L’imbroglio della Missa brevis K 115

Messa K 115

Musica: ?
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Adagio in C, Allegro in C tagliato; Gloria: Allegro in C; Credo in C; Sanctus in C.
Organico: S, A, T, B, e organo.
Tonalità: Kyrie in do maggiore; Gloria in do maggiore; Credo in do maggiore; Sanctus in do maggiore.

Fonti: manca l’originale, c’è solo una copia.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 115.

L’influsso di Padre Martini

A Radio Vaticana, nel corso di numerose puntate monografiche dedicate a Mozart la caduta degli dei Parte prima, Mozart la caduta degli dei – Parte seconda, Mozart Il flauto magico abbiamo descritto alcune delle opere più significative di Mozart, nel genere da camera, in quello sinfonico, teatrale e sacro. Qui approfondiamo alcuni temi, riguardanti la produzione sacra e quello che hanno raccontato i musicologi nel corso degli ultimi due secoli. Numerosi sono stati gli errori nell’attribuire al Salisburghese lavori che non ha mai composto.

Scrive l’Abert che alcune messe incompiute erano nate sotto “l’evidente” influsso di padre Martini. I manoscritti, osservava Abert, risalivano al periodo compreso tra il 1770 e il 1772. “Il nuovo mondo”, come l’aveva definito il musicologo tedesco, si schiudeva allora a Mozart. Riflesso di quella scoperta sarebbe la Messa in do maggiore K.115 interrotta alla nona misura del Sanctus.

Lontana dallo stile napoletano

Gli studi più recenti, scrive Abert nella biografia che ancora utilizzato nelle Università e Scuole d’alta formazione, datano “giustamente” l’autografo alla tarda estate del 1770. “Qui tutto ricorda l’antica musica sacra italiana, così tenacemente difesa da padre Martini”. Abert vede ben chiaro l’accompagnamento affidato solo all’organo, e l’onnipresenza del contrappunto rigoroso. La particolarità del lavoro sarebbe lo stile, che in nessun’altra messa di Mozart si manterrebbe “così distante da quello napoletano di allora”.

La K 115 preannuncia il Requiem

Nella biografia di Mozart, Abert si sofferma sull’“Et incarnatus est” che con le sue misteriose ed audaci armonie “quasi preannuncia il Requiem”, pezzo che in quanto a autenticità ha pure i suoi problemi. E ancora “il fertile tema della fuga finale del Credo, “condotta del resto con grande abilità”, ricorda al biografo “le vecchie fughe al tempo degli studi salisburghesi”. Di quali fughe si tratti Abert non precisa, anche se di fughe propriamente dette Mozart ne ha scritte poche. Rileva piuttosto che non si può che “rimpiangere” il fatto che che Mozart sia dovuto rientrare in Salisburgo, e che non sia diventato “l’alleato stabile di padre Martini e del suo stile sacro”, allora disprezzato perché fuori moda, “ma in realtà pieno di carattere”.

La storia infinita

La storia del K.115 comincia nel 1856 quando Jahn, annota l’esistenza di una Messa per 4 voci soliste e organo completa sino al Sanctus, del quale si conservavano però solo 9 misure. Il pezzo doveva risalire secondo lui agli anni 1770.

Arrangiata e falsificata


Nell’Ottocento Köchel s’accorse che un “autografo” della K 115 era nelle mani dell’editore André. Egli lo attribuì senz’altro all’anno 1771 e lo catalogò al numero K 115. A fine Ottocento gli editori Breitkopf & Härtel inserirono la Messa K 115 nella Serie dell’Opera omnia del Salisburghese, e poi la pubblicarono in partitura separata. La Messa fu arrangiata, completata, falsificata nelle successive edizioni.

Catalogo Koechel, Messa K 115 di Mozart
Catalogo Koechel, Messa K 115 di Mozart

Le certezze della scienza

Nessuno fu d’accordo su nulla, ma ognuno fu certo di tutto. Chi la piazzò al 1770, chi prima, chi dopo al 1773 e oltre. Théodore de Wyzewa e Georges de Saint-Foix ipotizzarono fosse stata scritta da Mozart proprio durante il soggiorno a Bologna del 1770. Schiedermair la collocò invece a Vienna nel 1773, mentre Alfred Einstein ci vide una musica coeva alla Messa della Trinità K 167 composta nel giugno del 1773 a Salisburgo. Per Einstein la K 115 rappresentava quel che lui definì il “frutto immediato” degli studi di Wolfgang con Haydn. Ci vide anche dei richiami a Eberlin e Adlgasser. Per questo nel catalogo che curò nel 1936 la spostò nei pezzi scritti da Mozart all’inizio dell’estate 1773.

Ipotesi ad hoc

Non tornandogli documentalmente i conti, Einstein sostenne che Mozart aveva smesso di scrivere la K 115 per colpa dell’arcivescovo, il quale, ignorantissimo di capolavori musicali, richiedeva musiche più brevi per l’ufficio della cattedrale di Salisburgo, infischiandosene dei tesori che Mozart gli sfornava.

Semplicemente copiata

Gli estensori dell’ultima edizione del catalogo Koechel, la sesta, mantennero le note di Einstein, aggiungendo stavolta che la Messa K 115 poteva pur essere di un compositore sconosciuto. Una semplice copia! Le certezze, estratte dal cilindro della musicologia scientifica, scomparvero da dove eran venute: nel nulla.

Che sia del padre?

Negli anni Sessanta la casa editrice Fox di New York stampò una riduzione per pianoforte di una Messa in do maggiore di Leopold Mozart elencata da Seiffert nel Catalogo delle sue opere. E successivamente lo studioso Pfannhauser mostrò le numerose somiglianze tra questa Messa in do di Leopold e la K.115 di Wolfgang. Alcuni passaggi erano proprio identici. La Messa K.115 non sarebbe quindi una composizione di Wolfgang ma semplicemente un estratto che Leopold ha ricavato dalla sua Messa in do che risale a prima del 1764.

A lezione a 4 anni?

I musicologi più blasonati, nonostante le peer review, le tavole rotonde e gli estenuanti comitati di studio, avevano sbagliato persino sugli anni, e non di poco: dal 1773 o giù di lì, erano piombati al 1760, quando Mozart aveva quattro anni. A quell’età Amadé non poteva certo aver preso le lezioni da Padre Martini, come insegnava l’Abert, e come si continua a insegnare oggi nelle scuole di musica italiane. La K 115 non può essere usata come prova delle presunte lezioni impartite a Bologna da padre Martini a Mozart.

Di proprietà di un signore

L’altro duro colpo alla credibilità della cosiddetta musicologia scientifica avvenne nel 1975. Quell’anno si tenne l’asta della Sotheby’s di Londra. Al lotto in vendita stava un altro manoscritto della Messa K.115 di “proprietà di un signore”, che lo rinvenne in un pacco avvolto insieme ad altri documenti d’ufficio in una delle sedi di André ad Offenbach. Dalla grafia, si ipotizzò l’avesse scritto Leopold, e si stabilì anche che la Messa di Leopold non era stata composta per la cattedrale di Salisburgo, ma per la casa arcivescovile molto prima del 1764, osservando quanto fosse simile a una cantata in stile napoletano.

Errare è umano

L’Abert aveva sbagliato quindi sull’autore, sulla data, sul luogo, e anche riguardo allo stile, che aveva definito non napoletano, secondo lui un caso unico tra le opere sacre di Mozart. E dopo di lui avevano preso lucciole per lanterne pure gli altri. E la NMA, nuova edizione critica delle opere di Mozart, dà la K 115 per inesistente.

La mela non cade mai lontano dall’albero

Si dubitò quasi subito anche di Leopold. Talis filius, talis pater. La Messa in do, quindi la K 115, non era affatto un pezzo suo, come i mozartiani s’erano affrettati a stabilire. Il passaggio “Et resurrexit” della Messa in do attribuita prima a Leopold Mozart, corrisponde infatti a due sezioni di una Litania di Holzbauer, eseguita per la prima volta a Vienna nel 1765.

Perseverare è diabolico

Non è neppure certo si tratti di musiche originali di Holzbauer, perché quest’ultimo potrebbe averle copiate dal repertorio popolare settecentesco. L’unica cosa sicura è che la K 115 non è di Mozart, anche se ostinatamente continua ad essergli attribuita.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

Missa brevis K 116

Messa K 116

Musica: ?
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Andante in C, Allegro moderato in C.
Organico: S, A, T, B, Violino I e II, Viola, Bassi e organo.
Tonalità: Kyrie in fa maggiore.

Fonti: il manoscritto, che Wyzewa e De Saint-Foix considerano autografo, era a Berlino ma non ha data.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 116.

Le fonti

Questo Kyrie (che non ha data sull’autografo) faceva parte, secondo Teodor de Wyzewa e Georges de Saint-Foix “di una Messa che Mozart ha interrotto nel bel mezzo del Credo”, e della quale André “dovette possedere il manoscritto”. Oggi sono noti solo il Kyrie, il Gloria e un frammento del Credo.
La musica, come si ricava dall’ultima edizione del catalogo Köchel, è scritta da Leopold Mozart e da mano sconosciuta. Il titolo è laconico: “Missa brevis” e nient’altro. Il Kyrie si trova nella Biblioteca di Berlino, invece il Gloria e il frammento del Credo erano un tempo in California, ma non se ne sa più nulla.

