L’enigma di Sarastro

Segnalo il nuovo articolo Quel diavolo di Sarastro a firma di Luca Bianchini, apparso recentemente su https://www.mozartilflautomagico.it. Il musicologo, coautore con Anna Trombetta del libro Mozart La caduta degli dei, parla di Sarastro mago protagonista del Flauto magico di Mozart. Il personaggio di Sarastro appare a molti enigmatico. Chi ascolta il Singspiel si accorge che è cattivo nella prima parte dell’opera e buono nella seconda. Tutti i critici però dicono sia sempre buono e saggio. Ma è davvero così?

Un buon diavolo

L’unità dell’opera

Per motivi non chiari, innanzi all’enigma di Sarastro, i critici pensano che il libretto presenti una frattura e incolpano Mozart e Schikaneder di aver cambiato idea a metà dell’opera. Ma è un’assurdità. Il personaggio di Sarastro se è cattivo all’inizio deve esserlo anche alla fine.

Enigma di Sarastro, personaggio del Flauto magico
Sarastro, il personaggio del mago nel Flauto magico

L’illustre scienziato

Bianchini sostiene che un’opera divisa in due parti opposte non avrebbe senso.

“Questo sforzo d’esegesi è puro esercizio di speculazione, un’accusa a Mozart di superficialità e di inefficienza”.

L’immagine del mago imbroglione alle prese coi riti egiziani male si adatterebbe a Ignaz von Born che era scienziato razionalista. I nobili Tamino e Pamina da semplici creduloni sono fatti passare per adepti dell’autentico rituale di Iside e Osiride.

Enigma di Sarastro
Il mago Sarastro, buono o cattivo?

Conclusioni

Sarastro canta con voce molto grave, sofferta, goffa. Assomiglia a Osmino del Ratto del Serraglio che non è certo saggio!

“Meno credibile ci pare che questo Sarastro sia uno dei personaggi scenici più interessanti e originali nella storia del Musikdrama, riteniamo al contrario che sia in tutto e per tutto un personaggio di cartapesta, protagonista di una specie di falso dramma mistico”. 

Il Flauto magico è una satira in musica in cui librettista e compositore prendono in giro Cagliostro, prigioniero a Castel Sant’Angelo nel 1791, creatore del rito egiziono maschile e femminile dichiaratosi capo degli illuminati di Baviera. Per questo a lui affidano la voce cavernosa del diavolo e alla Regina della Notte quella celeste degli angeli.

Leggi l’articolo completo in
https://www.mozartilflautomagico.it/wp/2019/06/12/diavolo-di-sarastro/

AMAZON
Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart, Il flauto magico

“Libro molto interessante! Come del resto lo sono anche gli altri pubblicati dagli stessi autori. Consigliato per chi vuole andare oltre le apparenze”
(Simone)

“Ho letto e riletto il libro, perchè non semplice e ricco di contenuti. Condivido quanto esposto dagli autori anche se su determinati aspetti preferisco tenermi ancora qualche dubbio (Bobbio docet  ). L’opera semplicemente espone i fatti in maniera oggettiva, ponendo il punto di vista su un gradino più alto e razionale. Non ho ancora avuto modo di leggere gli altri libri pubblicati dai due musicologi, ma sicuramente entreranno nella mia wishlist!!” 
(Miranda)

Mozart e la satira

Criteri di massonicità

Segnalo un nuovo articolo, a firma di Luca Bianchini, recentemente apparso su https://www.mozartilflautomagico.it. Il musicologo, coautore del libro Mozart La caduta degli dei, sottolinea la valenza satirica del Flauto magico. Sostiene che è necessario leggere l’opera secondo il gusto e le idee del tempo di Mozart, perché il lavoro non può essere avulso dalla realtà settecentesca. Un’opera lirica incontra il gusto del pubblico, e la gente che ha pagato il biglietto vuole capire ciò che ascolta e ciò che vede. La satira di Mozart, pensata per un teatro popolare, deve essere per forza di cose piuttosto semplice. Secondo Bianchini, la si può facilmente comprendere, ammesso si conosca la storia burrascosa di quel tempo.

I simboli

Il flauto magico di Mozart va cioè visto per quello che è, in senso prevalentemente letterale. Vi si potranno trovare scherzi di teatro, che divertono rappresentando i fatti successi nell’anno 1791.

A difesa della massoneria?

Schikaneder, la cui paternità del testo del Flauto è dubbia, non scrisse un libretto massonico. Nell’articolo si ricorda che l’impresario era stato allontanato dalla massoneria, e non avrebbe avuto quindi ragioni per esaltarla. Non mi risulta che abbia più partecipato a riunioni di loggia a Vienna dopo essere stato defenestrato dai massoni. Qualcuno dice che fu allontanato a causa di comportamenti indegni. 

Il nuovo libro di Luca Bianchini e Anna Trombetta intitolato
Mozart, Il flauto magico, esamina in dettaglio i lavori teatrali di Schikaneder rappresentati lì a Vienna. Essi contengono simboli generici, esoterici solo in superficie, mitologici, fiabeschi ma non specificatamente massonici. Lo stesso vale per i teatri che facevano concorrenza a Schikaneder e che presentano al solito piramidi, viaggi iniziatici, numeri sacri come il 3 ripetuto all’inversosimile ogni volta che si vuol dare l’impressione del sacro, elefanti, gufi, tigri, leoni e altri animali esotici.

“La teoria della massonicità del Flauto magico è messa definitivamente in dubbio dal fatto che mancano dati oggettivi e criteri condivisi per i quali un’opera sia massonica e un’altra invece no”.

