La stamperia di Poschiavo (parte quarta)

 

Una chicca letteraria

L’edizione di De Bassus è una rarità tipografica e straordinariamente importante dal punto di vista storico, perché fu la più diffusa in Italia tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, ristampata a Milano nel 1800, a Basilea nel 1807, a Livorno nel 1808, a Firenze lo stesso anno e ancora nel 1823. Oltre all’altra traduzione del Dottor Michiel Salom: Verter / opera originale tedesca / del celebre signor Goethe / trasportata in italiano dal / D.M.S., che è stata stampata a Venezia dall’editore Giuseppe Rosa nel 1788, prima, e poi nel 1796, e che tralascia i passi più pericolosi, per non incappare nella censura, le altre due versioni italiane, di Ludger (Gli affanni del Giovane Werther, dall’originale tedesco tradotto in lingua toscana da C. Ludger, Londra 1788) e Salce (Werther. Tradotto dal tedesco per L.C. de Salce, Parigi 1803) ebbero scarsissimo seguito. L’edizione di Salom del Werther di Goethe omette quasi del tutto la lettera del 12 agosto 1771, in cui Alberto e Werther discutono sul suicidio, che il Grassi riporta per intero. Il testo del Grassi, sebbene più diffuso e letto, non fu il più accurato, perché era stato tradotto non dall’originale tedesco, ma da un’edizione francese, per cui se ne discostava più di quello del Salom, che è ripreso dalla lingua originale. La traduzione del Grassi è piuttosto approssimata: la prima parte non è distinta dalla seconda, manca quasi tutto il brano di Ossian, letto da Werther, ci sono omissioni, modifiche e imprecisioni, che indussero Salom a definirla “una infelice versione di Verter, lavorato sulla traduzione francese e piena delle scorrezioni di quella, oltre le proprie” (Werther, nella collana i Centauri a cura di Jolanda Sanfilippo, Ediesse, Roma 1997, p.17). Confrontando le due traduzioni Jolanda Sanfilippo, osserva che nel Salom “ogni omissione e ogni atto interpretativo fanno rigorosamente parte di una logica chiaramente individuabile”, dovute probabilmente alla censura, mentre nell’edizione del Grassi a Poschiavo, secondo lei, si ha l’impressione che la traduzione sia effettivamente piena di scorrettezze, di omissioni e aggiunte, dovute “ad un atteggiamento poco corretto verso il testo”. La versione di Salom, medico padovano, ebreo e legato alle Società segrete, ottenne l’imprimatur goethiano, che non ebbe l’edizione poschiavina. Salom aveva tradotto il Werther nell’estate del 1781, contemporaneamente al Grassi, ma i due non si conoscevano. Avendo terminato il lavoro, Salom ne inviò un saggio a Goethe, chiedendo nella lettera del 2 ottobre 1787 un parere sulla qualità della propria traduzione, perché desiderava “rendere quest’opera più compiuta di quello che abbia fatto non so quale Svizzero in una sua traduzione francese”. Nella lettera del primo febbraio 1788 poco prima del viaggio di ritorno dall’Italia, dalla sua seconda dimora a Roma, Goethe scrisse: “La gente mi secca anche con le traduzioni del mio Werther; e me le fanno vedere e mi domandano quale sia la migliore, e se tutta quella storia è vera. Quel Werther è un guaio, che mi perseguiterebbe sin nelle Indie”. Ad altri due seccatori, che furono probabilmente il De Bassus, insieme al traduttore Grassi, allude Goethe nella lettera del 12 dicembre 1781, indirizzata alla von Stein, in cui si sfoga per una cattiva traduzione italiana, inviatagli dall’autore in forma manoscritta. Il poeta fece riferimento all’edizione poschiavina anche in un’altra lettera a Eckermann, il 3 aprile 1829, quando accennò al vescovo di Milano che aveva fatto sparire, nella sua giurisdizione, le copie in traduzione italiana (vedi Johann Wolfgang Goethe, Opere, Sansoni, Firenze 1946, vol. II, p.1004).Gaetano Grassi aveva dedicato la sua versione del Werther a Hans Jakob Hess sovrintendente generale delle poste di Zurigo, dichiarandosi suo vero e costante amico. Hess era stato forse il mediatore tra Grassi e il De Bassus. La tipografia di De Bassus profittava, per la diffusione capillare nel mercato italiano, del favore delle poste svizzere, per il controllo delle relazioni con Bergamo, Milano e Venezia, e della amicizia di Hess (Massimo Lardi – corrispondente di italianOpera – , Goethe e Poschiavo, Quaderni Grigionitaliani, anno LVIII 3, luglio 1999). Grassi appone all’edizione italiana di Poschiavo un’importante prefazione, che giustifica il suicidio di Werther e dimostra d’essere molto vicina alle idee illuminate: difende il suicida, che è travolto dalle sue passioni, chiedendo per lui non il biasimo, ma la comprensione.Quel Werther fu per Mayr, interessato alla cultura e ai principi illuminati, una delle prime letture importanti in traduzione italiana e un testo sul quale controllare il possesso della lingua, essendogli già nota la versione tedesca: un’opera letteraria consigliata, perché scritta da Goethe, che era oltre tutto suo “fratello”. Il musicista, in età matura, negherà persino di conoscere il Werther goethiano o anche solo d’averlo sfogliato. Riguardo alle notizie delicate sugli anni giovanili, sappiamo com’egli sia lacunoso e reticente. Goethe, Mayr e De Bassus s’incontrarono con tutta probabilità nel 1788, nel viaggio di ritorno di Goethe attraverso il porto di Riva di Chiavenna (in provincia di Sondrio) e lo Spluga: in un breve diario, nei Paralipomena di Goethe, si legge infatti (1788): “24 aprile. Partenza da Roma. 28 a Siena. Maggio, 1. Firenze. 23. Milano. 28. Partenza da Milano. 29. Riva di Chiavenna. 30. Passato lo Spluga”. Mayr era giunto in Italia appena l’anno precedente, ai primi del 1787. Goethe nel viaggio d’andata era passato come al solito dal Brennero, ma al ritorno preferì deviare e allungare il tragitto, transitando per la zona grigiona, sotto lo sguardo del De Bassus, che sei anni addietro s’era tanto dato da fare per diffondere, primo in Italia, I dolori del giovane Werther.

