie di cui parla Wolfgang nella lettera del 25 aprile, siano la K 97 e la K 95. In mancanza di autografi, e con la copia della copia della seconda metà dell’Ottocento, la situazione è invece incertissima. Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) dice laconicamente che la sinfonia K 95 è stata scritta a Roma nel 1770. Avvisa che forse il minuetto è stato aggiunto più tardi, e che quello è dubbio. Perchè, invece il resto com’è?

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix datano la sinfonia, chissà perché, alcuni mesi prima, tra gennaio e marzo del 1770. Si diffondono a parlare del minuetto e del trio, che per altri sono stati aggiunti in seguito. Lo si nota dal carattere completamente staccato della musica. In particolare il trio in re minore “offre una serie di inversioni e imitazioni”, che attestano più lavoro rispetto ai precedenti brani della sinfonia; “e sebbene gli oboi intervengano in questo trio solo a intervalli molto rarefatti, ciascuno dei loro ritorni aggiunge al pezzo un colore e un’espressione originali; perché è vero che i modi minori hanno inevitabilmente l’effetto, nel lavoro di Mozart, di eccitare e rinforzare la fantasia poetica”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 78, K 95, sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF 78, K 95, sinfonia in re maggiore

Conclusioni sulla K 95

La sinfonia K 95 è eterogenea e ha probabilmente un minuetto aggiunto, che ha carattere tutto diverso, come si nota subito all’ascolto. L’autografo è perso e l’unica testimonianza che l’attribuisce a Mozart è una nota di Köchel a una copia di una copia dell’Ottocento. Troppo poco.
I riferimenti nelle lettere dei Mozart sono in pratica inesistenti, mancano le indicazioni del luogo e la data di composizione. Per ragioni stilistiche alcuni la situano a metà degli anni 1760. La sinfonia K 95 potrebbe essere quindi di Leopold, di Leopold e di Wolfgang o addirittura di un altro autore. Se volessimo ragionare per stili, la musica della K 95, tranne il Minuetto e trio, è tipica di Leopold.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
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italianOpera
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K 143 Recitativo e aria per soprano

“Ergo interest, an quis”, “quaere superna”;
Recitativo e aria per soprano, 2 violini, viola e basso K 143

Musica: ? (C’è una copia del K 143 fatta da Mozart presumibilmente dopo il 1772).
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Recitativo in C; Aria in 3/4.
Organico: [2 violini, viola, basso].
Tonalità: sol maggiore.

Fonti: L’autografo è alla Biblioteca del Congresso di Washington., segnatura ML96.M97.
Lettere: Nelle lettere del 3 febbraio 1770, e del 4 agosto 1770 si parla genericamente di mottetti.

Lo stato del manoscritto K 143

L’autografo del recitativo e aria per soprano e archi K 143 (WSF 1/79), alla Biblioteca del Congresso di Washington, è costituito da 4 fogli in formato orizzontale 22.7: 29.7 cm, con 10 pentagrammi a pagina: la carta è granulosa e la filigrana non è non riconoscibile. Le pagine scritte sono 7 e non sono numerate. L’inchiostro è marrone nerastro. Nella prima pagina in alto a sinistra è probabilmente l’editore André ad aver scritto in inchiostro nero “N.2”, mentre è forse stato Stadler a aggiungerci il titolo “Aria per un soprano” in inchiostro marrone. In alto a destra a matita qualcuno ha scritto gli strumenti, “2 volini, viola, Basso e Soprano”. Nel bel mezzo c’è come al solito Nissen, secondo marito di Constanze Mozart, che certifica la grafia: “di Mozart e di sua mano”. Sul lato destro l’editore André ha aggiunto la data approssimata 177- e sopra con inchiostro tendente al rosso c’è “239”, che è il numero di catalogo di Gleissner. In basso a sinistra la sigla B&H sta per Breitkopf & Härtel, che hanno visionato il K 123 “il 2 Novembre 1799”. Sulla destra in basso c’è il numero “/ 77 /” del catalogo André. Sul margine sinistro, scritta in verticale, c’è l’annotazione più recente con il numero “Köchel 143”.

Alle battute 3/4, 18/19, 23/24, 32/33, 42/43, 52/53, 62/63, 70/71, 79/80, 87/88, 96/97 prima o dopo la stanghetta di battuta, sono i numeri da 2 a 12, aggiunti forse in seguito dall’incisore e indicano l’inizio di un nuovo sistema di pentagrammi.

Una bella copia

Tutti hanno scritto qualcosa tranne Mozart che, a parte la musica, non ha messo nè nome, né data, né firma. Wolfgang, secondo NMA, ha segnato alcune crocettine sopra la parte di violino a intervalli abbastanza regolari di battute, che erano serviti probabilmente in fase di copiatura, da parti separate, per non perdere il segno. Compaiono infatti alle battute 8/9, 23/24, 28/29 , 38/39, 47/48, 57/58, 66/67, 75/76, 83/84, 91/92, 100/101 .

K 143, crocetta in alto a destra nella parte del violino I

K 143. Alcune criticità

Non ci sono copie e stampe antiche. L’AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart, ha fatto affidamento solo su questo manoscritto. L’autore del libretto è sconosciuto.
Nella musica, Mozart non ha segnato quasi nulla, manca anche il tempo, lo stacco, e il nome degli strumenti. Il testo latino, seppur breve, è scorretto laddove Mozart al posto di “terrena” scrive “terena”, per 5 volte consecutive.
A battuta 25 dell’Aria Mozart mette due fa# ai secondi violini e l’edizione critica lo corregge, dicendo che Mozart ha sbagliato! Come? C’è chi insiste nel dire che Mozart anticipa la cosiddetta “seconda Scuola di Vienna”, ed è alla costante ricerca di soluzioni dissonanti. Qui, per coerenza, si dovrebbe far eseguire il pezzo così come l’ha scritto l’autore. Perché tutti lo cambiano?

K 143 errore a battuta 49 edizione a stampa
K 143 correzione a battuta 49 dell’edizione a stampa

K 143 errore a battuta 49, manoscritto
K 143: battuta 49, come si vede nella bella copia di Mozart

L’errore del copista

Mozart copia in bella e dimentica di scrivere le note del canto! Non sta certo componendo! Nella battuta 49, per concludere la frase, mancano almeno una nota, due pause e il testo cantato “sunt” che nell’originale, dal quale Mozart deve aver copiato, erano probabilmente analoghi a quelli di battuta 98 (qui sotto a sinistra). Le edizioni moderne, infatti, pescano da battuta 98 e completano la battuta 49 del soprano lasciata in bianco da Mozart, come si vede nella terza immagine qui di seguito.

battuta 98 della versione a stampa
K 143 battuta 98 della versione a stampa

Mozart s'è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143 Mozart s’è dimenticato di copiare la parte del soprano
K 143
Risultato finale, ottenuto ricostruendo la battuta che Mozart ha dimenticato di copiare

A battuta 94 la frase originale terminava con un sol che Wolfgang ha successivamente cancellato, allungando la frase cantata.

K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K 143 cancellatura a battuta 94 del manoscritto
K143 battuta 94 della versione a stampa
K 143 battuta 94 della versione a stampa

L’autografo del K 143

Il recitativo e aria “Ergo interest, an quis”, “Quaere superna” K 143 è scritto in stile italiano. I contorni melodici non hanno i caratteri della musica di Mozart. L’autenticità del pezzo non può essere provata per quella strada. Non c’è riuscito chi l’ha fatto in base all’analisi stilistica. Si finisce a prestar fede al giudizio dell’orecchio.
Non ci sono neppure prove esterne, che possano farci dire che è di Wolfgang. Leopold Mozart, nella lettera inviata da Milano il 3 febbraio 1770, parla di 2 mottetti latini di Wolfgang scritti per due castrati, e Wolfgang afferma nel poscritto alla lettera del padre del 4 agosto 1770, inviata da Bologna, che lui, oltre alle arie, ha “anche scritto un Mottetto”. Ma non dice affatto come s’intitola, non dà suggerimenti circa la musica. La bozza di quel mottetto è certamente andata perduta.
L’autografo del K 143 non rivela nulla dell’autore reale. Questa unica fonte è una bella copia, redatta forse tra il 1772-1774, come pare dallo studio della grafia. Potrebbe benissimo riprodurre un’opera di un altro compositore, come capita ad esempio per il minuetto K 122.

Ipotesi ad hoc

Questo brano “non è affascinante dal punto di vista compositivo”, e a
Hellmut Federhofer sembra impossibile che Mozart se lo sia copiato per studio. Egli presume sia autentico perché è insignificante! Il suo ragionamento “scientifico” pretende di entrare nella testa di Mozart e sindacarne i gusti.
Probabilmente a Mozart il pezzo piaceva, se l’ha scritto. Federhofer insiste invece a dire, che se Mozart l’avesse copiato per studio, avrebbe scelto di meglio. Questo escluderebbe, secondo lui, che il pezzo l’abbia composto qualcun altro! L’ipotesi ad hoc di Federhofer contraddice quelle altre solite ipotesi ad hoc, cioé che il pezzo è brutto e quindi non può essere di Mozart. La cosa varrà ad esempio per il concerto per violino e orchestra K 268, come abbiamo visto in dettaglio nei nostri libri Mozart La caduta degli dei.