Conclusioni

Mozart impiega la satira efficacemente per prendere in giro Cagliostro. Del mago imbroglione si parla nel Singspiel di Mozart e del personaggio si discute in dettaglio nel volume Mozart il flauto magico. Il libretto mozartiano rientra quindi nel genere di satira che caratterizza il teatro popolare di fine ‘700, tanto di moda a Vienna. 

Rimando all’articolo completo che trovi all’indirizzo
https://www.mozartilflautomagico.it/wp/2019/06/05/satira-mozart/

La satira di Mozart, La Rivoluzione francese

AMAZON
Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart, Il flauto magico

5 stelle

“Libro molto interessante! Come del resto lo sono anche gli altri pubblicati dagli stessi autori. Consigliato per chi vuole andare oltre le apparenze”
(Simone)

Una Sonata parigina ma non troppo

Sonata per cembalo con accompagnamento di violino

Sonata K 302 per cembalo e violino d’accompagnamento n. 19 in mi bemolle maggiore
Allegro in mi bemolle maggiore;
Rondò: Andante grazioso in mi bemolle maggiore.

Le Sonate K 301 (293a), K 302 (293b), K 303 (293c), K 304 (300c), K 305 (293d), K 306 (300l) sono giunte sino a noi in manoscritti che qualcuno, non sappiamo chi, ha rilegato assieme nell’Ottocento. L’autografo delle Sonate è ora in una collezione privata americana. Sul primo foglio della raccolta, in alto a sinistra, si legge scritto in matita: Six Sonates manuscrites et autographes / de W. A. Mozart (Sei Sonate manoscritte e autografe / di W. A. Mozart) e a destra, sempre in alto, Composées à Paris. / en 1778 (Composte a Parigi nel 1778).

L’autografo della Sonata K 302

Prima del collezionista americano, a possedere l’autografo fu il Barone Ernouf a Parigi, che a sua volta l’aveva acquistato dalla vedova Sieber. Sul primo foglio della Sonata K 302 Mozart non ha scritto nulla, tranne (se la mano è la sua) il titolo “Sonata II”. La scritta è centrata in alto.

Sul primo foglio della raccolta, a destra in alto, Mozart (o qualcuno) ha aggiunto il luogo: “a Parigi”.

La Sonata K 302 non è stata scritta a Parigi

L’editore Sieber ha pubblicato la Sonata K 302 proprio a Parigi. Nonostante l’indicazione precisa del luogo, la Sonata NON è stata scritta però in Francia, men che meno a Parigi. Mozart l’aveva portata con sè da Mannheim già completa!

L’edizione Sieber

La prima edizione uscì nel 1779: Six Sonates / Pour Clavecin Ou Forté Piano / Avec Accompagnement D’un Violon / Dediées A Son Altesse Serenissime Electorale / Madame l’Electrice Palatine / par / Wolfgang Amadeo Mozart fils. / Oeuvre Premier.
/ A Paris Chez le Sr. Sieber, Editeur de Musique, rue St. Honoré à l’Hôtel d’Aligre Ancien Grand Conseil
.

Scarica l’edizione Sieber delle Sonate (prima edizione del 1779 conservata alla Biblioteca Gallica di Parigi)

immagine di un documento pdf

Dubbi sull’autografo

Le Sonate dalla K 301 alla K 306 sono in autografo, certo, ma l’autografo NON ha la firma di Mozart (manca un “Mozart MP” aggiunto sul foglio, di solito in alto a destra); non è datato; è una bella copia (sottintende un antigrafo, ossia un manoscritto dal quale Mozart ha copiato); il luogo, almeno per la K 302, è inoltre sbagliato.


NON è per violino e pianoforte

Nella raccolta stampata è scritto che le sei Sonate sono per clavicembalo o in alternativa per forte piano con accompagnamento del violino. Sull’autografo della prima, ad esempio, è scritto espressamente “cembalo”. Il violino accompagna, e il cembalo la fa ancora da padrone, e quindi ha poco senso ribattezzare il pezzo “Sonata per violino e pianoforte”. La prima delle Sonate che appartengono a questa raccolta di sei, non era stata pensata, oltretutto per il violino, ma per il flauto traverso. Nella K 301 c’è difatti questa cosa curiosa: Mozart (o chi sa chi) ha scritto “flauto traverso”, poi qualcuno ha cancellato e riscritto “violino”.

Sono in ogni caso tutte Sonate per cembalo con accompagnamento di violino. Sulla prima, ad esempio, è scritto a chiare lettere “Cembalo”, altro che pianoforte! Situazione simile per ognuna delle 6 Sonate “di Parigi” che tutte di Parigi non sono.


Scritta a Mannheim

Le Sonate, pubblicate in gruppo di 6 da Sieber, per la maggior parte erano state scritte prima, a Mannheim, nel febbraio del 1778. Mozart stava allora lavorando alla commissione del flautista dilettante olandese De Jean. Nella lettera del 14 febbraio 1778, un mese prima di raggiungere Parigi, Mozart scrisse a suo padre d’aver fatto qualcos’altro “tanto per cambiare”, cioé “dei duetti con la tastiera e il violino, e altro per la messa”. Ma era tutto risoluto a lavorare a questi duetti per tastiera “in modo da poterli stampare”. [Bauer-Deutsch, n. 423] Quest’ultima intenzione non fu mai realizzata, perché il 28 dice che “delle 6 Sonate per cembalo, ne ho ancora 2 da scrivere (la quarta e la sesta), ma non ho fretta, perché non posso averle incise qui; … l’incisore di rame non farà il lavoro a sue spese; vuole metà delle mie entrate. Quindi preferisco farle incidere a Parigi”. ecc. ecc. [Bauer-Deutsch, n. 431]