La stamperia di Poschiavo (parte terza)

Il primo Werther in musica

Il Verter di Johann Simon Mayr è un’opera illuminata e riunisce, in un unico contesto politico rivoluzionario i quattro protagonisti citati: De Bassus, Mayr, Goethe e Mozart. La partitura manoscritta era sconosciuta e assente in tutti i repertori mayriani. Bianchini e Trombetta l’hanno scoperta nel 1994 nel corso delle loro ricerche, essendo sfuggita all’attenzione degli studiosi per un errore di catalogazione. I particolari e altri riferimenti su questo ritrovamento e su De Bassus, sono nel loro libro Goethe, Mozart e Mayr, fratelli illuminati, di prossima pubblicazione. La trama dell’opera musicale è semplice. Come nel romanzo epistolare di Goethe, Verter ama Carlotta, moglie di Alberto. Giorgio è un personaggio aggiunto: un religioso (gesuita), che fa la parte del cattivo e cerca di screditare la coppia di amanti, Verter e Carlotta, agli occhi di Alberto. Ambrogio, il servo di Verter, e Paolina, la cameriera di Carlotta, aiutano il protagonista a provare la sua innocenza, la fedeltà di Carlotta, ad evitargli il suicidio e a sconfiggere l’infido Giorgio. La prima edizione italiana del Werther
Mayr aveva letto a Poschiavo, nel soggiorno del 1787, la prima edizione italiana del Werther. De Bassus s’era già recato a Milano nel 1781, a prendere contatti col letterato Gaetano Grassi, che s’occupò del Werther / opera di sentimento / del / Dottor Goethe / Celebre scrittore Tedesco / tradotta / da Gaetano Grassi / milanese / Coll’aggiunta di un’Apologia in favore dell’Opera medesima In Poschiavo / Per Giuseppe Ambrosioni, s.d. [2 febbraio 1782].

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Leonardo Sola – Sinergie

Leonardo Sola
Goethe, Mozart e Mayr fratelli illuminati: un saggio di musicologia politica
Sinergie, febbraio 2002
“Gli autori ci mostrano che una invisibile liaison … dangereuse chiudeva in un triangolo iniziatico politica, poesia e musica: Goethe, Mayr e Mozart, fratelli illuminati e massoni, sotto l’insegna della Luce e all’ombra di oscure trame, se c’è permesso dire … I Dolori del giovane Werther, con la dissacrante e rivoluzionaria novità del suicidio del protagonista (nel saggio il capitolo su Goethe è scritto in modo esemplare). Gli autori sostengono con ampie prove la tesi che il Flauto magico è una maschera del notissimo affaire della collana, un gran scandalo ripreso da Goethe ne Il Gran Cofto, nel quale, all’alba della Rivoluzione francese, furono coinvolti Maria Antonietta, la Corte di Francia, il cardinale di Rohan, Cagliostro … è questa la grande novità , la vera luce che gli autori gettano sul significato del Flauto magico: una satira politica … che costerà la vita al grande Amadè. L’opera di Bianchini e Trombetta costituisce a un tempo un punto di arrivo e di partenza per la musicologia contemporanea, anche per l’uso intelligente degli strumenti della ricerca storica, strategicamente coniugati ad un’acuta analisi del testo musicale. Vogliamo terminare queste note con le stesse parole degli autori: … Goethe, Mozart e Mayr, spesso considerati avulsi dalla realtà terrena, fatta oltre che di piacevolezze, anche di giochi di potere e interessi economici, sono ad un tempo artisti ed homines politici”.