Il catalogo Köchel

K 116 KOECHEL
Köchel, Missa brevis K 116

Di Leopold Mozart?

La K 116, essendo scritta parzialmente da Leopold, è stata attribuita a lui. Nissen a suo tempo sosteneva l’avesse composta Wolfgang. Per questo cancellò quello che stava nel manoscritto sovrascrivendoci “di Mozart e di sua mano”. Nelle certificazioni Nissen non è affidabile, e qui ha manomesso addirittura il documento.

Nello stile di Martini

Secondo i musicologi francesi Wyzewa e De Saint-Foix “con la sua scrittura e lo stile di canto”, il Kyrie K 116 è direttamente collegato alla Messa breve in do K 115 per 4 voci e organo, “composta nel 1770 a Bologna sotto la direzione di P. Martini”, ma non è certo che questa musica, oltre ad essere incompiuta, abbia a che fare con Padre Martini e neppure con Mozart.

Teodor de Wyzewa, Georges de Saint-Foix, Missa brevis K 116 (WSF 107)

Il ruolo degli strumenti

L’orchestra della K 116 ha un ruolo piuttosto “indefinito”. I due francesi sostengono che “segue il canto riempiendo ogni tanto gli intervalli con qualche diminuzione”. Loro ci vedono “i progressi compiuti da Mozart nel trattare il canto stesso che è in continuo contrappunto, come era tipico a Bologna, ma già più semplice e allo stesso tempo più sicuro”.

Sulla via di ritorno per Salisburgo

I musicologi Wyzewa e De Saint-Foix concludono, senza prove documentali, che dato “il carattere vocale e la gamma espressiva molto più accentuati” era probabile che Mozart figlio avesse composto il pezzo “sulla via di ritorno verso Salisburgo, influenzato dalle lezioni di Padre Martini”.
I due francesi non sapevano che quella messa non era di Wolfgang . The complete Mozart di Zaslaw non cita infatti né la K 115 e neanche la K 116 come opere sue.

L’insegnamento di Padre Martini

In mancanza di meglio, la composizione fu attribuita dai musicologi del secolo scorso senz’altro a Leopold Mozart.
La prova che Wolfgang abbia scritto il pezzo non c’è, mancano la firma, la data, e la musica è stilisticamente distante dalle composizioni del periodo italiano. E neppure è provato l’insegnamento di Padre Martini, perché non c’è nessun riscontro documentale. Che sia di Leopold è ricavato solo dal fatto che a copiare la musica è stato lui, oltre a uno sconosciuto.

Influssi viennesi

Wyzewa e De Saint-Foix danno per sicuro che il Kyrie K 116, “di squisita grazia”, dia l’impressione d’essere un’unica frase “infinitamente tenera e raccolta” che si sviluppa “attraverso modulazioni di una dolcezza e di un fascino poetico già molto caratteristici dell’anima di Mozart”. Oggi di quella messa non ne parla più nessuno perché è spuria. Allora se ne lodava la strumentazione che, secondo Wyzewa e De Saint-Foix, presentava “un contrappunto nello strumentale equivalente a quello delle voci”. Mozart dava alla sua orchestra delle figure “di una verve e di un’eleganza notevole”, con un curioso ritorno “a quei grandi contrasti dei violini, che la sua visita a Vienna gli aveva insegnato”.

Agiografia di primo Novecento

Hermann Abert, autore di una diffusa biografia su Mozart, lavora di fantasia e osserva i fatti con gli occhi di un agiografo. Sostiene anch’egli che la K 116 è stata scritta da Mozart sotto l’influsso di Padre Martini, e con “intermezzi orchestrali in stile napoletano”, che il giovane aveva da poco assimilato nel primo viaggio in Italia.

Scritta a Vienna

Per Cliff Eisen, invece, è Leopold Mozart ad aver composto la Missa brevis K 116 a Vienna nel 1768, cioè prima che lui e il figlio venissero in Italia, prima che Wolfgang prendesse a Bologna le presunte lezioni da Padre Martini, e prima che, affacciandosi sul Golfo, imparasse lo stile della musica di Napoli.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
www.mozartlacadutadeglidei.it
www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

Missa brevis K 140

Messa pastorale K 140

Musica: ? Manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Kyrie: Adagio in C, Andante in 3/4; Gloria: Allegro in C; Credo: Allegro in 3/4, Poco adagio in C tagliato, Allegro in C tagliato, Andante in 3/4, Allegro in C tagliato, Adagio in 3/4, Allegro in C tagliato; Sanctus: Andante in 3/4, Allegro in 3/4, poi C tagliato; Benedictus: Andante in 3/4; Agnus Dei: Adagio in C tagliato, Allegro, poi Adagio in 3/8.
Organico: S, A, T, B, Violino I e II, Viola, Bassi e organo.
Tonalità: Kyrie in sol maggiore; Gloria in sol maggiore; Credo: Allegro in sol maggiore, Poco adagio in do maggiore, Allegro in sol maggiore, Andante in do maggiore, Allegro in sol maggiore, Adagio in re minore, Allegro in sol maggiore; Sanctus in sol maggiore; Benedictus in do maggiore; Agnus Dei in sol maggiore.

Fonti: ci sono solo delle copie, la più antica senza firma dell’autore, ma con correzioni di Mozart padre e figlio.

Lettere: non ci sono riferimenti nelle lettere alla Messa K 140.

Lo stato delle fonti

L’autografo, se mai ci fu, non è stato mai trovato. Rimangono solo delle copie, anonime, attribuite a Mozart o a Franz Xaver Süßmayr.

La Missa brevis K 140 ha un carattere particolare tra le messe che erano state attribuite a Mozart per via dello stile, che si discosta da quello delle altre pagine del Salisburghese. Mozart non ha mai scritto altre messe di questo genere, che è quello pastorale. La parte dell’Ordinario è cantabile, con prevalenza di una melodia che i musicologi, in tempi diversi, hanno definito non mozartiana. In nessun’altra composizione di Mozart si ritrova qualcosa che somigli alla K 140. NMA ipotizza possa trattarsi di un esercizio di scuola.

Opera d’imitazione

Mozart, ammesso che la K 140 sia sua, avrebbe imitato il modo di scrivere di qualcun altro, come aveva forse fatto nell’altra Missa brevis K 65. I criteri stilistici ci dicono che la K 140 non è sua, e l’unico spiraglio per attribuirgliela è pensare si tratti di un esperimento che il giovane ha fatto per impadronirsi dello stile di qualche Maestro. Visto però che l’autografo è perduto, quest’ipotesi è pura speculazione.

Spuria

I musicologi, specie in passato, preferirono definire la K 140 spuria, o al limite dubbia. Mozart possedeva copia di questa messa, che non aveva però scritto lui, e questa fu comprata da Johann Anton André quando la vedova gli vendette i manoscritti del marito a inizi Ottocento. Per l’editore di Offenbach la messa era autentica, e infatti la inserì tra le “Authentische Abschriften” (copie autentiche) nel catalogo del 1833, aggiungendo in nota che “la messa l’ho ricevuta in copia; a giudicare dalla composizione, sembra appartenere ai primi anni del 1770. Il numero delle pagine mi sembra sia di mano di Mozart”.

Quasi autentica

Aloys Fuchs, che scrisse un catalogo tematico delle opere di Mozart, spiegò invece a metà Ottocento “d’aver messo assieme una partitura da parti separate, usando, se non proprio l’originale, almeno una fonte attendibile”. Quel che dice Fuchs assicura che l’originale non c’era e che le parti erano di provenienza dubbia, non avendole potute confrontare neppure lui con manoscritti precedenti firmati o per lo meno autografi.

Di Süßmayr?

Otto Jahn stabilì, per ragioni stilistiche, che la messa K 140 non poteva essere di Mozart, perché lo stile del pezzo non corrisponde a nessuno delle altre opere del Maestro. Ludwig von Köchel non si curò della cosa, rassicurato del fatto che circolavano alcune copie della K 140 attribuite a Mozart. Aggiunse la Missa brevis nel catalogo ufficiale, specificando però in calce che “alcuni amateur e direttori d’orchestra la pigliano per genuina, mentre Otto Jahn la dice spuria sulla base di ragioni stilistiche”. Quando Köchel s’accorse che una parte della K 140 portava il nome di Süßmayr, cambiò idea, e cancellò il pezzo nella copia di lavoro del catalogo che aveva intenzione di ristampare.

Il catalogo Köchel

K 140 Missa Brevis 
KOECHEL

Correzioni, giunte e tagli

Il catalogo K2 non incluse la Missa brevis K 140, mentre il K3 di Einstein ce la rimise nella sezione delle opere spurie. La scoperta di una copia della K 140 nel monastero di Kremsmünster, senza data e senza firma, e un’altra ad Augusta, alla quale i Mozart padre e figlio pare abbiano aggiunto dei segni, rimise tutto in discussione.
A Kremsmünster ci sono 13 parti della K 140, un tempo di proprietà di Leopold Mozart, che padre e figlio potrebbero aver revisionato. Se le correzioni e le aggiunte sono a più mani, vuol dire che la K 140 non l’ha scritta Wolfgang, anzi è probabile stesse rinnovando con il padre il lavoro di qualcuno per una esecuzione da tenersi, forse, nella cattedrale Salisburgo. Manca la copertina e il nome dell’autore non è segnato.