Altri problemi a Parigi

A Parigi Mozart deve aspettarsi però altri inghippi. Quando arriva in città, la Sonata K 302 è già finita insieme alle altre tre di Mannheim K 301, 303, 305. All’inizio dell’estate egli completa le rimanenti due Sonate, la K 304 e la K 306, per formare un ciclo di Sei pezzi, ma non trova l’editore a Parigi che sia disposto a inciderle, almeno alle sue condizioni. (La morte della madre ai primi di luglio del 1778 non c’entra probabilmente nulla con l’altra Sonata K 304 in mi minore, come si racconta in giro). Il 20 luglio, finalmente Mozart informa suo padre che “le mie Sonate saranno presto incise, ma fino ad ora nessuno è stato disposto a darmi quello che chiedevo: alla fine dovrò cedere” ecc. ecc. [Bauer-Deutsch, n. 466]


Cacciato da Parigi

L’edizione Sieber è del 1779, quando Mozart è già lontano dalla capitale. Fu costretto a lasciare Parigi alcuni mesi prima, a settembre. E chi ha controllato le bozze dell’edizione delle Sonate? Lui no di certo.

Sieber aveva deciso di far stampare le Sonate quando s’era già in tarda estate. L’incisione non era ancora finita quando Mozart fu caricato sulla prima diligenza. Mozart fu costretto a lasciare Parigi nel peggiore dei modi. Dovette lasciare che il lavoro fosse pubblicato senza possibilità di apportarvi delle correzioni. Andandosene via da Parigi, s’era però portato una copia delle Sonate da presentare personalmente a Monaco alla dedicataria Elisabeth Auguste von Sulzbach del Palatinato.

veduta di Parigi negli anni 1770, dieci anni prima che Mozart vi pubblicasse la Sonata K 302
veduta di Parigi negli anni 1770

Catalogo di Wyzewa e de Saint-Foix

Wyzewa, De Saint-Foix; Sonata K-302
Wyzewa, De Saint-Foix; Sonata K-302

.

Quello che dice Kochel

Köchel: Sonata per cembalo con accompagnamento di violino, K 302
Köchel: Sonata per cembalo con accompagnamento di violino, K 302


Ulteriori notizie puoi trovarle nel libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, 2016-2017, dedicato alla vita e alle opere di Mozart. Per gli aspetti massonici e illuminati dei lavori mozartiani vedi anche Mozart il Flauto magico di Luca Bianchini, Anna Trombetta, 2018.

L’Aria finta

Daphne, deine Rosenwangen K 52 (46c )

La canzone Daphne K 52 di Mozart, regolarmente attribuitagli, non è sua. Lo hanno già detto, e ridetto da tempo, ma le motivazioni economiche, e politiche sono più forti di quelle musicali. Sicchè le scelte le fanno i mercanti di musica, e l’etichetta garantisce la qualità del prodotto.

Nella Daphne, il poeta immagina “di rivedere nei giorni a venire le sue guance di rosa”. Lei è il solo suo desiderio, e pur di averla è pronto ad abbandonare anche l’oro, i gioielli e le ricchezze. Potrà suonare strano che un testo tanto elevato, esortante al disprezzo dei beni materiali e dei metalli preziosi in nome dell’amore ideale, sia attribuito a Mozart per ragioni tutte terrene, per far soldi. L’autore della lirica è ignoto. Köchel catalogò la musica tra quelle autentiche di Mozart al numero 52.

Musica d’intrattenimento

Daphne si presentò stampata con il nome di Mozart. Apparve nel dicembre 1768, pubblicizzata dal giornale viennese Neue Sammlung zum Vergnügen und Unterricht, in una raccolta pensata quindi per divertire e intrattenere il pubblico con musiche di pregio e soprattutto autentiche.

Apollo e Dafne del Bernini, alla Galleria Borghese di Roma
Apollo e Dafne del Bernini, alla Galleria Borghese di Roma

Amedeo Poggi e Edgar Vallora son pronti a giurare nel loro catalogo mozartiano che anche l’altro Lied An die Freude K 53, sia “opera certa di Mozart”. Donde traggano questa loro sicurezza, io non so, visto che l’autografo manoscritto di questo inno alla gioia non c’è. Anche solo il fatto che sia apparso assieme alla canzone Daphne K 52 su questa stessa rivista popolare, dovrebbe suscitare in ognuno dei seri dubbi.

La storia di Daphne

Papà Leopold, o altri trascrissero nel 1768 un’Aria dall’Opera Bastien und Bastienne K 50. Bastò sostituire il testo del brano originario con parole fresche di conio. “Meiner Liebsten schöne Wangen” mutarono come per magia in “Daphne, deine Rosenwangen”.

Il lavoro “nuovo”, ora di Wolfgang Amadeus Mozart, allieterà i lettori viennesi. In taluni alimenterà i dubbi che già si covavano nella capitale imperiale circa la Finta semplice K 51. Quell’opera doveva essere rappresentata sempre nel 1768 a Vienna. Ma Leopold Mozart ci informa che tutti la consideravano di qualcun altro, e non di suo figlio. Una vera e autentica Finta.

Quel che dicono Wyzewa e de Saint-Foix

Daphne K 52, secondo Wyzewa e de Saint-Foix
Daphne, secondo Wyzewa e de Saint-Foix

La canzone Daphne “non è che la trascrizione pura e semplice di un’Aria del Bastien e Bastienne, la n.11 su parole un poco diverse. E qui sorge spontanea la domanda sulla data in cui fu rappresentata l’Operina tedesca. Questa canzone non è servita da base per l’Aria, ma è l’Aria di Bastien ad esser stata trascritta da Mozart sulle nuove parole”.