Questioni di autenticità

Nessuno ha mai sollevato dubbi circa l’autenticità del K 143, e questo basta alla NMA per includerlo tra i pezzi autentici.
Ci aveva già pensato Köchel a inserirlo tra le opere “certe”, e la sua decisione è confermata nell’ultimo aggiornamento del catalogo. Lui lo data al 1772, ma da quello che ipotizza potrebbe essere anche del 1779. Insomma nessuno ne sa nulla, e il riferimento, in nota, è sempre quello della lettera di Leopold del 1770, quella nella quale si parla solo di generici mottetti.

Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Köchel, K.143, Recitativo e aria

Gli commissionano 2 mottetti ma riesce a finirne solo 1

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che il K 143 è stato composto a febbraio del 1770, e precisano pure il luogo dove fu eseguito: a Milano, cioè nel palazzo del governatore Firmian. Danno per certo che sia uno dei due mottetti dei quali parla Leopold nella lettera del 3 febbraio 1770, anche se riportano la lettera del 4 agosto 1770, in cui Mozart, facendo un po’ il sunto della sua produzione, dice d’aver scritto in tutto un solo mottetto. Ora si sa per certo che:

  1. quel Recitativo e Aria hanno carattere operistico;
  2. i pezzi non sono firmati, non hanno data né luogo, e sono una bella copia;
  3. l’originale è perduto;
  4. la musica è databile circa a dopo il 1772.

Quello che è scritto nella voce del catalogo di Poggi e Vallora non è supportato pertanto da alcuna prova. C’è da dubitare persino dell’autore, che molto probabilmente non è Mozart.

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) dà per certo che sia “un mottetto latino” e che è stato scritto a Milano tra l’1 febbraio e il 5 febbraio 1770. Anche ammesso che la lettera di Leopold parli proprio di questo K 143, come è possibile retrodatare la composizione? Mozart stava scrivendo un mottetto (generico) nella lettera del 3 febbraio e entro l’agosto pare ne abbia finito uno solo. Nei primi giorni di febbraio il mottetto non era ancora pronto.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix esprimono idee originali riguardo al mottetto K 143, da loro numerato al WSF I/79. L’origine di questa aria religiosa, dicono, “ci viene rivelata da un passaggio di una lettera di Leopold Mozart”. I due musicologi la citano espressamente. Leopold scrive da Milano a sua moglie il 3 febbraio 1770, ma non dice esattamente di che pezzi di musica stia parlando. “Wolfgang non può scriverti oggi, perché sta componendo due mottetti latini per due castrati, uno dei quali ha quindici anni e l’altro sedici. Questi giovani lo hanno pregato di farlo; e poiché sono i suoi compagni e cantano molto bene, non poteva rifiutare”. D’altra parte, Mozart di quei mottetti riuscì a finirne uno solo. Da Bologna, il 4 agosto successivo, Wolfgang scriverà infatti a sua sorella che ha composto in Italia “cinque o sei brani, oltre a un mottetto”. Wyzewa e De Saint-Foix , forse presenti a quella scena, assicurano che il mottetto a cui Mozart fa riferimento è “evidentemente” l’Offertorio K 117.

Un mottetto di troppo

Anche il K 143, pur essendo solo un’aria, solletica la curiosità dei due musicologi francesi. Si tratta di un pezzettino, ma chi può negare, secondo loro, che facesse parte di un’opera di più ampio respiro. “Potremmo considerarlo un piccolo mottetto isolato”, così dicono, e il K 143 deve essre “sicuramente” il secondo di quei “due mottetti” menzionati dal padre! E com’è possibile? Il fatto che Mozart ne abbia composto alla fin fine uno solo, com’ebbe a riconoscere nella lettera successiva, dovrebbe inficiarne il ragionamento. Per loro è invece “indiscutibile” (parola che non ha nulla di scientifico) che questo numero sia stato composto contemporaneamente all’aria intercalata del motetto K 117, e che quindi risale come il mottetto K 114 al primo soggiorno a Milano! L’ipotesi è affascinante, ma si regge sul nulla.

Trascendentale?

Questo pezzo di chiesa, che secondo Federhofer non ha nulla di trascendentale, anzi è ben poca cosa e per nulla mozartiana, per Wyzewa e De Saint-Foix è al contrario quanto di più mozartiano possa esistere. Si tratterebbe di “una piccola opera”, molto simile a quelle che il bambino comporrà nel marzo del 1770 “per dimostrare di essere capace di scrivere una”. Ma non aveva già scritto la Finta semplice?

Assomiglia a un pezzo spurio

Il pezzo non indica l’organico che comunque si limita agli archi, eppure per Wyzewa e De Saint-Foix la strumentazione così generica ricorda “quella della sinfonia milanese K 95”, il cui manoscritto è perduto, della quale però non si può essere certi né della data di composizione, né del luogo, né dell’autore.

A lezione da Padre Martini

L’aria deve esser piaciuta ai due musicologi, ma il recitativo proprio no. La musica, osservano, “non attesta il minimo sforzo di espressione religiosa”. Al fanciullo “le lezioni di padre Martini non hanno ancora fruttato la possibilità di un uso propriamente religioso del genio italiano”. Wolfgang “si è limitato a improvvisare un piccolo recitativo secco operistico, di quelli più insignificanti al mondo” che finisce nella solita cadenza. Di quello che gli ha insegnato Martini, Wolfgang evidentemente non aveva trattenuto nulla, anche perché a ripetizione da Martini ci andrà, forse, qualche mese più tardi!

Effetti un poco comici

La parte principale dell’aria è “una vera cantilena d’opera”, molto dolce e cantabile, ma “senza alcuna relazione con il significato delle parole”; “è anche un po’ comico vedere come Mozart, la seconda volta che appaiono le stesse parole, usi una modulazione inaspettata e sorprendente, mentre la prima volta lo stesso testo non ha dato luogo a nessun accidente dello stesso tipo”. Le cadenze sono ancora “piuttosto rudimentali” e l’intera aria “è lontana dall’avere una parvenza vocale”. È una melodia strumentale, “altrettanto piacevole da ascoltare quando viene suonata per la prima volta dal violino, così come quando viene intonata dalla voce”.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 79, K.143, Recitativo e aria

Conclusioni

Ma ancora più particolare è che, nonostante manchi quasi tutto per attribuirla a Mozart, ognuno ne parli come di cosa familiare, dando per certo dove fu scritto il K 143, quando, e pure il luogo esatto. Tanta sicurezza ha fatto sì che il recitativo e l’aria fossero inclusi tra i lavori certamente autentici del compositore, e che il pezzo operistico fosse da considerarsi, per ragioni di fede, un mottetto.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 123 Contraddanza in sib maggiore

Contraddanza per due oboi, due corni, due violini, violoncello e basso K 123

Musica: ? (manca il nome dell’autore della K 123)
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: ?
Organico: 2 oboi, 2 corni in sib, 2 violini, violoncello, basso.
Tonalità: sib maggiore.

Fonti: La partitura autografa della K 123 (WSF I/87) è alla Staatsbibliothek di Berlino con la segnatura mus.ms.autogr.W. A.​​Mozart.12311.
Lettere: un riferimento probabile è nella lettera inviata da Leopold da Roma alla moglie a Salisburgo del 14 aprile 1770.

Lo stato del manoscritto K 123

La contraddanza K 123 è in 2 fogli scritti sulle 4 facciate di 22,2 x 17 cm. e 10 pentagrammi a pagina, ciascuna numerata in epoca moderna a matita nell’angolo esterno superiore. La carta è sottile, liscia, bianca. La copertina è recente in lino verde chiaro con l’interno in pelle verde scuro. La segnatura è in color oro nell’angolo in alto a sinistra: “mus.ms. / autogr. / W.A. / Mozart / 123”. Al centro spicca un rettangolo di cuoio con lettere dorate: “W A. Mozart / Kontretanz / KV 123 (73g)”.

Scritta tra il 1771 e il 1773

L’etichetta gialla di Aloys Fuchs recita: “N° 1. [prima c’era scritto “14” che è stato cancellato] / Contra=Tanz / composta per l’orchestra / da / Wolfgang Amad: Mozart”.
In basso si legge invece che “[Wolfgang è] nato / 1756”. A metà pagina è segnato quando fu composta: “nel corso del viaggio in Italia / 1771-1773”, e a destra: “(a Vienna / 1791) / Partitura autografa / 80 battute in partitura”.

Vicino all’etichetta c’è il numero del catalogo Köchel in matita: “K 123 (73g)”.

Catalogo Köchel, K 123, contraddanza in sol maggiore
Catalogo Köchel, K.123, contraddanza in sol maggiore

Un’Antologia

Sul retro della busta che contiene il manoscritto c’è una nota di Rudolf Elvers: “Questo autografo è unito ai seguenti autografi per formare un’antologia che è stata poi nuovamente smembrata nell’aprile 1971: [segue l’elenco dei pezzi con i numeri del catalogo Köchel]. Nell’angolo in basso a sinistra si legge il numero “61”.