Portata dall’Italia?

Walter Senn, che curò la presentazione del volume delle opere vocali sacre per la NMA, ipotizzò che questa Missa brevis fosse del 1773, ai tempi del terzo viaggio dei Mozart in Italia.

Qualis pater, talis filius

È sopravvissuta una partitura parziale della K 140 per tre tromboni, di mano di Matthäus Fischer che attribuisce questa messa in sol a Mozart. Intendeva riferirsi a Leopold, a Wolfgang, o a entrambi, come revisori del lavoro di altri? Non dimentichiamo infine le riserve, avanzate da molti, circa lo stile.

Una parodia?

Alcuni sottolineano la curiosa somiglianza delle battute da 9 a 32 del Sanctus alla musica del Balletto Le gelosie del serraglio K Anh. 109 (battute 1-32) che con una messa c’entrano poco. Questa corrispondenza non scioglie i dubbi sull’autenticità della K 140. Anzi. Mozart aveva abbozzato Le gelosie del serraglio, ma neppure quella è sicuro che sia musica sua.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
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www.mozartlacadutadeglidei.com

italianOpera
www.italianopera.org
www.italianopera.it

Accademico filarmonico, un titolo una garanzia

Tantum ergo K 142 per soprano, coro e orchestra

Musica: ? L’autografo del K 142 è sconosciuto.
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Andante in 3/4, poi in C.
Organico: Canto, Alto, Tenore, Basso e parti strumentali: Violino I, II, Viola., Clarini I e II in sib, Violone e organo.
Tonalità: sib.

Fonti: solo delle copie tarde, la più antica delle quali risale agli ultimi anni del Settecento.

Lettere: nessun riferimento nelle lettere dei Mozart.

Lo stato delle fonti del K 142

Una copia delle voci del Tantum ergo sta nell’archivio dell’ex abbazia benedettina di Neumarkt-St. Veit in Baviera, appartenuta in precedenza all’arcidiocesi di Salisburgo. Non ha firma ed è tarda, scritta negli ultimi anni del 1700 o agli inizi dell’Ottocento. C’è una parte per ciascuna voce: Canto, Alto, Tenore, Basso e per ciascuno degli strumenti.
La musica è scritta tutta dalla stessa mano che ha copiato la Litania K 109 (74e) attribuita Mozart conservata a Neumarkt-St. Veit e nell’archivio della collegiata di Laufen in Baviera. In totale fanno 20 fogli grandi circa 32,0 per 21,0 cm e non rifilati. I pentagrammi variano da 7 a 11 per pagina. La carta è di qualità mediocre, piuttosto sottile e di colore grigio chiaro.

La parte del violone, che probabilmente fungeva da copertina, riporta a sinistra “del Sig. Cavaliere / Amadeo Wolfgango Mozart: / academico Filarmonico / di / Bologna e Verona”.

Ci sono altre e successive copie prodotte in luoghi e tempi diversi, che NMA elenca tra le fonti, e che indicano Mozart accademico di Bologna e Verona come autore del Tantum Ergo K 142.

Il catalogo Köchel

Tantum Ergo K 142 non è di Mozart (spurio)
Il Tantum Ergo K 142

Non è di Mozart perché è brutto

Aloys Fuchs, Ludwig von Köchel e Gustav Nottebohm avevano stabilito che il K 142 è autentico e l’avevano incluso perciò nella vecchia edizione critica AMA. Theodor de Wyzewa dubitavano invece fosse di Mozart. Dei due Tantum ergo mozartiani sopravvissuti alla furia dei secoli, questo K 142 era sostanzialmente “insignificante”, come è scritto nella NMA. S’accettava invece l’attribuzione a Mozart del K 197, l’altro Tantum ergo, perché è più bello.

Pare invece che il K 142 sia di Mozart

Per Abert il Tantum ergo K 142 mostra “tutti i tratti stilistici dei mottetti di questo periodo” e non c’è motivo, dice lui, per unirsi a Jahn nel negare l’attribuzione a Mozart. Per provare che è autentico, Abert sottolinea quei fraseggi tipici e preferiti dal Maestro, ad esempio la sequenza do# re sol fa# su “veneremur cernui”. L’analisi stilistica funziona in questo modo!

Sarà suo?

Alfred Einstein confinò i due lavori K 142 e K 197 tra le opere dubbie al 186d e 186e, vista la situazione sfavorevole degli autografi, che in entrambi i casi mancano. I due pezzi provenivano per di più dalla stessa fonte di trasmissione, e quindi se è vero uno è vero anche l’altro, o viceversa se è spurio il primo lo sarà presumibilmente anche il secondo.

I manoscritti lo confermano?

Fu Robert Münster a scoprire in Baviera nell’ex monastero benedettino di San Veit vicino a Neumarkt, che un tempo era parte dell’Arcidiocesi di Salisburgo, le copie del Tantum ergo della fine del Settecento. Una è del Tantum ergo K 142 e l’altra del K 197, che finirono entrambi in appendice nel catalogo ufficiale delle opere di Mozart rispettivamente ai numeri 186d e 186e. C’era scritto a chiare lettere il nome dell’autore Signor Cavaliere Amadeo Wolfgango Mozart “academico Filarmonico di Bologna e Verona”. Quindi non si poteva dubitare.

L’analisi stilistica dava ulteriore conferma

Non sussistevano criteri stilistici che remassero contro l’autenticità del K 197, e anche il K 142, che era collegato ad esso, doveva essere per forza autentico. Gli studi successivi ad Abert, ribadirono che il K 197 e il K 142 erano di Mozart “quasi” di sicuro, il che, nell’universo mozartiano, ove tutto anche il sole ruota intorno al genio di Salisburgo, vale come attribuzione “ormai attestata” per controbattere la quale si ha solo “l’onere della prova”.

Di sicuro è di Mozart

Scrive NMA che il K 142 “può anche essere considerato autentico perché
condivide la stessa trasmissione del K 197″ e aggiunge che il nuovo stato delle cose “assicura l’autenticità del K 142 e del K 197 con così alto grado di probabilità che la loro inclusione nel volume attuale della NMA sembra giustificato”. Il giovane Mozart avrebbe scritto le due stesure del Tantum ergo a Salisburgo. Per questo si sarebbero trovate le copie recanti il nome suo con i riferimenti preziosi al cavalierato bolognese e veronese. Più di così!

Mozart ha copiato!

Tutto sembrava risolto. Sul K 142 c’era scritto che era del filarmonico Mozart. Si viveva felici allora, sicuri che la gente che ascoltava il Tantum ergo stesse godendo d’un capolavoro genuino, composto da Mozart ad appena sedici o diciassette anni. Tutto crollò, quando a Robert Münster capitò di scoprire nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco una serie di Tantum ergo scritti da Johann Zach negli anni che precedettero il 1773, data in cui Mozart avrebbe proprio scritto il suo. Zach morì nel 1773, avendo superato da un po’ la settantina. Egli era direttore della musica di corte a Magonza, e aveva composto lui il Tantum ergo di Mozart, ma non proprio uguale. I Mozart, padre e figlio insieme (se teniamo conto dello stato degli altri manoscritti giovanili), l’avevano probabilmente copiato e cambiato un po’ quanto basta per non farsi scoprire. Allora come oggi il plagio era considerato un furto.

K 142
Plagiato e opportunamente modificato

Il K 142 è in pratica identico al Tantum ergo di Johann Zach che nella raccolta di musiche bavaresi occupa la tredicesima posizione. Queste parti copiate presumibilmente dai Mozart, contraddicono l’intestazione del manoscritto di St. Veit.
Non sarebbe stata la prima volta che Mozart plagiava. L’aveva già fatto a Bologna per guadagnarsi il titolo di cavaliere filarmonico. Come abbia acquisito il titolo a Verona lo spieghiamo invece nel libro Mozart la costruzione di un genio.

Conclusioni

La storia del plagio del Tantum ergo è assai utile per capire come vengono fatte le attribuzioni mozartiane cosiddette scientifiche, delle quali s’accontenta e si gloria oggi l’Accademia.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Sitografia

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Mitologia musicale

Bach e Mozart, due miti a confronto

nel luglio del 1750 Bach giaceva sul letto di morte. Le condizioni di salute erano peggiorate nel corso dell’ultima settimana, e la febbre per una probabile infezione lo divorava. Le operazioni agli occhi, subite in precedenza dal medico ciarlatano John Taylor, che aveva tentato di risolvergli i problemi di miopia, l’avevano reso cieco. Non era in condizione quindi di vedere più nulla intorno a lui, ma solo di avvertire la presenza di conoscenti amici e religiosi che lo attorniavano nelle sue ultime ore a leggere i passi della Bibbia, o pregare per la sua anima. Un Pastore protestante gli sarà stato vicino per prepararlo al grande passo, e il confessore Christoph Wolle avrà ascoltato probabilmente le sue ultime volontà.