Un’Aria un po’ strana

Quello che non convince del tutto i due critici musicali francesi, è la differenza tra questa canzone e tutte le altre canzoni tedesche di quel tempo. Dicono che somiglia a un Minuetto, con la ripresa del primo tema d’espressione manierata e preziosa. Evidentemente si tratta, sempre secondo loro, di un pezzo da opéra-comique, tipicamente francese e direttamente ispirato alle piccole Arie di Parigi. Che ci faceva a Vienna un pezzo di Mozart, o almeno attribuito a lui, in stile gallico e completamente diverso da tutti gli altri, infilato per di più in un’operina teutonica?

Per NMA quella trascrizione non ha proprio nulla a che fare con Wolfgang Amadé Mozart (Ernst August Ballin, NMA, 1963).

Movimenti

Tempo di Menuetto (la maggiore).
Da notare la povertà dell’accompagnamento.

Daphne di Mozart, al numero K 52 del catalogo Kochel
Daphne di Mozart, al numero K 52 del catalogo Köchel

Domande dilettevoli e curiose

Se non è di Mozart la trascrizione della Daphne, in stile francese, tratta dal Bastien, chi ha scritto il Bastien?



Ulteriori notizie puoi trovarle nel libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, 2016-2017, dedicato alla vita e alle opere di Mozart. Per gli aspetti massonici e illuminati dei lavori mozartiani vedi anche Mozart il Flauto magico di Luca Bianchini, Anna Trombetta, 2018.

La Sinfonia sgangherata

Sinfonia k 17 n. 2 in si bemolle maggiore

Una sinfonia può essere definita sgangherata? A volte sì. Capita alla K 17, che è stata attribuita a Mozart ma poi si sono accorti che non è sua. Si tratta della k 17 n. 2 in si bemolle maggiore (Catalogo Köchel).

Movimenti

Allegro (si bemolle maggiore)
Andante (mi bemolle maggiore)
Minuetto I (si bemolle maggiore)
Minuetto II (mi bemolle maggiore)
Presto (si bemolle maggiore)


Di Johann Sebastian Bach!

La Sinfonia k 17 n. 2 non è stata scritta da Wolfgang ma è spuria, di autore quindi ignoto. Quando la critica musicale più aggiornata non sa esattamente se è un pezzo è di Wolfgang oppure no, lo attribuisce a papà Leopold. Capita ancora di leggere che “l’attribuzione è incerta, forse di Leopold Mozart”. Gherardo Casaglia, a pag.24 del suo catalogo, scrive che è “dubbia, attribuita a Leopoldo Mozart (o a Johann Sebastian Bach)”! Un cognome una garanzia, secondo un principio del tutto commerciale.


Dubbi

Se l’attribuzione è dubbia, e di certo non è di Johann Sebastian Bach e men che meno di Mozart figlio, non è detto che per forza di cose sia di Mozart padre. Anche se il tema dell’Andantino trasposto da Mib a Fa compare nella Violinschule di Leopold. Anzi, tenuto conto dei tanti temi plagiati da Leopold, è altrettanto probabile che il vero autore sia un altro musicista. Massimo Mila vi rileva una concezione musicale arcaica e provinciale della sinfonia tedesca. Della Croce sottolinea gli evidenti arcaismi, riprendendo pari pari il giudizio espresso da Wyzewa e De Saint-Foix. Ma già si sapeva ai tempi di Mila e Della Croce che l’opera non è di Wolfgang.


Certezze

Chi non sospettò che la Sinfonia in sib fosse apocrifa, come Wyzewa e De Saint-Foix, s’espresse in termini diversi per giustificare in qualche modo la débâcle qualitativa.

«Chelsea, tra luglio e settembre del 1764. L’autografo di questa sinfonia, che Köchel ha visto nel 1860 nella collezione di André, non riporta la data di composizione. Ma c’è chi sospetta possa essere precedente, visto che è lasciata incompiuta e tenuto conto della qualità dei lavori coevi. Perchè non solo è un bel po’ più malridotta e musicalmente povera, ma anche per il fatto che, senza alcun dubbio, rappresenta un modello di sinfonia che Mozart abbandonerà completamente dopo il soggiorno londinese, sotto l’influenza degli italiani e di Johann Christian Bach. Adotterà allora quel tipo nuovo di Sinfonia che egli manterrà stabilmente sino al viaggio a Vienna nel 1768. …

Non ci resta che dir qualcosa delle particolarità di questa Sinfonia. E si nota subito che il piccolo Mozart non è ancora capace di strumentare. Nel primo pezzo s’è dimenticato di scrivere le parti dei fiati … nell’Andante sono le parti del violino secondo e della viola che dopo una successione di 5 o 6 misure sono lasciate in bianco. Nel Finale il ragazzo s’è rifiutato di scrivere le prime 4 battute dell’oboe e del corno, lasciando tutto il resto vuoto. Il secondo Minuetto è il solo ad essere musicato nella sua interezza, ma ancora mancano gli strumenti a fiato. E in quanto al primo, Mozart s’è presto stufato di scrivere la linea del violino primo e quella del basso, o piuttosto, come si vedrà, ha copiato un vecchio minuetto per cembalo, riservandosi di strumentarlo più tardi»
Wyzewa e De Saint-Foix


Commenti illustri

È molto istruttivo leggere di seguito come, parlando di Mozart, anche un obbrobrio come questo pezzo sia fatto passare comunque come un frutto di genio, nonostante le lacune, le copiature, e le evidenti assurdità.

«Il Finale è l’unico e solo Movimento ove appaia qualcosa del genio di Mozart. Si tratta di un pezzo vivacissimo e ben ritmato, cone le idee bene assemblate. I procedimenti in eco portano il ragazzo a ricercare effetti di contrasto tra violini e bassi. Insomma un lavoro d’un giovinetto principiante. E si è stupefatti di scoprire poi con quale rapidità Mozart è iniziato a tutti quei segreti di uno stile e di un genere che si mostrano a lui qui, per la prima volta».
Wyzewa e De Saint-Foix


Domande dilettevoli e curiose

Se Mozart non era in grado di scrivere la sinfonia K 17, riuscita così sgangherata, chi ha composto la K 16?