Intestazione della K 123

Sul primo foglio dell’autografo in alto al centro c’è il titolo “Contradanza”. La “z” è stata riscritta sopra la “s” di “Contradansa”. Sul foglio 2 alla fine del pezzo ci sono segni aggiunti per scherzo, delle facce o qualcosa che assomiglia al monogramma WM.

Interventi estranei

Qualcuno ha scritto nell’angolo in basso a destra del primo foglio il numero di catalogo “K 123”; a pagina 2 in basso, con inchiostro viola, c’è invece la nota di “Aloys Fuchs membro della cappella della corte imperiale di Vienna”, il quale “ne garantisce l’autenticità”.

Sempre sul primo foglio appaiono i nomi degli strumenti: “2 / Cornu [sic], 2 / oboe, Violino / Imo, Violino / 2do, Basso”.

Testimonianze esterne

Il 14 aprile 1770 Leopold inviò da Roma a Salisburgo una contraddanza corredata da informazioni dettagliate sulla coreografia, la cui descrizione corrisponde, forse, alla K 123. Scrisse che “Wolfgang sta bene e che allega alla lettera una contraddanza. Egli vorrebbe che il sig. Cirillus Hofmann vi ideasse una sua coreografia; e, per l’esattezza, vorrebbe che quando il violino secondo suona da solista, a danzare ci fossero solo 2 persone, e che ogni volta che intervengono tutti gli strumenti la compagnia ballasse al completo. L’effetto migliore si otterrebbe se a danzare fossero 5 coppie: la prima che comincia con il primo solo, poi la seconda con il secondo e così via, perché ci sono complessivamente 5 sezioni solistiche e 5 con il tutti”.

K 123, i dati a disposizione

Da quel che scrive il padre, deduciamo che Wolfgang ha allegato alla lettera del 14 aprile una contraddanza. S’è però dimenticato di dire chi l’ha scritta, se lui, il padre, o qualcun altro.

Dai dati che abbiamo a disposizione ricaviamo comunque che:

  1. il foglio piegato allegato alla lettera, per quanto ne sappiamo, non esiste più;
  2. la contraddanza coincide nella descrizione sommaria alla bella copia
    K 123 oggi conservata alla Biblioteca di Berlino;
  3. la K 123 non riporta il nome dell’autore, né la data, o l’indicazione del luogo dove fu scritta;
  4. l’intenzione di Wolfgang era quella di far trarre da Hofmann di Salisburgo i passi delle coreografie;
  5. Leopold aveva chiaro in mente come si potessero organizzare i cinque interventi delle coppie di danzatori, corrispondenti ai solo dei due violini. Le istruzioni, anche se dice siano di Wolfgang, le scrive significativamente lui;
  6. l’intenzione era di eseguirla a Salisburgo, dove ancora non la conoscevano;
  7. c’era una certa urgenza di spedirla a Salisburgo;
  8. i Mozart non parlano d’esecuzioni avvenute in Italia, e spediscono direttamente l’originale;
  9. le bozze del K 123 sono perdute;
  10. la K 123 è in bella copia databile secondo Fuchs al 1771-1773, un anno dopo che Mozart aveva copiato la musica in Roma;
  11. l’unico ad attribuire specificatamente il K 123 a Mozart è Aloys Fuchs, il quale però non è sempre affidabile (vedi ad esempio la faccenda del Minuetto K 122).

Analogie con il minuetto K 122

Wolfgang aveva copiato il Minuetto K 122 e l’aveva spedito a casa. Fuchs ebbe torto a dire che era suo. In quel caso Wolfgang s’era limitato a copiare in bella il minuetto “Pick” in stile viennese, che è di un altro autore nonostante ancora oggi gli sia attribuito. I Mozart avevano trovato quel minuetto senza trio in Italia ed era loro piaciuto, tanto che Wolfgang lo inviò a casa per riutilizzarlo in futuro a Salisburgo. La stessa cosa dovrebbe esser capitata alla contraddanza K 123.

La copia alla biblioteca di Berlino dice che la K 123 è del 1771

Esiste una copia ottocentesca della partitura di Aloys Fuchs e Aloys Unterreiter alla Biblioteca statale di Berlino con la segnatura: mus.ms.15.357. Sulla prima pagina è scritto: “Danza per l’orchestra composta da W. A. Mozart nel 1771 in Italia. / copiato dall’originale di Mozart da Alois Fuchs 1839″. Nell’ultima pagina c’è l’ulteriore annotazione:”secondo l’originale di Mozart / copiato da Aloys Fuchs 1/6 1839”.
Se la contraddanza K 123 è quella allegata alla lettera di Leopold inviata da Roma il 14 aprile del 1770, evidentemente non può esser stata composta nel 1771 come certifica Fuchs.

“Brillantissima”

Secondo Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) “non è improbabile” che questa contraddanza sia stata eseguita nel luglio del 1770 a Bologna nel corso della “brillantissima accademia” dove s’erano riuniti 150 nobili per onorare Wolfgang. Secondo noi, è ancora più probabile che non l’abbiano eseguita in quell’occasione, visto che il manoscritto era già in viaggio da qualche mese per Salisburgo.
La coreografia suddivisa in cinque assoli danzati alternata ai tutti, pensata da Leopold per i suoi compatrioti, male si adattava a una compagnia di 150 nobili bolognesi.
Se poi si pensa a una effettiva esecuzione, dove sono finite le parti separate dell’orchestra? Chi le ha copiate? Nessuna precisazione al riguardo viene da Leopold, da Wolfgang, o da altri documenti.

Scritta nell’aprile del 1770?

Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart), senza dir nulla della magnifica Accademia di Bologna, afferma che la contraddanza fu composta da Wolfgang a Roma tra l’11 e il 14 aprile del 1770. La musica in teoria potrebbe risalire anche a uno, due, o tre anni prima, e provenire da Bologna, da un paese lì vicino, o da Roma, Napoli, Milano. Uno potrebbe ipotizzare ciò che vuole, e con lo stesso grado d’attendibilità.
A Wolfgang la contraddanza potrebbe esser piaciuta così tanto da volerla spedire a casa per farla ascoltare alla sorella. Difatti, nella lettera successiva, le domandò semplicemente se le era piaciuta: “Spero che riceviste quella contradanza che vi mandai nella prima lettera di Roma, scrivetelomi poi tutto, come vi piacque”. Cosa ne pensasse Nannerl però non lo sappiamo, nè si hanno notizie d’una eventuale esecuzione salisburghese.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix datano il pezzo al 14 aprile 1770. Wolfgang l’avrebbe composto a Roma. Questo lavoroi, dicono, non solo ci mostra quanto Mozart fosse ancora preoccupato per la danza, ma anche come i suoi ricordi musicali di Salisburgo si fossero risvegliati. Il ragazzo avrebbe quindi scritto quella musica per il suo paese, e non per l’Accademia di Bologna come ipotizzano Poggi e Vallora.

Per i due musicologi francesi i piccoli soggetti musicali del K 123 “hanno un aspetto essenzialmente salisburghese, talvolta mescolato alle reminiscenze di Rameau e delle danze francesi”. Ma è un’idea tutta loro. Sostengono, che la musica italiana e l’aria respirata in Italia avrebbero contribuito a suggerire a Mozart soltanto il duetto dei due violini. L’osservazione sta troppo sul vago, e potrebbe dimostrare l’influsso sulla contraddanza di Mozart della musica di ogni paese del mondo, dall’Europa sino alle Americhe dove pure si impiegavano strumenti raddoppiati alla terza come nella K 123. L’orchestra che suona il pezzo in realtà non è una vera e propria orchestra. Si dice così per dare più importanza alla composizione. Il basso infatti tace molto, i due violini vanno frequentemente in parallelo e gli oboi si riducono nei tutti a raddoppiare gli archi in ottava. Gli accordi dei corni marcano ogni tanto il tempo, sicché di contrappuntistico e della gloriosa tradizione italiana c’è poco o nulla. Mancano le viole, ma in compenso resta la piacevolezza ritmica di una musica che s’ascolta volentieri, scritta da chissà chi.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 87, K.123, contraddanza in sol maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF I/87, K 123, contraddanza in sol maggiore

Conclusioni

L’attribuzione della K 123 a Mozart è legata a un filo, perché non c’è firma sul manoscritto e l’autore potrebbe essere Leopold, Wolfgang assieme al padre, Wolfgang da solo in autonomia anche se è difficile immaginarlo conoscendo Leopold, o molto più probabilmente una terza persona.

L’autografo non è che una bella copia e non reca neppure il titolo. Dopo che i Mozart tornarono dal loro primo viaggio in Italia, avranno magari riarrangiato la contraddanza per impiegarla in qualche occasione mondana.