Sul letto di morte

Raccontano i biografi, che Bach sul letto di morte avrebbe trovato il tempo di dettare il corale “Vor deinen Thron tret ich hiermit”. La scena si sarebbe ripetuta con Mozart, stavolta alle prese con un pezzo di dimensioni assai maggiori, che avrebbe dettato pure lui al fedele Süßmayr, o, come si vede nel film Amadeus, al rivale e nemico Salieri.

Difficile crederlo

Si potrebbe pensare che Requiem e corale stiano su un piano diverso di complessità. Dettare un corale è cosa improbabile, ma fattibile, a differenza di Mozart e del suo Requiem. Mozart poveretto non poteva alzarsi, e s’era gonfiato tanto da dover restare immobile, e dolorante. L’ultima sua premura sarebbe stata quella di scrivere voci e orchestra, senza aver avuto il tempo di metter giù degli schizzi preparatori. Ognuno è disposto a credere che avesse tutto già chiaro in mente, ma l’impresa è impossibile. Il Requiem è una composizione troppo complessa, specie per chi non ne ha ancora scritto uno.

Firmato di mia mano

La firma “di propria mano 1792” posta in cima al Requiem di Mozart fuga ogni dubbio residuo, e ci convince che si tratta di un mito. Ma nel caso di un Corale, che è di dimensioni ridotte, il fatto parrebbe essere successo per davvero.

“di me W.A. Mozart, manu propria (firmato di mia mano)”

La dipartita degli eroi

Il testo del corale bachiano “Vor deinen Thron tret ich hiermit” prega Dio, chiede perdono e implora pietà per il peccatore. Ma anche questo piccolo corale luterano, tanto quanto il Requiem cattolico, presenta gli stessi problemi. I compositori tedeschi pare che debbano andarsene da questo mondo così come sono venuti, ossia da eroi, e che le loro imprese vadano suggellate da un prodigio dell’ultima ora

Un corale misterioso

La stesura del corale bachiano è avvolta infatti nel mistero, e non si tratta affatto di un pezzo semplice; è una delle più complesse architetture che implicano l’uso contemporaneo di artifici contrappuntistici. Non è una cosa che si improvvisa così su due piedi se non si è perfettamente lucidi, e padroni delle tecniche compositive.

L’anonimo

Come nel caso di Mozart, anche per Bach il copista rimane rigorosamente anonimo. Il frammento, che molti considerano dettato nota per nota da Bach mentre stava morendo, è lungo solo 25 battute che si interrompono di colpo. Allo stesso modo il Requiem finisce all’improvviso e fiumi e fiumi di inchiostro si sono dedicati a descrivere l’attimo in cui Mozart posò la penna.

Riveduto e corretto

Il corale bachiano fu pubblicato postumo nel 1751 insieme all’Arte della fuga, ma con il testo cambiato (BWV 668a) e in forma di partitura piuttosto che su due pentagrammi per tastiera com’era nel manoscritto originale. La cosa strana è che, rispetto alla prima versione, quella edita presenta dei miglioramenti, come se qualcuno avesse voluto correggere il Sommo.

In una nota alla prima edizione dell’Arte della fuga, Carl Philipp Emanuel Bach testimoniò che fu il padre in punto di morte ad aver dettato estemporaneamente a un anonimo amico questo suo corale. E che bisogno c’era allora di cambiarlo, quando lo si stampò, se si volevano rispettare le ultime volontà del Maestro? Il pezzo suonava bene già così com’era.

Il miracolo si ripete

Si ripeté quindi il miracolo del Requiem mozartiano, che è dettato in punto di morte nella più precaria delle condizioni, non è finito, eppure venne pubblicato in versione riveduta e corretta. Come in Mozart, così in Bach non si sa nulla dell’anonimo trascrittore. C’è pure il problema, nell’uno e nell’altro caso, di verificare le testimonianze. Constanze Mozart non è attendibile per le molte ragioni che abbiamo evidenziato in Mozart La costruzione di un genio. Quando Mozart muore, Constanze non era presente; il figlio di Bach neppure, quando morì il padre. Carl Philipp Emanuel non era lì a Lipsia e quindi come fa a testimoniare, e come si fa a credergli?

Come per il Requiem, anche nel caso di Bach ci fu una pletora di studiosi disposti a prestar fede a fatti inventati, e così, oltre al mito della morte di Mozart, ecco venire alla luce quello di Bach. Nella seconda edizione dell’Arte della fuga del 1752 il teorico Friedrich Wilhelm Marpurg scrisse che Bach aveva dettato il corale lì per lì sul suo letto di morte, e una bugia ripetuta vale più di mille verità.

La ricostruzione dei fatti

La biografia di Johann Nikolaus Forkel del 1802 si basava in larga parte sulle informazioni date da C.P.E Bach e quindi il miracolo del corale fu dato per scontato. Forkel addirittura identificò l’anonimo “amanuense” cui Bach avrebbe dettato il corale, tale J.C. Altnikol, e la data del miracolo avvenuto qualche giorno prima del decesso.

Come per il Requiem non valsero le proteste ragionevoli di chi subodorò l’imbroglio. Il fatto che le parti di Mozart sembrino piuttosto copiate che venute giù di getto dalla mente di un moribondo, non scalfì il mito di una virgola. E lo stesso successe per Bach.

Un’improvvisazione durata 35 anni

Per il corale si accorsero che quello dettato dal musicista nelle ultime ore di vita in realtà non era stato composto nelle ore precedenti il decesso, bensì nel 1715! Non si trattava quindi di un’improvvisazione estemporanea, come s’era creduto sino ad allora, ma c’erano voluti 35 anni per preparalo! Il corale mitico è in pratica “l’espansione” di un altro corale (BWV 641) dell’OrgelBüchlein che Bach aveva messo per iscritto da giovane.

Presunto ritratto di Bach del 1715

Le gesta degli eroi

La vita di Bach (dio), quella di Mozart (divino fanciullo) o di Beethoven (il Titano) furono equiparate alle imprese di semidei. Dopo la delusione per la scoperta di fatti imbarazzanti, seguì quindi il lavorio degli esegeti per spiegare al pubblico come stavano le cose, e tranquillizzarlo. Nel caso del Requiem di Mozart, si disse che non aveva scritto lui tutta la composizione ma l’aveva comunque descritta, e in modo assai preciso, a colui il quale non lo mollava mai un istante al suo capezzale, e che seppe ricostruirla poi al momento opportuno. Per Bach invece ci si inventò che il Maestro s’era ricordato nei suoi ultimi istanti di un pezzo del 1715, e l’aveva variato ricamandoci sopra dei meravigliosi ornamenti. Cantandolo lì per lì, cieco e delirante per la febbre sul letto di morte, lo avrebbe dettato anche lui nota per nota a un misterioso ammiratore. Se la menzogna aveva funzionato per uno, a maggior ragione funzionerà per l’altro.

Conclusioni

L’importante, per la musicologia “scientifica”, è poter contare sempre sul fatto che c’è qualcuno che se la beve.



Bibliografia di riferimento

David Yearsley,
Bach and the Meanings of Counterpoint
Editore: Cambridge University Press

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
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Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
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Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mottetto K 165 Exsultate, jubilate

Mottetto per soprano e orchestra K 165

Musica: l’autografo è alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: “Exsultate” Allegro in C, “Tu virginum corona” Andante in 3/4, Allegro in 2/4.
Organico: come è scritto sull’autografo: “Violini [2 sistemi], Viole, oboi [ciascuno sul proprio sistema], Corni in fa ut, soprano, Bassi”.
Tonalità: Allegro in fa maggiore, Andante in la maggiore, Allegro in fa maggiore.

Fonti: autografo alla Biblioteka Jagiellońska di Cracovia.

Lettere: c’è un generico riferimento a un mottetto nel poscritto di Wolfgang alla sorella, allegato alla lettera che Leopold Mozart ha scritto da Milano a sua moglie il 16 gennaio 1773.

Lo stato delle fonti

L’autografo che è a Cracovia si trovava in precedenza alla Biblioteca di Stato prussiana di Berlino. Sul primo foglio c’è il titolo: “Motetto Composto in Milano nel Giannai0 1773. Sigr: Cavaliere Amadeo Wolfgango Mozart Accademico di Bologna e di Verona”.
Sono 21 fogli in formato orizzontale per un totale di 41 pagine e 10 pentagrammi per pagina.

Una copia dello spartito del 1860 circa è in possesso dell’ex Biblioteca di Stato prussiana di Berlino con segnatura Mus. ms. 15 113. Proviene dal fondo di Otto Jahn. Ci sono 22 pagine in formato verticale 33 x 26 cm. con rigatura di 15 pentagrammi. A pagina 1 c’è il titolo: “Mottetto composto da A.W. Mozart. Giannaio 1773”. Otto Jahn ha aggiunto “In Milano”. La musica è copiata dall’autografo che è a Cracovia.