Catalogo Köchel

Köchel Sinfonia K 17 n,2, in sib, attribuita a Mozart, ma spuria
Köchel K 17, Sinfonia di Mozart in sib

La descrizione che fa Köchel dell’autografo e delle fonti è poco chiara, come ammette anche Neal Zaslaw (Mozart’s Symphonies). Köchel scrive che l’orchestrazione è quasi completa, ma la copia dell’autografo mozartiano, per come lo descrivono Wyzewa e De Saint-Foix, è incompleto e molto lacunoso. Un gigantesco problema! A scrivere i pezzi sono state mani forse diverse, di Leopold, Wolfgang e chissà di quanti altri.


Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix

WYZEWA - De Saint-Foix, Sinfonia catalogata al n.16 - Köchel K 17, scritta presumibilmente nel 1764
WYZEWA – De Saint-Foix, Sinfonia catalogata da loro al n.16, scritta presumibilmente nel 1764


il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2016-2017 parla in dettaglio delle opere di Mozart e delle sue Sinfonie, compresa questa K 17. Per gli aspetti massonici e illuminati dei lavori mozartiani vedi anche Mozart il Flauto magico
di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

Leopold Mozart

Le bugie di papà Leopold

Mentre Leopold scriveva alla figlia in marzo e aprile 1785 che avrebbe dovuto rimandare la partenza da Vienna a causa della neve, del brutto tempo, delle strade impantanate, egli era in realtà impegnato in tutt’altre faccende. Stava infatti frequentando le logge massoniche insieme a Wolfgang.


piccole bugie

Leopold così racconta alla figlia Nannerl il 25 marzo, venerdì santo 1785, in una lettera inviata da Vienna. “Mentre sto scrivendo, il tempo alterna il sole con dei forti rovesci di neve. Alcuni giorni fa ha nevicato ed è soffiato il vento in una maniera terribile, poi abbiamo avuto una giornata serena in cui le strade, come a Capodanno, erano completamente ghiacciate. Insomma! Si crederebbe che domenica prossima sia Natale piuttosto che Pasqua. E si racconta che la nobiltà voglia organizzare, vista la rarità della situazione, una corsa in slitta. Mi augurerei un tempo più clemente per poter partire, giacché non mi arrischio a farlo con un tempo simile… Per il resto, come ho già detto, non posso partire prima che il tempo migliori, anche se sarei partito volentieri. Voglio semplicemente vedere ancora le commedie e le operette che cominciano il lunedì di Pasqua (il 28 marzo).”

grandi bugie

Il 26 marzo Wolfgang inserisce nel suo catalogo personale il MaurerGesellen, il Lied per canto e clavicembalo o fortepiano K.468. I biografi di solito collegano questa composizione intitolata “il viaggio dei compagni” al passaggio di Leopold al grado di compagno, che avverrà però solo il 16 aprile, quasi un mese dopo. Non c’è nessun motivo valido per supportare tale ipotesi perché in quei giorni di marzo Leopold stava solo chiedendo l’ammissione alla loggia e non poteva prevedere se, come e quando l’avrebbero elevato al grado di compagno.

Il comunicato della loggia Alla beneficenza di Vienna riporta che il 28 marzo Leopold Mozart aveva chiesto l’ammissione alla loggia alla quale apparteneva anche il figlio. Per lui veniva proposto di seguire una procedura abbreviata perché sarebbe partito di lì a poco.


quasi Kapellmeister

Il primo aprile, nella riunione tenuta in primo grado della loggia Alla beneficenza, la domanda del Kapellmeister Leopold Mozart (che in verità non è Kapellmeister) è finalmente accolta con la precisazione che è stata richiesta la dispensa a nome del visitatore postulante, poiché partirà tra pochi giorni. Si precisa che lo stesso è stato ricevuto anche dalla Loggia Distrettuale di Vienna.


Leopold adduce delle scuse

Il giorno dopo, il 2 aprile, Leopold invia un’altra missiva alla figlia: “Scrivo oggi per non lasciarvi senza lettera da parte mia e per dirti che mi puoi scrivere ancora una volta, giacché se il tempo è bello, partirò da qui al più presto entro 14 giorni … Continua l’alternanza di forti nevicate, giornate fredde e serene e poi ancora neve; il giorno di Pasqua (il 27 marzo) è stato sereno e bello ma freddo come una delle più fredde giornate di Natale.”

Il 6 aprile Leopold Mozart è iniziato come apprendista alla loggia Alla beneficenza.


Reticenze

L’8 aprile Leopold si guarda bene dall’accennare qualcosa alla figlia mentre le aggiorna il bollettino della neve: “Il signor Lang di Monaco, poiché voleva arrivare qui durante la settimana santa, si domandava se ci avrebbe trovato ancora a Vienna, visto che volevo partire in quel periodo. Al suo arrivo aveva detto che avremmo potuto fare il viaggio di ritorno insieme, dato che aveva intenzione di rimanere qui soltanto 3 settimane; io non ci contavo, ma speravo di partire prima. Adesso vuole partire il 18 aprile e io vorrei fare altrettanto; nel frattempo, però, abbiamo avuto di nuovo molta neve e oggi, mentre scrivo queste righe, nevica come a Natale e fa altrettanto freddo. Non so dunque cosa succederà, giacché bisogna anzitutto tenere conto che con queste strade orribili e i cumuli di neve, quand’anche partissimo da qui trainati da 2 cavalli, dovremmo per forza attaccarne 3 alla prima stazione di posta; infatti adducono come pretesto il cattivo stato delle strade e fanno stare fermi i passeggeri che obiettano qualcosa, com’è capitato al signor Lange, cognato di tuo fratello … Sono proprio irritato, giacché vorrei andarmene da Vienna, e il tempo è tanto freddo e orribile quanto in febbraio.”