Nonostante manchino gli appigli essenziali per attribuire la K 123 a Mozart, alcuni sono d’accordo che l’abbia scritta lui, ad eccezione di Cliff Eisen e altri, che suggeriscono possa trattarsi di un pezzo di qualche altro autore. Stando così le cose, le musiche che Mozart ha composto in Italia oltre alle opere liriche si riducono davvero al lumicino.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K 122 Minuetto per orchestra

Minuetto K 122 in mib maggiore

Musica: ? (c’è una copia fatta da Mozart a Bologna nel marzo del 1770).
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Minuetto in 3/4 senza Trio.
Organico: 2 oboi, 2 corni in mib, violino primo, violino secondo, basso.
Tonalità: mib maggiore.

Fonti: il manoscritto è alla Biblioteca Nazionale Austriaca a Vienna, con la segnatura mus.Hs.18975 .
Un’altra copia della partitura è alla Biblioteca Statale di Berlino: mus.ms.15357, con il titolo scritto in rosso da Aloys Fuchs: “Composto da Mozart in Italia nell’anno 1771″; di seguito è specificato che il minuetto è stato copiato da Aloys Fuchs a Vienna nel mese di luglio del 1839 direttamente dall’originale di Mozart”.
Lettere: Il minuetto K 122 era forse allegato alla lettera del 27 marzo 1770, spedita da Leopold alla moglie a Salisburgo. Sul retro del foglio Leopold aggiunse delle istruzioni che riguardavano il suo libro della Scuola di violino. La data del 27 marzo 1770 contraddice l’affermazione di Fuchs che il minuetto è del 1771.
Nella lettera di Wolfgang alla sorella del 24 marzo 1770, spedita sempre da Bologna, si parla di un minuetto orchestrale, intendendo probabilmente questo K 122.

L’autografo è una bella copia

La partitura autografa fa parte di un’antologia. Le musiche sono rilegate in pelle marrone con il titolo di “QUATTRO / PARTITURE ORIGINALI / DI / WA MOZART / K 193 K. 194 K. 260 K. 122”. Nella parte inferiore è scritto “1868. IN POSSESSO DI L. R. VON KÖCHEL”.
Ogni pezzo ha un titolo, che per il K 122 recita: “partitura originale / di / WA MOZART / MINUETT / per 2 violini, basso, 2 oboe 2 corni / composto circa nel 1771 in Italia. / N. 122. Köchel, Catalogo di Mozart”.

Catalogo Köchel, K.122, minuetto in mi bemolle
Catalogo Köchel, K.122, Minuetto in mi bemolle

Il K 122 è scritto su due facciate di 20,6 x 16,3 cm e 10 pentagrammi per pagina. Ci sono due segni di piegatura in verticale e una piega orizzontale.
Il foglio manoscritto non ha nome del compositore, non ha data e non ha indicazione di luogo. C’è solo il titolo di “Menuetto” e nell’angolo in alto a destra il numero a matita “73”. Nel verso della carta appare una lunga nota di Leopold Mozart, che riguarda la sua Scuola di violino.

Ballato da Pick

Il minuetto non è autentico, anche se nell’Ottocento le copie lo danno di sicuro composto da Mozart in Italia. Walter Senn dice che questo pezzo è probabilmente il minuetto “Pick” in stile viennese, scritto dai compositori di balletti Florian Deller o Joseph Starzer, che Mozart avrebbe copiato a Bologna tra il 24 e il 28 marzo 1770 (se vale l’ipotesi che sia allegato alla lettera del 27 marzo non si capisce come Mozart abbia potuto scriverlo il 28 marzo).
Si sa all’incirca quando il minuetto è stato messo in bella, ma non quando fu composto, men che meno dove e da chi. E questo giustifica i punti interrogativi che abbiamo posto accanto alle voci “Musica”, “Luogo” e “Data”.

Nella lettera del 27 marzo del 1770 Leopold scrive alla moglie che “Non è stata affatto una cattiva idea quella di inviarci a Bologna il minuetto del ballo da trascrivere per cembalo”. Doveva trattarsi di un pezzo danzato dal ballerino Pick. Mozart non l’ha composto, ma semplicemente copiato, e infatti Leopold dice: “Lui [Wolfgang] allega qui il minuetto che il signor Pick ha danzato in teatro a Milano”.
Della trascrizione per cembalo non è rimasta traccia, e ci si domanda anche, avendo sotto mano la versione orchestrale, che motivo avevano i Mozart di crearne un’altra copia in grafia di Wolfgang per mandarla a Salisburgo, invece di spedire quello ricevuto presumibilmente da Milano?

La musica nel cappello

La musica era probabilmente allegata alla lettera del 27 marzo 1770. NMA non chiarisce questo punto. Vede le pieghe sul foglio in verticale e in orizzontale per farcela entrare nella busta, e quindi deduce che il foglio manoscritto del K 122 sia stato aggiunto a quella lettera. E se Leopold Mozart l’avesse invece piegato solo per metterlo in tasca? O se Wolfgang l’avesse rimpicciolito per nasconderlo nella tesa del cappello, come racconteranno a Roma per il Miserere?

Il minuetto insegna

Da qui si capisce che:
1. Mozart ha ricevuto un minuetto orchestrale da Milano e voleva trascriverlo per cembalo;
2. la trascrizione è andata persa, e non si sa per cosa l’abbia usata;
3. quel minuetto K 122 non era suo altrimenti l’avrebbe già avuto con sé;
4. non se lo ricordava a memoria pur avendolo già ascoltato e quindi la favola del Miserere trascritto a mente è tutta un’invenzione. Se non era capace di memorizzare un minuetto di poche battute, come è possibile che abbia trascritto a memoria una composizione polifonica a due cori?
5. Wolfgang l’ha trascritto per cembalo per suonarlo in Italia come fosse una sua composizione;
6. i Mozart l’hanno rispedito a Salisburgo per farne cosa non si sa, tanto non era firmato;
7. Mozart non era in grado di scrivere un minuetto per i fatti suoi, e doveva ricorrere all’aiuto del padre o della sorella perché gliene procurasse qualcuno, magari “rubato” a Michael Haydn.

Se lo dovette far spedire da Milano? Un semplice minuetto di Teller (Deller) o di Starzer o di qualcun altro, per di più incompleto senza il trio? Quante cose ci insegna il piccolo minuetto K 122!

Mozart non sa chi ha scritto il suo minuetto

Del K 122 “che il signor Pick ha danzato in teatro e che poi tutti hanno ballato nelle feste di Milano” Wolfgang parla nella lettera del 24 marzo alla sorella. Dice che il pezzo “in sé è molto bello” e che “naturalmente viene da Vienna”. Wolfgang si tiene sul generico, perché neppure lui sa chi l’abbia scritto. Propone due alternative: dice che “sicuramente è di Teller [Deller?] o di Starzer” e che “ha molte note” perché è un minuetto pensato per il teatro con un andamento piuttosto lento. Si mette poi a parlare del genere di minuetti che vanno di moda in Italia. Sulla copia di Wolfgang manca però l’indicazione di Tempo.

Misteri insondabili

Il mistero più grande è però un altro, cioè come faccia la musicologia ufficiale ad attribuire il minuetto K 122 ancora a Mozart, anche se lui ha messo nero su bianco che non l’ha composto! Altro mistero è sulla data, perché Köchel e altri lo situano nel 1771, invece che nel marzo del 1770.
Wolfgang non ebbe scrupolo a far suonare i minuetti di Michael Haydn a suo nome, e almeno in un’occasione chiese alla sorella Nannerl se quelli di Haydn fossero minuetti rubati oppure no. Cosa ci facevano i Mozart, padre e figlio, con tutta quella musica ricevuta, spedita, trascritta, riassemblata?

Problemi d’ordine pratico

Se il minuetto K 122 fosse di qualcun altro, come in effetti è, nessuno l’ascolterebbe più, e presumibilmente è questa la ragione per la quale conviene dire che è di Mozart, e tenerlo ben saldo dov’è tra i pezzi autentici del catalogo Köchel. Del resto, cosa gli manca per star lì? Non ha il nome, non ha la data, non ha il luogo, non ha la firma, è ripiegato in due e poi in tre (dal che deducono “certamente” che l’avrebbero spedito), e questo per il mondo “scientifico” è più che sufficiente per dire che è di Mozart.

L’errore del copista

Almeno fosse un manoscritto originale! Mozart aveva copiato il pezzo in bella. A dimostrarlo è il tipico errore del copista. Wolfgang, come si vede qui sotto, sbaglia a scrivere la parte degli oboi mettendoci quella dei violini, cancella le note, e ne riscrive due all’ottava superiore.

K.122, minuetto in mi bemolle, errore del copista
K.122, Minuetto in mi bemolle, errore del copista

Occasioni mondane

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che “non è improbabile” che questo minuetto sia stato composto per la “brillantissima Accademia” di Bologna dove s’erano riuniti ben 150 nobili. Ora a noi sembra quanto mai curioso che Wolfgang abbia proposto a un’Accademia spettacolare come quella un minuetto riciclato e non suo, fatto spedire in fretta e furia da qualcuno che se ne stava forse a Milano.
Certo, tutti quei nobili si saranno sentiti lusingati del fatto di poter ascoltare il minuetto senza trio, pur costretti a interrompere i movimenti di danza a metà. Tanto si sa, che di 150 nobiluomini forse solo una decina se ne intendeva davvero di musica, e di quei dieci forse uno solo, a esagerare, si sarà domandato se il pezzo l’avesse già ascoltato altrove.