Alberto Basso – Goethe, Mozart e il Flauto Magico

Alberto Basso
“Infiniti sono i misteri e i segni della musica. Quando sembra che tutto sia stato catalogato, vagliato e verificato può succedere che una scoperta … rivoluzioni le acquisizioni consolidate da lungo tempo, un modo di pensare, forse anche una stagione della storia …Mai proposto al pubblico (si può immaginare, per motivi di censura), né mai indicato dalle fonti, questo Verter, che sotto le sembianze imprevedibili e anomale di una “farsa” in un atto (costituito da sinfonia e da 13 “numeri”) riprende il dramma d’amore vissuto dall’immortale personaggio goethiano risolvendolo in chiave di lieto fine anziché di tragedia, apre un campo di ricerche straordinariamente vasto e fertile …
In questo campo, armati dell’entusiasmo proprio di chi esplora nuovi mondi ed è cosciente di lasciare un segno di non comune valore, si sono inoltrati gli scopritori di quella partitura, Anna Trombetta e Luca Bianchini, avviando una ricerca ad ampio raggio e tale da coinvolgere, nell’avventuroso percorso alla scoperta del vero e a giustificazione dell’importanza del loro ritrovamento non solo i nomi supremi di Goethe e di Mozart, ma anche gli Illuminati di Baviera e la Massoneria, due movimenti, due sette segrete cui iGoethe e Mayr furono affiliati per radicata convinzione ideologica, propugnando l’avvento d’una società fondata sulla giustizia, sulla libertà e sull’eguaglianza … A quest’Ordine appartenne, secondo i brillanti autori di questa monografia, anche Mozart … ( è una “novità “, come i due studiosi sembrano ben dimostrare). … Al Verter di Mayr, il cui libretto è riprodotto, gli autori dedicano un’approfondita analisi che non solo illustra le corrispondenze con la Zauberflöte, ma fornisce la materia prima per rileggere in una chiave diversa e nuova, come già si è detto quel capolavoro. Tenendo conto di quest’ultimo aspetto, d’ora in avanti non si potrà fare a meno di considerare il ricupero della giovanile opera di Mayr e la ricerca che intorno ad essa è maturata da un lato come un significativo punto d’arrivo e dall’altro lato come un impegnativo ma esaltante punto di partenza per ulteriori indagini all’interno di un campo – quello che coinvolge i rapporti fra ideali sociali, politica, letteratura e musica – i cui confini occorre definire in maniera appropriata”.

Quirino Principe – Il Sole 24 Ore

Quirino Principe
Il Sole 24 Ore, inserto, domenica 21 aprile 2002. n. 107″Le cifre attraverso le quali la musica si svela sono primariamente forme e simboli, ma c’è una scrittura che descrive la natura storica della musica: i documenti, le connessioni, le scoperte e talora la scoperta casuale e decisiva: … la partitura di un Verter [sic], prima opera di un allora sconosciuto musicista bavarese, Giovanni Simone Mayr, realizzata a Venezia intorno al 1794 su un testo verosimilmente steso dal celebre drammaturgo e librettista Antonio Simone Sografi e utilizzando anche materiali musicali estratti dalla Zauberflöte mozartiana. Dire che questo sia un promettente inizio è dir poco: è un esordio alla Borges che sovreccita sin dalle prime sillabe: La partitura è stata scoperta da due giovani musicologi … laureati alla scuola di paleografia e filologia musicale di Cremona. La loro ricerca, partendo dall’associazione di due nomi sommi, Goethe e Mozart, si è estesa agli Illuminati di Baviera e alla Massoneria. Sappiamo che i due grandi furono legati a quei sodalizi, ma è una novità che Mozart, notoriamente fratello massone, abbia avuto rapporti con gli Illuminati: una nuova conoscenza per noi, ben dimostrata dai due studiosi. Nella sua parte centrale, il libro riproduce in testo critico il libretto del padovano Simone Antonio Sografi. … Il testo, dal sapore metastasiano, muta radicalmente il senso del romanzo goethiano, poiché ha un lieto fine. Ma esso è percorso da messaggi cifrati ed esoterici, attraverso i quali gli autori del libro ricostruiscono il sistema culturale cui gli Illuminati, a partire dalla loro fondazione a opera di Adam Weishaupt, si ispirarono. Un sistema complesso e strutturalmente forte, più rigorosamente esoterico di quanto non fosse la massoneria, e qui analizzato con somma perizia mediante raffronti filologici e avvincenti tavole sinottiche. … Il libro accoglie nell’ultima sezione l’analisi musicale del Verter di Mayr. Molte novità , innumerevoli curiosità svelate per la prima volta, molte speranze per la futura musicologia italiana”

Radio Vaticana

Mozart la caduta degli dei alla Radio Vaticana

A partire da domenica 11 settembre 2017 Radio Vaticana ha trasmesso per undici domeniche alle 14.20 una serie di puntate su Mozart e il classicismo viennese che ha visto come protagonisti i musicologi lombardi Luca Bianchini e Anna Trombetta.