Shining (1980), immagine del film, tra i capolavori di Kubrick

All’arcivescovo non far sapere

Le parole di Leopold sono poco credibili. Lui era in realtà molto interessato a restare in città per completare il suo percorso massonico inziatico presso le logge di Vienna. Adduce scuse, si dichiara contrariato, il tutto solo a beneficio dell’arcivescovo di Salisburgo, suo datore di lavoro che poteva leggergli le lettere.

Il 16 aprile nell’elenco dei partecipanti della loggia Alla vera concordia si legge che sono presenti i fratelli visitatori Leopold Mozart e Wolfgang Mozart della Beneficenza. Nel verbale dei lavori della loggia è riportato che “dopo l’apertura al grado di apprendista e di compagno, il fratello apprendista e membro della Beneficenza Leopold Mozart è stato promosso al 2° grado del nostro Ordine Reale con la consueta cerimonia.”

Nello stesso giorno Leopold scrive da Vienna alla figlia: “Abbiamo finalmente deciso di partire da qui il 21 in compagnia della Boudet e di suo marito; tuo fratello e tua cognata erano fermamente decisi a fare il viaggio con noi, ma adesso, improvvisamente, con tutta probabilità non se ne farà nulla, benché ciascuno di loro si sia fatto fare 6 paia di scarpe che sono già pronte. Saprai come andrà a finire da Linz o da Monaco, quando avrò il tempo di scrivere. L’ufficiale Starhemberg è arrivato qui e dice che le strade sono orribili.”


una scusa tira l’altra

Era ancora una bugia, perché il 22 aprile padre e figlio dovevano partecipare a un’altra riunione massonica, come si ricava dalla lista dei presenti Alla vera concordia: “Fratelli visitatori Leopold Mozart e Wolfgang Mozart della Beneficenza.” Quella tornata era davvero importante per Leopold, perché l’avrebbero elevato al grado di Maestro: “Leopold Mozart, figlio di Johann Georg e membro della Beneficenza di questa città è stato promosso al 3° grado del nostro Ordine Reale, con le consuete cerimonie.”

Intanto il 20 aprile Wolfgang aveva inserito nel suo catalogo personale la piccola cantata Die Maurerfreude (La gioia massonica) K.471 per tenore, coro e accompagnamento strumentale per 2 violini, 2 viole, 1 clarinetto, 2 oboe, 2 corni e basso.

Il 24 aprile alla Speranza coronata fu tenuta una festa in onore di Ignaz von Born, maestro della Vera concordia. Tra i presenti risultano anche i due Mozart e fu eseguita la cantata K.471 Die Maurerfreude.

Finalmente si parte

Il 25 aprile a mezzogiorno finalmente Leopold Mozart lasciò Vienna con il suo alunno Heinrich Marchand; Wolfgang e Constanze li accompagnarono fino a Pukersdorf, un paese ad una quindicina di chilometri da Vienna, dove mangiarono uno spuntino insieme, prima della definitiva partenza. Fu l’ultima volta che padre e figlio si videro e non ci furono altri incontri tra i due.


Gli tagliano lo stipendio

Leopold arrivò a Monaco il 4 maggio dove si trattenne per circa 2 settimane prima di ritornare a Salisburgo. Intanto l’arcivescovo Colloredo aveva emanato il primo maggio un decreto che bloccava fino a ordine futuro il pagamento dello stipendio del Vice-Kapellmeister a Leopold Mozart per essersi assentato dal suo lavoro oltre le 6 settimane concesse! Leopold infatti era partito da Salisburgo il 28 gennaio e non era rientrato prima della metà di maggio. Si godette la vacanza per circa 14 settimane.


Precedenti illustri

Papà Mozart aveva già giocato a Colloredo uno scherzetto simile dodici anni prima, nel 1773, in occasione dell’ultimo viaggio in Italia, quando millantò di non poter tornare a Salisburgo a causa di un reumatismo. Anche in quell’occasione scrisse alla moglie di temere il ghiaccio e la neve, attraversando il Tirolo. Si fermò invece con il figlio a Milano un mese in più del previsto per divertirsi a teatro! Puoi leggere in dettaglio cosa accadde in quell’occasione in Mozart la caduta degli dei parte seconda alle pagine 171 e 172.

Come avrebbe reagito il vostro datore di lavoro, se voi aveste fatto lo stesso?

Anna Trombetta


Il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2016-2017 parla in dettaglio di Mozart e delle sue Opere. Per gli aspetti massonici e illuminati vedi anche Mozart il Flauto magico
di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

La prima Sonata

Sonata n. 1 in do maggiore

Questa è la Sonata di Mozart per cembalo e violino d’accompagnamento K 6 (Catalogo Köchel). La prima che papà Leopold attribuisce al figlio nel primo catalogo delle opere.

Movimenti:
Allegro (do maggiore)
Andante (fa maggiore)
Minuetto I (do maggiore)
Minuetto II (fa maggiore)
Allegro molto (do maggiore)

La Sonata è stata scritta forse a Salisburgo, tra il 1763 e il 1764. L’autografo non c’è, esiste piuttosto una versione del 1763 scritta da Leopold sul quaderno di Nannerl. Questa composizione è infatti più un lavoro a quattro mani, che un pezzo originale del figlio. Le criticità passano invece inosservate nel primo catalogo Köchel. L’Allegro conclusivo è stato composto (pare) l’anno successivo, nel 1764.
Nella ottava edizione del catalogo Köchel è scritto che l’Allegro finale è autografo, ma l’osservazione è fondata su un’ipotesi errata di Wyzewa e Saint Foix.