Wyzewa e De Saint-Foix

Sono Wyzewa e De Saint-Foix a esprimere i più sinceri apprezzamenti per il minuetto K 122, la cui espressività, dicono, “lo rende una delle composizioni più caratteristiche del periodo italiano”!
Un minuetto di altro autore, copiato, lasciato a metà, è la musica tra le meglio riuscite di Wolfgang in tre anni? E le altre, allora, come saranno?

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 98, K.122, minuetto in mib
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF98, K.122, minuetto in mib

Spiegano che questo minuetto, nella Biblioteca di Vienna, non ha data; ma sullo stesso piccolo foglio di carta c’è la seguente nota, scritta da Leopold Mozart a sua moglie: “Padre Martino (sic) ha chiesto una copia del mio metodo per violino. Pertanto, è necessario chiedere ad Haffner se è abbastanza gentile da portarne uno con sé a Bolzano, e quindi inviarlo a Brinsecchi con la sua prossima spedizione”. I due musicologi traggono da ciò la “conclusione definitiva” che il minuetto sia stato inviato da Mozart a Salisburgo durante il suo soggiorno a Bologna, e verso il mese di settembre, poiché il 6 ottobre Leopold Mozart scrisse a sua moglie che il libro richiesto era appena arrivato. Dal punto di vista logico questo ragionamento fa acqua da tutte le parti, perché il soggiorno a Bologna era avvenuto a marzo, e il libro l’avranno spedito subito dopo aver ricevuto le indicazioni contenute sul retro del foglio del minuetto inviato il 27 di quel mese.
Ancor più del minuetto precedente in re K 94, i due francesi commentano che questo K 122 testimonierebbe nella sua brevità e semplicità un’ispirazione molto sicura e già originale.

Un lavoro minimalista

I due studiosi, dopo aver detto che è un pezzo dei più significativi che abbiano prodotto i Mozart in Italia, notano l’influenza italiana che si manifesta nel carattere brillante delle idee musicali, ma devono riconoscere anche loro che i due violini non fanno che raddoppiarsi alla terza e che l’accompagnamento striminzito lo fa solo il basso. Infatti manca la viola. Il ruolo degli strumenti a fiato è ridotto a pochi accordi, lo stretto necessario per segnare il ritmo. I piccoli passaggi contrappuntistici sarebbero, secondo Wyzewa e De Saint-Foix, la testimonianza che le lezioni di Padre Martini a Wolfgang stavano dando i loro frutti. Ora il minuetto è viennese, l’autore non è Mozart, e il contrappunto, davvero risicato, non dimostra affatto che Padre Martini abbia dato lezioni a Wolfgang. Non rimane nulla di quel che dicono Wyzewa e De Saint-Foix, se non le loro fantasticherie.

Conclusioni

I musicologi, con metodo davvero poco obiettivo, fanno a gara per trovare le ipotesi ad hoc più inverosimili. Vogliono attribuire per forza a Mozart un pezzo che non è suo, e che lui ha copiato e poi spedito a casa. A chiedersi il perché di questa cocciutaggine si scoperchierebbero così tanti vasi, da dover rifare daccapo il catalogo Köchel e smentire tutte le invenzioni che si sono raccontate sinora su Mozart e sulle imprese del fanciullo prodigio in Italia.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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italianOpera
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K 81 Sinfonia in re maggiore

Sinfonia K 81 n.44

Musica: manca l’autografo.
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro in 4/4; Andante in 2/4; Allegro molto in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 violini, viola e basso.
Tonalità: re maggiore.

Fonti: manca l’autografo. Una copia delle parti del primo Ottocento l’attribuisce a Wolfgang; una copia della partitura del primo Ottocento l’attribuisce a Leopold; anche il catalogo Breitkopf del 1775 attribuisce la sinfonia a Leopold.
Lettere: Il K 81 non compare in nessuna lettera, nonostante qualcuno dica di sì, riferendosi a quella del 25 aprile 1770 inviata da Wolfgang alla sorella. Da Roma parla genericamente di una sinfonia che deve essere finita, non della sinfonia in re K 81.

Manca l’autografo

Il manoscritto autografo della sinfonia K 81 non c’è più. Quindi non è possibile dire con certezza chi l’abbia scritta, dove e se l’abbiano eseguita.

Una copia l’attribuisce a Wolfgang

C’è una copia tarda dell’Ottocento che attribuisce questa sinfonia in re a Mozart. Si tratta di parti orchestrali che provengono dal fondo di Aloys Fuchs, e che ora si trovano nell’archivio degli Amici della Musica di Vienna, con la segnatura: XIII 20026 (Q 18464).
Il titolo è questo: “Sinfonia / à / 2 Violini / Alto Viola / 2 Oboe / 2 Corni in D. / con / Basso. / Del Sig.re Cavaliere Wolfgango Amadeo Mozart. / in Roma 25. aprile 1770″.
Nell’angolo in alto a sinistra della stessa pagina è la nota di Aloys Fuchs: “Dono / di Aloys Fuchs / il 25/9 1843″.

Un’altra copia l’attribuisce a Leopold

Una copia della partitura è alla Staatsbibliothek di Berlino con la segnatura mus.ms. 15.235/12. Sono 21 pagine in formato orizzontale, con 12 pentagrammi a pagina. Questa sinfonia K 81 è unita all’altra sinfonia in re maggiore K 84. Tutte e due, la K 81 e la K 84 sono dette di Leopold Mozart. Sull’etichetta il titolo scritto da Aloys Fuchs recita infatti: “2 / Sinfonie in D# / per l’orchestra composte / da / Leopold Mozart”.
Un’altra mano, tempo dopo, ha corretto, non si sa perché: “composte da W.A. Mozart / Maestro di cappella a Salisburgo”. Oltretutto, se si fa riferimento al viaggio in Italia, Wolfgang non era Maestro di cappella a Salisburgo.

Partitura della K 81 attribuita a Leopold Mozart

La musica della partitura della K.81 attribuita a Leopold nel manoscritto di Berlino è la stessa della copia viennese, in parti separate, attribuita a Wolfgang.

Catalogo Breitkopf

Nel catalogo del 1775 dell’editore Breitkopf di Lipsia la sinfonia K 81 è attribuita ancora a Leopold Mozart, come si vede nella prima immagine in alto.

Chi è il vero autore?

Essendo attribuita a Leopold Mozart, e solo in seguito a Wolfgang, è molto probabile che la K 81 sia proprio di Leopold, o, perché no, di qualche altro compositore. La doppia attribuzione può significare infatti anche quello. Manca l’originale da cui qualcuno l’ha tratta, e i tempi e i luoghi dell’operazione ci sono per ora sconosciuti, nonostante il catalogo Köchel l’abbia considerata di Wolfgang.

Catalogo Köchel, K.81, Sinfonia in re maggiore
Catalogo Köchel, K 81, Sinfonia in re maggiore

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix sanno che l’autografo di questa sinfonia è sconosciuto, e che esiste una vecchia copia alla Società viennese degli Amici della Musica con l’etichetta che attribuisce la sinfonia a Wolfgang. Lì la data è Roma, 25 aprile 1770, mentre Wyzewa e De Saint-Foix la spostano al 27 aprile, calcolando non si sa come che Mozart avrebbe finito di scriverla due giorni dopo! Questa etichetta non è però scritta né da Mozart stesso né da suo padre, ed è ovvio secondo loro, che il copista non se la sia inventata ma l’abbia tratta dal manoscritto autografo.

Scienziati senza alcun dubbio

Per i due musicologi francesi questa sinfonia K 81 è “senza dubbio” quella di cui Mozart ha parlato a sua sorella nella lettera romana del 25 aprile 1770: “terminerò una sinfonia … un’altra mia sinfonia è ora dal copista che altri non è se non mio padre”. La sinfonia che il ragazzo stava “terminando” dicono sia questa K 81 in re maggiore; mentre l’altra, che il padre stava copiando, scrivono che è “senza dubbio”, o la K 97 o la K 95, entrambe in re maggiore, propendendo molto più la seconda, in quanto il carattere italiano è più accentuato. L’importante è crederci. La situazione lascia aperti molti dubbi, a differenza delle certezze che guidano questi due studiosi.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 89, K.81, Sinfonia in re maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix 89, K.81, Sinfonia in re maggiore

Il mito di Mozart

La teoria dominante è quella del mito del genio assoluto. Essendo Wolfgang il prodigio, il novello Apollo, a differenza di Leopold che è considerato sostanzialmente un mediocre, è ovvio che abbia scritto lui le musiche quando era in Italia. Anche se lavorava fianco a fianco con il padre, a Wyzewa e De Saint-Foix pare assurdo che Leopold abbia composto qualcosa di decente. Come potrebbe avergli suggerito le melodie, avergliele armonizzate, se a Wolfgang le composizioni già sgorgavano di getto, senza fatica alcuna, senza bisogno di sedersi neppure al cembalo. Erano già complete nella sua mente, come recitava la lettera falsa al Barone von P. scritta nell’Ottocento. L’aiuto che avrebbe potuto dargli il padre, a parte il fargli da copista, era del tutto superfluo date quelle false premesse. Queste sono però invenzioni romantiche che rimbalzano ancora nel Novecento nelle biografie mozartiane, compresa quella dei due studiosi francesi.