Il catalogo Köchel

Catalogo Köchel, Mottetto K 165

I Mozart a Milano

L’unico accenno a un mottetto è scritto nella lettera del 16 gennaio 1773. Wolfgang scrive da Milano alla sorella giocando con le parole: “Ho per il primo homo dovuto mottetto fare che domani presso Teatinern prodotto sarà. Statemi bene io vi prego. Addio. addio” (BD I 279).
Wolfgang intendeva parlare probabilmente del castrato Venanzio Rauzzini, che impersonò il ruolo di Cecilio nel Lucio Silla K 135. Il mottetto K 165, se è quello a cui Wolfgang fa riferimento nella lettera, fu forse eseguito nel convento dell’ordine dei Teatini il 17 gennaio 1773.

Un’intestazione dubbia

Di che mottetto si tratti non si sa. Che sia il K 165 è solo un’ipotesi. Nell’autografo c’è il nome di Mozart ma la grafia è dubbia, e non sembra la sua. Pure il titolo con data e luogo sembrano non suoi ma aggiunti in un secondo momento a destra del foglio.

K 165. Si nota il titolo Motetto e a destra il luogo, la data e “di propria mano”

Che la musica sia stata composta a Milano, l’ha stabilito chi ritiene autentica l’intestazione del manoscritto riportata nell’immagine qui sopra.

Mani diverse

Nell’ultima parte del pezzo manca una parte essenziale e qualcuno l’ha aggiunta. Si nota la mano e la tinta differenti che riempiono un vuoto di otto misure.

Alcune battute sono incomplete e qualcuno le ha integrate.

Le indicazioni di Tempo sono state tralasciate e anche l’Allegro iniziale è stato aggiunto qui in rosso da mano ignota.

“Allegro aggiunto” da mano estranea

L’edizione critica NMA non segnala affatto che a scriverlo non è Mozart.

Titoli, numeri del basso ed altre stranezze

Mancano le indicazioni di Tempo e anche il titolo “Recitativo” mentre la numerica del basso è aggiunta successivamente con altro inchiostro. Che sia un organo ad accompagnare non è altrimenti specificato, essendoci all’inizio solo l’indicazione dei “Bassi”.

Una bella copia

Si tratta comunque non di fogli di lavoro, ma di una bella copia. Mozart ha inserito anche i custos (le indicazioni precauzionali della prima nota che segue) in un modo davvero singolare. Ogni tanto li mette e ogni tanto li tralascia, secondo un criterio casuale. In un manoscritto sul quale un autore sta componendo della musica, di solito non c’è ragione di segnare i custos. Tutto è troppo ordinato per essere stato composto il 16 gennaio a Milano. Questo manoscritto non è certo la prima stesura, e dell’originale da cui fu tratto non si sa più nulla.

Custos posti tra la pagina di sinistra e quella di destra e quasi mai nelle voltate.

NMA corregge

Ci sono alcuni errori che NMA, l’edizione critica delle opere di Mozart, ha corretto. Ad esempio qui si vede a sinistra l’originale della sezione “Tu virginum corona” e a destra come l’interpreta NMA.

Padre e figlio collaborano?

La K 165 potrebbe essere di Mozart, o del padre, o una creazione nata dalla collaborazione tra padre e figlio messa poi in bella, come capita spesso per i lavori mozartiani di quel tempo. Non c’è modo di capire attraverso lo stile se non sia forse di qualche altro autore. I Movimenti sono eterogenei, soprattutto l’Allelujia finale rispetto al resto. Mozart nel corso della sua carriera ha scritto solo quattro mottetti. I primi due sono dubbi: “God is our refuge” K 20 è presumibilmente copiato chissà da dove, e il K 143 “Ergo interest” impropriamente definito mottetto è con tutta probabilità spurio.

Rimane questo K 165 messo in bella, che ha più un carattere operistico che da chiesa, e molto più in là nel tempo c’è solo l’Ave verum corpus K 618. Tra gli ultimi due mottetti, dal 1773 al 1791, erano trascorsi ben 18 anni!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
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Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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K 268, Salvate il concerto Mozart

Concerto per violino e orchestra K 268

articolo sul concerto K 268
di Luca Bianchini e Anna Trombetta

Musica: manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Allegro moderato in C tagliato, Un poco adagio in 3/4, Rondò: Allegretto in 2/4
Organico: flauto, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni in mib, violino principale, violini I e II, viola, violoncello e contrabbasso.
Tonalità: Allegro moderato in mib, Un poco adagio in sib, Rondò: Allegretto in 2/4 in mib .

Fonti: L’autografo del concerto per violino K 268 è sconosciuto.
Lettere: Il K 268 non è citato in nessuna lettera.

La storia travagliata del Concerto K 268

Il Concerto n.6 in mi bemolle K.268 ha avuto una storia travagliata per il solo fatto d’essere brutto. Alcuni lo dicono vero, altri fasullo, taluni autentico ma solo in parte. Non ci sarebbero particolari ragioni per distinguerlo dagli altri Concerti per violino che Mozart ha scritto, ma nonostante questo la musica del K 268 è finita tra i pezzi spuri del catalogo K6. Nessuno lo vuole!

A chi l’appioppiamo?

Ad ascoltarlo, ci si accorge che contiene parecchie inesattezze e ingenuità musicali. Proprio per questa ragione non lo si volle considerare di Mozart, e così gli “esperti” cercarono qualcuno cui attribuirne la paternità. C’è chi disse l’avesse composto Johann Friedrich Eck, anche se non c’è uno straccio di evidenza a provarlo. Nonostante tutti gli sforzi, non s’è trovato un Concerto di costui simile al K 268, perché sono tutti più belli! E allora, che fare?

Il dramma del K 268

La storia del K.268 è drammatica. Se la musica è di Mozart, com’è possibile che il sesto concerto per violino e orchestra K 268 sia così diverso dai primi cinque. Gli altri concerti per violino allora chi li ha scritti?

Abbandonato da tutti

Può capitare che le attribuzioni mozartiane siano falsate da pregiudizio. Il K 268 lo conferma. L’editore André lo pubblicò per primo in Offenbach nel 1799 come Concerto per violino e pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart. Sull’Allgemeine Musikalische Zeitung uscì subito un articolo che lo definiva apocrifo, frutto d’impostura, contenendo “le offese più elementari alle regole di composizione”. S’erano accorti che le note procedevano in modo piuttosto sgangherato, e Mozart, per questione di principio, non poteva averlo scritto.

La riscossa

Lo stesso giornale, ritrattò nel gennaio del 1800, stavolta definendo il K 268 autentico. La testata spiegò che Mozart l’aveva scritto 15 anni prima nel 1785 in base alla testimonianza del violinista e compositore Johann Friedrich Eck. Wolfgang a Monaco di Baviera gli aveva presentato il Concerto come opera sua. Quello è un pezzo quindi autenticissimo. Eck l’aveva suonato nella versione che poi André avrebbe pubblicato.

Ignorato da tutti

La vedova Constanze non si pronunciò, ma poiché il Concerto era davvero malfatto preferì non includerlo nella biografia di Nissen del 1828, quella pubblicata due anni dopo la morte di Nissen e che Nissen non avrebbe mai sottoscritto.

Il K 268 manca anche nella biografia di Jahn del 1859. Köchel lo inserì invece in catalogo nel 1862 al numero K 268 tra le opere mozartiane del 1776, dichiarandolo autentico. Apriti cielo!

Catalogo Köchel, il Concerto per violino e orchestra K 268

Le edizioni Breitkopf del 1882 ci ripensarono, confinandolo di nuovo tra i pezzi spuri alla sezione 24. Commentarono all’incirca che questo concerto, almeno nella forma che ci è giunta, non poteva essere di Mozart perché c’erano sezioni obiettivamente sgradevoli. Riconobbero tuttavia che dei punti suonavano bene. E quindi “scientificamente” decisero che le parti brutte le aveva scritte qualcun altro e le poche belle erano certamente di Mozart.

Il genio non può sbagliare

Il genio non sbaglia mai, soprattutto quando è già elevato al rango di semidio. Osservando che le parti decenti erano solo in prima e ultima posizione, Abert, biografo mozartiano, ipotizzò ad hoc che Mozart avesse solo schizzato i movimenti estremi e che l’onnipresente Süssmayr, come fosse un incapace, li avesse completati. Gli diede man forte l’altro biografo George De Saint-Foix che considerò soltanto il tutti orchestrale buono e autentico, visto che si salvava appena questo. Secondo lui Mozart aveva abbozzato il Concerto nel 1784 o al più tardi nel 1785. De Saint-Foix confermava quindi la data che l’Allgemeine Musikalische Zeitung aveva suggerito, ma pensò che l’autore fosse il violinista Eck. Se fosse stato del 1784-1785, perché Mozart non l’avrebbe inserito nel suo catalogo personale?

Parzialmente falso?

Nel 1931 Oldman ci vide delle somiglianze con la Sinfonia concertante K 364 e suggerì che il K 268 fosse stato scritto da Wolfgang a Monaco, oppure a Salisburgo tra il 1779 e il 1781. La fantasia galoppò nel corso degli anni a venire, finché Alfred Einstein non spostò la catalogazione del sesto Concerto nel catalogo K3 al numero K 365b. La musica era di Mozart, non poteva negarlo, ma Wolfgang avrebbe scritto solo gli schizzi del primo movimento, la parte bella, e forse poche misure del rondò. Il movimento centrale davvero insignificante doveva essere “di certo” un falso. E se invece fosse stato il contrario, cioè le parti estreme false e quella centrale autentica?