Ed è curioso che le versioni del quadernetto differiscano notevolmente da quelle a stampa e che la NMA prenda la versione a stampa per modello della sua edizione critica. Si tratta di quella di Vendôme, uscita a Parigi nel 1764.
La K 6, insieme alla Sonata K 7, sono dedicate a Madame Victoire figlia di Luigi XV


Catalogo Köchel

Köchel K 6: la prima Sonata di Mozart del 1763 per tastiera e violino d'accompagnamento
Köchel K 6: Sonata per tastiera e violino d’accompagnamento del 1763
Köchel K 6: Sonata del 1763
Köchel K 6: Sonata del 1763: descrizione lacunosa dell’autografo e delle fonti.

La descrizione che fa Köchel dell’autografo e delle fonti è poco chiara. Della Sonata manca l’autografo mozartiano, qui invece dato per scontato. A scrivere i primi pezzi è stato inoltre Leopold e non Wolfgang.


Catalogo Saint-Foix

Mozart, n.7 del catalogo Wyzewa-S. Foix, Sonata per cembalo e violinop d'accompagnamernto
Mozart, n.7 del catalogo Wyzewa-S. Foix, Sonata per cembalo e violino d’accompagnamernto


il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2016-2017 parla in dettaglio di Mozart e delle sue Opere. Per gli aspetti massonici e illuminati vedi anche Mozart il Flauto magico
di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

Partitura

Qui sotto le parti dell’edizione Vendôme di Parigi, 1764

Laßt uns mit geschlungenen Händen

Inno di Mozart che Mozart non ha scritto

per soli, coro maschile e orchestra K 623a (Catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623a
Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623a

Catalogo Saint-Foix

wyzewa_saint-foix_K-623_WSF-580
Catalogo Wyzewa, Saint-Foix, WSF 580

Cantata K 623a

in fa maggiore per due voci (TT) e basso.

  1. Laßt uns mit geschlungenen Händen  Allegro in fa maggiore;

Il coro Laßt uns mit geschlungenen Händen associato da
Köchel alla Cantata K 623 (al numero 6) è SPURIO perché manca nell’autografo.

Un inno di Mozart che non è di Mozart, in do maggiore con un bemolle in chiave
#stranezzedellamusicologia

La Cantata massonica K 623 non può finire in FA maggiore, essendo una cantata in DO maggiore. Inizia in do maggiore e logicamente finisce in do. Mozart sull’autografo ha riscritto infatti il coro d’apertura e ci ha aggiunto la parola FINE.

Köchel volle per forza di cose aggiungerci un altro coro, il K 623a, che NON fa parte di questa Cantata. Mozart abbiamo detto infatti la sua cantata massonica l’aveva finita lì.

Per concludere con un coro una composizione in do maggiore, occorre che il coro sia in DO maggiore. Ma questo purtroppo non era il caso.

Soluzioni

E se non è in do maggiore, come si fa? Beh. Nulla di più semplice. Non serve trasportarlo. Macché. Basta considerarlo in do, come si vede nella foto qui sotto (catalogo di Poggi Vallora), nonostante il bemolle in chiave e il fatto che inizi con accordo di FA e così finisca.

Il coro della K 623a oltre tutto non è di Mozart, ma di un suo fratello di loggia. Non è di Mozart anche perché l’autografo mozartiano della K 623 quel pezzo non lo riporta e le copie proprio lo snobbano.

Equivoci

E qui l’equivoco curioso. Gli austriaci, quando dovettero scegliere il proprio inno nazionale, vollero una musica di Mozart, e manco a farlo apposta, fidandosi del geologo Köchel, la scelta cadde su questo coro. che fu votato con entusiasmo. Si cambiò il testo, per adattarlo ai versi patriottici. Tutti soddisfatti. Poi ci si accorse che la musica non era di Mozart, ma ormai era troppo tardi.

Catalogo di Poggi e Vallora, coro della K.623a considerato in DO maggiore anziché FA . Questa musica è divenuta in seguito l'inno austriaco di Mozart
Catalogo di Poggi e Vallora, coro della K.623a considerato in DO maggiore anziché FA

Altre sviste

Il testo NON è di Schikaneder, come viene erroneamente riportato qui sopra da Poggi-Vallora, e da molti altri.

Segnaliamo che l’edizione critica NMA per la Cantata K 623 riporta tra l’altro in modo errato la voce del catalogo personale di Mozart.


L’inno passepartout

Il coro è usato con la cantata K 623 dai massoni nel mondo intero che solennizzano perciò i loro incontri, forse inconsapevolmente, con l’inno d’Austria.


Di Mozart e delle sue Opere parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018. Per la Cantata vedi anche Mozart il Flauto magico.

Partitura

Qui sotto la partitura dell’edizione Breitkopf, nella quale è incluso il coro K 623a attribuito arbitrariamente a Mozart

L’esame di Bologna

Antifona Quaerite primum regnum Dei

Antifona Quaerite a cappella per soprano, contralto, tenore, basso K 86 (catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle opere di Mozart, K 86, Antifona: Quaerite primum regnum Dei
Köchel, catalogo delle opere di Mozart, K 86, Antifona: Quaerite primum regnum Dei

Catalogo Saint-Foix

Catalogo Wyzewa Saint-Foix, WSF-100, Antifona: Quaerite primum regnum Dei
Catalogo Wyzewa Saint-Foix, WSF-100, Antifona: Quaerite primum regnum Dei

Antifona Quaerite K 86

Quaerite primum regnum Dei
Antifona in re minore per quattro voci a cappella
soprano, contralto, tenore, basso
Compito d’esame copiato a Bologna il 9 ottobre 1770

L’Antifona è SPURIA perché in realtà è di Padre Martini, che ha passato il compito d’esame a Mozart.