Ipotesi ad hoc

Nel caso di difficoltà insormontabili, come l’attribuzione esplicita della K 81 a Leopold, i musicologi Wyzewa e De Saint-Foix creano ipotesi ad hoc. Leopold Mozart, dicono, avrà probabilmente fatto solo il copista dei lavori del figlio. Avrà ricopiato in bella anche la sinfonia K 81, come ha fatto con tutto il resto, e questo spiegherebbe perché nei cataloghi di Breitkopf del 1775 la sinfonia è considerata un lavoro di Leopold Mozart. L’editore avrà preso per buona la sua grafia. E se a sbagliare fossero stati loro, invece di Breitkopf?

Essi presuppongono che la lettera del 25 aprile 1770 si riferisca proprio a questa sinfonia, e sottovalutano il fatto che manca l’autografo, presumendo che il copista ottocentesco abbia riportato data, luogo e firma dal manoscritto originale. Quante cose scientificamente azzardate! Esiste invece una copia della partitura, riferibile anch’essa a Fuchs, che attribuisce il lavoro a Leopold, oltre al catalogo Breitkopf.

Cosa serve d’altro per fare uscire la K 81 dal catalogo Köchel? Quali criteri scientifici obbligano a lasciarcela? Forse hanno a che vedere con interessi commerciali? Che fine ha fatto la scienza?

Riserve su Leopold

L’analisi stilistica di Wyzewa e De Saint-Foix è, del resto, pura speculazione: “Possiamo aggiungere senza timore – dicono – che, soprattutto, non vi è una nota di questa sinfonia che possa venire dall’invenzione pesante e banale di Leopold Mozart”. Come fanno anche solo a pensarlo?

Errori inspiegabili

Gherardo Casaglia si spinge più in là, parlando di “errore”, perché secondo lui, chi l’ha attribuita a Leopold ha sbagliato. Ma si guarda bene dal dire il perché.

Definitivamente riconsegnata nelle mani di Wolfgang

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) ritengono che questo lavoro appartenga al gruppo di sinfonie italiane scritte “in vivace successione” tutte nel 1770. Scrivono che è stata attribuita a Leopold “prima di essere riconsegnata definitivamente nelle mani di Mozart”. Ora, in scienza non v’è nulla di definitivo, men che meno in una materia come questa se l’autografo non c’è, e se si ignorano tutti i documenti che contraddicono questa idea.

La musicologia finisce così per somigliare alla peggiore metafisica, alla stregoneria di bassa lega, e, cieca di fronte a quel che dicono i manoscritti, pretende di insegnare agli altri a non vedere.

Sigillo d’autenticità

A mo’ di sigillo, Poggi e Vallora riportano il giudizio di Alfred Einstein, cugino del più noto scienziato, il quale ritenne strano che Leopold avesse scritto qualcosa in Italia per far concorrenza a suo figlio. Partendo da questo preconcetto, Einstein attribuì senz’altro la sinfonia a Wolfgang, dimenticandosi di tutto il resto. Secondo lui la sinfonia è riuscita meglio delle altre, e quindi la cosa sarebbe ancora più assurda se fosse del padre. Quanta fiducia riponeva Einstein nella capacità musicali di Leopold! Ma non è Leopold che ha insegnato tutto al figlio?

Accadde l’inimmaginabile

I musicologi non sono disposti anche solo a immaginare che Wolfgang abbia fatto eseguire a nome suo una sinfonia del padre. Il genio non può fare di queste cose.
Se la sinfonia K 81 è di Leopold, come gli indizi fanno supporre, e Wolfgang la stava completando a Roma il 25 aprile 1770, dicendo che è sua, come scrive nella lettera, questo è un gran problema. Mette in discussione la veridicità delle lettere, le attribuzione dei pezzi precedenti, contemporanei e a venire, la credibilità di Wolfgang e di Leopold, che gli ha fatto da spalla.
Mancando il manoscritto autografo, ed essendoci delle copie, una pro Wolfgang e l’altra pro Leopold, e un catalogo ufficiale di Breitkopf a sancire che è del padre, viene da chiedersi, che valore abbiano le attribuzioni di questa sinfonia a Wolfgang.
Ci sono infatti dei musicologi che spingono perché sia levata definitivamente dal catalogo Köchel.

Conclusioni

In una lettera del 1781 Leopold scrisse che Breitkopf non aveva in catalogo che alcune sonate di Wolfgang e che altre cose del figlio non le aveva ancora viste. Il catalogo Breitkopf del 1775 ha quindi tutte le ragioni per dire una volta per tutte che la sinfonia K 81 è di Leopold, il quale, stando ai precedenti, chissà dove l’avrà presa, e chissà quando l’avrà composta. Altro che viaggio in Italia!

Nella K 81 sono tipiche di Leopold le ripetizioni vuote dell’Andante in 2/4. La sua firma appare nell’ultimo Tempo, quello di caccia in 3/8. Lui sì che era appassionato di quel genere leggero di musica descrittiva senza grandi pretese: Nozze contadine con versi, urla e spari, Viaggi in slitta, e, perché no, una sinfonia di caccia. L’avrà forse riciclata per il suo viaggio in Italia?

Stesso problema di attribuzione si ritrova nella sinfonia K 84, che come questa è di Leopold, ma ne parleremo in un prossimo articolo. Tutte e due le sinfonie K 81 e K 84 se ne stanno ancor oggi indisturbate nel catalogo Köchel come fossero autentiche e certificate.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

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K 79 “Oh, temerario Arbace!”; “Per quel paterno amplesso”

Recitativo e Aria K 79 per soprano e orchestra

Musica: Il Recitativo e Aria K 79 non sono firmati da Mozart.
Testo: Tratto dall’Artaserse di Metastasio (Atto II Scena XI) [manca la seconda parte dell’Aria, che Mozart non ha musicato].
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Aria: Moderato in 3/4;
Organico: 2 violini [su due sistemi], 2 oboi [su due sistemi], 2 Corni [2 su un sistema, poi cancellato], 2 fagotti [su un sistema], 2 viole [su un sistema], soprano e basso [su due sistemi].
Tonalità: Recitativo [in mib maggiore], Aria in sib maggiore.

Fonti: il manoscritto è alla Biblioteca Statale di Berlino, segnatura: Mus.ms.autogr.W.A.Mozart.79.
Lettere: Il K 79 non compare in nessuna lettera, nonostante qualcuno indichi quella del 4 agosto 1770 da Bologna, perché lì si parla genericamente di Arie e non del K 79.

Una versione parzialmente autografa

Il manoscritto del K 79 non è autografo, come sostiene Cliff Eisen, ma parzialmente autografo, cioé scritto da Wolfgang, Leopold Mozart e altri. Comprende 10 fogli con 17 pagine scritte, e le facciate 9 verso e 10 verso sono lasciate in bianco. La larghezza della pagina è di 31,5 x 23 cm, rifilata sul bordo inferiore.

Per ogni pagina ci stanno 10 pentagrammi, con i fogli numerati a matita nell’angolo in alto a destra da 1 sino a 7. Manca la numerazione da 8 a 10.

La carta è di origine olandese, giallastra, e l’inchiostro varia da marrone scuro a marrone chiaro. Il recitativo, che comincia in mib maggiore è scritto dal foglio 1 recto al 2 verso, mentre l’aria in si bemolle maggiore va dal foglio 3 recto al 9 recto.

Questioni di autenticità

Quel che più conta, è che sul primo foglio manca la firma autografa di Mozart, e non sono segnati nè il luogo e neppure la data di completamento del lavoro. In compenso ci hanno scritto molte mani estranee, ad esempio nell’angolo in alto a sinistra c’è un “N. 9” cancellato, e ricorretto a fianco con il “N. 21”. Al centro qualcuno ha annotato che il pezzo K.79 è “completo”. Di seguito un altro ha scritto e poi cancellato che il pezzo “alla fine sembra essere stato rielaborato”. A destra si legge invece che è “di Mozart e di sua mano”, e quello dovrebbe averlo aggiunto Georg Nikolaus Nissen, secondo marito di Constanze Mozart. Nissen, come al solito, non ha tenuto conto degli interventi e delle correzioni di Leopold. Sul margine destro superiore Anton André ha suggerito la data in inchiostro nero: “176-“. La musica, secondo lui, potrebbe esser stata scritta dal 1760 al 1769!

A testimonianza del passaggio di mano in mano del manoscritto, sul margine destro inferiore Franz Gleissner in inchiostro rosso ha segnato “N° 73”, che corrisponde al numero del suo catalogo; in fondo alla pagina a matita: “24” è invece il numero di catalogo di Anton André; al centro Julius André, organista e compositore, ha precisato: “63”, che è un altro numero di catalogo; mentre a destra una mano sconosciuta ha finalmente scritto a matita “K.79”, ossia il numero di catalogo Köchel, quello che usiamo anche noi.