Gli studiosi sono stati invitati in Città del Vaticano a partecipare al programma intitolato L’Arpeggio, diretto dal maestro Luigi Picardi, per parlare delle loro ricerche e del loro ultimo libro “Mozart la caduta degli dei. Parte prima”, scritto a quattro mani e pubblicato di recente.

Bianchini e Trombetta sono stati intervistati dal maestro Luigi Picardi. Le prime tre puntate sono state dedicate agli anni di formazione di Mozart.

Oltre a fornire esempi delle musiche del salisburghese hanno parlato del contesto storico dei primi quaderni di composizione, degli insegnanti e dei fatti che caratterizzarono l’infanzia e la giovinezza, sfatando molti di quei miti che sino ad ora erano riportati nelle più note biografie.

Dalla quarta puntata in programma sempre alle 14.20 ogni domenica, dal 2 ottobre in poi, hanno trattato il discorso più ampio del Settecento e dei compositori contemporanei di Mozart, spesso dimenticati dalla musicologia tedesca.

Sull’emittente vaticana, nel mese di novembre sono state programmate altre puntate, riguardanti i fondi musicali italiani e il problema delle attribuzioni.

Ascolta tutte le undici puntate

Le trasmissioni di Radio Vaticana sono state pubblicate in streaming su questo sito dopo che sono state trasmesse in diretta alla frequenza DAB+ canale 12A per l’Italia; sul web channel di Radio Vaticana: Channel 5 RV5 per tutto il resto d’Italia.

 

 

Il gazzettante

Correva l’anno 1780. Già allora cominciavano a distinguersi in campo editoriale le Gazzette, bestie mendaci garrule e venali. Perciò i lor discepoli e seguaci furono venali garruli e mendaci (Mozart la caduta degli dei Parte prima, p.215). I gazzettanti erano pronti infatti a scrivere le recensioni, a pagamento, parlando bene o male di un lavoro secondo l’interesse economico e la mancia. Alcuni giornalisti erano purtroppo solo gazzettanti senza scrupoli (Mozart la caduta degli dei Parte prima, p.218). E la cosa come vediamo non è per nulla cambiata. Rispondiamo qui a un gazzettante (d’ora in poi Gazz.) che ha scritto del nostro libro.


Gazz.: La Jupiter, la Haffner, la Posthorn, la Parigi, la Praga. Sono tra le sinfonie di maggior successo di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma che potrebbero non essere di Mozart. Almeno secondo due ricercatori italiani e studiosi della Wiener Klassik, Luca Bianchini e Anna Trombetta […]”, scrive Il Fatto quotidiano.

B&T: Il Fatto quotidiano ha detto giusto ma il Gazz. no. I contenuti che porta lui a commento del libro non sono nel nostro primo volume che lui pensa di aver letto (come vuol far credere ai lettori). Il tomo primo si ferma invece al 1781. Come avrà fatto a leggere qualcosa che non c’è?

Gazz.: Da mesi impazza sul web il loro Mozart – La Caduta degli dei. Parte prima (d’ora in poi: “Il Libro”),uscito nell’aprile 2016 sotto l’etichetta Youcanprint Self-Publishing di Tricase (Lecce) ma stampato in Germania a cura di Amazon, che provvede anche alla distribuzione e alla pubblicità su centinaia di siti.

B&T: Infatti il Gazz. ha aspettato che il libro impazzasse sul web per salire sul carro del vincitore e farsi gratuitamente della pubblicità. Forse la sua Gazzetta è in crisi specie in questo periodo di poche vendite dei CD. D’altra parte se come in quest’ultimo numero propone all’ascolto solo i tedeschi a un mercato italiano la gente pretenderà qualcosa di diverso e di più attuale di quel che devono vendere i suoi padroni.

Gazz.: “Siamo storici della musica per professione. Il nostro libro è un libro di storia della musica” dichiarano su Facebook i coniugi Bianchini e Trombetta (d’ora in poi “B&T”), laureati con lode alla Scuola di Filologia Musicale di Cremona. “Con siffatte credenziali perché pubblicano in samizdat come i dissidenti del fu impero sovietico? “

B&T: Noi non pubblichiamo clandestinamente, ma il nostro è un libro edito in Italia da un editore italiano e stampato su carta, sempre che il Gazz. sappia com’è fatto un libro, o ne abbia mai sfogliato uno. La pubblicazione avviene in Italia, la distribuzione NON è esclusiva di AMAZON, tanto che il libro si può comprare in libreria come qualsiasi altro volume. Le notizie del Gazz. sono perciò false.