Altra ipotesi ad hoc

Friedrich Blume negli anni ’50 sostenne l’autenticità integrale del concerto che Mozart avrebbe scritto tra il 1777 e il 1783. Se la musica era penosa, è perché Mozart s’era limitanto a rifinire la parte del violino e dei ritornelli, lasciando incompiute le altre sezioni. Ed ecco sorgere l’altra ipotesi ad hoc. Blume ipotizzò che André avesse affidato l’incarico di completarlo a qualcun altro che evidentemente non era del mestiere. Un vero pasticcione, insomma.
Il catalogo K6, che rispecchia l’avanguardia degli studi mozartiani, recepì questa tesi di Blume e spostò quindi il Concerto nella sezione C dei pezzi spuri con la sigla C 14.04.

Le avventure del concerto K 268

L’avventura del sesto Concerto poteva finire qui? Macché!
Walter Lebermann scrisse nel 1978 che il Concerto l’aveva scritto Eck, rispolverando la vecchia ipotesi, e Robbins Landon fu ancora più preciso. Nel 1988 disse che Mozart non poteva averlo composto prima del 1783, perché nel Finale c’è un passaggio plagiato dalla Sinfonia 77 di Franz Joseph Haydn. Mozart aveva pure copiato!
NMA, la nuova edizione critica delle opere di Mozart, finì per negare persino l’esistenza del K 268!

il K 268 ignorato da NMA

Operazione di recupero

Mossi dalla condizione di abbandono in cui versa ingiustamente il K 268, proponiamo alle Società Mozart la costituzione di un comitato per salvare il Concerto e farlo tornare al legittimo creatore, cioé a Mozart. In alternativa si potrebbero sfrondare 500 pezzi circa dei 626 del catalogo Köchel, che si trovano quasi tutti nello stesso identico stato del K 268. Per coerenza o sono di Mozart tutti o nessuno.



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
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Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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K 62 Marcia in re maggiore

Marcia per orchestra K 62

Musica: manca l’autografo
Luogo: ?
Data: ?

Movimenti: Maestoso in 2/4.
Organico: 2 oboi, 2 corni in re, 2 clarini in re; timpani, violini I e II, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Maestoso in re maggiore.

Fonti: l’autografo della K 62 è sconosciuto.

Lettere: riferimento a questa Marcia è nella lettera da Bologna inviata da Mozart alla sorella il 4 agosto 1770.

Lo stato delle fonti della Marcia K 62

L’autografo manca. C’è solo una copia della K 62 nel primo Atto della partitura non autografa del Mitridate K 87 che si trova alla Biblioteca di Lisbona con la segnatura 45/III/22.

Catalogo Köchel, Marcia K 62

Ipotesi ad hoc

Poichè mancherebbe la Marcia d’apertura alla Serenata K 100, i musicologi della NMA, edizione critica delle opere di Mozart, profittando del fatto che è nella stessa tonalità della K 62, hanno attaccato insieme i due pezzi come fossero un’unica composizione.

Per giustificare questa dubbia operazione escogitano un’ipotesi ad hoc. Citano una lettera che Mozart ha scritto da Bologna alla sorella Nannerl il 4 agosto 1770, nella quale egli scrive i temi iniziali di tre pezzi musicali forse suoi, che chiama Cassazioni. L’ultimo coincide con l’inizio della K 62, mentre gli altri si riferirebbero alla K 63 e alla K 99. Potrebbero essere anche musiche del padre, o scritte da lui insieme a Leopold, o su temi di altri. Il riferimento nella lettera è infatti molto generico e apre il campo solo a speculazioni, non ad attribuzioni certe.

Se si legge il testo della lettera, Mozart parla di tre pezzi diversi, ma non dice nulla della K 100. Si limita a scrivere: «Ecco che ho soddisfatto il tuo desiderio. Mi pare difficile che ve ne sia una mia, perché chi oserebbe spacciare per propria una composizione scritta dal figlio del maestro di cappella, la cui madre e sorella sono presenti?».

In queste poche righe (BD I, 202) Mozart non dice di chi sia la musica della K 62, e in più promuove il padre a Maestro di cappella (“der Sohn des Capellmeisters”), carica che Leopold non aveva.

Gli esperti

Da questo passo NMA deduce che la Marcia K 62 va considerata il movimento d’apertura della K 100. Ora, anche la K 100 presenta dei problemi perché è parzialmente autografa. In pratica si tratta di una bella copia del figlio presa chissà da dove e rimaneggiata dal padre.

Non si capisce neppure su che basi Amedeo Poggi e Edgar Vallora (Mozart Signori il catalogo è questo) datino la Marcia K 62 al 1769! Come fanno a dirlo se manca l’autografo?

Che ci vuole a scrivere i timpani?

Per rafforzare l’ipotesi che la K 62 e la K 100 stanno assieme, NMA scrive che anche Einstein è d’accordo che i due lavori vadano uniti. La K 62 ha però i timpani di troppo, e poi è una Marcia non autografa che si ritrova solo nella copia di Lisbona del Mitridate. Non è in quella della prima esecuzione di Milano!

Per i timpani non c’è problema, perché è pronta subito un’altra ipotesi ad hoc. I timpani, secondo NMA, i musicisti o i copisti li scrivevano seduta stante. Possono starci oppure no, tanto è lo stesso. Che ci vuole a scrivere quattro note da aggiungere a una Marcia? E questo basta per ignorare la questione.

E se invece fosse un Divertimento?

Qualcuno, ad esempio Köchel, ipotizza che la K 62 potrebbe essere uno dei 6 Divertimenti à 4 che Leopold Mozart ha elencato nel catalogo dei lavori del figlio. Quello che aveva scritto nel 1768 per difendersi dalle accuse d’esser lui o qualcun altro il vero autore delle musiche di Wolfgang.

Una rielaborazione?

La fonte di Lisbona, quella con il Mitridate che contiene la Marcia K 62, è scritta da un copista e non è un autografo di Mozart. Si tratta di una copia che potrebbe non rispecchiare perfettamente la musica di Wolfgang. A ogni esecuzione di opera potevano esserci aggiunte, parti tolte o adattate.

La partitura della K 62, secondo NMA, sarebbe stata rielaborata da Mozart per il Mitridate. Così almeno ipotizza Plath, il quale suggerisce che i timpani non li ha scritti Mozart. E allora il resto? Come fa ad essere sicuro che sia suo? La K 62 che c’è rimasta, nel Mitridate di Lisbona, non è un pezzo in versione originale, ma in forma rivisitata.

Busto di Mitridate

Padre e figlio collaborano

La K 100 sembra vuota senza la Marcia iniziale. Per ricreare in laboratorio il pezzo completo, e non è la prima volta che succede con la musica di Mozart, la nuova nata Cassazione K 100 inizia con una Marcia presa in prestito da un altro brano, copiato e risistemato da chissà chi. Tutto il resto della K 100 è invece scritto almeno a due mani da Leopold e da Wolfgang.

Più autentica di così!



Bibliografia di riferimento

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
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Luca Bianchini, Anna Trombetta
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Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
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Mozart Il flautro magico

Sitografia

Mozart Il flauto magico
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K 75 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 75

Musica: ? (manca l’autografo della K 75);
Luogo: ? (manca l’indicazione);
Data: ? (manca anche la data);

Movimenti: Allegro in 3/4; Minuetto e Trio in 3/4; Andantino in 2/4; Allegro in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Minuetto in fa maggiore; Trio in sib maggiore; Andantino in sib maggiore; Allegro in fa maggiore.

Fonti: Una copia della copia presunta è nell’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna con segnatura XIII.28280/5 (H.26638)

Lettere: non ci son0 riferimenti espliciti a questa sinfonia K 75 nelle lettere di Mozart.

Lo stato del manoscritto della K 75

La partitura autografa di mano di Wolfgang non c’è. Dovette esistere, dicono, una copia della partitura fatta da Otto Jahn e non più rintracciabile. Si tratta comunque della copia della copia. Ludwig Ritter von Köchel l’aveva infatti ricopiata “dalla partitura di Jahn del 1861”. Questa versione, creata quasi un secolo dopo la sinfonia K 75, è ora all’Archivio della Società degli Amici della Musica di Vienna.

La K 75 sta in un manoscritto composito di 36 pagine (l’ultima è vuota) di formato verticale con 12 pentagrammi a pagina. Questa fonte contiene numerose correzioni successive fatte a inchiostro e a matita, ed è di epoca tarda. Il grado di attendibilità è scarso.

Criticità dell’edizione critica

In mancanza di meglio la copia della copia è stata usata come fonte primaria della AMA, la vecchia edizione critica delle opere di Mozart!

Da lì la K 75 è passata tale e quale alla NMA (la nuova edizione critica).