Catalogo Köchel, K.79, Recitativo e Aria per soprano e orchestra
Catalogo Köchel, K.79, Recitativo e Aria per soprano e orchestra

Mozart copia in bella o compone di getto?

La fonte manoscritta di questo Recitativo e Aria K.79 per soprano e orchestra è una bella copia a più mani. Che non sia l’originale, lo conferma il fatto che Mozart sbaglia a scrivere, confonde a volte i pentagrammi ed è costretto a riordinare la partitura. Da pagina 7 la grafia cambia notevolmente (lo si vede nell’immagine in cima a questo articolo), il tratto della penna si fa molto più sottile e chi scrive deve aggiungere battute per correggere quel che ha fatto. Sono i tipici errori d’un copista che ha davanti a sè una brutta copia. Poiché questa non ci è stata tramandata, mancando il nome dell’autore, data e luogo, l’Aria potrebbe essere stata composta da chiunque. Mozart e altri semplicemente l’hanno copiata in bella. Il lavoro è comunque il risultato di un assemblaggio di parti diverse, pieno di rasature e cancellature.

La conoscenza “perfetta” dell’italiano,
e altri problemi

La conoscenza della lingua italiana non doveva essere particolarmente raffinata. Il soprano comincia l’Aria cantando “Ach” alla tedesca, invece di “Ah!” alla Metastasio.;”difendi mi il re” è al posto di “difendimi il mio re”, mentre “d’uin” è cancellato e provvidenzialmente sostituito da “d’un”; “testeso” è rimasto così com’era, forse perchè anche il correttore avrà pensato fosse giusto, e invece no. Avrebbero dovuto scrivere “te stesso” come corregge NMA.

I valori delle note sono spesso corretti, altrimenti la metrica della misura non avrebbe funzionato. Anche certe note sono state sostituite. Andrebbero invece ricostruite come Mozart le ha scritte, e riproposte all’ascolto tali e quali, se fosse vera la teoria che Mozart anticipa la cosiddetta “seconda scuola di Vienna”.

La metrica della misura a volte non funziona per eccesso o mancanza di valori. Ogni tanto si nota l’intervento di una mano estranea, verosimilmente quella di Leopold, che risistema, risolve le abbreviazioni copiate da Wolfgang così com’erano sul libretto, ad esempio “Arb:” in “Arbace”.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix catalogano il Recitativo e Aria K 79 per soprano e orchestra al numero WSF83. Scrivono che Mozart, rispetto agli altri pezzi, non s’è dedicato qui all’espressione dei sentimenti, ma si limita a seguire e accentuare il ritmo delle parole. Nonostante manchi l’indicazione del luogo e la data nel manoscritto, Wyzewa e De Saint-Foix lo collocano a Milano nel 1770, e, come capita frequentemente nel loro libro, precisano addirittura il mese di marzo. Scrivono che il recitativo è semplice, ma che ha figure interessanti di accompagnamento. Quanto all’Aria, che inizia senza introduzione strumentale, osservano che si limita a raddoppiare con gli strumenti il canto, in una struttura semplificata senza il da capo. C’è solo una breve sezione centrale a far da intermezzo patetico e una ripresa un poco variata, che secondo i due musicologi francesi s’incontrerà di nuovo nel Mitridate.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 83, K.79, Recitativo e Aria per soprano e orchestra
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix WSF83, Recitativo e Aria K 79 per soprano e orchestra

Gli errori del copista

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) ritengono che quest’Aria sia scritta per Milano. Lo ipotizzano perché non c’è scritto da nessuna parte il luogo. Sottolineano giustamente che la data esatta è sofferta, perché certi la situano al 1766, cioé quando Mozart era a Londra, altri la riferiscono al soggiorno a Vienna del 1768. Nessuno, compresi i due critici musicali, solleva il dubbio che a scrivere sia stato il padre, o qualcun altro, e che a copiare in bella sia stato Wolfgang, nè si prendeno la briga di analizzare carta, filigrana, testo, varianti, ed errori “del copista”. A studiare il manoscritto si constata invece che Wolfgang stava copiando e che l’operazione è stata per lui piuttosto difficoltosa.

Conclusioni

Se il pezzo fosse del 1770, come dicono in molti compreso Cliff Eisen nell’Enciclopedia Mozart della Cambridge, come si può pensare che Wolfgang, a distanza di pochi mesi, sia stato in grado di comporre in modo autonomo il Mitridate, se non aveva padronanaza della lingua italiana sufficiente ad affrontare un’Aria come questa K.79. Chi gli ha scritto l’Aria K 79 e chi l’Opera?



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

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17 dicembre 1769

Lettera del 17 dicembre 1769 di Leopold alla moglie a Salisburgo
(BD I, 149)

Di seguito sono riportate la lettera di Leopold, e, tra parentesi graffe, il testo di Nissen, tratto dalla Biografia di Mozart pubblicata postuma nel 1828.

[Innsbruck,] la notte di domenica, penso il 17 dicembre 1769, perché non ho più il calendario di quest`anno.
{Innsbruck, il 17 dicembre 1769 (Nissen, 156)}

Sua Eccellenza il conte Spaur (fratello del nostro Canonico del duomo di Salisb.), dopo che mi ero fatto annunciare dal mio domestico a giornata, non solo ha mandato subito il suo servo a darmi il benvenuto e comunicarmi che la sua carrozza ci poterà da lui nel pomeriggio di sabato alle 2, ma mi ha accolto lui e sua moglie con gentilezza, mettendomi a disposizione la carrozza,  che poi ho usato.
{Il conte Spaur ci ha accolti benissimo, e ci ha fatto venire a prendere in carrozza. (Nissen , 156)}

Insbruck, lettera del 16 dicembre 1769
Innsbruck

[Invito al concerto]

La domenica mattina ho ricevuto da lui un biglietto di invito, la sera alle 5, a un concerto organizzato a casa di Sua Eccellenza il conte Leopold Künigl. Ho approfittato intanto della sua carrozza, andando due volte da von Kalckhammer e poi dal barone Cristani, chiacchierando di ogni genere di cose per tre quarti d`ora, quindi da Sua Eccellenza il barone Enzenberg e per finire alle 5 al concerto.
{Siamo stati subito invitati a un concerto organizzato a casa del conte Leopoldo Künigl… (Nissen, 156)}

Lì hanno mostrato a Wolfgang un concerto molto bello, che ha suonato a prima vista.
{…nel corso del quale hanno regalato a Wolfgang un bel concerto, che lui ha suonato a prima vista. (Nissen, 156)}

[Ringraziamenti e scuse]

Come al solito siamo stati accolti con tutti gli onori e poi Sua Eccellenza il conte Spauer ci ha riaccompagnato di persona a casa. Siamo insomma del tutto soddisfatti.
{…Come al solito ci accolgono con tutti gli onori e ci hanno ricompensato con 12 ducati. Insomma, siamo del tutto soddisfatti. (Nissen, 156)}

Penso che farò i bagagli domani e che non ci vorrà troppo tempo, perché non ho tolto molte cose; e martedì [19 dicembre 1769], a Dio piacendo, conto di partire. Porgi i miei rispettosi ringraziamenti a von Schidenhofen per la lettera di raccomandazione che ha inviato, e per le scuse che ha fatto a nome mio, e che era mio dovere fare.

Nel salutarlo, ringraziate da parte mia il signor maggiore. Scriverò io stesso a von Schidenhofen quando ne avrò il tempo. Spero che voi tutti siate in salute, scriverò nuovamente da Botzen (Bolzano). Devi conservare tutte le lettere. Ho lasciato apposta a casa le parti staccate dell`opera con le parti dei violini, prendendo solo la partitura. Abbiamo dimenticato però le arie per Wolfgang. Pazienza, perché ce ne propongono quante ne servono.

[Visita del signor Attems]

Arriverà a Slisburgo, insieme alla moglie, un certo conte Attems, col quale ci siamo intrattenuti qui, il quale ha studiato molti anni fa a Salisburgo, e che è una mia vecchia conoscenza. Verrà forse a trovarvi per sentire Nanner suonare. Baciamo te e Nannerl migliaia di volte. Addio! Saluti a tutti i buoni amici e alle care amiche. Io rimango il vecchio Mozart.

<il dono è stato di dodici ducati>

[Bolzano, 17 dicembre 1769]


Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

K.113 Divertimento in mi bemolle maggiore

Divertimento per 2 clarinetti, 2 corni, 2 violini, viole, basso

Musica: il manoscritto del K.113 non è firmato da Mozart.
Luogo: la prima versione è stata scritta a Milano.
Data: la prima versione è del novembre 1771, la seconda è senza data.

Movimenti: 1. Allegro in C; 2. Andante in 3/4; 3. Menuetto e Trio in 3/4;
4. Allegro in 2/4.
Organico: 2 clarinetti (su 2 sistemi), 2 corni in mi bemolle (su 2 sistemi), 2 violini (su 2 sistemi), viole (su 1 sistema), basso.
Tonalità: mi bemolle maggiore.

Fonti: il manoscritto è alla Biblioteca Statale di Berlino, segnatura: Mus.ms.autogr.W.A.Mozart.113.
Lettere: non compare in nessuna lettera.