Gazz.: Mancano forse in Italia le case editrici e le riviste pronte a ospitare – s’intende dopo peer review e a condizioni economiche, ahinoi, mortificanti – uno studio che prometta di demolire icone culturali di cotanto calibro?

B&T: Dobbiamo chiedere al Gazz. il permesso di pubblicare o possiamo farlo come ci pare? Non abbiamo padroni da soddisfare e pertanto siamo liberi di scegliere come, quando, perché, cosa e dove pubblicare. Se avessimo seguito il consiglio del Gazz., rivolgendoci a case editrici di sua fiducia, il libro sarebbe costato il doppio a danno dei lettori e a beneficio dei suoi padroni.

Gazz.: Possibile risposta: B&T si considerano appunto dissidenti da un establishment musicologico cinico e baro, asservito a interessi industriali che censurano la verità per non perdere i profitti derivanti da discografia, cinema, turismo, smercio di magliette, Mozartkugeln e relativo indotto.

B&T: Sì e riteniamo che il Gazz.e la sua gazzetta siano strumenti di questo sistema, che il Gazz. dimostra qui sopra di conoscere e descrivere molto bene.

Gazz.: Tesi suggestiva al pari di altre più o meno nuove che in tempi di social e convergenze multimediali si propagano esponenzialmente, generando quadrilioni di parole e altri flussi forse meno immateriali.

B&T: Parole roboanti e vuote piacciono tanto al Gazz. che le vende tanto al numero.

Gazz.: Elenco non esaustivo: menzogna di Auschwitz.

B&T: Il Gazz. qui arriva a diffamare con il richiamo a Auschwitz. Come si permette il Gazz. di accostare il nostro studio ventennale con il negazionismo di Auschwitz? Questo è un esempio di disonestà intellettuale. Noi denunciamo i crimini nazisti, non abbiamo nulla a che vedere con quei criminali ed è una vergogna che Mozart sia stata una icona nazista e che i maggiori musicologi tedeschi del Novecento siano stati a servizio di Rosenberg, criminale di guerra (Mozart, la caduta degli dei Parte seconda, pp.7-26). La denazificazione è stata blanda e hanno tutti rioccupato il loro posto, con medaglie e onori (Mozart, la caduta degli dei Parte seconda, pp.404-415). Noi con quella gente e con i loro discepoli non vogliamo avere niente a che spartire.

Gazz.: scie chimiche, dischi volanti, vaccini omicidi, terapie alternative, élites pluto-giudaico-massoniche alla conquista del mondo…

B&T: Una tecnica ben conosciuta ai tempi di Goebbels è quella di inquinare le informazioni con notizie che non c’entrano nulla, ma che servono ad associazioni subdole e a confondere il lettore. In quel modo (Mozart, la caduta degli dei Parte seconda, pp.60-62) il Gazz. parlando di scie chimiche ecc. ecc. distoglie l’attenzione dal punto focale, dirotta su argomenti negativi, diffama, fa di tutta l’erba un fascio e non parla più del problema Mozart. Saltare alle conclusioni prima di descrivere il problema è tipico dei gazzettanti, mestieranti di second’ordine, che di musicologico hanno più nulla che poco.

Gazz.: Vero o falso? Poco importa purché se ne parli; e certo una vocina su Wikipedia può dare visibilità ben più di tanti saggi specialistici che la Dea Rete elargisce in Pdf solo ai privilegiati o ai paganti (vedi il portale JStor) mentre le poche copie cartacee s’impolverano sugli scaffali delle biblioteche.

B&T: Il Gazz.ama le parole che suonano ma non creano e parla di pdf quando il nostro libro è solo cartaceo come qualsiasi libro che si trova in una libreria fisica. Ma ne avrà poi visto uno?

Gazz.: E dunque non ci turba più di tanto l’ecumenica sinergia con cui lodano il Libro la Radio Vaticana, “Il Fatto quotidiano”, le pagine Facebook e Twitter gestite dagli stessi B&T.

B&T: Forse meraviglierà il Gazz. che i musicologi Bianchini e Trombetta siano persone libere di esprimere le proprie idee senza avere dei padroni ai quali rendere conto, come lui invece ha. Noi non siamo sponsorizzati da Radio Vaticana, né dal Fatto quotidiano, né da Fondazioni, o industrie musicali come la sua Gazzetta. Gli sembrerà impossibile, ma è così.