Musica a più mani

Non c’è autografo eppure il catalogo Koechel, assegnando il numero K 75 alla copia della copia di questa sinfonia, pretende che Mozart l’abbia scritta a Salisburgo tra il marzo e l’agosto del 1771. La data è stata “scientificamente” attestata, in forza della fede, dai maggiori biografi di Mozart, Abert incluso.

Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 75 sinfonia in fa maggiore

Problemi d’attribuzione

La sinfonia K 75 dovette essere poco nota già ai tempi, visto che presumibilmente fu fatta solo una copia delle parti strumentali. Come la sinfonia K 81, la sinfonia K 95, la sinfonia K 97, la sinfonia K 98 e la sinfonia K 112, anche questa presenta notevolissimi problemi di attribuzione.

Un Minuetto fuori posto

Oltre a mancare l’autografo, il Minuetto è atipico per Mozart e anche per suo padre, che di quel genere pare non ne abbia mai composti. Nell’ordine dei movimenti sta in seconda posizione, invece che in terza come dovrebbe. E anche questa è una stranezza della quale occorre tener conto. Il Minuetto e il Trio sembrano ripresi addirittura da altri autori, cosa che unita alla situazione precaria delle fonti spinge a dire che la K 75 non è di Wolfgang.

Un Rondò che non è Rondò

L’Allegro iniziale riprende lo stile di Johann Christian Bach e in certi tratti pure di Vivaldi, con sezioni in fugato e altre omofoniche. Il Minuetto è in stile francese. L’Andantino si distingue per il carattere italianeggiante, ma sembra quasi un pezzo ottocentesco se non addirittura operistico, mentre l’ultimo Allegro, di fattura ancora ottocentesca, procede ritmato secondo il gusto tedesco, italiano, e francese, a seconda dei commentatori, che non si mettono d’accordo. Non si tratta comunque di un rondò come erroneamente spiega Koechel, e come altri scrivono. Piuttosto è una forma binaria, quasi si trattasse di una sonata rudimentale ammodernata.

Cosa ne dicono Wyzewa e De Saint-Foix

Il manoscritto di questa sinfonia è andato perduto e nessun documento dà la data della sua composizione, ma per Wyzewa e De Saint-Foix “la musica ha somiglianze così vivide con la Sinfonia K 74 e l’altra sinfonia K 110” da poter dire che “è stata scritta nel luglio 1771”. Essi sostengono, senza prove, che, “senza dubbio, la K 75 deve essere collocata tra queste due sinfonie (K 74 e K 110)”.

“È certo”, secondo i due musicologi francesi, che la K 75 è stata composta a Salisburgo poiché “s’avverte l’influenza tedesca”.

Musica da ballo tirolese?

Con lo stesso metodo “scientifico” uno potrebbe dimostrare di tutto, e con egual grado di esattezza di Wyzewa e De Saint-Foix. Si potrebbe dire, ad esempio, che la sinfonia K 75 contiene “senza dubbio” tratti della musica da ballo tirolese che s’ascoltava ai tempi di Jahn e che quindi dev’esser stata composta circa tra il 1760 e la metà del 1800, magari da qualche epigono che amava ancora lo stile antico.

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 112, K 75, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – de Saint-Foix WSF 112, K 75, sinfonia in fa maggiore

Influenze italiane e tedesche

Wyzewa e De Saint-Foix sono convinti che la K 75 offra l’esempio perfetto di quella “transizione diretta tra le sinfonia italiane di Mozart degli anni 1770-71 e la prima sinfonia di Salisburgo del luglio 1771”. Il problema è che la data non è certa per nessuna di queste sinfonie citate. Al massimo è cosa soggettivamente probabile, e da dati probabili per di più soggettivi non verrà mai una certezza.

Giudice ultimo è l’orecchio

Secondo i due studiosi “le due influenze italiane e tedesche sono mescolate, o piuttosto giustapposte”, ma il giudizio dettato dal loro orecchio è del tutto soggettivo e loro invece lo fanno passare per dato scientifico. Già ai tempi degli antichi greci s’ammoniva che l’orecchio è corruttibile, che la percezione è diversa a seconda degli individui, e che non val troppo la pena di farvi affidamento. Basare datazioni e attribuzioni sull’udito è quanto di meno obiettivo e meno scientifico si possa immaginare.

La sinfonia potrebbe appartenere quindi al periodo dei viaggi in Italia, e Mozart potrebbe aver fatto un riferimento troppo generico alla K 75 nelle lettere del 1770 e del 1771. Oppure potrebbe essere di Leopold e trovarsi nell’identico stato di altri pezzi, composti da chissà chi e copiati in bella da Wolfgang e da Leopold.

Poggi, Vallora e Casaglia

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) assicurano che la sinfonia K 75 nasce nel “raccoglimento” di Salisburgo. E Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) presenta la K 75 come “scritta a Salisburgo nell’aprile-giugno 1771”, ma non dice nulla della stato delle fonti.


Conclusioni sulla K 75

La situazione precaria della sinfonia K 75 non appare per nulla problematica nella letteratura mozartiana. Anzi, tutti la vendono per buona, e dicono pure dove Mozart l’avrebbe scritta, quando e per chi. Il catalogo Köchel, nonostante manchi qualsiasi riferimento autografo per attribuirla, datarla e localizzarla, l’ha certificata e posta ufficialmente tra i pezzi autentici scritti tra il 1769 e il 1779, così che i posteri possano goderne come di un autentico Mozart, magari studiandone gli effetti sull’intelligenza.



Bibliografia

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
(continua…)

Sitografia

Mozart Il flauto magico
www.mozartilflautomagico.it

Mozart La caduta degli dei
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K 112 Sinfonia in fa maggiore

Sinfonia K 112

Musica: ? manca la firma autografa della K 112, la musica è probabilmente di Leopold Mozart e di Wolfgang;
Luogo: Milano? (l’indicazione non è autografa ma di Leopold Mozart);
Data: 2 novembre 1771? (la data non è autografa ma è stata aggiunta successivamente da Leopold Mozart);

Movimenti: Allegro in 3/4; Andante in 2/4; Minuetto e Trio in 3/4; Rondò Molto Allegro in 3/8.
Organico: 2 oboi, 2 corni in fa, 2 fagotti, violini, viola, violoncello e basso.
Tonalità: Allegro in fa maggiore; Andante in sib maggiore (solo archi); Minuetto in fa maggiore; Trio in fa maggiore (solo archi); Rondò Molto Allegro in fa maggiore.

Fonti: l’autografo della K 112 è una bella copia scritta da Leopold Mozart e da Wolfgang. Il manoscritto sta alla Pierpont Morgan Library New York con la segnatura The Dannie and Nettie Heineman Collection: Heineman.MS.153.

Lettere: nessun riferimento a questa sinfonia nelle lettere di Mozart.

Lo stato del manoscritto K 112

La partitura originale è una bella copia parzialmente autografa. Si tratta nel complesso di 16 fogli numerati a matita sino al numero 15 con 29 pagine scritte e le ultime 2 vuote, delle dimensioni circa di 29,5 x 23 cm. La carta è di color bianco. L’inchiostro varia da marrone a marrone scuro.

Musica a più mani

Già a partire dalla prima pagina, sono intervenute a scrivere più persone. Nell’angolo in alto a sinistra Georg Nikolaus Nissen con un inchiostro marrone scuro ha messo il numero “11.” e sul lato destro in inchiostro marrone “e / di sua mano”, per indicare che la musica è tutta scritta da Mozart, ma non è vero, e questo la dice lunga sull’attendibilità delle certificazioni di Nissen. Sul margine superiore destro Franz Gleissner ha invece aggiunto il numero “50.” che è quello del suo catalogo.

Al centro del primo sistema sta il titolo “Sinfonia” e sul margine in alto a destra ci sono il nome dell’autore e la data, entrambe di mano di Leopold Mozart: “del Sig:re Cavaliere Amadeo / Wolfgango Mozart / à Milano 2 di novembre / 1771″.

Il minuetto, ma non il trio, è di mano di Leopold Mozart.

L’organico

L’indicazione del primo movimento “Allegro” era in origine “Molto Allegro”, poi cancellato. La disposizione degli strumenti prevede “2 / Corni / in f fa ut”, oboe, Violini, Viole, Basso”.

Il Minuetto non è di Wolfgang

L’indicazione di Andante non è di Mozart, e potrebbe essere del padre. Gli strumenti sono ridotti qui a “Violini, Viole, Bassi”.
Il minuetto è invece scritto tutto da Leopold Mozart, mentre il trio come gli altri movimenti da Wolfgang con interventi del padre. Il minuetto potrebbe essere una composizione separata. Secondo NMA il ritmo sincopato dei violini II nella prima parte del brano è del tutto atipico per Wolfgang , ma la cosa sarebbe inusuale anche per Leopold. Potrebbe quindi essere opera di un terzo musicista.

Essendo incerto il minuetto, che risulta un corpo estraneo, non è sicura nemmeno l’attribuzione a Wolfgang degli altri pezzi della K 112.
Dopo il minuetto, l’ultimo movimento riprende l’organico del prim0 Allegro.