Due versioni non firmate

La partitura c’è arrivata in due versioni, né una né l’altra però ha la firma autografa di Mozart. Wolfgang quindi non le ha certificate, e ad attribuirgliele ci ha pensato, tempo dopo, il padre.

La prima versione sta su 14 pagine in formato orizzontale, 22,5 x 29,5 cm, con 10 pentagrammi per pagina, su carta spessa, ruvida e leggermente brunita. In alto al centro Leopold Mozart ha scritto in italiano «Concerto ò Sia / Divertimento à 8», poi ha precisato sempre in alto stavolta a destra che è «del Sgr: Cavaliere Amadeo / Wolfgango Mozart / in milano nel Mese / Novemb: 1771».

Un pezzo fantasma

Questo divertimento K.113 in mi bemolle maggiore però non è citato nella lettera datata «23 o 24 novembre 1771» (BD I, 257), anche se uno si aspetterebbe di trovarcelo. Perché Wolfgang non dice nulla del divertimento? In tutto l’epistolario il K.113 non compare, mai!

Sotto il titolo, anche l’editore Anton André ha voluto dire la sua in tedesco, che traduciamo: «NB questo include 2 oboe, 2 Corni dinglese [scritto così!] e 2 Fagotti / che M[ozart] ha aggiunto più tardi, in modo che il pezzo ora è a 14 voci. / A[ndré]».

La seconda versione

La seconda versione è rilegata di seguito alla prima, ma a differenza di questa è solo per strumenti a fiato. La musica, ancora una volta, non è firmata da Wolfgang, ma neppure dal padre, che numera i 4 fogli che fanno in tutto 8 pagine. A quanto pare dovrebbe esser stato lui a segnare i nomi dei movimenti: 1. Allegro 2. Andante 3. Menuetto; 4. Allegro. Strano che il figlio, compositore presunto, si sia dimenticato di metterceli di persona.
La carta è cambiata: stavolta è sottile, liscia e leggermente giallastra. Sul margine superiore Anton André ha di nuovo scritto che gli strumenti a fiato li ha aggiunti Mozart, ma siamo già nell’Ottocento. Precisa che Wolfgang l’avrebbe fatto in anni successivi per completare questo divertimento, che evidentemente non lo soddisfaceva più.

Nissen “garantisce”

In alto a destra si vede Nissen che garantisce, come al solito, che la musica è «di Mozart e di sua mano», ma pare non essersi accorto dei numerosi interventi paterni. L’autore della biografia mozartiana, così discussa, è intervenuto pure sugli autografi e li autentica quasi tutti, con che attendibilità uno può immaginarsi. Sul bordo inferiore al centro compare invece il numero di catalogo Köchel K.113, segnato lì da qualcuno dopo la metà dell’Ottocento.

Catalogo Köchel, K.113, Divertimento in mi bemolle maggiore
Catalogo Köchel, K.113, Divertimento in mi bemolle maggiore

Un manoscritto a due mani

Oltre al manoscritto originale l’unica cosa che resta del divertimento è una copia molto tarda che appartenne a Otto Jahn, e che è databile alla seconda metà dell’Ottocento.
La prima versione dell’autografo, quella che conta, non garantisce che il pezzo sia di Mozart. Anzi. Si tratta d’una bella copia scritta almeno a due mani, com’è successo ad esempio alla cassazione K.63 in sol maggiore.

Ci sono correzioni di note, di segni, e aggiunte di dinamiche e legature forse di mano di Leopold Mozart. Questo manoscritto risale al tempo dei viaggi in Italia, quando Leopold e Wolfgang lavoravano a stretto contatto, ed è ovvio che la musica sia stata messa in bella da Wolfgang, dopo che Leopold gliela ha risistemata. Il padre premuroso gliela ha pure attribuita, e come tutti i pezzi del periodo italiano, anch’essa è quindi dubbia. Ma almeno di una cosa possiamo essere certi: che non è comunque tutta di Wolfgang.

Chi sostiene che Mozart anticipa Schönberg, dovrebbe avere il coraggio d’eseguire il pezzo così come l’aveva copiato il giovane Mozart prima che intervenisse suo padre a correggere. Si troverebbe ad aver a che fare, qua e là, con dissonanze interessanti, che preannunciano la cosiddetta “seconda scuola di Vienna”.

Wyzewa e De Saint-Foix

Wyzewa e De Saint-Foix fissano la data di questa composizione al novembre del 1791, coerentemente con quel che ha scritto Leopold, ma scambiano la grafia del titolo per quella di Wolfgang. Dicono che è di Mozart, e sbagliano. Basta dare una rapida occhiata all’immagine qui in cima, in questa pagina, per rendersi conto che a scrivere le note è una persona e a mettere i titoli un’altra.
La musica dicono sia del tipo delle cassazioni, come quella K.63 in sol maggiore, ma quel genere di pezzi era più adatto a Salisburgo che all’Italia. I due studiosi francesi ipotizzano che i Mozart avessero voluto ingraziarsi, lì a Milano, forse l’austriaco signor von Mayer. È molto improbabile che i Mozart intendessero andarsene per le strade della città meneghina a suonare una cassazione, pezzo pensato appunto per quello scopo.

La musica ha comunque dei tratti italiani, inconfondibili, osservano acutamente i due musicologi francesi. Pare loro che «Mozart abbia avuto sotto gli occhi un’opera italiana dello stesso genere e che se ne sia ispirato direttamente, come era solito fare». I Mozart insomma se ne sarebbero appropriati. Noi immaginiamo Leopold che osserva il pezzo italiano, progetta il suo, risistema il modello, e Wolfgang che obbediente lo mette in bella.

Una data sospetta

La data del novembre 1771 appare comunque sospetta, ed è impossibile sapere quando Leopold ce l’ha aggiunta, se quello stesso anno oppure dopo in retrospettiva. Wyzewa e De Saint-Foix osservano che è strano che qui Mozart impieghi 2 clarinetti, perché questa sarebbe la sua prima volta. Dopo esser ritornato a Salisburgo, ma non se ne conosce l’occasione, Mozart avrebbe ripreso questa musica sostituendo i clarinetti con gli oboi, aggiungendoci in più i fagotti. Secondo noi la cosa dovette svolgersi in modo più semplice. Wolfgang e Leopold copiarono una musica italiana in bella per portarsela con sé a Salisburgo, e lì ci aggiunsero degli strumenti per trasformarla in cassazione. A Salisburgo, a differenza che in Italia, sarebbe certamente piaciuta, e avrebbe portato una ventata di novità. Anche il tipo di carta da viaggio, come riscontra Tyson per il K.113, conferma che la musica della prima versione è stata pensata per il trasporto e per passare senza problemi la dogana.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix, K.113 Divertimento in mi bemolle
Catalogo Wyzewa – de Saint-Foix, K.113, Divertimento in mi bemolle

«Quasi certamente»

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) scrivono che il divertimento K.113 in mi bemolle fu invece scritto per un’accademia (ossia per un concerto). Da dove traggano questa convinzione non sappiamo. L’avrebbero eseguito «quasi certamente», frase che scientificamente non vuol dire nulla, la sera del 22 novembre 1771. Allora Mozart padre e figlio si trovavano a Milano per festeggiare le nozze dell’arciduca Ferdinando. Il titolo «Divertimento per orchestra» è singolare, così dicono, e Mozart l’avrebbe scritto di sua mano. Probabilmente hanno ragione a dire che è di Mozart, ma non di Wolfgang, bensì di Leopold. Infatti abbiamo visto poco più sopra che la grafia è del padre.

«Musica da giardino»

Se la k.63, cassazione in sol maggiore, era destinata ad esser suonata per le viuzze cittadine, questa invece, secondo Poggi e Vallora, è musica da giardino. La struttura è quella del concerto grosso, una forma già un po’ vecchiotta per esser riproposta in Italia. Ai tempi qui da noi erano già molto più avanti. L’avessero davvero eseguita a Milano, gli italiani non avrebbero considerato la proposta dei Mozart una grande novità.

Dedicata a Mayer?

Per la K.113 Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) suggerisce addirittura la probabile dedica del divertimento in mi bemolle al signor Mayer, e dà per certo che sia stato scritto il 22, 23 novembre, correggendo quindi Leopold che sul manoscritto era rimasto più sul vago.

Conclusioni

Noi ci chiediamo perché un pezzo che strutturalmente è nato già vecchio, il quale non riporta la firma di Wolfgang, sia da attribuire a Wolfgang, addirittura indicando la lettera del 23, 24 novembre 1771 come fossero le date precise dell’esecuzione. Questi critici sembra fossero presenti a Milano in quel lontano mese, e deducono dedicatario, data, e luogo dai dati in loro possesso, che si riducono praticamente al nulla.



Bibliografia

Per i collegamenti tra Wolfgang Goethe, Mozart e Simon Mayr: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Goethe, Mozart, Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001, prefazione di Alberto Basso.

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte seconda, Youcanprint, Tricase 2017.

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart Il flauto magico, Youcanprint, Tricase 2018.

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart: Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it