La musica, erroneamente riportata dal
Catalogo Köchel, NON è di Mozart. Si tratta di una truffa, testimoniata dal Gaspari. La versione di Mozart era scorretta, e non avrebbe superato l’esame di filarmonico accademico. E perciò Padre Martini passò a Wolfgang la partitura corretta che invece rispetta le regole del contrappunto.

Mozart sapeva che la versione, riportata da Köchel, non è la sua eppure la firmò a suo nome, come si vede qui sotto

Antifona Quaerite primum regnum Dei, Autografo di Mozart con la falsa attribuzione mp
Antifona Quaerite primum regnum Dei, versione di Martini attribuita falsamente a Mozart
K 86 Antifona Quaerite-primum regnum Dei: copiato da Mozart e segnato mp
K 86 Antifona Quaerite-primum regnum Dei. Versione copiata da Mozart e segnata mp

Questa è una truffa bella e buona. Della fattispecie s’occupava allora come oggi il codice penale, se solo se ne fossero accorti.


Anche Leopold sapeva che quell’Antifona non era farina del sacco di suo figlio, eppure falsificò l’altra copia che è conservata ora a Salisburgo, attribuì la musica di Martini a Wolfgang mp (manu propria, di propria mano) e sbagliò pure la data.

Un mazzo di due di picche

Carta 2 di picche

Le conseguenze notevoli sono, tra l’altro, che l’Antifona mozartiana che è lodata per la sapienza contrappuntistica non è di Mozart ma di Martini, che l’annotazione mp (manu propria, di propria mano per certificare sin dal medioevo l’autenticità dei pezzi) non ha valore nel caso dei Mozart, che tutti i pezzi coevi attribuiti a Mozart che rispettano in qualche modo lo stile del contrappunto antico sono falsi (ad esempio il K 44, esaltato perché espressione dell’abilità compositiva raggiunta dal ragazzo), che le datazioni non sono per nulla credibili, che Wolfgang non è il miracolo che si dice, e che il catalogo Köchel è inaffidabile.

I manoscritti

L’eleborato di Padre Martini (a Bologna) riporta il titolo falso Del Sig. Cav. Gio. Amadeo Wolfgango Mozart fatta per l’ingresso nella Accademia de Filarmonici. Da qui la lunga serie di pubblicazioni falsamente attribuite a Mozart. Il fatto ancora più grave è però questo. Di questo lavoro di Padre Martini attribuito falsamente a Mozart esistono due copie scritte da Wolfgang Amadeus Mozart, la prima conservata a Bologna, l’altra a Salisburgo. Entrambe sono firmate da Mozart come se le avesse fatte lui.

Le due copie a Bologna e a Salisburgo

Quella di Bologna è di AMADEO Wolfgango Mozart mp. Ma è un falso. Quella di Salisburgo è un capolavoro di falsità! Perché il titolo l’ha messo
il padre Leopold: dal Sgr. Cavaliere Wolfgango Amadeo Mozart di Salisburgo, con sopra la certificazione di Nissen: autografo di Mozart. Scritto nella Sala dell’accademia filarmonica di Bologna le 10 d’Ottobre 1770.

Significato di mp

Le firme di Wolfgang Amadeus Mozart sugli autografi valgono come il due di picche per le attribuzioni. La sigla mp (manu propria, usata spesso per attestare l’autenticità del manoscritto) significa nel caso specifico che la musica è un falso. Anche il Requiem riporta ad esempio la data 1792 (l’anno dopo che Mozart è morto) e la firma mp!

Quello che certifica Leopold Mozart vale quindi zero. Le date sui manoscritti sono inattendibili. L’appropriazione indebita è pratica consolidata di casa Mozart. Di certo l’esame di Wolfgang non è valido e il suo titolo di Cavaliere filarmonico vale come il due di picche.


Di Mozart, delle sue Opere e dell’Antifona Quaerite K 86 parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018.

Eine Kleine Freimaurer-Kantate

Una piccola Cantata massonica

per soli, coro maschile e orchestra K 623 (Catalogo Köchel)

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, K 623, Piccola Cantata Massonica
Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623 Edizioni, Autografo

Köchel, catalogo delle Opere di Mozart, Cantata K 623

Catalogo Saint-Foix

wyzewa_saint-foix_K-623_WSF-580
Catalogo Wyzewa, Saint-Foix, WSF 580

Cantata K 623

in do maggiore per tre voci (TTB), 1 flauto, 2 oboi, 2 corni, 2 violini, viola, basso.

  1. Laut verkünde unsre Freude – coro (TTB) – Allegro in do maggiore;
  2. Zum ersten Male, edle Brüder – Recitativo (T);
  3. Dieser Gottheit Allmacht ruhet – Aria (T) – Andante in sol maggiore;
  4. Wohlan, ihr Brüder – Recitativo (T);
  5. Lange sollen diese Mauern – Duetto (TB) – Andante in fa maggiore;
  6. Laut verkünde unsre Freude (TTB) – Allegro in do maggiore;

Il coro Laßt uns mit geschlungenen Händen associato da
Köchel a questa Cantata (al numero 6) è SPURIO perché manca nell’autografo.

Il testo NON è di Schikaneder, come viene spesso erroneamente riportato.

L’edizione critica NMA riporta in modo errato la voce del catalogo personale di Mozart.

Di Mozart e delle sue Opere parla in dettaglio il libro Mozart la caduta degli dei di Luca Bianchini, Anna Trombetta, Lecce, 2018. Per la Cantata vedi anche Mozart il Flauto magico.

Partitura

Qui sotto la partitura dell’edizione Breitkopf