Gazz.: Partendo dalla base della piramide, chi li chiama “picconatori”, chi “nuovi Sgarbi” e chi più sobriamente annota: “La cosa più sconcertante è scoprire che la montagna di fandonie sul povero Mozart sono note da tempo ai musicologi ma nessuno le racconta al grande pubblico”.

B&T: Il Gazz.mischia qui i commenti di utenti con i contenuti del libro, facendo della cosa un bel polpettone. Ma che bravo. Chi gli avrà dato l’ordine?

Gazz.: Le ricezioni del quale sono miste, ma tanto più interessanti quanto più recise perché consentono di monitorare la caduta degli scudi critici dalle 456 pagine del Libro ai 140 caratteruzzi di Twitter. Qualche campione. “A Mozart fu addirittura assegnato un nome mistico tratto dalla mitologia nordica”. Chi l’assegnò? B&T (p. 66) dicono Wagner, citandolo di seconda mano da un articolo sulla “Allgemeine Musikzeitung” del 1937. Vi si afferma che il cognome Mozart rimanderebbe a Moutishart, ossia re del coraggio, antico epiteto di Wotan.

B&T: Ogni citazione è di seconda mano, compresa quella del Gazz. e come ogni citazione di qualsiasi altro scritto. Quella su Moutishart occupa una riga ed è citata in senso ironico, ma evidentemente il Gazz. l’ha presa sul serio e vi s’appiglia come una cozza.

Gazz.: La meno creativa voce del Duden Lexikon der Familiennamen (2008), sostiene invece che il cognome Mo(t)zhart, attestato ad Augusta fin dal XIV secolo, sarebbe composto di “motzen” e “harti”. Nel dialetto alemannico parlato dagli avi di Wolfgang: sporcaccione che rovista nel fango, invidioso e diavolo. Ghiotta occasione perduta per B&T, i quali non paiono sapere molto di tedesco; vuoi arcaico e dialettale, vuoi moderno.

B&T: Non avendo citato la fonte del Gazz., che B&T non hanno considerato perché frase idiota nel contesto della citazione, il Gazz. conclude che gli autori non conoscono il tedesco. Ci vuole una grande fantasia per dirlo, e ancora più fantasia per crederlo.

Gazz.: Se così non fosse, eviterebbero d’iscrivere il principe-vescovo Hieronymus von Colloredo, l’esoso patrono dei Mozart, alla setta degli Illuminati di Baviera col soprannome di “Conon” (B&T, p. 129). Loro fonte è il libro Perfectibilists di Terry Melanson, un esoterista americano della più bell’acqua come si evince dal suo sito web. Consultando il database degli adepti curato da un gruppo di studio dell’Università di Erfurt (1382 nomi) scopriamo però che “Conon” era il conte Franz von Colloredo (1756-1831) tenente di fanteria nel reggimento Hohenhausen di stanza a Mannheim e citato nella “Münchener Zeitung” del 1780 fra i dieci ciambellani appena nominati dall’Elettore Carl Theodor. (continua)

B&T: Quindi noi abbiamo citato la fonte delle informazioni che NON piace al Gazz. il quale propone un’altra fonte. Tedesca quindi migliore. E allora? Ce ne saranno altre che il Gazz. non conosce. Magari africane. E allora? Non piace al Gazz. come non piaceva ad Alfred Einstein Pergolesi perché “negroide malaticcio zoppo e napoletano” come scrive il “massimo” studioso di Mozart nella biografia su Mozart? (Mozart, la caduta degli dei Parte seconda, p.63) Quella è la fonte giusta che va bene alla sua Gazzetta? La cosa essenziale è il soprannome di Colloredo, o il fatto che fosse un illuminato di Baviera? Il Gazz. si interessa dell’apparenza o della sostanza? Nel secondo volume spieghiamo perché Colloredo è illuminato di Baviera, ma il Gazz. deve ancora leggere il primo.

Gazz.: In attesa delle recensioni della casta musicologica ecco i commenti del popolo della rete: “Prima di sparare cazzate neoromanatiche in merito alla genialità di Mozart, siete pregati di leggere almeno un paio di capitoli di questo libro” (Guido T.)

B&T:  Il Gazz. confessa la propria inadeguatezza, non fa parte dei musicologi, e spera che qualcuno di questi lo soccorra. Non è laureato in musicologia. Come se per sistemare la gamba uno andasse non da un ortopedico ma da un idraulico.
Perché la Gazzetta ha assegnato un compito a un incompetente? O è forse per questo che ha incaricato il Gazz. di scrivere? E infatti, non avendo capito alcunché dell’argomento, e soprattutto non avendo letto il libro, il Gazz. copia in centro alla pagina un commento. L’ha scelto in rete perché contiene una parolaccia, che evidentemente piace al Gazz., il quale la evidenzia graficamente per screditare il libro. Riesce a far peggio delle Gazzette del Settecento, che almeno le parolacce non le scrivevano, né le incorniciavano.