Commento di Wyzewa e De Saint-Foix

I due musicologi francesi Wyzewa e De Saint-Foix raccontano che Mozart scrisse la sinfonia K 112 a Milano il 2 novembre 1771, probabilmente per un incontro con il Conte Firmian. I Mozart l’avrebbero fatta eseguire contemporaneamente alla Ouverture dell’Ascanio K 111 (alla quale fu aggiunto il presto finale K 120).

Catalogo Wyzewa - de Saint-Foix 125, K 112, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Wyzewa – De Saint-Foix, K 112, sinfonia in fa maggiore

Secondo loro c’è una profonda differenza tra questa sinfonia italiana e le opere salisburghesi del periodo precedente. Ancora una volta le ripetizioni sono quasi costanti, “i due violini emergono dal resto dell’orchestra, gli strumenti a fiato, molto impegnati, si limitano al raddoppio”. I temi sono nettamente separati e ciascuno è accompagnato dal ritornello. L’aspetto brillante e semplice dei pezzi e la loro espressione, che i due francesi definiscono “più graziosa che profonda”, ci mostrerebbero un Mozart riconquistato dal gusto italiano “che lo aveva sedotto” l’anno precedente. L’influenza italiana – per Wyzewa e De Saint-Foix avrebbe spinto il cuore di Mozart ad allontanarsi “da quel gusto appassionato per il contrappunto” che era nato in lui a Bologna sotto l’azione di Padre Martini.

La notizia è dubbia, poiché non ci sono prove della frequentazione della scuola di Martini a Bologna, e le musiche portate a testimonianza di ciò sono per lo più spurie. Vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

L’influsso italiano nella K 112

Se è vero che quest’influsso italiano “domina di nuovo e pienamente Mozart”, il modo in cui viene “subito – osservano Wyzewa e De Saint-Foix – non è più quello del 1770”. Dicono che ora il giovane musicista non si concentra più sulla musica d’opera, ma si rivolge piuttosto ai lavori strumentali dei maestri italiani.

Sentono, da un capo all’altro della K 112, una preoccupazione per l’effetto “sinfonico” che fa assomigliare i vari pezzi alle pagine di Salisburgo del 1771 piuttosto che alle sinfonie scritte in passato a Milano e a Roma. “L’invenzione delle idee e il loro sviluppo, la distribuzione del ruolo degli strumenti, l’uso stesso dei fiati, per quanto mediocri, indicano non solo notevoli progressi nell’esperienza del giovane, ma una preoccupazione molto più marcata per il linguaggio proprio della musica orchestrale”.

Mozart insoddisfatto

A differenza del passato, Mozart qui non è più soddisfatto – suppongono Wyzewa e De Saint-Foix – di una sezione di sviluppo ridotta, e perciò la amplia. Anche le ripetizioni sono più varie. Questo spirito sinfonico, che i due musicologi non riescono bene a definire, ha nel suo genere “una perfezione musicale” che non consentirebbe di classificare la sinfonia K 112 accanto alle opere giovanili del 1770.

Nonostante queste premesse, Wyzewa e De Saint-Foix notano nella K 112 continue ripetizioni di frasi. Il ruolo dei bassi, che pure avevano tentato d’emanciparsi nelle precedenti sinfonie, lo vedono subordinato. Evidente è “la relativa insignificanza delle parti degli strumenti a fiato”. Tutti questi segni proverebbero il ritorno di Mozart allo stile italiano e questi tratti sono evidenti – secondo i due francesi – sin dalle prime note.

K 112: caratteri della melodia e della forma

L’idea melodica è più ampia e curata. Il primo movimento ad esempio contiene due temi, ciascuno dei quali è seguito da un lungo ritornello. Dalla ripetizione dopo il secondo tema Mozart trarrà il suo sviluppo, seguendo un procedimento “tutto italiano” che riutilizzerà in altre opere dello stesso periodo.
Questo sviluppo, molto breve, che inizia con delle imitazioni, sarebbe, per i due francesi, l’ultimo ricordo dei due anni trascorsi a studiare il contrappunto. Ma Mozart avrà studiato contrappunto in Italia? Chi glielo ha insegnato? Mancano le prove.

Due misure fan la differenza

L’amabile Andante, scritto solo per gli archi, ha per Wyzewa e De Saint-Foix “l’aspetto di una cavatina operistica, con un unico tema su cui poggia ancora lo sviluppo”. Nella piccola ripresa l’aggiunta di due nuove misure pare notevolissima ai due studiosi.

K 112 - errore del copista
K 112 – errore del copista che anticipa la seconda battuta alla prima. Anche qui due misure fanno la differenza!

Uno stile contraddittorio

Per quanto riguarda il minuetto, essi non si pongono affatto il problema che a scriverlo non è Wolfgang ma qualcun altro, forse il padre. Il che mette in crisi tutto l’edificio della loro analisi, perché Mozart avrebbe firmato una sinfonia non di persona, e non tutta sua. Lui e suo padre avrebbero dichiarato il falso. La musica del minuetto, infatti, è assai distante dallo stile di Wolfgang e pure di Leopold. Chi l’avrà scritta? L’autografo di tutta la sinfonia è semplicemente una bella copia e i fogli di lavoro sono spariti. La K 112 è quindi dubbia nella sua totalità, altro che solo il Minuetto!

Eppure Wyzewa e De Saint-Foix sottolineano “la riapparizione del minuetto anche in questa sinfonia italiana”, facendo finta sia di Wolfgang. “Da notare – aggiungono – anche il ritmo sincopato della prima parte del minuetto”. Non si rendono conto che quello è proprio uno dei segnali che avrebbe dovuto metterli in guardia sul fatto che la sinfonia K 112 è probabilmente spuria.

Una molteplicità di stili

Per quanto riguarda invece il finale, esso è un piccolo rondò in cui Mozart, “quasi improvvisando”, torna “alla vecchia forma della musica di Christian Bach!” Così dicono almeno Wyzewa e De Saint-Foix.
La sinfonia è quindi pure eterogenea.

Catalogo Köchel, K 112, sinfonia in fa maggiore
Catalogo Köchel, K 112, sinfonia in fa maggiore. Si noti come il catalogo ufficiale dia il Trio come autografo, quando invece è di Leopold

Un minuetto viennese tutto italiano

Poggi e Vallora (Mozart. Signori il catalogo è questo) affermano che “quasi certamente” per la serata del 22 novembre 1771, nel palazzo del conte Firmian, Mozart scrisse questa sinfonia K 112 “italiana nel colorito”, “viennese” nella forma, per la divisione in quattro parti con il minuetto, ma non si capisce cosa vogliano dire. Tenendo conto che Torrefranca aveva descritto sinfonie italiane divise in quel modo, minuetto incluso molto prima delle viennesi, la K 112 dovrebbe essere a rigore tutta italiana. Per chiarire le idee ai lettori, citano Wyzewa e De Saint-Foix che sosterrebbero la non classificabilità della sinfonia, poi Abert che la definisce fondamentalmente tedesca, e infine Mila che la dice italianissima. Chi avrà ragione? Misteri della musicologia!

Omissioni

Anche Gherardo Casaglia (Il catalogo delle opere di W.A. Mozart) presenta la K 112 come “scritta a Milano il 2 novembre del 1771”, ma non dice nulla del minuetto copiato dal padre.

Conclusioni sulla K 112

Se si immagina la possibilità che Mozart abbia consentito che qualcuno infilasse un minuetto non suo nel cuore della sinfonia K 112, crolla la credibilità sua, del padre che ha certificato la cosa e del catalogo Köchel che l’ha ufficializzata. Chi darebbe più fiducia a un compositore che non firma una sinfonia, delega altri a farlo e non è capace di copiarla in autonomia tutta in bella?

La sinfonia K 112 presenta gli stessi problemi della sinfonia K 95, della sinfonia K 97 e della sinfonia K 98. Tutte e quattro sono dubbie, o perché manca la firma, o perché ha firmato il padre a nome del figlio, o perché, pur essendo tutte in bella copia, hanno qualcosa che non va nei movimenti. Nel caso della K 112 il fatto che padre e figlio abbiano copiato in bella alternandosi, sembra dimostrare piuttosto un lavoro in collaborazione su materiale preesistente.



Bibliografia

Riguardo agli anni dal 1756 al 1781:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei Parte prima

Editore: Youcanprint
Pagine: 458, Brossura
ISBN: 978-8892602755
(continua…)

Mozart la caduta degli dei Parte prima

Sul periodo dal 1781 in poi, per la musica da camera e le opere vocali:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart la caduta degli dei – Parte seconda

Editore: Youcanprint
Pagine: 490, Brossura
ISBN: 978-8892653399
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Mozart la caduta degli dei Parte seconda

Sui rapporti con la massoneria, gli illuminati di Baviera e le altre sette esoteriche:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart Il flauto magico
Editore: Youcanprint
Pagine: 318, Brossura
ISBN: 978-88-27826-52-2
(continua…)

Mozart Il flautro magico

Per tutto ciò che segue il 1791, e il catalogo tematico delle opere di Mozart:

Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart La costruzione di un genio
Editore: Youcanprint
Pagine: 146, Brossura
ISBN: 978-8831632010
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Mozart Il flauto magico
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Mozart La caduta degli dei
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