Gazz.: Le migliori Sinfonie di Mozart sono da attribuire a Luchesi.

B&T:  Il Gazz. non conosce proprio il libro Mozart la caduta degli dei, e procede a tentoni cercando di immaginarsi quel che vi sta scritto, ma questo riferimento a Luchesi che compone al posto di Mozart nel nostro libro NON c’è (né nel primo e anticipiamo neppure nel secondo volume per un totale complessivo di mille pagine). Il Gazz. pesca dalla rete senza verificare quel che trova. Come nel Settecento, anche oggi il Gazz. scrive per interesse e per comando d’un padrone, che deve vendere i CD di Mozart.


Gazz.: Chi voglia approfondire il Taboga pensiero, condito di pesanti contumelie a carico di studiosi riluttanti a seguirlo, legga il forum di musica classica.

B&T:  Il Gazz. dichiara finalmente la propria fonte di informazioni: il forum di musica classica.it, ricettacolo di chiacchiere da bar, di parole in libertà, nella cornice erotica di donnine che sino a qualche settimana fa si vendevano in webcam tra richieste di musica sacra, sinfonie, quartetti, Requiem, Miserere, Luchesi ecc. ecc. come si vede qui sotto. Evidentemente prima dell’articolo hanno fatto opera di ripulitura.

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Questo qui sopra è il forum di riferimento dell’articolo della Gazzetta. A questo punto ogni altra parola del Gazz. (generica, diffamatoria e superficiale) lascia il tempo che trova nel posto che merita. Qui c’è un altro link a una pagina sulla musica da camera)


Gazzettante Macrobio:
Mille vati al suol io stendo
Con un colpo di giornale:
S’ella in zucca ha un po’ di sale,
non ricusi il mio favor.
(Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart, la caduta degli dei Parte prima, youcanprint, Tricase (Lecce) 2016, p.211)

B&T: Il libro Mozart la caduta degli dei recensito sulla fantomatica rivista di musica e CD con il titolo “Mozart non è una bufala”. Straordinario. Sono passati da “Mozart è un dio” a “Mozart non è una bufala” e stanno sulla difesiva cercando i peli nell’uovo nel testo che non hanno letto.

Invece di togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello pensa alla trave …

è disponibile anche il volume secondo:

Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart, la caduta degli dei Parte seconda, youcanprint, Tricase (Lecce) 2017.

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Il terzo volume è in lavorazione

La stampa

Rivista Episteme

Fedele al proposito di richiamare l’attenzione dei lettori su testi al di fuori della divulgazione mediatica delle case editrici maggiori, ma la cui conoscenza fa davvero crescere in consapevolezza ogni intelletto “indipendente”, Episteme si occupa di un saggio certamente meritevole del più alto apprezzamento, sia per contenuto che per metodo (al termine della lettura si resta viepiù confermati nella persuasione che, nonostante tanti lavori accademici sfornati da un esercito di “professori” specificamente retribuiti, certe “verità ” storiche non siano state neppure sfiorate, e che quindi, attenendosi all’opinione comune, si corre il rischio di “non capire proprio niente”)”

logo-header “La Jupiter, la Haffner, la Posthorn, la Parigi, la Praga. Sono tra le sinfonie di maggior successo di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma che potrebbero non essere di Mozart. Almeno secondo due ricercatori italiani e studiosi della Wiener Klassik, Luca Bianchini e Anna Trombetta. [Continua la lettura]
(Il Fatto Quotidiano, articolo di Fabrizio Basciano, aprile 2016)
I musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta sono stati intervistati dalla Radio Svizzera Italiana durante la conferenza tenuta alla villa Quadrio di Sondrio su Mozart la caduta degli dei e sul fondo musicale da loro ritrovato a Roma, presentato lo scorso mese a Roma presso la Camera dei Deputati. L’intervista è andata in onda nella trasmissione Soggetti Smarriti della RSI.
(Oggetti smarriti, 29 novembre 2016)
I musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta hanno pubblicato una avvincente biografia critica che ridimensiona la divinizzazione di Mozart tanto cara dall’ideologia germano-centrica. Ecco l’intervista che Roberto Mori ha fatto ai due musicologi.

(Articolo di Roberto Mori, 1 novembre 2016)

“… Ma la sorpresa è arrivata alla fine, in cauda venenum, con la presentazione del libro di Luca Bianchini e Anna Trombetta, due musicologi di Sondrio, sollecitati da Detty Bozzi, storica della musica. Con una documentata ricerca contenuta nel libro “Mozart. La caduta degli dei” hanno affermato che Leopold Mozart e suo figlio Amadeus non erano in fondo dei grandi musicisti ma dei millantatori oltre che degli impostori. Il secondo, in particolare, avrebbe primeggiato nell’assemblare il lavoro scopiazzato da altri musicisti meno noti. Inutile dire che il libro dei coniugi Bianchini solleverà un vespaio di polemiche nel mondo della musica, accademico e non. …”
(PugliaLive, articolo di Piero Caringella, Bari, 9 novembre 2016)
I musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta sono stati intervistati dalla Radio Vaticana su Mozart la caduta degli dei e sul fondo musicale da loro ritrovato a Roma, presentato lo scorso mese a Roma presso la Camera dei Deputati. L’intervista è andata in onda nel notiziario di Radio Vaticana.
(Radio Vaticana, Roma, 7 novembre 2016)
Vito Mirizzi illustra con dovizia di particolari il programma delle due giornate del Festival del libro “Sonar leggendo” di Triggiano vicino a Bari, nel corso del quale è stato presentato il libro Mozart la caduta degli dei.
(La Gazzetta del Mezzogiorno, 23 novembre 2016)
I musicologi Luca Bianchini e Anna Trombetta, con la nuova biografia “Mozart la caduta degli dei”, in vetta alle classifiche di vendita, sconvolgono il mondo musicale con un’analisi rigorosa delle fonti, indispensabile per conoscere la vita e le opere del compositore.

“La biografia di Mozart ha sempre avuto l’aspetto di una favola, e questo lavoro è il più lontano dal leggendario e dall’agiografico che mai sia stato scritto” (Marcello Piras). [Continua la lettura]

(Varesepress, 26 febbraio 2017)

Quirino Principe
Il Sole 24 Ore, inserto, domenica 21 aprile 2002. n. 107″Le cifre attraverso le quali la musica si svela sono primariamente forme e simboli, ma c’è una scrittura che descrive la natura storica della musica: i documenti, le connessioni, le scoperte e talora la scoperta casuale e decisiva: …  La partitura è stata scoperta da due giovani musicologi … laureati alla scuola di paleografia e filologia musicale di Cremona. … Molte novità , innumerevoli curiosità svelate per la prima volta, molte speranze per la futura musicologia italiana”. [Continua la lettura]
Alberto Basso
“Infiniti sono i misteri e i segni della musica. Quando sembra che tutto sia stato catalogato, vagliato e verificato può succedere che una scoperta … rivoluzioni le acquisizioni consolidate da lungo tempo, un modo di pensare, forse anche una stagione della storia … In questo campo, armati dell’entusiasmo proprio di chi esplora nuovi mondi ed è cosciente di lasciare un segno di non comune valore, si sono inoltrati gli scopritori di quella partitura, Anna Trombetta e Luca Bianchini, avviando una ricerca ad ampio raggio”. [Continua la lettura]
Leonardo Sola
Goethe, Mozart e Mayr fratelli illuminati: un saggio di musicologia politica
Sinergie, febbraio 2002
“L’opera di Bianchini e Trombetta costituisce a un tempo un punto di arrivo e di partenza per la musicologia contemporanea, anche per l’uso intelligente degli strumenti della ricerca storica, strategicamente coniugati ad un’acuta analisi del testo musicale”. [Continua la lettura]
Goethe, Mozart e Mayr
“Con il loro volume Goethe, Mozart e Mayr fratelli illuminati Luca Bianchini e Anna Trombetta hanno dimostrato di non essere soltanto dei musicologi rigorosi e appassionati, ma anche degli storici. è infatti un lavoro – risultato di ricerche condotte in diversi anni – in cui si intrecciano musica, storia e politica. In esso si pone un particolare accento e si riserva attenzione al movimento degli illuminati, cui aderirono i tre e le cui opere risentiranno marcatamente di quella dottrina. … Forte attenzione è riservata anche al Flauto magico di Mozart in cui si riscontra pure un sottofondo di ispirazione illuminata. … Ci troviamo insomma di fronte ad un lavoro che apre pagine inedite e sconosciute dell’arte e della storia a cavallo tra Settecento e Ottocento” (articolo su La Provincia di Sondrio, Giancarlo Grillo, aprile 2002)
Rivista Episteme

Fedele al proposito di richiamare l’attenzione dei lettori su testi al di fuori della divulgazione mediatica delle case editrici maggiori, ma la cui conoscenza fa davvero crescere in consapevolezza ogni intelletto “indipendente”, Episteme si occupa di un saggio certamente meritevole del più alto apprezzamento, sia per contenuto che per metodo (al termine della lettura si resta viepiù confermati nella persuasione che, nonostante tanti lavori accademici sfornati da un esercito di “professori” specificamente retribuiti, certe “verità ” storiche non siano state neppure sfiorate, e che quindi, attenendosi all’opinione comune, si corre il rischio di “non capire proprio niente”)”


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